Archivi tag: tito faraci

Topolino 3000

Disney_201305_cover3000Si è molto parlato nelle ultime settimane del numero 3000 di Topolino e credo che la cosa non stupirà nessuno. Un traguardo importante, così difficile da raggiungere per qualsiasi testata periodica, meritava tutta l’attenzione che gli è stata dedicata.

Continua a leggere

Annunci

Intervista a Francesco Artibani

Come introduzione all’intervista a Francesco Artibani propongo il paragrafo a lui dedicato dal mio saggio “Topolino e il fumetto Disney Italiano“, edito dalla Tunué. Il paragrafo è parte del capitolo intitolato “Perle nello scrigno”, che offre una veloce panoramica dei migliori disney italiani degli anni Novanta. A corredo una galleria extra di disegni e bozzetti che Artibani ci ha concesso in esclusiva e che potete vedere sulla nostra pagina Facebook.

artibani

Continua a leggere

Fenomenologia di Kit Carson ovvero come curare la demenza senile

di Gil

Anche Conversazioni sul fumetto vuole festeggiare i nonni e lo fa con un pezzo scritto da misterioso Gil dedicato al vecchio cammello, Kit Carson. 

Continua a leggere

Leggendo il Tex di Tito Faraci

di Andrea Queirolo

Sinceramente ho perso il conto di quanto tempo era che non mettevo mano ad un numero di Tex. Non che avessi problemi a recuperarne uno, visto che probabilmente, grazie a mio padre, in casa ne ho tutte le storie. Ho sempre letto Tex in passato, però ammetto che saranno almeno cinque anni che non ne sfogliavo una pagina. Le motivazioni del mio allontanamento da questo personaggio sono diverse, ma principalmente avevo smesso di leggerlo perché trovavo le ultime storie un po’ stucchevoli, e a volte facevo fatica ad arrivare alla decima pagina.

Ieri spulciavo in uno dei tanti armadi in cui mio padre relega gran parte della produzione bonelliana del secolo scorso e, ora più che mai, di questo (a parte Napoleone, che sta in camera mia per ragioni a me ovvie, ma che magari spiegherò un’altra volta). Mi sorprendo un po’ da solo a cercare fra gli ultimi Tex un nome di un autore di cui mi farebbe piacere guardare i disegni e trovo un numero disegnato da Mastantuono, “Missouri” il 583, che però è la prima parte di una storia di cui non trovo il seguito. Mentre cerco quello che mi manca scopro un racconto di due numeri scritto da Tito Faraci e disegnato dai fratelli Cestaro (Lo sceriffo indiano e La preda umana, rispettivamente num. 581 e 582, marzo/aprile 2009). Ricordo vagamente questo trio all’opera su Nick Raider, ma sinceramente avevo rimosso il fatto che fossero passati a Tex, soprattutto non ricordavo dell’approdo di Faraci su questi lidi (che si sa, su internet si legge tanto e veloce, ma si apprende poco e male).

Insomma comincio la lettura in modo abbastanza scettico – dopo tanti anni lontano da questo personaggio che ricordo aver abbandonato per noia.
Invero, Faraci mi sorprende. Il suo racconto comincia nel pieno dell’azione e non c’è davvero un attimo di pausa: ogni tre, quattro pagine succede qualcosa. Come se non bastasse in ogni singola tavola c’è una novità, un’indizio funzionale alla storia, che ti invoglia a proseguire per saperne di più.
Non c’è tregua per almeno centocinquanta tavole, e si capisce subito che il punto di forza della sceneggiatura di Faraci sta nei dialoghi e nell’azione. Infatti il suo Tex, pur non discostandosi da quello classico dei miei ricordi, risulta dinamico e fresco. Nessuna parola in più e nessuna pagina di troppo, tutto perfettamente incastrato in una narrazione veloce e serrata, fatta di colpi di scena davvero credibili e situazioni molto reali.
Faraci ci mostra un Tex solitario, senza i soliti compagni di avventure, incentrando lo svolgimento della storia su delle comparse create appositamente per l’occasione. Leggo in rete alcune critiche su questa scelta, su come dopo sessant’anni non si possa tirare fuori dal nulla un amico così intimo come questo sceriffo indiano, di come pesi l’assenza di Kit Carson, ecc…Il fatto è che Faraci dà sempre un’ottima visione corale ai suoi testi, e qua, la mancanza degli illustri pards, che può essere vista come un approccio timido al personaggio, mi sembra invece una scelta molto coraggiosa. La storia ha dei personaggi tutti suoi, vive da sola, ma per risolversi ha bisogno di Tex. Infatti questo racconto non è funzionale per Tex, ma è Tex che è funzionale per il racconto. La riuscita di questa sceneggiatura sta nel fatto che Faraci non “gioca” coi lettori, perché tutti sanno che Tex non subirà un graffio e che risolverà il problema. Questa è indubbiamente la difficoltà principale del lavorare su un’icona del genere che ha sulle spalle seicento numeri di avventure. Faraci si concentra sulla storia e sui personaggi secondari, da credibilità a quello che sta costruendo, e sapientemente inserisce Tex nella vicenda. Ed è un Tex classico come non mai, dai modi di fare alle battute che escono dalla sua bocca; un Tex così lo leggerei sempre molto volentieri.

Lo sguardo di Tex, visto dai fratelli Cestaro