Cinquant’anni di storia del fumetto americano analizzati tramite lo studio delle pettinature

La storia del fumetto americano degli ultimi 50 anni è, in realtà, la cronaca della lotta dell’uomo contro la calvizie. Se ci pensate bene, il fatto è ben documentato: dagli effervescenti trapianti/parrucchini di Stan Lee all’iconica calvizie di Eisner, dalla capigliatura selvaggia di Alan Moore alla rasatura completa di Grant Morrison (passando per le stravaganti pettinature dei ragazzacci Image e delle loro controparti Vertigo), il movimento fumettistico americano, nell’ultimo mezzo secolo, si è diviso fra la voglia di crescita in senso contenutistico e l’eterna lotta contro l’incipiente caduta dei capelli.

In questo senso, ogni decade dell’industria mainstream del fumetto è rappresentabile da uno stile diverso di pettinatura.

Anni ’60

Da sinistra: Will Eisner, Harvey Kurtzman, Curt Swan, Stan Lee pre-miracolo, Jack Kirby e Joe Sinnott.

Negli anni ’60, la pettinatura prevalente delle figure di spicco dell’industria americana è un taglio impomatato che non ambisce a nascondere le ampie fronti dei pionieri della Golden Age, e che si distingue per un ampio uso di pettine e gelatina/brillantina. I fumettisti dell’epoca sembrano normali nonni/star del cinema muto. Ma non dura: al mutare del decennio, nuovi gusti si fanno strada.

Anni ‘7o

Da sinistra: Neal Adams, John Buscema, Stan Lee post-miracolo, Frank Frazetta, Gil Kane e Jim Steranko.

Negli anni ’70, il prerequisito per essere una superstar fumettistica sembra essere quello di avere il ciuffo volitivo. I ciuffetti da gentiluomo, ribelli ma leccati, di Gil Kane e “Big” John Buscema fungono da raccordo ideale fra l’era del taglio “normale” a là Curt Swan e i nuovi ciuffi monstre di autori esuberanti sia a livello artistico che tricologico, come Neal Adams, Steranko e Frazetta. Miracolato da un trapianto, Stan Lee si adegua.

Anni ’80

Da sinistra: Stan Lee, Keith Giffen, Walter Simonson, John Byrne, Joe Kubert e Dick Giordano.

Mentre sotto la cenere covano i prodromi dei capelli da rockstar dei protagonisti dello Studio (che però, a parte Barry Windsor Smith, non diventeranno mai figure iconiche dal punto di vista dell’acconciatura), gli anni ’80 riportano una nuova sobrietà (anche se si inizia a profilare l’inquietante spettro del mullet), e il taglio prevalente sembra essere quello medio corto non troppo curato, con una propensione per la barba (o i baffi) d’accompagnamento, meglio se insieme all’occhiale extralarge d’ordinanza. Questo stile diventa una vera e propria uniforme, ma non durerà più di un decennio. Gli anni ’90 sono all’orizzonte, e si porteranno dietro una vera e propria rivoluzione.

Anni ’90

Da sinistra: Alan Moore, Todd McFarlane, Jim Valentino, John Romita Jr., Frank Miller e Simon Bisley.

Alto, magro e con i capelli da profeta, Alan Moore comanda l’armata del capello lungo nel fumetto, e il ritrovato orgoglio capellone riporta alla ribalta, se non l’essenza, almeno le pose da rock star nel mondo del fumetto. Si assiste a una proliferazione delle acconciature vaporose: i mullet extralarge di McFarlane, Valentino e Silvestri degli Image boyz e il taglio post-Dave Mustaine di Frank Miller convivono tranquillamente con la coda di cavallo corporate-chic di Jim Shooter, Charles Vess e Dave McKean.

Intanto, oltremanica, lo stile più in voga è quello ispirato al superciuffo di Morrissey: autori Vertigo come Milligan, Morrison, Hewlett e Bond traggono ispirazione dal cantante degli Smiths non solo per i versi, ma anche per l’hairstyle prepotente. Qualcosa, però, sta per succedere: sarà forse che gli anni passano e la fronte si ampia, ma un altro cambio epocale è alle porte.

Anni ’00

Da sinistra: Warren Ellis, Frazer Irving, Liam Sharp, Ed Brubaker, Tim Truman e Frank Miller.

Arriva il nuovo millennio e le cotonature della fin de siècle precedente vengono spazzate via dalla loro antitesi formale: il berretto. Nascoste sotto un classico borsalino (e variazioni sul tema di ogni tipo), le receding hairlines dei fumettisti vengono messe d’accordo, qualunque sia la parte dell’Atlantico in cui ci si trovi. In questo senso, fa testo la specularità dei copricapi scelti da due dei più amati sceneggiatori del momento, l’inglese Warren Ellis e l’americano Frank Miller, che si legano indissolubilmente al borsalino nero da bel (?) tenebroso.

Anni ’10

Da sinistra: Grant Morrison, Brian Azzarello, Brian Michael Bendis, Jason Aaron, George Perez e Mike Mignola.

E così arriviamo al nostro decennio. Finalmente, i fumettisti assumono un atteggiamento “liberato” e, prendendo atto della ineluttabilità della vittoria della gravità sulla volontà dell’uomo (la volontà di usare il pettine, cioè), si liberano di ogni complesso rimasto e abbracciano con gioia la calvizie. In questo senso, pur non essendone il precursore (che invece è probabilmente Bendis) è Morrison a portare alla ribalta la moda. In vista di una calvizie incipiente, durante in periodo di The Invisibles, l’autore si rigenera a livello di immagine eliminando completamente con il rasoio ogni traccia di peluria sul suo cranio. La cosa gli dona un tocco “cool”: la rasatura a zero, apparentemente, rende giovanile qualunque pelato (anche me). I più portati per questo tipo di pelata “hardcore” sembrano essere gli sceneggiatori (meglio se con credenziali Vertigo, come Azzarello, Vaughn, Aaron e, come detto, l’iconico Morrison), ma anche i disegnatori si adattano tranquillamente.

Da sinistra: Daniel Clowes, John Porcellino, Charles Burns, Chris Ware, Joe Matt e Joe Sacco.

In concomitanza con l’esplosione a livello mondiale del fenomeno “graphic novel”, anche i disegnatori “indie” diventano figure di spicco di un settore che fino ad allora, a parte alcune rimarchevoli eccezioni, aveva dato molto più spazio all’hype dei generi mainstream. I fumettisti indipendenti, tradizionalmente più fashionisti e attenti all’immagine delle controparti “generaliste”, si abbandonano anch’essi con piacere al richiamo della pelata, sdoganandola definitivamente nel mondo del fumetto americano tout court. Come preventivabile, però, esistono delle differenze sostanziali rispetto al mainstream: il tocco di alterità, oggi, è dato dalla calvizie generalmente incolta e quasi post-nerd dei “graphicnovelari”, di cui sono maestri indiscussi Chris Ware e Joe Matt.

Resta da capire quale sarà il prossimo trend tricologico dell’industria fumettistica americana, e se sia possibile “tornare indietro” dopo la rasatura a zero. Ma, prima di queste considerazioni, bisognerà vedere se esisteranno gli anni ’20, o se Terence McKenna, magari osservando-prevedendo quest’andamento da “timewave zero” delle capigliature, ci aveva beccato davvero.

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9 risposte a “Cinquant’anni di storia del fumetto americano analizzati tramite lo studio delle pettinature

  1. la colpa è dell’inquinamento atmosferico che ha reso anche i fumettisti degli anni ’10 anche “introversi” e un pochino disadattati

  2. Ma che forma ha la testa di Charles Burns?!?!

  3. Pingback: Ultimamente «

  4. Reblogged this on misentopop.

  5. In coda ad un albo di Shade The Changing Man, Pete Milligan notava che la serie era stata caratterizzata dai diversi tagli adottati dall’alieno Milligan – con il complice Hewlett – si era già reso colpevole di una follia tricologica nomata Hewligan’s Haircut ( in Italia su Nova Express ndr ). Il capello è sempre stato nella e sulla testa dei cartoonists.
    Oggi che le cocce lustre hanno sostituito i colpi di carne , mamma DC sta pensando ad una testata nomata THE BRAVE AND THE BALD con i team-up tra un eroe cappellone ed uno meno. Il primo numero è un buddy novel con Lobo e Red Tornado, il secondo vede Booster Gold & Rip Hunter indagare sulla cronomagagna che contrappone il Luthor calvo di oggidì al suo clone dalla chioma lussureggiante di quando Supes era morto, il terzo è un elseworld camp con Alfred Pennyworth attore di belle speranze nella Londra dei seventies
    ( riconoscibile un omaggio alla Helen Mirren dei tempi come proto Catwoman ” liberata ” ndr ) che recita in un Amleto sperimentale ( Rags Morales prende a modello un giovane Alec Guiness ndr ) e finisce in un serial televisivo stile Avengers con una leonina Starfire precipitata sul nostro pianeta anzitempo, come il Bowie di quegli anni.
    Non vedo l’ora di leggerli.

  6. Azz, o mi raso il cranio, o diventerò un autore famoso solo quando saranno di nuovo gli anni ’90! 🙂

  7. Pingback: La historia del peinado [ITA]

  8. Pingback: Maledetti sardi… | Malpertuis

  9. “Eye has not seen, ear has not heard, heart has not felt what the Lord has prepared for those who love Hi12.#8&2m; The only way into heaven is by putting your faith into Jesus Christ. Please pray a sincere prayer with all of your heart admitting to Jesus you are a sinner. Have full faith that His blood pays off all of your sins and accept His gift of everlasting life. I pray that God blesses you with peace. Amen.

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