Su De Luca, fra JH Williams III e Frank Miller

di Andrea Queirolo

Una pagina di Gianni De Luca da “Fantasmi”, una storia del “Commissario Spada”

Sul finire dello scorso anno ho parlato di J.H. Williams III e in particolare del suo lavoro sulla run di Batwoman scritta da Greg Rucka.

Nei commenti che son seguiti al post, Marco D. e Matteo Stefanelli hanno (giustamente) chiamato in causa Gianni De Luca, grande e vero sperimentatore delle potenzialità del fumetto, che purtroppo sembra aver predicato nel deserto.
Nello scrivere quel post, ero talmente concentrato sulle immagini di Williams III che ho trascurato il suo approccio, estremamente simile a quello di De Luca. Però poi ci ho pensato e mi son chiesto: se il lavoro di Williams III ha così tanta affinità con quello di De Luca, sarà mai possibile che l’autore statunitense si sia ispirato al maestro italiano?

Una tavola originale di J.H. Williams III, da “Promethea”

Per scacciare i dubbi ho contattato Williams stesso, il quale ha risposto così: “…grazie per avermi mostrato un po’ di Gianni De Luca. Non avevo mai sentito questo artista prima d’ora. E’ grande…”

Ecco, Williams non conosce(va) De Luca e sinceramente non me ne stupisco più di tanto, considerato il fatto che nel nostro stesso paese non sono in molti a ricordarselo. In più all’autore americano ho mostrato delle tavole dall’adattamento dell’Amleto che, come credo, non è mai stato tradotto in inglese (così come tutte le opere di De Luca, fatta eccezione per una storia breve del Commissario Spada).

Gianni De Luca, dall’adattamento di “Amleto”

Poi, facendo un po’ di ricerche in giro per la rete, mi imbatto in un articolo del sempre attento Paul Gravett, il quale analizza proprio l’Amleto di De Luca e ne individua le influenze sui fumettisti americani (fra i quali cita lo stesso Williams III). Fra i vari esempi di autori influenzati dal lavoro di De Luca, Gravett inserisce anche Frank Miller, e qua mi fermo e penso: si, Miller è un conoscitore del fumetto europeo, è risaputo il suo amore per Pratt e Toppi, ma è mai possibile che si sia ispirato a De Luca?

Frank Miller, da “Elektra Lives Again”

Stavolta non riuscendo ad arrivare a Miller non posso avere certezze. Però di Miller si possono sapere tante cose, sopratutto dalle interviste. Allora continuo la mia ricerca e, come pensavo, non trovo nessun riferimento esplicito di Miller nei riguardi di Gianni De Luca (e, a parte qualche apprezzamento a Pratt, anche nei riguardi del fumetto italiano in generale).
Nella tavola che vedete sopra è evidente il rimando all’autore italiano. Eppure siamo proprio sicuri che Miller si sia ispirato a lui?
Ci penso un p0′ e ne traggo la conclusione che no, Miller non si è ispirato a lui.
Ci sono diversi motivi che mi spingono a questa deriva:

  1. Il background di Miller è strettamente Americano.
  2. Il grande maestro di Miller è stato Will Eisner.
  3. Gli autori di riferimento principali di Miller sono Johnny Craig, Jack Kirby e Jim Steranko.
  4. A Miller piace il ritmo del fumetto giapponese.
  5. Spesso Miller cita nomi per riempirsi la bocca.

Questi cinque punti non sono messi li a caso, ma hanno un filo logico ben definito:

Tavola domenicale di “Terri e i Pirati” by Milton Caniff 

1.  Sono propenso a pensare che Miller, essendo americano, sia stato indirettamente influenzato dalle pagine domenicali di opere come Krazy Kat e sicuramente abbia trovato un riferimento in quelle di Milton Caniff. Qui, non tanto per lo stile del disegno (a cui guarda palesemente), ma per la composizione: il modo in cui i personaggi di Caniff interagiscono nello stesso spazio-tempo e i primi piani, i close-up. Sono queste le cose che Miller assimila e rielabora. Ipotizzo anche che Miller abbia dato più di un’occhiata al lavoro di Jules Feiffer, un autore che ha dimostrato che si può essere dinamici pur essendo statici. Non dico che ci si sia ispirato, però è sicuro che abbia ben in mente il modo di fare fumetto di quest’ultimo.

Una striscia di Jules Feiffer

2.  E’ risaputo che Miller vedeva in Eisner la figura del maestro e forse addirittura quella di un padre fumettistico. Sono proprio i lavori di Eisner quelli che influenzano maggiormente l’operato di Frank Miller: dalle splash page di Spirit al lettering, dalla composizione della tavola alla regia. Infatti è proprio nel gioco della sequenzialità di Eisner che va ritrovata la vera radice delle sperimentazioni di Miller. I personaggi del maestro si muovono in maniera fluida, mentre il campo d’azione rimane invariato. E’ uno stilema personale quello di Eisner, maturato negli anni da un’infinita serie di accostamenti diversi al medium del fumetto. Miller lo sa, probabilmente conosce a memoria libri come Contratto con Dio e New York, ed è in quelle opere che trova una fresca ispirazione.

Uno dei tanti esempi nei fumetti di Will Eisner

3.  Miller lavora principalmente nel classico formato comic-book, un formato che col tempo ha imparato ad odiare, che per lui è diventato limitativo, dall’impaginazione inutile e per di più costoso rispetto alle pagine che offre. Però allo stesso tempo è legato ad esso, non solo perché lo deve affrontare, ma sopratutto perché lo hanno affrontato gli autori alla quale fonte spesso si abbevera. Innanzitutto Miller adora letteralmente la produzione della EC Comics, editore col quale secondo lui si è esaurita l’epoca d’oro del fumetto americano. In particolare Miller identifica Johnny Craig come uno dei suoi veri punti di riferimento: “Ho davvero studiato Johnny Craig e ho anche comprato alcuni suoi originali e li ho analizzati. Mi riporta sui banchi di scuola ogni volta che lo guardo. Tutti quelli a cui Sin City sembra shoccante e nuovo dovrebbero veramente studiare Johnny Craig.”

          Un tavola originale di Johnny Craig dalla serie “Vaul of Horror”

E’ da Steranko che Miller impara che col fumetto ci si può spingere oltre. Infatti, ancor più rilevante delle influenze sul bianco e nero di Sin City sbandierate da molti, è la consapevolezza del provare cose nuove, di inventare e reinventare la composizione della pagina. Miller, invece che il disegno, studia molto di più l’aspetto e la resa grafica dell’insieme dei lavori di Steranko, nei quali possiamo trovare diversi esempi di azioni composte e scomposte in una sola tavola.

      “Nick Fury, Agent of Shield” da Strange Tales #167, by Jim Steranko

Banalmente ma non troppo, è invece da Kirby che assimila gli aspetti più formali: dall’espressività del segno, alla potenza dei disegni, fino alle pagine da sei o nove vignette a griglia fissa o irregolare. Col passare del tempo Miller muterà il suo disegno e le sue composizioni a seconda delle storie che vorrà narrare rifacendosi sempre e comunque a Kirby.

Una copertina di Jack Kirby

4.  Se a tutto questo aggiungiamo la conoscenza e l’apprezzamento del manga e soprattutto del suo ritmo, arriviamo a quel mix di calma e tensione che permea i fumetti più riusciti di Miller (Sin City in testa che, come assicura lo stesso Miller, è il suo lavoro più giapponese). Questo ovviamente si manifesta sia nelle scelte narrative sia nella composizione delle tavole.

   Pagine da “Lone Wolf & Cub”, un’opera che Miller ha letto attentamente

5.  Miller si compiace di tutti questi riferimenti e si diverte a citarli a più riprese nelle varie interviste, come se non aspettasse l’ora della fatidica domanda: “Quali sono le tue influenze?”. D’altronde, come dice lui stesso: “Mi piace citare nomi, mi fa sembrare così intelligente…”.
E riferimenti a De Luca fin’ora non ne ho trovati.

Non posso escludere che Miller sia entrato in contatto col lavoro di De Luca, ma in quel caso bisognerebbe capire quando, per meglio analizzare i vari e possibili riferimenti.
Infine, se dovessi dire a che punto della carriera Miller prende coscienza di tutto questo per cominciare un discorso personale, be direi sicuramente Elektra Lives Again (uno dei suoi lavori più sottovalutati e meno discussi, ma magari ne riparliamo un’altra volta).
Ovviamente, son qua pronto a esser smentito. Quindi se sapete qualcosa più di me siete pregati di comunicarmelo.
***
Fra i principali testi consultati:
The Comics Journal #107
Reading Frank Miller’s Batman: The Dark Knight Returns
Amazing Heroes #102
Eisner/Miller – Conversazioni sul Fumetto
The Jack Kirby Collector #16
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11 risposte a “Su De Luca, fra JH Williams III e Frank Miller

  1. bell’approfondimento, mi piacerebbe sapere di più su De Luca

  2. Più che chiedersi se Miller conosce DeLuca, bisognerebbe chiedersi se DeLuca conoscesse Eisner.
    Probabilmente la risposta è comunque no, ma le possibilità di contaminazione sono maggiori.
    Tieni conto che gli autori italiani storici sono pochissimo conosciuti negli USA, Pratt è un caso a parte, e probabilmente è conosciuto soprattutto perché era famoso in Francia. ;)

  3. Non credo che la tua domanda sia molto pertinente all’articolo.
    Però penso proprio che De Luca conoscesse in parte l’opera di Eisner. Infatti ecco le date delle prime pubblicazioni italiane di Spirit: Episodi della serie settimanale di The Spirit sono stati pubblicati su Linus n. 43 del 1968, sulla rivista Eureka e sui suoi supplementi dal 1969 al 1973, su altri tre supplementi di Eureka tra il 1977 e il 1978, sul n. 3 della fanzine Funnies nel 1979, su Alter Alter tra il 1979 e il 1980…(http://www.komix.it/page.php?idArt=5050)

    E’ vero che può esserci un certo parallelismo fra lo Spirit di Eisner e i lavori di De Luca, ma l’approccio è totalmente diverso: i due autori cercano strade e usano metodi molto distanti.

    Certo che gli autori storici sono pressoché sconosciuti in U.S.A. e peggio per loro! :)

    andrea.

  4. eccellente Andrea, spero venga letto e riletto come merita

  5. Gran bel pezzo e gran bella riflessione.
    Uno spunto davvero molto interessante.

  6. Concordo, davvero un pezzo eccellente.

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