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“Ancora tu?!? Ma non dovevamo vederci più?!?”: usi & abusi del termine graphic novel.

                                               

                                 a Giulio A., tra le cui molte colpe ci sarà a breve anche quella di aver ispirato l’ennesima biografia a fumetti

Ci è stato rimproverato di rimpolpare una questione ormai logora e datata, di trattare con la non dovuta lungimiranza e attenzione un argomento un po’ arrivato al limite. Tutto ciò ci sta, non avendo noi velleità accademiche e autoritarie. Però leggere la roba che segue in rete, ci fa capire come molto spesso i nostri punti di discussione – certo parziali e, ahinoi, di parte – non sono poi così peregrini.

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«La vita è una chiavica», ovvero il Graphic Novel come categoria merceologica, più una discussione con Massimo Giacon.

Quando ero piccolo compravo i fumetti dall’edicola di un piccolo paesino di provincia. La fornitura era incostante, la selezione squinternata e l’esposizione al di poco imbarazzante. Soprattutto, non c’era soluzione di continuità tra i Disney, i nuovi fumetti dell’allora Marvel Italia e i giornaletti porno sia a fumetti che hard-core, esposti in bella vista tra un Paperino e un Uomo Ragno edizione natalizia. Non dimenticherò una delle scene topiche, in cui sceglievo tra i nuovi spillati arrivati e clamorosamente non poteva non cadermi l’occhio su una copertina oleografica di un supereroe chiamato il Punitore, ma che non aveva nulla a che fare con Frank Castle e non puniva criminali e narcotrafficanti, ma avvenenti signorine deflorandole con il suo mitra (non è una metafora). In questo bell’ambiente – ottimo per rinfocolare qualsiasi bieca perversione in un bambino/adolescente – c’era quasi sempre un tipo parcheggiato dall’aspetto laido, che di tanto in tanto, mentre sfogliava l’ultima rivista porno arrivata, sbuffava dicendo: «La Vita è una chiavica» [1].

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Da anni non entro in un’edicola, se non per comprare un quotidiano e i vari supplementi che con un prezzo “modico” ti permettono di arredare con collane enciclopediche dall’indubbio piacere estetico. Quindi dove compro i fumetti? Di solito in libreria e on-line [2].

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Romanzo e autobiografia, ovvero il graphic novel

di Andrea Queirolo

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La diatriba italiana (e forse non solo) sul termine “graphic novel”

Forse non tutti sanno che The Comics Journal, fra le più importanti riviste di critica fumettistica americana, dopo essere passata dal formato cartaceo a quello gratuito e online, ha introdotto sulle sue pagine diversi critici da tutto il mondo.
Per l’Italia è stato scelto Marco Pellitteri:  sociologo dei media e dei processi culturali. Suoi contributi si trovano in riviste nazionali (fra cui Storia e problemi contemporaneiLiberIl PepeverdeLG ArgomentiValore Scuola, Childhood and Society) e straniere (The Japanese Journal of Animation StudiesInternational Journal of Comic ArtMechademia), in libri collettanei e atti di convegni in Italia e all’estero. Ha lavorato con l’università di Trento, il CERI di Parigi, l’Istituto IARD, l’AESVI. È autore dei libri Sense of Comics (1998), Mazinga Nostalgia (1999), Conoscere l’animazione (2004) e curatore del volume Anatomia di Pokémon (2002). Per Tunué dirige le collane di saggistica «Lapilli» e «Le virgole» e ha pubblicato, nella collana «Esprit» diretta da Gino Frezza e Sergio Brancato, Il Drago e la Saetta.

Con Marco abbiamo stretto un’altra pregevole collaborazione: riproporremo in italiano i suoi post che appaiono su The Comics Journal. Nell’attesa che prima o poi scriva qualcosa di esclusivo anche per noi lo ringrazio calorosamente con un in bocca al lupo per i suoi progetti.

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