Alan Moore parla di Neonomicon

di smoky man

Dal 2008 ad oggi l’impegno in campo fumettistico di Moore pare tutto concentrato solo ed unicamente sulle nuove avventure de La lega degli straordinari gentlemen. L’unico altro fumetto firmato da Moore è Neonomicon (disegni di Jacen Burrows), miniserie edita dalla Avatar, il cui quarto e ultimo numero è stato presentato a Marzo 2011 durante la manifestazione Chicago’s Pop Culture Event. Si tratta probabilmente dell’ultima incursione di Moore nei comics mainstream. In un’intervista del 2010 apparsa sul sito Weaponizer, Moore raccontava:

“Quello che è successo con Neonomicon è che quattro o cinque anni fa avevo appena lasciato la DC a causa delle cose orribili che erano accadute per il film su Watchmen. Avevo deciso che quella gente era davvero feccia, e non lo dico in senso retorico. Lo dico in senso letterale, perché era gente che stava manifestando un comportamento del tutto subumano. Ho conosciuto dei drogati di crack che si comportano in modo migliore di alcune delle persone che lavorano in questi grandi conglomerati dell’industria dell’intrattenimento.

Così avendo preso le distanze da quella gente, io e Kevin O’Neill abbiamo scoperto che sembravano esserci dei problemi nel ricevere i nostri pagamenti per tempo… venivamo puniti, sostanzialmente, per aver osato sbandierare pubblicamente il modo in cui eravamo stati trattati. Io venivo punito e punire Kevin era un modo per arrivare indirettamente a me.

All’improvviso è arrivata una cartella esattoriale da pagare, e non avevo ricevuto ancora i soldi che mi erano stati promessi. Ed ero sotto di qualche migliaio di sterline per sentirmi tranquillo. William Christensen della Avatar mi ha telefonato. E ha accennato al fatto che se avessi voluto fare qualcosa per la sua casa editrice aveva dei soldi da parte proprio per un’eventualità simile. Così gli ho detto: “Beh, a dire il vero, al momento ho bisogno di soldi, che te ne pare se scrivessi una miniserie di quattro numeri per tot dollari? Potresti pagarmi l’intera somma subito e ti consegnerò il tutto entro i prossimi quattro mesi?” Ha risposto che gli andava bene, così ho avuto i soldi per pagare le tasse. Ora, non faccio nulla solo per soldi, è stato un fatto di opportunità, perché avevo bisogno di quella somma, ma non avrei buttato giù una roba inguardabile. Avevo parlato in precedenza con William dicendogli che ero piuttosto contento per l’adattamento che avevano fatto del mio racconto “Il Cortile”. Pensavo che fosse una buona storia e al tempo avevo anche ragionato sul fatto che forse con quei personaggi non avevo del tutto finito. Avevo una vaga idea per un seguito. Così ho proposto che avrei potuto realizzare un sequel a fumetti de “Il Cortile”, una miniserie di quattro albi intitolata “Neonomicon”.

Quando ho iniziato a scrivere, c’erano alcune cose che volevo fare. Volevo creare una storia che modernizzasse Lovecraft, che non dipendesse da quell’atmosfera anni ’30, e che lo modernizzasse con successo, almeno secondo me.

Credo che stessi anche pensando che sarebbe stato interessante inserire un po’ di realismo nell’impossibile, come nella serie televisiva dell’HBO “The Wire”. Perché quella serie era così credibile e realistica che poteva essere un ottimo modo per approcciare qualcosa di intrinsecamente fantastico e incredibile come H.P. Lovecraft.

Questa era una delle idee iniziali, l’altra era di reinserire davvero alcuni degli elementi ripugnanti che lo stesso Lovecraft aveva censurato o che gli autori venuti dopo Lovecraft, che avevano scritto pastiche delle sue opere, avevano deciso di escludere. Come il razzismo, l’anti-semitismo e le fobie sessuali piuttosto evidenti in tutti i mostri lovecraftiani, che sono viscidi, con richiami fallici e vaginali.

Con Lovecraft l’horror è fisico, per questo volevo inserire di nuovo quella componente. E inoltre laddove Lovecraft era delicato di stomaco, dove accennava solo a ‘certi rituali innominabili’, oppure usava eufemismi come ‘riti blasfemi’… era piuttosto evidente, considerando che molte delle sue storie raccontano di una progenie inumana di questi ‘riti blasfemi’, che probabilmente il sesso doveva aver avuto un qualche ruolo. Ma nelle storie di Lovecraft non compare mai, ma è sempre sottotraccia. Così ho pensato, mettiamoci dentro tutta quella sgradevole roba razziale, mettiamoci il sesso. Tiriamo fuori un qualche autentico ‘rituale innominabile’, diamogli un nome. Queste erano le direttive da cui sono partito e ho deciso di seguirle ovunque mi avrebbero portato. È uno dei fumetti più sgradevoli che abbia mai scritto. […] È una delle storie più oscure, più misantropiche che abbia mai fatto. Ero davvero di umore nero. Avevo appena scoperto che c’era della gente che cercava di mettermi pressione facendo pressione sul mio amico, Steve Moore, che al tempo aveva un fratello malato terminale. […] Era un qualcosa che veniva dall’industria dei comics, e si erano spinti troppo oltre. Pensavo che fossero persone capaci di tutto, ma così avevano superato il limite. Per cui ero davvero pieno di rabbia e credo che si sia riversata nella storia. È diventata davvero sgradevole.

Volevo essere risoluto. Pensavo: se sto scrivendo una storia horror, facciamola orribile. Mettiamoci degli elementi che non si trovano nelle storie horror. Perché William Christiansen mi aveva insensatamente detto: ‘Guarda, sai che ti puoi spingere oltre quanto vuoi.’ Me lo sono fatto ripetere e ho replicato: ‘Allora… posso mostrare delle erezioni? Penetrazioni?’ E lui: ‘Certo!’ Non so se pensasse che l’avrei fatto o no ma… sì, l’ho fatto. Non avevo mai scritto sul sesso in quel modo. È piuttosto sgradevole. E ci sono voluti anni prima che vedessi le tavole… perché, Jacen sta facendo un lavoro incredibile sui disegni, ma sinora ho visto solo il primo numero. […] Così mi sono riletto le sceneggiature dei successivi tre albi e ho pensato, ‘Mi sono spinto troppo oltre?’ Ripensandoci, sì, forse mi sono spinto troppo oltre, ma rimane una buona storia.

[…] E credo abbiamo raccontato una storia lovecraftiana moderna e credibile, che non si svolge ad Arkham. Che non si svolge a Innsmouth. È chiaro che quei luoghi esistono solo nelle storie di H.P. Lovecraft. Ma riconoscendolo, ho potuto rendere la storia più credibile, se capisci quello che voglio dire. Riconoscendo che quelli sono elementi della fiction di Lovecraft, ho potuto renderla credibile come qualcosa che accade nel nostro mondo o in uno molto simile, piuttosto che nel tradizionale mondo lovecraftiano.”

 ***

A cura di smoky man. Estratto dall’appendice contenuta nel volume Le straordinarie opere di Alan Moore di prossima uscita per Black Velvet Editrice.

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5 risposte a “Alan Moore parla di Neonomicon

  1. Questo approfondimento è molto interessante. Ho già avuto modo di seguire Neonomicon in albetti e devo dire che durante la lettura si colgono tutti i lati positivi e i limiti di cui parla Moore stesso: da una parte è una vicenda godibile e appassionante, soprattutto per i cultori di Lovecraft che potranno notare una visione niente affatto canonica dei temi di questo autore; dall’altra non riesce a dare molto di più rispetto a The Courtyard, se non spingere l’acceleratore sui temi “estremi” e di exploitation che vengono esposti anche in questa intervista.

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