Conversazioni con LEOMACS!

Illustrazione di maicol&mirco per Leomacs
Chi legge abitualmente questo blog, presumiamo, non dovrebbe aver bisogno di  essere introdotto al segno  di Leomacs.  Autore con alle spalle un carriera ormai ventennale, in cui ha esplorato i più disparati generi ed esperienze, collaborando con sceneggiatori di rilievo (dagli esordi con Recchioni alle serie create da Manfredi, da Nick Raider con Faraci a Tex con Boselli ), da dieci anni è in forza alla Bonelli. Il suo nome è da tempo legato a Tex.

Ciò che abbiamo provato a far emergere in questa intervista è il suo lato meno tecnico, la sua cultura, il suo umorismo…e un progetto imprevedibile…(l’illustrazione è un indizio).

CONTE ZARGANENKO: Nelle tue opere sono a volte presenti, più o meno giocosamente, riferimenti colti, un ampio raggio di interessi e suggestioni.Quali sono gli scrittori che prediligi, che possono avere influenzato la tua poetica?

LEOMACS Non ho una vera e propria formazione letteraria e sono stato sempre un lettore piuttosto disordinato. Tuttavia, con qualche ovvia eccezione tipo Stevenson, Conrad e Dickens, credo di avere una certa predilezione per la letteratura nordamericana, di genere e non. In passato ho amato molto alcuni autori “Hard Boiled” come Hammett, Ellroy, e Thompson, oggi continuo ad amare incondizionatamente ( e per diversissimi motivi) King, K.Dick, Easton Ellis, Carver e McCarthy. Credo che, anche se indirettamente, i più influenti siano stati e siano Dickens, King e McCarthy.

Ada

CZ: Medesima domanda, però sul fronte fumetto: se dovessi indicare tre grandi punti di riferimento quali nomi faresti?

LEOMACS: Non so se si tratti di punti di riferimento veri e propri, ma tra gli altri, il primo che mi sentirei di citare è Jordi Bernet. Negli anni ’80 per un ragazzino tutto ossa e occhiali come me, abituato a topi, paperi, supertizi in calzamaglia, spiriti con la scure e granitici rangers, scoprire sulle pagine del L’Eternauta un personaggio come Torpedo fu un sordido rovesciamento del vaso di Pandora. Torpedo non ha alcuna qualità: E’ bastardo, ignorante, manesco  e manco troppo intelligente. Cerca di barcamenarsi in un mondo spietato e senza speranza, dove il più pulito, come si direbbe a Roma, c’ha la rogna. La violenza, spesso mortale, è gratuita,cruda, scomposta e (quindi) anche buffa, ma nonostante questo su  (e di) Torpedo si riesce a ridere, e a ridere di gusto! Eppoi (o soprattutto?) su Torpedo c’erano delle splendide, sensualissime, procaci (e quasi sempre disponibili) donne! I due grandi temi della cultura occidentale, il sesso e la morte. Eppoi fumo, cordite, sudore, sangue, saliva, sperma, urli,parolacce, gemiti, sospiri, raffiche di mitra Thompson…

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Bernet riusciva a condensare tutte queste tracce di vitalità in un segno meravigliosamente sporco. Su di me ebbe un impatto fortissimo. Un altro autore importante è stato indubbiamente Frank Miller. Ricordo ancora benissimo la notte di capodanno in cui mi sparai tutto d’un fiato l’agognato librone della Rizzoli, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro. Storia epica (perché si sa che gli americani con l’epica ci sanno fare) con disegni potentissimi: Fondamentale. Senza contare Il Born Again di Daredevil e il Batman Year One con quel fenomeno di Mazzucchelli. Ed è sempre grazie a lui che ho imparato ad apprezzare Bill Sienkiewicz. Al Miller di quegli anni in molti dobbiamo qualche cosa. Io di sicuro gli devo tanto.

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Come terzo autore non posso non citare il supremo Magnus. Ha fatto tutto, lo ha fatto senza pregiudizi, con devozione ed intelligenza. Nel suo lavoro, anche in quello meno riuscito c’è sempre un cammino, una ricerca, un’attenzione, un amore. Un amore che traspare e che non lascia mai indifferenti. Non ho mai conosciuto nessuno che non sia rimasto colpito da almeno una delle sue opere. Unico.

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CZ : Domanda di rito. Qual è per te la peculiarità del medium-fumetto rispetto ad altre forme di espressione artistica?

LEOMACS: La risposta è più complicata di quanto sembri. Mi viene in aiuto il fondamentale libro di Daniele Barbieri intitolato “I linguaggi dei fumetti”. Barbieri trova più interessante esplorare il linguaggio del fumetto attraverso la sua comparazione con altri linguaggi perché è un modo per inserirlo nel discorso della comunicazione in generale
…quali sono quelle caratteristiche del linguaggio del fumetto che sono unicamente sue? Il balloon?  Mi pare un po’ poco.Ed è davvero così sensato cercare il proprium di un linguaggio in una sua caratteristica (o in un gruppo di caratteristiche) particolare, piuttosto che nel rapporto che i vari aspetti del linguaggio intrattengono tra loro, e nel modo in cui questo insieme di caratteristiche costituisce la specifica comunicazione di quel linguaggio?”

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CZ: Quanto secondo te la tecnologia può influenzare positivamente l’espressione artistica, in particolare il fumetto? Qual è la meccanica di un fumettaro (come hai “sottotitolato” il tuo blog)?

LEOMACS: A me piace l’approccio di Peter Greenaway, secondo me quella è la maniera più intelligente in cui la tecnologia può influenzare un’espressione artistica senza stravolgerla, anzi valorizzandola ulteriormente.

Faccio due esempi:

La tecnologia nel fumetto per ora si è limitata (per così dire) a ottimizzare parecchie fasi produttive e a rendere più accattivanti certe opere, ma a parte i fumetti che su internet si leggono in verticale “scrollando” non ha ancora inciso minimamente sui codici e sulle strutture narrative del linguaggio.  Fino ad ora è stato “solo” un ottimo strumento usato per fare in modo più veloce e figo quello che si è fatto negli ultimi trent’anni.  La Meccanica di un Fumettaro si riferisce ad alcuni aspetti di quello che, nel bene e nel male,  assume inevitabilmente i contorni del mestiere.

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CZ : Quali sono le tecniche che prediligi per disegnare?

LEOMACS:  Le tecniche classiche del fumettista che lavora prevalentemente in bianco e nero, cioè china su carta. Uso matita, pennino, pennello e correttori vari. Il computer lo uso per aggiustamenti vari.  N

CZ: Quanto e in che modo per te l’arte è combattimento (in tutti i sensi: con i propri demoni, con la propria ispirazione,con le difficoltà pratiche etc…)?

LEOMACS: Io ho sempre avuto un modo molto “muscolare” di affrontare le cose, che si trattasse di una partita a tressette o di una gita fuori porta. Questo mi ha caratterialmente rafforzato ma di contro mi ha sempre fatto divertire molto, molto poco. Fortunatamente quel rullo compressore che è la vita passandomi sopra più e più volte ha ammorbidito questa mia durezza, conferendomi a quarant’anni un atteggiamento più rilassato  e consapevole che mi ha fatto venire voglia di imparare e di fare cose nuove. Quindi diciamo che si, l’Arte è un combattimento con se stessi (esattamente per gli aspetti che hai nominato tu), ma si combatte per conoscere se stessi, no?(scusate ma non sono riuscito a non citare Fight Club!) Quando arrivi a conoscerti meglio poi, avrai pure perso lo smalto degli anni migliori e sarai anche un po’ suonato, ma c’avrai sempre quel buon gancio sinistro su cui poter contare.

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CZ : Da tempo stai lavorando a Tex. Quali sono le esperienze, gli insegnamenti che nascono da questo “corpo a corpo” con un gigante del mainstream?

LEOMACS:  Tex è sempre difficilissimo e faticosissimo da disegnare, non solo per il genere narrativo che gli appartiene ma soprattutto perché vive di regole e strutture tutte sue, formatesi nell’arco di una lunghissima e inarrestabile vita editoriale. E’ perfetto così com’è, come la Bialetti o La settimana Enigmistica e in un corpo a corpo con lui e tutto quello che rappresenta si perde sempre, per cui tanto vale farsi un giro nel vasto mondo di possibilità grafiche che offre e cercare una propria sintesi, quell’agognato Segno-Disegno a cui faceva riferimento Pazienza in una famosa vignetta.

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CZ:  Ultima domanda, inevitabile. Cosa bolle in pentola?

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LEOMACS: Tex a parte attualmente sono impegnato su alcuni progetti piuttosto ambiziosi, alcuni dei quali si svilupperanno per parecchio del tempo a venire. Uno è in  collaborazione con Pierfrancesco Prosperi (e altri due validissimi scrittori) e riguarda una bellissima (e lunghissima) storia di guerra ucronica ambientata in medio oriente, dal taglio molto realistico e adulto.

L’altro è un progetto folle e geniale partorito dalla mente altrettanto geniale di Maicol & Mirco con il quale (spero) ne combineremo di cotte e di crude (ne abbiamo parlato diffusamente QUI e QUI).

Un progetto in cui potrò (finalmente) rilasciare il freno a mano e spingere al massimo il pedale su alcuni aspetti del mio disegno assai poco impiegati negli ultimi anni. Io e Maicol siamo, se mi passi la celebre (e controversa) frase, “Le Convergenze Parallele del Fumetto Italiano” e se riusciremo a realizzare, anche solo in parte, quello che abbiamo in testa, sono sicuro che ne vedrete delle belle!

L’altro progetto è un po’ più, per così dire, autoriale e gravita attorno alla figura di Ettore Majorana, ma è ancora prematuro per poterne parlare in maniera più approfondita. Inoltre il prossimo anno, (salvo imprevisti) disegnerò una storia di Dylan Dog su testi di  Roberto Recchioni col quale in vent’anni di amicizia ho condiviso tantissimo, lavorativamente e umanamente parlando.

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2 risposte a “Conversazioni con LEOMACS!

  1. Bellissima intervista. Leomacs ne sa davvero una più del diavolo (belli i riferimenti e il gusto). Un grazie anche a lui per la segnalazione dei video di Greenaway.

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