Un lavoro vero: intervista ad Alberto Madrigal

Alberto_Madrigal_Berlin
Tra gli ospiti del prossimo Treviso Comic Book Festival 2013 (dal 21 al 29 settembre con la mostra mercato in programma il 28 e 29 settembre) la casa editrice Bao Publishing ha annunciato la presenza di un folto gruppo di artisti: Alessandro Baronciani, che dedicherà le copie della sua “Raccolta”, Sualzo, con il suo “Fermo” , l’autore francese Néjib,  che presenta “Haddon Hall”  (sulla vita dell’inossidabile David Bowie), l’inglese Glyn Dillon con l’anteprima di “Il Nao di Brown” e infine un giovane autore spagnolo: Alberto Madrigal.

Alberto arriva per la prima volta in Italia con l’anteprima del suo volume “Un lavoro vero”, secondo titolo della collana “Le città viste dall’alto”.  Io l’ho conosciuto per caso lo scorso anno e, dopo aver parlato un poco e aver scoperto il suo lavoro,  fin da allora mi offrii, all’occasione, di presentarlo personalmente in Italia. Beh, come si dice, l’occasione è arrivata. 

Da quando hanno iniziato a diffondersi i fumetti che raccontano la realtà, mi è capitato più di una volta di conoscere (in carne e ossa), i personaggi di alcune storie, scritte da miei conoscenti.

Naturalmente di solito vale il motto “ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale”, sbandierato a più non posso. Però questa volta Fabio mi ha detto che è piuttosto soddisfatto del suo personaggio, e posso tranquillamente citarlo, quindi faremo un’eccezione.

Insomma, circa un anno fa, incontro Fabio ad un concerto di Bugo e mi presenta un caro amico dei tempi della sua permanenza berlinese, Alberto.

Alberto è un fumettista, ed ha una storia da raccontare.

Oggi scrivo questo pezzo, per presentarvela.

“Un lavoro vero” nasce sotto il cielo d’Europa e racconta uno dei tanti incroci di destini sperimentati da molti della mia generazione. Vite di ragazzi e ragazze che partono dai propri Paesi d’origine (o che viaggiano in lungo e in largo nella loro patria) per cercare qualcosa che intorno a loro non riescono a trovare o a vedere. Magari si tratta solo del metodo antico di prendere una certa distanza dalle cose, per osservarle meglio.

Racconta anche un tempo particolare, quello presente, che vede un giovane adulto (Javi) alle prese con i suoi desideri e i suoi bisogni: un’altalena continua tra l’urgenza e la pazienza. Quello che vediamo scorrere sotto i nostri occhi è un percorso dove la lamentazione è assente, i passi lenti ma inesorabili, la fortuna a volte amica, a volte avversa.

E poi ci sono i fumetti di mezzo. È un piccolo e delicato manifesto contro la procrastinazione, le insicurezze, la rinuncia.

Qualcuno ci vedrà un ottimismo di fondo nello sforzarsi così tanto a lavorare su qualcosa di improbabile ma di certo non impossibile.

A me piace pensare –  mentre riconosco nei disegni di Madrigal gli scorci di quella Berlino che amo tanto, bella come in cartolina – che si stia parlando della volontà di credere che ne vale, sempre, la pena.

Ma ho voluto anche chiedere qualcosa direttamente all’autore, per raccontarvelo meglio:

Alberto_Madrigal_2013

Alberto, ti va di presentarti?

Mi chiamo Alberto Madrigal Zugasti. Ho 30 anni (è la prima volta che lo scrivo, che strana sensazione) e sono nato a Plasencia, una piccola città della Exremadura in Spagna, anche se ho sempre vissuto a Valladolid.

Mi piace il cappuccino, la pizza e andare in bici allo studio a lavorare come prima cosa la mattina.

Porterai al Treviso Comic Book Festival il tuo libro a fumetti, che si intitola “Un lavoro vero” di cosa parla esattamente?

Parla della ricerca di fare qualcosa che ti soddisfa veramente e a cui ci credi, senza dover avere un altro lavoro per campare. Questo, vissuto in un posto nuovo, nel quale sei obbligato a cominciare da capo, anche a lavorare su te stesso.

Perché hai deciso di parlare della tua esperienza personale?

In realtà io volevo soltanto diventare un bravo disegnatore, lavorando su storie scritte da altri.
Ma un giorno sentii l’urgenza di scrivere un testo mio, per liberarmi dalla frustrazione accumulata negli anni. Non riuscivo a dormire, quindi cominciai a disegnarlo, ma con la convinzione di non farlo vedere mai a nessun altro. Quella notte realizzai  quattro tavole a fumetti (le prime del libro).

Era la prima volta che disegnavo per raccontare qualcosa e non per fare bella figura con i disegni. Senza rifletterci troppo, lo spedii a un editore francese molto importante. Mi rispose subito dicendo che gli era piaciute molto e chiedendo se avevo una storia da raccontare.

Volevo parlare della mia esperienza personale negli ultimi anni, visto che mi era piaciuto il processo d’introspezione. Con il tempo capii che era molto più divertente partire da una base reale e lasciare ai personaggi libertà di dire o fare quel che volevano loro. Un po’ come un film di Woody Allen.

Appena dissi all’editore di cosa volevo parlare mi risposero che non erano interessati. Ma ormai, la voglia di fare il libro ce l’avevo.

E’ vero che l’hai scritto in Italiano? Perché?

Si, è vero. In quel periodo parlavo molto dei temi del libro con degli amici italiani qui a Berlino. Quando pensavo a quelle conversazioni per poi scriverle, le frasi nascevano automaticamente in italiano.

C’è ancora un altro motivo: volevo scrivere la storia in un modo molto diretto, utilizzando delle frasi semplici. In italiano era perfetto, visto che ancora non padroneggiavo completamente la lingua. Come disse il mio caro amico Tony Sandoval: “Se scrivessi in spagnolo, ci ricamerei parecchio prima di dire quel che voglio!”

Quali sono i tuoi fumettisti preferiti? 

Senza dubbio Gipi, che mi ha colpito molto e mi ha dato la voglia di voler disegnare in un senso più profondo di quello che conoscevo. Mi piacciono molto anche Bastien Vivès, Zerocalcare, Tony Sandoval, Ken Niimura, Roger Ibáñez, Moebius e Frederik Peeters, tra gli altri.

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6 risposte a “Un lavoro vero: intervista ad Alberto Madrigal

  1. Mi sono commosso… 🙂

  2. Ciao Alberto, non vedo l’ora di leggerti 😉

  3. Forza Alberto, ormai ci siamo siamo!

  4. grande Alberto!!! aspettiamo con ansia il libro!!!

  5. un libro molto bello! arrivi alla fine e hai voglia di leggere il prossimo fumetto di Alberto.

    sp

  6. un po’ striminzita l’intervista! Mi sa che devo leggermi il fumetto…
    Sono curioso!

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