Incubo alla balena

di Tonio Troiani

[…]il loro buffo amico se n’era andato per sempre.
Era molto più delicato e tenero di quanto si credesse.
Era fatto di quell’impalpabile sostanza che
volgarmente si chiama favola o illusione…
Dino Buzzati, “Le notti difficili”

Tornando da una Bologna perennemente rossa, ma screziata di nero per la perdita di uno dei suoi più grandi cantori, mi dedico, sostenuto dal borbottio del treno, alla lettura di questo piccolo e strano libriccino che risponde al nome di Incubo alla Balena.
Sembra sia nato dalla sciamanatica collaborazione di Alessandro Baronciani con uno stuolo di giovani e potenziali fumettisti nell’ambito di un progetto di lunga durata. L'(in)dubbio fascino del lavoro risiede nel formato, aggiornato, nelle intenzioni degli autori, a dimensioni tascabili più consone alle nuove generazioni1. Appartenendo ad altra generazione, lo osservo con un misto di curiosità e scetticismo: l’oggetto in sé è molto accattivante, soprattutto grazie al suo basso costo e si nota tutta la sapienza di chi guida le danze, ma nel contempo il piccolo formato non premia, a mio avviso, il suo carattere collettivo.

Incubo alla Balena è basato su di un accumulo onirico: i sette autori rincorrono le loro paure, mentre vengono chiamati in causa dal loro mentore. Alessandro introduce i vari episodi aleggiando nelle sembianze del Babau di Buzzati: ne chiama in causa le loro sofferenze, i loro dolori, le loro paure in una sorta di auto-analisi attraverso lo schiarirsi dei tratti sulla pagina.

Il Babau di Dino Buzzati

Mi faccio attrarre dal rincorrersi delle storie: dai vuoti spazi metafisici della Romagnoli, che apre le danze, sino ai graffiti di Beatrice Concordia (che risente dell’eco del panico scatenato dallo stesso Baronciani in Quando tutto diventò blu), dalla violenza muta messa in scena da Annamaria Gentile in Interno 15 (che a sua volta mostra la passione di Baronciani per gli esterni e i complessi architettonici, che «tranquilli come i grandi animali e le montagne » sovrastano gli attori delle sue piccole tragedie), sino all’angosciante aneddoto, condotto con molta grazia, de Il primo posto di Elisa Menini.

Particolare dal racconto di Alessandra Romagnoli

L’impressione, forse a causa del continuo oscillare del treno tra la luce e il buio delle gallerie, è simile a quella di una notte insonne costellata di continui e ricorrenti sogni: al mattino dovrebbero esserci quelli più vividi. In realtà, la chiusura di Flavia Barbera lascia l’amaro in bocca, a causa di un segno incerto, volutamente troppo espressionista e sgraziato.
Il babau, «quell’impalpabile sostanza che volgarmente si chiama…favola», sembra in questo lavoro ormai materia di uno studio clinico: ha lasciato le zone iperboree del magico, per affondare nei recessi della mente e per essere chiuso in una tasca: sempre a portata di mano, nonostante la sua inafferrabilità.

Dalla storia di Annamaria Gentile

P.S. I racconti introdotti da interludi di Baronciani sono nell’ordine di:

Alessandra Romagnoli – 16 aprile
Niccolò Tonelli – L’incubo?
Beatrice Concordia – Il contenitore di Urla
Annamaria Gentile – Interno 15
Elisa Menini – Il primo posto
Gianluca Valletta – Apnea
Flavia Barbera/ Antonio Coletta – Ignoto n° 86

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5 risposte a “Incubo alla balena

  1. Non sapevo di questo libricino. Ma ora mi sono segnato il titolo, chissà che non lo raccatto da qualche parte.

  2. Tonio Troiani

    L’hanno presentato al Bologna…Andrebbe letto nel contesto più ampio della fanzine Resina, di cui parla il Baroncia nell’intervista linkata in nota…Un progetto interessante perché di durata triennale e incentrato sulla conoscenza e sulla scrittura del territorio (in questo caso Pesaro-Urbino)

  3. Salve Tonio, sono contenta che tu abbia apprezzato il nostro lavoro ma mi dispiace che il mio ti abbia deluso. Grazie comunque per la recensione.

  4. Ciao Flavia, l’appunto, che non deve essere vista come una stroncatura, ma come un suggerimento a ripensarsi, nasce dalla constatazione, guardando il tuo blog delle ottime capacità inespresse in quella storia. Molto probabilmente, deriva dalla storia di Coletta, che forse insieme a Incubo? e Apnea sembra tra i testi più onirici. Il tuo tratto, comunque, ha un perché soprattutto in chiusura: ma prevale l’istinto in alcune tavole, forse a causa del testo di difficile gestione. Continua: se Alessandro ti ha scelto ci sarà un motivo 🙂

  5. Ahha, no no Tonio deriva dalla mia interiorità che quando si esprime è storta come il mio segno: quei disegni è come sono io di mio, ho disegnato tutto di getto senza guardare foto o altri riferimenti. Non c’è niente di volutamente espressionista perchè non è voluto, è come è. Penso che ogni storia abbia il suo rispettivo grafico e Ignoto 86 me la sono immaginata cos e basta. Tranquillo comunque, la tua recensione mi ha fatto piacere!
    A presto e grazie per l’impegno.

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