Animal Man Vol 1 – Lemire/Foreman/Green

 

Animal Man (Bernhard Baker, detto “Buddy”) dell’universo DC debutta, nel 1965, sul numero 180 di Strange Adventure , per i testi di Dave Wood e i disegni di Carmine Infantino e George Roussos, godendo di una pubblicazione regolare sulla testata fino al numero 201.

Come recita il sottotitolo della testata Animal Man,  è “the man with Animal Powers”, è capace, cioè, di assorbire i “poteri” e le peculiarità degli animali con cui si trova in contatto o che sono, comunque, nelle sue immediate vicinanze.

Personaggio secondario e presto dimenticato, raggiungerà una nuova e più duratura fama a partire dal 1988, anno del suo rilancio da parte dello sceneggiatore scozzese Grant Morrison che fa di Buddy Baker un uomo comune, con una moglie e una figlio piccolo (raggiunto, poco tempo dopo, da una sorellina), che  casualmente, e quasi controvoglia, si trova a fare il supereroe. Morrison, inoltre, fa di Animal Man una sorta di proprio alter ego supereroistico: come lo sceneggiatore, infatti, il personaggio è un convinto animalista, vegetariano e, similarmente alle scelte di vita dell’autore scozzese, le lotte che sceglierà di condurre riguarderanno sempre più frequentemente la salvaguardia dei diritti degli animali.

La serie di Animal Man condotta da Grant Morrison (1988-1990, 26 numeri)  e che si inserisce in quel fenomeno che viene definito Brit Wave cioè l'”invasione” di un gruppo di autori inglesi impegnati nel rilancio di               alcuni personaggi minori dell’universo DC -, avrebbe di per sé molti motivi di interesse che questa non è la sede per approfondire.     Basti dire che servì a definire definitivamente il carattere del personaggio e dei suoi comprimari e che la svolta ecologista ed animalista, che Morrison impresse alla serie, non mancò di influenzarne le future sorti artistiche ed editoriali, avvicinandolo, per alcuni aspetti, a quello che era stato il primo personaggio reinventato nel corso della Brit Wave, lo Swamp Thing riportato al successo da Alan Moore. Su questo punto torneremo in seguito.

GIAPPONE-USA, ANDATA E RITORNO: LO STILE GRAFICO

Cosa aggiunge, quindi, questo nuovo capitolo alla saga di questo personaggio? Poco o nulla, ma non è questo il valore che offre. Devo ammettere che quello che mi ha convinto all’acquisto del volume, edito in Italia da Lion, e che racc0glie i primi sei albi della serie regolare americana, sono stati gli splendidi e anomali disegni di Travel Foreman. Pur non originali nello stile, infatti, il loro impatto visivo è soprendente, tanto più considerando la cautela solitamente adottata negli ultimi anni, dal fumetto mainstream, nel presentare non tanto situazioni violente, ma violentemente inquietanti. Per forza e truculenza non hanno potuto fare a meno di ricordarmi le tavole che da ragazzo più mi impressionavano, affascinandomi al tempo stesso, quelle che, nel Sandman di Gaiman, raccontavano un inferno in abbandono e ormai quasi vuoto, un regno di cui, nel ciclo La stagione delle nebbie, il principe dei sogni prendeva possesso. Un ciclo, quello de La stagione delle nebbie, in cui il tema della trasformazione dell’organico, della sua mutazione, del suo disfacimento, è molto vicino a quello adottato da Foreman sui testi di Jeff Lemire per questo volume di Animal Man.

L’influenza dei comic book americani sul tratto di Foreman, per quanto sia la più scontata,  non è sicuramente la sola né, probabilmente la principale.

Animal ManVol.1, La caccia, infatti, si inserisce in quel complesso rapporto di reciproche influenze fra fumetto giapponese e fumetto americano che da alcuni decenni ma, più evidentemente nel corso degli ultimi anni, sta emergendo con particolare evidenza. Il precendente più noto è sicuramente quello di Frank Miller che, con il suo Ronin, dedicava un omaggio alla lunga Lone Wolf and Cub creata dallo scrittore Kazuo Koike e dal disegnatore Goseki Kojima, gekica di cui Miller stesso realizzo parte delle  copertine per l’edizione americana.

Una breve notazione merita la realizzazione, da parte della superstar nipponica Ryoichi Ikegami di una versione manga di Spider-Man, pubblicata in giappone, senza molto successo,  nel biennio 1970-1971.

Nel corso degli anni, la crescente mangofilia, ha profondamente influenzato il mercato del fumetto supereroistico americano, influenza che si evidenzia sia attraverso elementi non dichiarati, come la dinamizzazione delle scene di azione, la gestione dei corpi e delle espressioni dei personaggi, sia attraverso altri elementi, evidenti e dichiarati che vanno dall’omaggio allo stile proveniente dal sol levante (omaggio che, in pochi casi, diventa crasi feconda fra due culture diverse, come nel caso del lavoro di Seth Fisher) a pasticci come X-Men The Manga, in cui la derivazione grafica è sì palese, ma diventando ricalco stilitisco fino ad arrivare al coinvolgimento diretto di artisti nipponici che lavoreranno, per periodi più o meno brevi, per testate Marvel. Cioè avviene per la serie autoconclusiva Wolverine: Snikt!, del famoso mangaka Tsutomu Nihei, già celebre autore di Blame! e, soprattutto, dal lavoro svolto da Kia Asamiya come disegnatore di diverse testate americane (tra cui Marvel e DC), la più nota delle quali rimane Uncanny X-Men.

Eppure, in questo entusiasmo, non sempre ricambiato, che il fumetto supereroico americano ha dimostrato nei confronti del collega d’oltreoceano, un territorio particolarmente interessante è stato per lo più ignorato, quello del manga horror, nonostante che, negli ultimi anni, il cinema horrorifico di matrice asiatica sia stato abbondantemente saccheggiato dai produttori cinematografici americani.

Il lavoro di Foreman si muove nella direzione di questa contaminazione, con esiti molto interessanti.

Nelle sequenze più esplicitamente gore  del volume riecheggiano molti echi dell’horror illustrato giapponese, dall’estetica guro (di cui abbiamo parlato QUI), qui non sviscerata nella sua componente erotica, se non nella derivazione sensuale dell’esposizione della carne, fino alle consequenziali opere di Suehiro Maruo, Junji Ito (e Ito potrebbe essere stato un referente più che grafico, narrativo, per  Foreman) e all’estetica post-atomica di Otomo e del suo Akira.

Questo per quanto riguarda gli aspetti più specificamente orrorifici del volume in questione.

Se si va ad analizzare, invece, come la mutazione della carne viene gestita, invece, il riferimento più probabile (e più ingombrante, stavolta) sembra essere quello di Kiseijū, (nell’edizione italiana presentato come L’ospite indesiderato). Le somiglianze con l’opera di Hitoshi Iwaaki (la cui pubblicazione italiana è stata colpevolmente interrotta) sono molteplici e a tratti molto evidenti. In entrambi i fumetti, infatti, sono presentati dei corpi posseduti, anzi, parassitati, corpi a cui gli ospiti impongono forme nuove, nuove fioriture di carne, nuove potenzialità. Da una parte, in Kiseijū, la possessione avviene da parte di parassiti alieni senzienti, dall’altra, nel volume di Animal Man, i parassiti, dotati di alcune caratteristiche vampiresche, sono “gli agenti della putrefazione”, una sorta di entità mistiche votate alla distruzione della carne. Qui di seguito alcune immagini tratte dalle due opere.

 LA (INEVITABILE?) EREDITÀ DI ALAN MOORE

Per quello che riguarda la trama, la storia sviluppata da Lemire è, senza mezzi termini, un clone della riscrittura del personaggio di Swamph Thing operata da Alan Moore a partire dal 1984. La rivisitazione di Animal Man da parte del canadese Jeff Lemire, già autore dell’interessante Sweet Tooth, procede esattamente sulle orme lasciate dal bardo di Northampton. Moore riscrive le origini dell’uomo della palude, non più un chimico, Alec Holland, trasformato in mostro verde, ma un elementale che ha preso possesso della coscienza morente dello scenziato, assorbendone ricordi e sensazioni. Anzi, per dirla con le parole del fumetto ST è “a plant that thought it was Alec Holland, a plant that was trying its level best to be Alec Holland” (una pianta che pensava di essere Alec Holland, una pianta che stava facendo del suo meglio per essere Alec Holland). Conseguentemente, Lemire, riscrive le origini di Animal Man personaggio il quale, originariamente, aveva ricevuto i propri poteri dopo essere stato investito dalla radiazioni scaturite dall’esplosione di un’astronave aliena (sic). Nel volume in questione, invece, Buddy Baker scoprirà di essere solo una pedina, un “agente minore” attivato solo per accudire il futuro e originale Animal Man, cioè sua figlia (che aveva avuto un ruolo non dissimile nella serie La crociata dei bambini). Anche gli alieni da lui incontrati facevano parte del complotto. Cioè, invece di spiegargli cosa stava per accadergli, gli “Agenti del Rosso” (sveleremo chi sono fra poco) hanno imbastito una improbabile e complicata messa in scena, arrivando  fargli esplodere un’astronave in faccia, gli                       hanno fatto indossare un buffo costume, costringendolo ad una vita editoriale e personale, non solo pericolosa, ma dai risultati altalenanti, solo per fargli allevare una figlia che ancora doveva essere concepita. Questi misteriosi “Agenti del Rosso” non dovevano essere stati a conoscenza dei moderni mezzi di contraccezione. Una vasectomia e il mondo sarebbe stato fottuto. Comunque, sottolineando brevemente che i passaggi logici non sono sicuramente la forza di questo lavoro, torniamo alle similitudini con l’opera di Moore e a quei bizzarri complottisti incontrati appena ora. Moore, dopo aver trasformato un mostro classico in un elementale forza ecologista, ci svela presto ben altro e, precisamente che il nostro eroe è solo l’ultimo di una lunga tradizione di suoi predecessori, raccolti in quello che viene definito “Il parlamento degli alberi” e che sono tutti espressione del “Verde”, cioè una sorta di spirito della Terra che connette fra loro tutte le forme vegetali del pianeta e, come scopriremo successivamente, dell’universo e che ST  e i suoi simili usano alla stregua di una connessione informatica per trasmettersi sotto forma di informazioni. Lemire, sopresa, introduce il concetto de “Il Rosso”, un collegamento, dalla matrice ugualmente esoterica, che interconnette tutte le creature di carne e da cui Baker ha sempre attinto il suo potere. Per non farsi mancare nulla, lo sceneggiatore di Animal Man prende anche di peso l’invenzione de “Il Parlamento degli alberi” e la trasforma ne                       “Il posto Rosso”. Nel Parlamento gli alberi, vecchie versioni dello Swamph Thing attuale riposano (né più né meno che in un ospizio); nel Posto Rosso le vecchie versioni dell’attuale Animal Man (che non è Buddy ma la figlia, uff) attendono. Quello che fanno tutti, Rossi e Verdi, è quello che fanno quasi tutti i vecchi: cercano di mantenere il potere, qui sotto forma di controllo e altre cose che piacciono agli anziani come impicciarsi degli affari tuoi senza il tuo consenso, dare consigli non richiesti, giudicarti in continuazione, rimpiangere i bei tempi andati, dormire un sacco e sbavare.

 

CONCLUSIONI

Nonostante i peccati veniali messi in evidenza fino a questo punto resta da dire che Animal Man è un’opera assolutamente da leggere. Potrei dire “da vedere” visto il peso che, nell’economia di quest’opera, hanno le splendide tavole di Foreman ma ciò non renderebbe giustizia all’ottimo lavoro svolto dallo sceneggiatore il quale, pure replicando a volte un po’ troppo pedissequamente il lavoro fatto da Alan Moore [1], per quanto riguarda le sequenze più specificamente orrorifiche mette in campo un immaginario forte, notevolmente disturbante – specialmente raffrontato al prodotto editoriale che contiene le sue storie  – e raramente banale, perfettamente servito, appunto, dai disegni di Foreman. Buona lettura.

P.S. Una piccola notazione editoriale. E’ divertente vedere come i problemi di font che tanto spesso mi attanagliano non risparmino anche prodotti come questo. Così, in quarta di copertina, osservo con partecipazione alla sparizione di un apostrofo, prontamente fagocitato da un futuristico rettangolino. R.I.P.

* * *

[1] In realtà, nel pre-finale di questo volume di Animal Man, prima della presentazione dell’inesistente film Calzamaglie, mentre la famiglia Baker è in fuga, viene fatto notare che Swamp Thing, verso il quale si stanno dirigendo, è “l’unico che potrà salvarli”. Ciò fa pensare che i passaggi narrativi che ho evidenziato come plagi dell’opera di Moore risulteranno essere delle precise scelte atte a tirare le fila di tutto l’universo DC e altre frittole del genere. Probabilmente il Rosso e il Verde si scopriranno solo reti minori di una più grande connessione, il temibile e grandioso Marrone…brrrr.

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5 risposte a “Animal Man Vol 1 – Lemire/Foreman/Green

  1. Ottimo articolo. Solo una notazione, che poco toglie alla tua analisi.
    A Lucca Jamie Delano mi ha detto di essere stato lui l’inventore del Red (ciclo Flash and Blood di Animal Man, con Steve Pugh). Quindi eredità di Northampton, via Jamie-Alan Moore.

  2. posso fare il puntiglioso e dire che avete usato ‘sic’ impropriamente? :p

  3. puoi puoi 🙂 anzi, risolvimi un dubbio. Fra i diversi significati, non può essere utilizzato anche per sottolineare la sorpresa di chi scrive, con accezione negativa?

  4. In ambito editoriale dovrebbe essere usato per indicare che gli errori in un frase riportata sono lasciati come nell’originale, e dunque non si tratta di una svista. Per non dire cazzate sono andato a controllare scoprendo che in effetti in mancanza di una citazione e/o errori grammaticali o simili, può sottolineare un errore logico.
    Visto che si parla della trama di un fumetto di supereroi, personalmente scarterei anche il caso ‘errore logico’.
    A parte questo, mi hai fatto venire voglia di leggere questo fumetto che avevo decisamente accantonato, ritenendo non ci fosse molto da aggiungere al discorso di Morrison…

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