Essex County: ruralità, provincia e…hockey.

“I nasi che Jeff Lemire disegna non solo cadono al centro dei volti dei suoi personaggi, ma sembrano da lontano già così grandi da risultare inevitabili. Sono pietre miliari che fungono da emblema sia della personalità che della storia familiare. Alcuni possiedono la sottigliezza di un becco (così da assomigliare ai corvi che appaiono spesso in queste pagine) mentre altri sono squadrati come blocchi di ghiaccio – tutto ciò non sorprende visto che le storie di Lemire sono ambientate nel Sud dell’Ontario e presentano uomini e ragazzi che amano giocare ad hockey” [1].

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Jeet Heer presentando l’integrale di Essex County – finalmente ora anche in Italia per merito della Panini, che ne ha curato la pubblicazione per la nuova collana 9l, di cui avevamo già parlato precedente (qui) – centrava sin da subito la sua attenzione sui volti dei personaggi di Lemire, spesso appena sbozzati o caricaturalmente appesantiti da improbabili nasi, sorta di carta d’identità sia interiore che geografica: elementi non solo simbolici ma soprattutto “naturali”, quasi un elemento della conformazione fisica del territorio da cui provenivano: I personaggi di Lemire appartenevano in maniera così radicale a quei luoghi da portare sul volto non solo i segni delle loro vite e degli innumerevoli «scontri quotidiani», ma soprattutto il loro essere parte di quei luoghi, come lo sono un masso, un albero secolare e uno stagno ghiacciato.

Rocciosi e, a volte, stiliformi quei volti, a cui Lemire aveva dedicato decine e decine di bozzetti per visualizzarli concretamente e renderli tutt’uno con le storie che si agitavano sotto i suoi capelli, dovevano parlare prima di ogni cosa, prima dei ricordi e dei fantasmi che si nascondevano alle loro spalle.

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Un libro intimo ed emozionale, che non può mancare a quanti hanno letto e amato il Lemire di Sweet Tooth, o ne hanno apprezzato le qualità di sceneggiatore per le testate DC (tra le ultime cose anche il ciclo del nuovo Animal Man, analizzato in maniera certosina da Andrea Tosti sulle nostre pagine – qui).

Perché quello che c’è di prezioso in questi tre volumi – I racconti della Fattoria, Storie di Fantasmi L’infermiera di campagna – poi raccolti in questo voluminoso tomo, è la maniera in cui Lemire con un tratto scarno e tagliente, che sfiora l’espressionismo emotivo, ma, che non dimentica le lezioni dei grandi (da Kubert padre a Infantino, spesso citati), tratteggia una storia sfruttando una segreta scienza fisiognomica e una sapienza certosina nell’incastrare ferocemente ogni tassello al punto giusto, in un susseguirsi di rimandi e echi, che legano la narrazione al suolo, quasi a trattenerla intorno ad un fuoco, per poi lasciarla librare e regalarci una visione totale della contea e delle sue trame nascoste come avviene nelle ultime toccanti tavole: affidate allo sguardo quasi angelico di un corvo.

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C’è tanta roba in questo Essex County: c’è il romanzo di formazione del piccolo orfano Lester, affidato alle cure di suo zio Ken e trincerato dietro la sua mascherina, il suo mantello e le storie di Nightbird, lo scontro tra il dolore silenzioso di Ken e il silenzio altrettanto doloroso di Jimmy Lebeauf, sconfitto dalla vita e confinato in una stazione di benzina. C’è la Spoon River di Lou Lebeauf e il rancore silenzioso di suo fratello Vince, la cui taurina è alla base della leggenda dei Toronto Grizzlies, e ancora un tentativo di redenzione in Anne, che ricuce e mette insieme il tutto in un patchwork, che ha la sua unica verità nella gelosia della terra.

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È una storia di ricordi e di sconfitte, ma anche di piccole vittorie, che meriterebbe un’analisi dettagliata, con il rischio però di distruggere, in chi non ha ancora letto l’opera, il gusto di affezionarsi alla vicende «umane troppo umane» dei personaggi, legati al richiamo della terra e ai suoi rituali, tra cui l’hockey.

Ed è proprio l’hockey (o il pugilato) che restituisce un po’ il senso delle vicende: il passaggio dal tempo della ritualità contadina, legata ai ritmi lenti e necessari della terra, al tempo delle città – un tempo senza tempo, scandito dal susseguirsi infinito dei turni di lavoro e di consumo – strappano l’uomo e le sue cose dal loro destino, consegnandoli alla colpa, alla solitudine e al rimorso. La solitudine della sordità in cui Jimmy è segregato – causatagli dal suo lavoro sui tram cittadini – è un’innaturale condizione esistenziale dovuta ad un doppio tradimento, la cui redenzione sarà lunga e sofferta e, soprattutto, a stretto contatto, nuovamente, con la terra e con i suoi inesorabili e confortanti ritmi.

Per certi versi, Essex County ha un suo corrispettivo nella narrazione a fumetti italiana, quel piccolo gioiello che è Morti di Sonno di Davide Reviati. Anche là c’era una  provincia che quasi in maniera magica legava e catturava i suoi abitanti – l’incantesimo del petrolchimico che sfamava e, nel contempo, uccideva i suoi figli e che ora è urgentemente attuale come problema: si pensi all’Ilva di Taranto – e un passatempo come metafora della vita: il calcio prima di tutto, le sconfitte e le finte scorciatoie della vita. Ma soprattutto,  i volti e gli uccelli.

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Là arcigni e squadrati – come dice Jeet Herr – qua tondi e sfumati, quasi dissolti dai fumi del petrolchimico e dalle nebbie della memoria: eppure richiamati in un doloroso memoriale in cui per pagine e pagine si susseguono volti e nomi, come in un’estenuante commemorazione. E ancora, là i corvi, il cui sguardo a volte è tutt’uno con quello dell’autore, qua le rondini che rac-chiudono il racconto, e che altrettanto inesorabilmente tornano a casa.

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* * *

[1] http://www.bookforum.com/inprint/015_03/2760

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Una risposta a “Essex County: ruralità, provincia e…hockey.

  1. Fumetto stupendo. Grezzo e maturo al tempo stesso. Lemire è un talento eccezionale. Non cede mai al facile cliché dell’autobiografismo piagnone e ombelicale per illustrare un racconto dai toni universali. E con un segno molto efficace. Bello.

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