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Disegnare Gente al Pub: Un’Analisi

Ci sono cose che sembrano facili e invece non lo sono per niente. Prendete disegnare un tizio in un pub: sembra una cazzata, vero?
E invece non è così.

Da quando si sono moltiplicati esponenzialmente i fumetti con location britanniche, la cosa è diventata problematica. È come la pallacanestro negli anni ’80: ci potevano pure provare in tanti, ma l’eccellenza era da ricercare solamente in un paese. Nel caso delle rappresentazioni dei pub, è facile capire che stiamo parlando della Gran Bretagna. Prevedibilmente, sono i disegnatori UK a rendere al meglio quando si tratta di rappresentare l’atmosfera pesante dei pub.[1]

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“La realtà è solo una storia che ha preso vita, salute”, da Hellblazer #120, testi di Paul Jenkis e disegni di Sean Phillips

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Paul Pope il mercoledì

di Andrea Queirolo

Questo piccolo articolo è pubblicato in contemporanea (ma col dovuto fuso orario) sul blog americano The Panelists. Fatto che per me è un grande onore. Desidero fortemente ringraziare Craig Fisher per avermi dato la possibilità di comparire fra le pagine curate da lui e i suoi collaboratori, per aver creduto in me e per avermi aiutato a editare il pezzo in inglese. 

Fronte e retro copertina del primo fascicolo di Wednesday Comics

Nel 2009, sotto l’abile guida dell’editor Mark Chiarello (Solo, Batman Black & White, Batman: Vittoria Oscura), la DC ha dato alle stampe Wednesday Comics, una pubblicazione settimanale formato quotidiano che si rifaceva alle vecchie tavole domenicali. Gli autori coinvolti sono stati i maggiori in forza alla DC (ad es. Azzarello e Risso), con qualche nome grosso per l’occasione (Gaiman, Allred) e almeno un outsider purosangue: Paul Pope.

Mi voglio soffermare proprio sulla storia di Pope perché, come al solito, è in grado di fornirmi spunti e riflessioni particolari.
Paul Pope sceglie di scrivere un racconto su Adam Strange, personaggio credo non troppo conosciuto in Italia (per i dettagli vedere qua).
La sua scelta segue una logica che riflette i suoi lavori precedenti e che procede nella narrazione del genere fantascientifico. Infatti il personaggio di Adam Strange è strettamente legato alla fine degli anni ’50, periodo nel quale spopolava il genere sci-fi, e viene concepito dal grande Gardner Fox sulla falsa riga del Flash Gordon di Alex Raymond e dei racconti di John Carter di Marte creati da Edgar Rice Burroughs.

Per realizzare questa storia Pope rende i suoi tratteggi, e in particolare i suoi inchiostri, molto più puliti ed essenziali, abbandonando in parte il segno sporco, a sprazzi claustrofobico, che possiamo ritrovare nelle opere precedenti. Infatti guardando queste tavole si può notare che l’autore utilizza molto i campi medi e lunghi, dove i personaggi sono disegnati nella loro interezza, rifiutando spesso i primi piani se non in funzione di particolari sequenze.
Il disegno più pulito del solito, ma anche la composizione stessa della pagina, che ricerca sicuramente una sua completezza visiva nel Little Nemo di McCay, può trovare una sua giustificazione nello studio del Valerian di Jean-Claude Mézières.

Una pagina di Valerian

Pope infatti non ha mai nascosto la sua passione per il fumetto francese e, se più banalmente possiamo constatare un richiamo a certi paesaggi di Moebius (ma anche di Gir), è nell’opera di Mézières che dobbiamo trovare la chiave della realizzazione delle sue Strange Adventures.
Non solo il disegno, ma anche la composizione delle vignette è molto ricercata e la pagina si può idealmente dividere in due metà: una che si sviluppa in orizzontale e una che si sviluppa in verticale.

Notate lo sviluppo orizzontale delle vignette nella parte alta e lo sviluppo verticale nella parte bassa.

Questa scelta stilistica non solo detta il ritmo narrativo, ma mantiene anche una certa solidità compositiva. In breve Pope mira a progettare delle tavole dall’impatto visivo omogeneo, che contemporaneamente colpiscono sia per la loro grandezza che per la facilità di lettura. Nell’impostare le pagine e la scansione narrativa delle vignette, ma non solo, risulta chiaro come Pope abbia guardato alle tavole domenicali di Roy Crane, un autore che nelle sue storie si è distinto grazie a uno storitelling tra i più semplici ed efficaci di sempre.

Una pagina di “Captain Easy”, by the master Roy Crane

Su questa divisione delle tavole operata da Pope c’è anche un’altra grande influenza che è quella di Carmine Infantino, uno dei più importanti autori di comics della Silver Age. E’ facile, basta prendere una delle tante pagine di Adam Strange disegnate da Infantino per trovarci questo tipo di composizione:

Carmine Infantino da Mystery in Space # 89. (Se poi volete farvi un favore, potete comprarvi questo)

Per ricreare l’atmosfera delle vecchie strisce, Pope sceglie di colorare la storia in maniera particolare. Ottimo il lavoro di Jose Villarrubia prima e Lovern Kindzierski dopo, che ricercano quell’approccio alla colorazione antecedente all’era digitale. Non ho avuto modo di vedere la pubblicazione originale, ma son convinto che su quella carta da giornale la resa dei colori deve essere stata stupenda. Sulla raccolta in volume che posseggo, su quella carta liscia, così pulita e piena di riflessi (che odio e che ritengo inutile per certe edizioni), sicuramente si perde molto di questo lavoro.

Infine, mi è sembrato interessante contattare i due coloristi per  approfondire il discorso e carpire qualche segreto sulla realizzazione dell’opera:

Domande a José Villarrubia

Prima di questa storia hai lavorato spesso con Paul Pope. Com’è nata questa collaborazione in particolare?

Paul mi ha chiesto di lavorare con lui su Wednesday Comics per rendere le pagine simili alle vecchie tavole domenicali.

Ti ha fatto qualche richiesta particolare?

Voleva che replicassi la tavolazza dei colori di quel periodo.

Hai scelto un metodo particolare per colorare queste pagine?

Ho usato colori che ho scansionato direttamente dalle pagine di vari fumetti. Non ho usato il bianco puro tranne che negli spazi fra le vignette (una richiesta editoriale). Oltretutto non ho combinato, modellato e usato gradazioni di colore, tutti i colori sono stati applicati completamente piatti.

Sei stato ispirato da qualche vecchia striscia o pagina domenicale?

Si, in particolare da Little Nemo in Slumberland, ma anche dal modo in cui erano colorati i comic books americani quando ero ragazzo negli anni ’60 e ’70. Sono anche stato ispirato dagli artisti contemporanei che usano il colore piatto con saggezza, vedi Chris Ware.
Penso che se anche ci sono stati tanti artisti di talento nell’antologia, la storia di Paul sia stata quella che ha richiamato di più le atmosfere delle strisce d’avventura: Flash Gordon, John Carter, Buck Rogers. Ha anche usato una tecnica d’inchiostrazione nel solco della tradizione di Milton Caniff e Frank Robbins. Son veramente orgoglioso di aver fatto parte di questo progetto.
In seguito, un mese dopo, ho colorato un’altra storia di Paul, quella degli Inumani nel volume Strange Adventures #1, che è stato un omaggio alle storie della Silver Age americana.

Domande a Lovern Kindzierski:

Per prima cosa, hai cominciato a lavorare nel bel mezzo della storia, dopo José Villarrubia. C’è qualche motivo particolare?

Un giorno Mark Chiarello mi ha chiamato per sapere se fossi stato disponibile per il lavoro. Jose era impossibilitato a finire e Mark ha pensato che fossi in grado di continuare il lavoro nello stesso modo in cui Jose aveva cominciato. Amo il lavoro di Paul e i progetti di Mark son sempre artisticamente gratificanti, così non mi sono fatto scappare l’occasione.

Come ti sei trovato a collaborare con Paul Pope?

Collaborare con Paul è stato fantastico! Ha avuto tante idee per il libro e io sono stato felice di ascoltarle. Mi ha passato tutti i riferimenti che aveva sul lavoro e poi abbiamo pianificato il colore di ogni pagina. Ho grande rispetto per i suoi colori e lui per i miei, così siamo stati capaci di ispirarci a vicenda e di trovare soluzioni delle quali essere entrambi contenti. Le cose che lui mi ha richiesto erano alcune tecniche di photoshop, mentre io invece dipendevo dalla sua visione del progetto.

Ti ha chiesto qualcosa in particolare?

Bè, la prima cosa che Paul ha voluto è stata la texture e la tavolozza limitata di un vecchio comic book. Ha anche sperato di dare al racconto un sapore più europeo. Ci siamo subito ritrovati con alcuni esempi di volumi che sapevamo essere degli standard e così siam stati subito pronti per incominciare.

Hai scelto un metodo particolare per colorare queste pagine?

Il metodo per me era già stato scelto. Ho dovuto seguire la texture che aveva usato José. Dopo di che ho dovuto mantere piatto il colore e trovare soluzioni usando le vecchie pellicole per progettare sfumature e altri effetti. Paul ha elaborato gli effetti dello Zeta Beam a parte, sovrapponendoli ai suoi disegni, e così sono stato in grado di colorarli come facevo coi vecchi libri su cui lavoravo prima dell’avvento dei computer.

Sei stato ispirato da qualche striscia o pagina domenicale, o ti sei rifatto a qualche fumetto della Silver Age?

Mentre tenevo a mente le vecchie strisce come il Prince Valiant di Foster, in realtà son tornato indietro colla mente alle mie prime colorazioni in blue line. Ho pensato al lavoro che avevo svolto su Elric: Sailor on the Seas of Fate dove avevo colorato i disegni. Avevo sviluppato una tavolozza che era pesantemente influenzata dalle storie europee che amavo allora. Ho pensato a Torres e Chaland. In seguito mi son ricordato degli effetti mutevoli dati dalla carta e dalla stampa della Silver Age. Questi sono stati i filtri da cui tutto il mio lavoro è passato prima di raggiungere la pagina.

La pagina del sogno di Adam Strange con l’apparizzione del Dottor Fate è colorata in maniera completamente differente rispetto al resto della storia. E’ un lavoro fantastico, come hai sei arrivato a questa soluzione?

Grazie, è stata una pura collaborazione. Siccome era la sequenza di un sogno, Paul ha voluto che fosse una cosa a parte. Aveva visto alcune stampe grafiche ed è stato ispirato dai colori che l’artista aveva usato per quei pezzi. Mi ha mandato un esempio e io sono stato capace di ricavare dei colori che per la nostra storia avrebbero funzionato, rifacendomi, più o meno alle stampe. Sicuramente dopo di questo ho dovuto lavorare molto su come usare questo forte approccio grafico sulla sequenza. Ho dovuto mantenere lo storytelling chiaro e allo stenso tempo una composizione solida, che favorisse e sostenesse la lettura della pagina così come Paul ha fatto coi suoi disegni.

La pagina del sogno di Adam Strange

Solo Paul Pope

Copertina di “Solo #3” nonché autoritratto di Pope

Dopo aver riletto il terzo numero di Solo, alla ricerca delle dinamiche che muovono il lavoro di Paul Pope, ho preso un paio di annotazioni incentrate su questo albo, inedito in Italia, ma recuperabile su Amazon.
L’opera di Pope, pur non essendo vasta, è tremendamente complicata e il suo approccio stilistico è frutto non solo di un’abile tecnica e di una facilità di disegno eccezionale, ma anche di una eccellente conoscenza del fumetto e della sua storia.
Pope in più è un autore completo, che si occupa liberamente sia dei testi che dei disegni, e per questo in ambito commerciale lavora esclusivamente come free-lance, cioè quando gli viene data carta bianca (Batman Year 100) .
Per questo risulta in parte difficile capire il suo lavoro, spesso formato da più strati e che sovente, ad un’occhiata superficiale, riesce solo a stupire per la potenza dei disegni, portando ad affermazioni che trovo un po ridicole e banali come: Paul Pope, la rock-star dei Comics.

Innanzitutto, scavando in profondità sono giunto alla conclusione che Pope, più che una rock-star, sia un romantico.
Tutti i suoi personaggi sono mossi dall’irrazionalità, dall’inquietudine e dai sentimenti, perfino i personaggi non creati da lui, che riprende e modella sulla base di un soggettivismo lampante.
Prendiamo la seconda storia che appare in Solo: Are You Ready For the World that’s Coming? Omaggio dichiarato a Jack Kirby e ad una delle sue creazioni più controverse per la Dc: Omac.

In questa pagina è ben chiaro come Omac sia combattuto, come alla fine i suoi sentimenti prevalgano e come debba essere richiamato al dovere dal satellite artificiale Brother Eye, ovvero dalla sua parte razionale.
Non è un caso quindi la scelta di Omac da parte di Pope che infatti rende tributo al genio di Kirby emulandone le idee e la scrittura piuttosto che il disegno.

Un’altro tema portante dell’opera di Pope è la fuga dalla realtà e dal tempo presente. Tutte le sue storie più famose sono ambientate nel futuro (Liquido Pesante, 100%) e perfino il suo Batman vive in una Gotham non ben definita.
Contrariamente (ma attenendosi al tema), in Solo è presente una rielaborazione della storia mitologica del Minotauro: The Problem in Knossos.

Non solo questo breve racconto ci fa capire che Pope è una persona dagli interessi fini e variegati, ma ci offre l’ennesima riprova del suo sapere raccontare in maniera non banale, mettendo in secondo piano il Minotauro e concentrandosi fra le righe su Tèseo. Vero protagonista della storia, che ancor spinto da un’ira accecante trasformerà la sua gloria in tragedia.

L’ironia è invece un’aspetto più sottile e difficile da trovare nei fumetti di Pope, ma è presente, quasi sempre. Spesso è usata dall’autore per dissimulare i limiti dei propri personaggi o delle cose che li circondano.
L’esempio più sfacciato lo abbiamo nella storia breve:
Life-Sized Monster Ghost. Una storia dal vago sapore retrò nella quale un bambino (forse l’autore stesso) si trova a fantasticare sui gadget che sta aspettando per posta: uno spettro e degli occhiali a raggi-x. All’arrivo del pacco, il bambino si accorge della fregatura deridendo se stesso.

En Esta Esquina (On This Corner) è indubbiamente l’apice del volume e pone l’accento sull’interesse per il popolare e sulla visione dell’individualismo sociale che rimane uno dei temi più oscuri dell’autore.
La narrazione didascalica si accompagna ai disegni in sintonia perfetta. Un racconto riflessivo, una poesia che preferisco vedere come un vecchio blues degli anni ’20. Sicuramente una delle cose più belle mai fatte da Pope, che rimarca la sua capacità di narratore, che ancor prima di usufruire di uno storytelling al limite della perfezione ci fa capire quanto bravo sia a scrivere.

Infine l’ultima storia del volume, Teenage Sidekick (premiata con un Eisner per la miglior storia breve nel 2006), appare come un semplice gioco formale. In effetti non ci sono rimandi alle tematiche di cui abbiamo parlato fin’ora, ma il suo fine è quello di ridefinire Robin come spalla di Batman.
Una terza persona narra la “nascita” di Robin mentre questo, trascinato da due scagnozzi, viene portato dal Joker. Il racconto pone l’accento sul perché Dick Grayson sia il ragazzo meraviglia grazie ad una serie di parallelismi fra lui, Batman e il Joker. La cosa che colpisce di più è la cruda realtà con cui si sviluppa la vicenda: Robin è solo un quattordicenne e viene sopraffatto dagli scagnozzi mentre dice parolacce; il Joker è realmente pazzo, non tanto nella resa artistica (piuttosto classica) quanto nei modi cupi; Batman segue le tracce di Robin senza curarsene e lo ammonisce sul finale.
Altro esempio della poliedricità di Pope, probabilmente richiamato al dovere da qualche editor  che non capiva il perché su un volume targato DC, su quattro storie ce ne fosse solo una con un personaggio della casa editrice.

Voglio fare un ultimo appunto e questa volta sulla costruzione della tavola.
Tranne qualche eccezione le storie di questo volume presentano una composizione della pagina lineare, che va dalle quattro alle otto vignette.
Si può notare facilmente come nella maggioranza dei casi – escludendo le prime pagine di ogni capitolo che devono molto di più a quelle della EC Comics che a quelle di Eisner –  come l’azione delle pagine sia disposta a metà e come Pope giochi spesso sul rapporto causa-effetto: nella prima parte della tavola succede una cosa e nella seconda c’è la conseguenza. Provate a guardare le tre immagini postate in precedenza e quella sottostante e capirete.