Mark Waid sul suo nuovo ciclo di Devil

traduzione di Carlo Trimarchi

In occasione dell’uscita italiana della nuova serie di Devil firmata Waid/Rivera/Martin, presentiamo questa intervista allo scrittore Mark Waid, condotta da Albert Ching e in origine apparsa su Newsarama.
-AQ

Mark, la mia prima domanda è una sorta di richiesta personale. Dai tempi di “Guardian Devil” (1998), Devil ha attraversato un fortunato periodo di storie incredibili senza precedenti — incentrate quasi tutte su avvenimenti sempre più terribili che capitavano al protagonista. A ben vedere ormai, la serie è stata in una posizione incessantemente cupa per oltre un decennio.
Col tuo arrivo, e con Devil che viene fuori dall’esperienza Shadowland — dove probabilmente ha attraversato il periodo più oscuro che potesse capitargli — e vedendo quel che accade in Daredevil Reborn proprio ora, i lettori possono aspettarsi di leggere storie un po’ meno tetre in questa nuova serie?

Hai ragione. Shadowland è stato il periodo più cupo per Matt e benché Devil non sarà mai una serie allegra-splendente-retrò-brillante alleggeriremo un po’ i toni e faremo sì che Matt interagisca più sostanzialmente nell’Universo Marvel. Ci sarà un po’ più di umorismo (le persone tendono a dimenticare che Matt ha in effetti un’arguzia spiccata), sempre una gran quantità di pericoli e minacce, nell’anima sarà sempre una serie poliziesca… ma abbiamo in mente di creare un fumetto Marvel che, diciamo, nonostante la sua superiorità, non vi deluderà.

Su questo punto, considerando che si tratta di una nuova serie con un nuovo numero 1 e tutto il resto, quanto peso avranno questi eventi del passato sullo sviluppo della storia? Ovviamente non potranno essere ignorati e influenzeranno qualsiasi cosa a cui Matt andrà incontro, ma allo stesso tempo è una serie nuova e immagino tu non voglia che le cose siano rallentate da eventi passati. Che tipo di equilibrio ci sarà in questo caso?

Sin da pagina uno Matt si occuperà in maniera interessante dei suoi ultimi anni di tragedia personale: farà più o meno finta che non sia mai accaduto nulla. Questo potrebbe essere davvero il suo modo di affrontare la cosa; o forse ci sarà di più. Vedrai.

Ad ogni modo, Foggy e gli altri amici e alleati di Matt (e di Devil) non sono affatto desiderosi di lasciar stare così facilmente i problemi recenti di Matt e questo crea immediatamente un attrito. Nessuno di loro vuole vedere Matt soffrire, ma allo stesso tempo, sono a disagio nel vedere che Matt ha fatto marcia indietro piuttosto che affrontare i suoi demoni. Lui sta cercando un po’ più di luce nel mondo che gli sta attorno, ma il mondo non è del tutto cooperativo.

Paolo Rivera

Suona quasi come se uno degli obiettivi della serie sia ristabilire una sorta di status quo per Matt Murdock, che in questo momento sembra essere un compito quasi impossibile (sia per lui che per l’autore). Possiamo quindi aspettarci, ad esempio, di vederlo tornare al suo lavoro d’avvocato? O magari soprassedere sulla faccenda dell’identità segreta?

Ha! No, di fatto, anzi, per quanto non fossi intenzionato ad affrontare l’intera faccenda dell’”identità pubblica” ora che è venuta allo scoperto, ho iniziato ad amarla. Io vedo New York divisa in terzi: c’è un terzo della città che crede che Matt sia effettivamente Devil , un terzo che pensa sia da pazzi credere che un uomo cieco possa fare quello che fa Devil e l’ultimo terzo a cui proprio non interessa nessuna delle due cose visto che ormai è roba vecchia. Viene fuori che siccome Matt non può farci nulla ha deciso di accettare la situazione. Gli provoca uno strano brivido lasciare che gli altri si interroghino sulla realtà dei fatti perché li tiene sospesi e conferisce a Matt un alone di mistero in più.

Comunque, questo ha distrutto il lavoro suo e di Foggy. Ogni caso finisce per riguardare lui e la sua reputazione e, in un modo o nell’altro, la sua presunta lotta al crimine extracurriculare compromette la sua credibilità d’avvocato. Non fa affatto del bene ai suoi clienti rappresentandoli in aula, quindi come aggirerà tutto questo e continuerà la sua carriera legale è qualcosa che non gli abbiamo mai visto fare prima e apre la strada per dozzine di nuove trame.

E insieme al problema dello status quo mi vengono in mente domande riguardo i personaggi secondari, nello specifico Foggy. Immagino che una delle priorità di Matt nel suo ritorno a New York sia ristabilire quel rapporto — verrà trattato abbastanza velocemente?

Sì. Matt senza Foggy è come Butch senza Sundance. Oppure, pensando alla serie Californication della Showtime, Hank Moody senza Charlie Runkle. Ci sono problemi di fiducia con Foggy, e grossi, ma Foggy è un tipo leale. Inoltre, se ci liberassimo di lui, dove andrebbe? Da Iron Man? Non credo proprio.

È un fumetto di supereroi, quindi dobbiamo chiederti dei cattivi, naturalmente. In questo momento Kingpin ha un ruolo abbastanza importante in Amazing Spider-Man, ma immagino che questo non lo fermerà dall’apparire qui (d’altra parte Bullseye, che è ancora morto, potrebbe essere un po’ più spinoso da gestire). Possiamo aspettarci di vedere qualche volto noto? O qualche volto nuovo? Magari una combinazione di entrambi?

Una combinazione di entrambi, ma non tratterrei il fiato aspettando di vedere il grassone riapparire tanto presto. (“Non è ciccia, sono muscoli!” “Come dice lei, Mr. Waid”) Infatti, io e l’editore Steve Wacker siamo entrambi desiderosi di giocare con qualche personaggio Marvel atipico per Devil. Salve, Klaw. Chi è quello alle tue spalle? L’Abominio, o qualche altro gigante mostruoso? Questo sì che è sorprendente.

Marcos Martin

Gli artisti elencati in questa serie sono Paolo Rivera e Marcos Martin — due nomi che sono certo ingelosiranno qualsiasi altro fumettista quando lo verranno a sapere. Quanto è bello lavorare con questi artisti?

È fantastico. Questi due sono eccezionali. È sempre un regalo incredibile avere l’opportunità di lavorare con disegnatori che “capiscono” e che non siano semplicemente in grado di disegnare qualsiasi cosa, ma abbiano la capacità di disegnarla meglio e in maniera più dinamica di quanto tu stesso ti fossi immaginato. Oddio, questi ragazzi…

Tu hai scritto Capitan America, I Fantastici Quattro, Spider-Man e gli X-Men — Devil sembra uno dei pochi personaggi classici Marvel al quale non hai mai avuto occasione di lavorare. Pensi che questo abbia contribuito ad attrarti? Ci sono gruppi creativi o trame nel passato del personaggio ai quali stai pensando di ispirarti?

No, niente in particolare; siccome Devil è stato da sempre il mio eroe Marvel preferito assieme a Capitan America — davvero, questi due personaggi mettono chiunque altro nell’Universo Marvel in un lontano secondo posto —, tutte le sue avventure sono abbastanza radicate quando penso al passato di Devil. Mi intimidisce — Devil è stato costantemente una delle serie meglio scritte nella storia del fumetto — e quindi non c’è niente da “aggiustare”, niente da “annullare”, nessun approccio del tipo “ritorno alle basi”.

L’unica cosa che posso fare è scrivere il Matt Murdock che ho sempre ammirato — quello che si lancia nell’azione laddove altri eroi ponderano.

E nonostante tu abbia lavorato a miniserie come Capitan America: Fuori dal Tempo e hai fatto parte del team di scrittori a rotazione di Amazing Spider-Man, questa è, dopo anni, la tua prima esperienza da solo su una serie Marvel in corso — da I Fantastici Quattro, giusto? Avevi in mente un progetto del genere quando sei tornato a tempo pieno alla vita da frelancer dopo esserti dimesso da direttore creativo ai Boom! Studios?

Sinceramente per me è stata un’assoluta sorpresa. Non avrei mai pensato che qualcuno potesse associarmi a Devil, ma dopo aver pensato al personaggio, un po’ com’è successo con I Fantastici Quattro, ho trovato i miei agganci e, credo, alcune angolazioni sulla serie che non sono mai state esplorate.

Paolo Rivera

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