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Dissezioni narrative: a proposito di Ratigher, Simeoni e Neri.

 di Tonio Troiani

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Gli incontri impossibili di Ratigher #1

Illustrazione e didascalia di Ratigher
Articolo di Andrea Queirolo

Con grande onore ospitiamo sulle nostre pagine Ratigher, col quale proporremo una serie di articoli di varia natura basati sui suoi “Incontri Impossibili”. Il primo, dedicato a Kaneda e Maggie, potete ammirarlo in esclusiva qua sotto.
-AQ 

“…è stata l’unica in grado di riparami la moto, ma ora sta esagerando. Se continua così Kay le farà scoppiare la testa…”

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Assonanze imperfette: Ratigher tra gli incubi di Burns e il ritmo di Yokoyama

di Tonio Troiani

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Soppesando una testa mozzata

di Andrea Queirolo

Fotogramma dal film culto “Cani Arrabbiati” di Mario Bava

Fra il pubblico c’e’ sempre qualcuno che fa lo spiritoso, e ha ragione. Ho visto “King Kong contro Godzilla”, il gorillone di caratpesta si batteva col dinosauro di plastilina…. a un certo punto una jeep carica di soldati si dirigeva verso i mostri, forse per aumentare la suspense. Uno del pubblico ha gridato: “Li vanno a dividere!”.
E’ stata la fine del film.
Non bisogna offrire mai spunti di questo genere.
Se una porta scricchiola o qualcuno percorre lentamente il corridoio, prima della soluzione della scena il pubblico l’ha già’ smontata con le sue battute.
Se invece lo SHOCK e’ provocato istantaneamente, il pubblico salta sulle sedie… salta davvero.

Mario Bava, intervista a “Horror”, 1971

Una vignetta di “Trama” vista da due angolazioni diverse

Non so se Ratigher apprezza i film di Mario Bava e non so neanche se li conosce, ma la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il suo fumetto è stata proprio la lezione del regista italiano. Trama è un concentrato dei film di Bava. Pellicole come La ragazza che sapeva troppo, Operazione Paura, Reazione a catena e Cani Arrabbiati, sono grandi esempi del cinema giallo e horror, storie raccontate per confondere, ammaliare, stupire e impaurire il pubblico.
Ratigher riesce in tutto questo lavorando in quella direzione, e mentre ho già letto di qualcuno che affianca la sua narrazione a quella di Clowes (ma bisognerebbe anche specificare quale Clowes potrebbe avvicinare: quello di Lloyd Llewellyn e Come un guanto di velluto forgiato nel ferro), non ho ancora visto nessuno parlare delle vecchie storie della EC Comics o di quelle del primo Ditko. Secondo me Trama proviene anche da li, dal classico insomma. Infatti in questo fumetto rivivono le stesse atmosfere di quei racconti, ma la sua narrazione eccelle e si distingue poiché viene sviluppata dall’autore in maniera originale.

Le matite della copertina

L’autore mette i suoi personaggi in situazioni paradossali e grottesche, imbastendo la storia con un metodo che parrebbe seguire la strada dell’improvvisazione.
Ovviamente Ratigher è padrone del suo fumetto, ma giocando coll’utilizzo dei flashforward costruisce la storia basandola sulla casualità, mettendo in difficoltà i personaggi prima per trovare una soluzione dopo. In questo modo riesce a creare interesse nel lettore e a donare alla narrazione un’imprevedibilità tale da poter davvero stupire. Già dall’entrata in scena di Bimbo Fango il lettore viene shoccato e messo davanti ad una serie considerevole di domande: chi o cosa è questo personaggio? da dove arriva? perché aggredisce i due ragazzi? cosa vuole? Ma Ratigher non offre risposte esaurienti e così facendo mantiene alto il livello di curiosità. Non contento comincia a divagare, a inserire personaggi strampalati come i camionisti o il vecchio asociale, a trasformare la storia in un thriller on the road e a offrire arditi spunti filosofici sull’etica della vita.

Prova colori per la copertina

La costruzione grottesca di questo fumetto è supportata da un disegno tremendamente efficace, piatto e privo di sfumature, dalla linea oserei dire chiara e sicuramente precisa. L’uso massiccio di quei retini che in molti hanno dimenticato fornisce una solida alternativa al classico bianco e nero. I neri pieni infatti vengono spesso usati per creare contrasti, spezzare il ritmo, sottolineare un particolare o evidenziare una scena specifica. Andando oltre il testo, queste sono tutte cose che lasciano intendere un’ottima capacità di progettazione e stesura di una storia. E’ un lavoro stilisticamente molto elaborato e che secondo me, per raggiungere il suo scopo, andava necessariamente eseguito con questa scala di colori grigi. Trama è un ottimo prodotto sotto tutti i punti di vista, a partire dalla confezione ripresa da quella degli Omnibus Mondadori.
A tal proposito mi sento di condividere appieno le parole che Ratigher esprime nell’intervista condotta dalla nostra Daniela:

Io aborro il libro “oggetto” in quanto tale, i trick di cartotecnica e le grafiche avanguardistiche, se si riducono a sfoggio di stile. E mentre lo dico mi accorgo quanto banale sia la mia posizione, ma la sottolineo perché, da lettore/fruitore, continuo ad imbattermi in tanti prodotti (più nell’illustrazione che nel fumetto) che replicano lo slancio innovativo delle avanguardie stilistiche senza riempirli di “ciccia”.

Trama  è un libro sulla presa di coscienza di se stessi e degli altri: c’è qualcosa di diverso la fuori che non può essere ignorato.
Non saprei dirvi quanto pesa una testa mozzata, ma dopo aver letto il libro posso affermare con certezza che la testa di Ratigher è ben ferma sulle sue spalle.

Disegno finale per la copertina

Intervista a Ratigher

di Daniela Odri Mazza

Vi trovate in un pozzo nero di inchiostro. E’ buio e avete paura.
E fate bene, perché sta per accadervi qualcosa di orribile. Siete pronti? Allora vi racconto “TRAMA. Il peso di una testa mozzata”, proprio dalle parole del suo autore, Ratigher.

Ratigher è Francesco D’Erminio, uno dei fondatori del gruppo Superamici, fumettista nel gruppo IUK, e poi su Vice Magazine, Hobby Comics e varie riviste indipendenti. L’ho incontrato all’ultimo Napoli Comicon e TRAMA m’ha preso assai. Così poi gli ho chiesto qualcosa in più su questo ultimo lavoro pubblicato da GRRRzetic.

Hai molte pubblicazioni indipendenti alle spalle, ma con TRAMA è la prima volta che ti confronti come autore con il formato “libro”, con una narrazione più complessa. Ci parli delle motivazioni hanno condotto a questa scelta?

Per un lungo periodo non mi sono sentito pronto a fare un libro. Volevo prima realizzare una serie di storie brevi che mi soddisfacessero, intendo tecnicamente. Pensavo che se non fossi riuscito a concepire una storia di venti pagine ben calibrata, ritmata e drammaticamente solida, lanciarsi nella stesura di un volume corposo sarebbe stato stupido. Come se immaginandomi autore/marito stanco in una relazione in preda alla routine decidessi con mia moglie/I miei fumetti di fare un bimbo/libro per ravvivare il nostro rapporto. Sarebbe venuto fuori un ragazzino problematico, io e la mia signora ci saremmo separati e nei week-end avrei sparlato al pupo della sua mamma, quella vigliacca arida e calcolatrice. Queste cose vanno fatte in due, nello specifico Io e la Tecnica Fumettistica, che dopo più di dieci anni di convivenza trovo ogni giorno più sexy.
In effetti ho anche aspettato troppo, mentre disegnavo TRAMA mi sono reso conto di quante fossero le variabili impazzite che anche il migliore allenamento non può prevedere e che solo la pratica insegna ad affrontare. Certo che, fatto un libro, viene una voglia matta di farne altri cento e il prossimo lo faccio di sicuro grosso il doppio! Come dice il mio amico e mentore Baronciani: “un libro all’anno!”

La copertina, l’impaginazione, la sensazione “tattile” che dà questo libro quando lo prendi in mano non possono che affascinare al primo sguardo. E vale non solo per tutti quelli che colgono la citazione alla collana degli “Omnibus Mondadori”, ma anche per tutti gli altri. Questa veste particolare è stata una tua scelta personale? Che rapporto hai con il libro come “oggetto”?

La scelta della veste grafica così “preziosa” è fortissimamente mia, ma da subito Silvana (capa della GRRRZetic editrice), ha assecondato I miei sogni di gloria cartonati (decidendo tra l’altro di impostare così tutta la sua super collana che ospiterà I super fumetti di tutti I Super Amici). Io aborro il libro “oggetto” in quanto tale, i trick di cartotecnica e le grafiche avanguardistiche, se si riducono a sfoggio di stile. E mentre lo dico mi accorgo quanto banale sia la mia posizione, ma la sottolineo perché, da lettore/fruitore, continuo ad imbattermi in tanti prodotti (più nell’illustrazione che nel fumetto) che replicano lo slancio innovativo delle avanguardie stilistiche senza riempirli di “ciccia”. Vedo di farmi capire meglio: io ho adottato per il mio libro l’avveniristica veste grafica della collana Omnibus Mondadori; in questa gloriosa collana sono stati pubblicati sia capolavori, sia opere scialbe, ma quando leggevi Chandler con quella edizione il cortocircuito tra somma letteratura e somma ingegneria editoriale ti permetteva di stringere nelle mani un tesoro, qualcosa da custodire, qualcosa da venerare e da prendere a modello (anche di vita per me, urca). Io certo non posso giudicare i miei contenuti, ma questo è stato il faro che ho seguito; prima mi sono sforzato per produrre il massimo della “ciccia” di cui fossi in grado e poi l’ho vestita con uno scafandro d’alta moda.
Inoltre ho sempre trovato che la grafica degli Omnibus sarebbe stata perfetta per un fumetto, me lo sognavo la notte di trovare una raccolta di Corben impacchettata in cotanto vestito, insomma mi sembrava fosse nata apposta per l’avventura disegnata.

Di contro a quanto detto prima sul valore estetico, il titolo così in bella mostra, TRAMA, ci mette appunto in guardia sul fatto che quella che vediamo non è solo una bella confezione, ma c’è una storia che si dispiega dentro e che richiede forte la nostra attenzione. A questo proposito ho visto richiedi un piccolo sforzo di partecipazione ai tuoi lettori, inserendo un particolare espediente narrativo, illustrato in una specie di tabella-guida tra le prime pagine…E’ un modo per giocare con chi ti legge? Per dare qualcosa in più?

È un espediente che costringe a rileggere il libro e a darne un’interpretazione propria; non è niente di complicato ma credo che questo piccolo sforzo ripaghi il lettore rendendolo maggiormente partecipe. Lo spiego in breve: alla fine di ognuno dei nove capitoli c’è una tavola che “anticipa” il futuro, fino ad arrivare all’ultimo salto temporale che conduce oltre la fine della storia disegnata. Nella prima stesura della sceneggiatura questo “trucco” non c’era; concludevo ogni capitolo con un climax che spingesse il lettore a non poter interrompere la lettura. Uno stratagemma antico che a me ha sempre catturato. Ho inserito anche i salti temporali perché volevo che la storia fosse pienamente raccontabile solo con il mezzo fumetto. Se venisse infatti tradotto il libro in qualsivoglia altra forma narrativa sono convinto che l’espediente non funzionerebbe altrettanto bene. Del nuovo interesse che gravita intorno alle graphic novel e compagnia bella trovo che l’aspetto più fecondo sia un rinnovato interrogarsi da parte degli autori sulle possibilità esclusive della narrazione a fumetti; ho dato il mio contributo.

Ora senza svelarla, questa TRAMA, vorrei però dire però che uno dei protagonisti è un personaggio che ricorre già in altre tue storie, lo definisci il tuo “pupillo”… E’ il Bimbo Fango. Qual’è la sua storia? Cosa rappresenta?

La trilogia di Guerre Stellari è il mio Vangelo, tanto quanto la presa sua presa in giro, Balle Spaziali; ma ci tornerò dopo.
Bimbo Fango è nato un giorno che facevo scarabocchi per provare una penna nuova. È diventato il mio alfiere perché provo piacere fisico nel disegnarlo, sempre. È stato protagonista di molte mie storie, per un periodo ho serializzato su Vice magazine le sue avventure e, nel numero 2 di Hobby Comics (la rivista dei Super Amici, edita sempre da Grrrzetic), ho disegnato le sue origini, quindi, per chi volesse conoscere i dettagli, basta recuperare questo blasonato giornaletto. Intanto ti dico che Bimbo Fango è un bambino che ha commesso un peccato (non nel senso cattolico, diciamo che ha fatto una cosa brutta) e non è più riuscito a separarsene, vagando in lungo e in largo cercando di scoprire come gli altri riescano a sostenere I propri fardelli, le proprie brutture.
Un giorno, mentre mi dissetavo con un Long Island, ho capito da dove ho preso i tratti somatici caratteristici del mio piccolo vagabondo; da Balle Spaziali! E più precisamente dal mafioso interstellare Pizza Margherita.

Il mafioso Pizza Margherita, da “Balle Spaziali”

Per Bimbo Fango ho pensato migliaia di applicazioni: protagonista di libri illustrati per bimbi, serie di pupazzi snodati, gioco in scatola, linea di vestiario… Prima o poi gli dedicherò un corposo volume a fumetti di cui per ora ho ben sette titoli provvisori tra cui “l’enciclopedia della colpa” e “una bussola per l’inferno”.

Il primo disegno del Bimbo Fango!

Un’ultima curiosità, riguarda le atmosfere crude e disturbanti, che caratterizzano non solo questo ultimo lavoro, ma un po’ tutta la tua produzione. Da dove trai l’ispirazione? Cosa ti piace, cosa ti emoziona?

Mi lusingherebbe raccontarti tutte le mie passioni e influenze ma per contratto con me stesso devo tarpare questa umana pulsione. A me piace inventare storie e, da che mondo è mondo, gli argomenti più interessanti sono sempre stati l’amore e il mistero. Io mi sforzo di inventare storie sentimentali, misto di rabbia ed attrazione, che siano però sempre agevolate od ostacolate da qualcosa di nascosto e sconosciuto. Mi piacerebbe piacere ai curiosi e a gente sensibile tipo Vasco Rossi, e spaventare qualcuno fino a farmi amare.

Sia per chi è curioso, o chi ne è già innamorato, ma anche per tutti gli altri, è possibile passare a Bologna, fino al 17 giugno, per visitare la mostra “La vista di una testa mozzata”, dedicata a TRAMA, al Ram hotel, via San Valentino 1/f a Bologna. Esposte molte tavole del libro e contenuti inediti ad esso collegati.

Inoltre incontrare Ratigher è facile, ora che è a spasso per l’Italia con il suo tour promozionale, spesso in compagnia dei Superamici Maicol&Mirco, con il loro volume Maicol&Mirco Show.