Il Mondo di Gianni De Luca

“Disegnare è seguire linee, trasformazioni, regressi, accettare deperimenti ed involuzioni. Il disegno insegna ad accettare la vita e i suoi sradicamenti. Forse. A non rimanere per sempre mummificati davanti a quello che si sceglie di vedere una volta per sempre”.

Gianni  De Luca

i+classici+del+fumetto+ #40 - pagina 4

Continuare a parlare dei meriti di Gonano e De Luca e del loro Il Commissario Spada, pubblicato sulle pagine de Il Giornalino per oltre un decennio dopo la sua prima apparizione nei primi anni 70, è quasi pleonastico, soprattutto dopo la meritevole opera dell’associazione Hamelin nel 2008 durante le attività del festival internazionale Bilbolbul [1].

Sulla forza visionaria di De Luca e soprattutto sul suo apporto ai testi di Gonano, che all’epoca, quasi in maniera inconsapevole [2], si gettò nella scrittura dello script di quello che a decenni sembra essere una delle migliori opere seriali italiane, è stato detto in maniera unanime tutto quello che si poteva dire. I grandi cicli neo-situazionisti di Geronimo e la «trilogia del Terrorismo», ad anni  di distanza, sono una delle fotografie «a fumetti» - nei limiti del format “adolescenziale” voluto e dovuto per la serie – più nitide di quei rocamboleschi e oscuri anni della nostra Storia Nazionale. Una storia che a distanza di anni è ancora immersa in quella nebbia che De Luca ritrasse ne Il Mondo di Sgrinfia.

Conobbi De Luca nel 1993, grazie a I Giorni Dell’Impero. E ne venni a conoscenza, nonostante la mia giovane età, come quasi sempre si conoscono i grandi autori: post-mortem. La redazione de Il Giornalino decise, nonostante l’opera fosse incompiuta, di pubblicarla come omaggio ad uno dei suoi più grandi e fedeli autori.  Ricordo poco di quel fumetto, se non la passione con cui lo leggevo, mi appassionavo ai suoi protagonisti e l’estrema curiosità con cui guardavo i bozzetti e quelle tavole così estenuanti come quelle di Toppi per un bambino. Troppi dettagli, troppa cura, troppa “classicità”. Eppure, ogni volta che c’era un racconto di De Luca non potevo non dirmi rapito, quasi ipnotizzato dal suo puntinato che rendeva impalpabili le sue tavole.

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Le tavole della biografia dedicata ad Antonio De Curtis erano fatte in quella maniera con quel puntinato così certosino, che facevano intuire la familiarità con le tecniche dell’incisione e che alludevano quasi metaforicamente alla cecità che avrebbe colpito il comico e che Di Tillo e De Luca vollero raccontare.

Ma quel puntinato De Luca l’aveva utilizzato forse nella maniera più alta nel racconto poc’anzi citato: Il Mondo di Sgrinfia. Il puntinato e l’uso di sezioni servivano a De Luca per mostrare la disintegrazione dell’umanità «che non ha volto» e di «un mondo gelido, avvelenato dallo smog e dalla solitudine». Le parole di Gonano sono dure, così come dure sono le tavole di De Luca: con il profilo quasi surreale di una Milano ridotta in un pulviscolo di grani di smog e cenere, dove si staglia la silhouette della Torre Velasca, che troneggia come un’antica torre medioevale. Non a caso, simbolo della transizione milanese e della volontà funzionalista della città, nonché luogo simbolo del nuovo genere poliziottesco grazie ad un cult come Milano Calibro 9 [3].

sgrinfiaMa, lo sguardo di De Luca scende subito ad un livello più infimo: sui volti omologati e inaciditi dei milanesi, tra cui il vecchio Sgrinfia – scassinatore romantico e con ferrei principi – si muove, ma soprattutto con uno sguardo che seziona, e che prelude agli sviluppi più audaci degli anni successivi, si scende nei meandri della città dove l’oscurità delle fogne è tutt’uno con quella della strada. Mostrando quanto la nebbia sia «una metafora della metastasi morale della città» [4]. De Luca tenterà qualcosa del genere in La Grande Confusione [5], sostituendo la nebbia con la pioggia. Ma, le soluzioni grafiche del racconto del 74 – e che chiudono il primo ciclo di racconti dedicati al commissario – resteranno un unicum per il carattere tattile e al contempo claustrofobico dei disegni. Senza dubbio le originali tavole a colori esaltavo tutto ciò: i gialli marci dei fari, il grigio umido e vischioso e le figure dissolte sono solo lontanamente immaginabili attraverso le tavole delle successive edizioni (sia quella della Black Velvet, quanto quella Oscar Mondadori). Sembra quasi che i versi de Il Canto dell’amore di J.A.Prufrock di T.S.Eliot, laddove parla della nebbia gialla «[...] che strofina il suo muso contro i vetri…» possa trovare in queste tavole una degna raffigurazione.

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L’uso dei colori potrebbe ricordare alcune soluzioni di Edgar Jacobs, autore di Blake e Mortimer, utilizzate nel racconto La marque jaune (1953), ambientato interamente a Londra:

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Ma, come abbiamo detto, la nebbia di De Luca ha un peso non soltanto fisico, ma soprattutto morale nel tracciare lo scivolamento della città in quella zona d’ombra rappresentata dalla nuova mala, diffusa ed invisibile nella sua anonimato. Un crimine senza alcuna regola, verso cui si scontra il vecchio Sgrinfia, nauseato dalla nebbia, che come una piovra allarga i suoi tentacoli sulla città e sulla sua gente. Un timore quello di Gonano e De Luca profetico.

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* * *

[1] Mi riferisco alla miscellanea di saggi/catalogo pubblicato dalla Black Velvet e curato dall’Associazione Hamelin [http://hamelin.net/de-luca-il-disegno-pensiero]

[2]  Gonano a proposito del suo lavoro su Spada:« Scrivevo infatti, racconta, di temi molto attuali rispetto al periodo che stavamo vivendo: furti di uranio, la secessione della Corsica, la malavita organizzata… Facevo il giornalista di professione e non lo scrittore, e questi erano gli argomenti che leggevo tutti i giorni sul giornale in cui scrivevo».

[3] Senza dubbio il tono del fumetto di Gonano e De Luca è certamente più consolatorio e in linea con le pubblicazioni di una rivista cattolica rivolta ad un pubblico non adulto, non a caso molto spesso il tutto si intrecciava a tematiche che si focalizzavano sul rapporto padre-figlio e sulle sue difficoltà, cercando una prospettiva di facile immedesimazione per i lettori, ma non per questo scontata o stereotipata.

[4] Rossi, S., Le intriganti domande del Commissario Spada, in Gonano-De Luca, Il commissario Spada. Gli anni di piombo, Mondadori, Milano 2008, p. VIII.

[5] Qui e qui è possibile leggerla integralmente e a colori.

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