Intervista a Mark Waid e Paolo Rivera su Devil

traduzione di Angela Castellano

Questa intervista a opera di Dave Richards è stata originariamente pubblicata su Comic Book Resources.


Mark, Paolo e Marcos sono entrambi artisti dalle strabilianti capacità visive dotati ognuno di uno stile unico. Cosa si devono aspettare i lettori dal loro alternarsi sulle pagine di “Devil”?

Mark Waid: in un certo senso sono simili: in comune hanno l’esperienza tanto nella narrazione quanto nella progettazione visiva della pagina. Paolo e Marcos sono tipi in gamba e alla fine si decideranno a scrivere storie per conto proprio, ma fino ad allora me li tengo stretti. Marcos è più incline a fare delle sperimentazioni sul layout di pagina, cosa molto stimolante; Paolo invece è eccezionale nel pianificare ogni istante e nell’assemblare le scene in modo dinamico. Per quanto mi riguarda sono dei doni di Dio.

Paolo, com’è lavorare con Mark? Che elementi delle sue storie trovi più interessanti come artista?

Paolo Rivera: Lavorare con Waid è un sogno. Ho iniziato a leggere fumetti proprio grazie al suo “Kingdome Come”, fino ad allora mi limitavo a guardare le illustrazioni. Per quanto riguarda la sua scrittura, ritengo che il suo punto di forza stia nella capacità di costruire i personaggi nel bel mezzo dell’azione. Mi era sempre piaciuto Devil ma non ho mai intuito la sua personalità. Nelle prime due pagine di questa uscita, invece, ho iniziato a conoscerlo. Fa battute esilaranti e il suo senso dell’umorismo è molto più caustico di quello di Spidey, ad esempio. E la sua intelligenza, soprattutto come civilista, è evidente sotto la superficie.

Ma sapevamo che Mark fosse un grande scrittore. Per me, l’emozione vera sta nell’essere nelle prime fasi del progetto: è come se fosse sempre una prima volta. Di solito ricevo una storia e la porto nella mia caverna per darle forma. In questo caso, Mark (dalla sua caverna, immagino) si è reso disponibile a discussioni e suggerimenti, che sia l’aggiunta di un panello o l’idea di un nuovo manganello.

E se non fosse abbastanza, la sua esperienza come editor gli conferisce ancora maggiore professionalità. Come scrittore, ha responsabilità non solo verso la Marvel ma verso quanti lavorano alla catena di montaggio. A volte è obbligato a darci delle pagine su cui lavorare prima che la storia si completata, cosa molto apprezzata in un settore dominato dalle scadenze.

Hai detto di aver conosciuto Devil sin dalle prime pagine della sceneggiatura di Mark della prima uscita. Come ti senti a disegnare il personaggio? E quali delle sue qualità fisiche ed emotive vuoi enfatizzare nella tua descrizione?

Rivera: È sempre stato un mio sogno e Steve Wacker aveva fatto diverse allusioni. Devo dargli il merito di aver orchestrato un progetto che mi calza a pennello. Non sono in grado di realizzare un libro al mese ma dividendo i compiti artistici con Marcos Martin (che è uno dei miei illustratori preferiti), riesco ad essere parte di questa iniziativa.

Per quanto riguarda Devil, le sue qualità fisiche necessitano di forme artistiche dinamiche. Mi piace pensare che operi principalmente di notte, perché in quel momento ha un netto vantaggio su chiunque altro. Insieme ai tetti di New York, le opportunità di giocare con luci e ombre sono praticamente infinite. Inoltre è uno dei più grandi ginnasti del mondo, per cui ho studiato i muscoli e i movimenti degli atleti olimpici. Per non sbagliare, ho anche osservato su YouTube le tecniche usate dai non vedenti per camminare.

Inoltre, Devil non guarda in faccia nessuno, non ne ha bisogno. Combatte guardando dal lato opposto, cosa strana per un avversario. La vista è una parte tanto importante della vita umana da dominare quasi ogni aspetto della nostra esistenza, dall’inclinare il capo alla scelta dell’arredamento. Quando disegno Matt o Devil, voglio che il suo “punto di vista” sia evidente grazie al linguaggio del corpo. Da un canto, la cecità di Matt è un fatto – un aspetto interessante della sua personalità – ma dall’altro, deve comportarsi diversamente da qualsiasi altro supereroe. Quando disegno Spiedey, faccio del mio meglio perché non tocchi il terreno; con Devil, voglio che sembri sempre in ascolto.

Mark, alcune delle pagine in anteprima di oggi ci mostrano il tuo interesse per la cecità di Matt e per i poteri di Matt come parte del linguaggio visivo del libro.

Waid: Proprio così. Matt è un grande, ma non riesce a sentire il cinguettio di un uccello a distanza di un isolato o a leggere un giornale semplicemente muovendo la mano. Sono veramente interessato a come dev’essere stare nel mondo di Matt, a come dev’essere la sensazione di toccare ciò che ti circonda tutto insieme, o a come si fa a riconoscere le persone dal loro profumo o dal loro battito cardiaco. Abbiamo trovato alcune applicazioni dei sensi di Devil che non erano ancora state prese in considerazione, e più ci penso, più ne trovo di nuove.

In alcune delle pagine in anteprima di Paolo, Devil si confronta con La Macchia, uno dei criminali più strani di Spider-Man. Come mai avete messo questo personaggio contro Matt?

Waid: Volevo un supercriminale ma non uno tanto potente da rendere la lotta impari. Ero già propenso a scegliere Spot perché volevo enfatizzare lo stile acrobatico di lotta di Devil ma quando mi sono chiesto “cosa vede il senso radar di Devil quando guarda La Macchia” non ho più avuto dubbi.

Paolo, com’è stato disegnare la lotta con La Macchia? I suoi poteri sono difficili da mettere su carta? O la sua abilità di passare attraverso dei buchi e di attaccare ovunque i personaggi rende divertente disegnarlo?

Rivera: l’intera sequenza è stata una grande idea di Mark. La Macchia è un avversario formidabile ma Devil ha un vantaggio unico: non ti ci puoi avvicinare di soppiatto. Inoltre, mentre per noi quei buchi sono neri, lui riesce a “vedere” dove conducono. A ciò si somma una sequenza molto divertente che presenta ai non esperti le singolari abilità di Devil.

Avete voglia di condividere con noi un ultimo pensiero sul vostro lavoro a Devil?

Waid: Matt è il mio nuovo personaggio preferito. È buono ma è anche un uomo con dei difetti e prova a fare la differenza nel ventunesimo secolo – e aspettate di vedere la sua nuova scelta professionale nei prossimi mesi.

Rivera: volevo ringraziare mio padre, che ripassa a inchiostro i miei disegni a matita. Non avrei potuto accettare questo lavoro senza il suo aiuto quindi ho un grande debito nei suoi confronti (come se non lo avessi già prima). In questo progetto è partito da zero ed è riuscito a soddisfare le mie richieste pur non avendo mai lavorato con l’inchiostro prima d’ora. Per me l’arte è vita, e io mi fido di lui tanto nella vita quanto nell’arte!

Paolo Rivera

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