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Maicol & Mirco e Lrnz, ricordando Magnus e Bonvi

Sabato scorso, quattro Maggio, si è svolto ad Ascoli il campus Periferie Digitali (http://www.periferiedigitali.it/). Si è parlato di social media, professioni digitali  e altri interessanti argomenti. Peccato che la cosa, fatto apertamente in contrasto con la mission dell’evento, non fosse stata per nulla pubblicizzata e che, di ritorno in quella che è la mia città natale, Ascoli appunto, abbia saputo quasi casualmente e all’ultimo momento della presenza di Maicol & Mirco (ne abbiamo parlato Qui e Qui) e di LRNZ, invitati a condurre la festa di chiusura dei due giorni di meeting. Raggiungerli è stata una piccola impresa: la festa si sarebbe dovuta svolgere prima da una parte, nella splendida cornice della Cartiera Papale (dove, quando ero giovane e speranzoso nelle capacità reattive della provincia italiana provai, senza successo, ad organizzare un festival di fumetto), per essere poi spostata all’ultimo momento e senza preavviso.

Però, considerando la splendida vista, non è andata poi così male.

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Pregiudizi inevitabili

di Andrea Tosti

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L’ultimo dei grandi

di Andrea Queirolo

Questo dialogo a tre è avvenuto veramente la sera di sabato tre marzo per le strade di Bologna. E’ colloquiale, non ha nessuno scopo particolare, ma mi sembrava interessante riportarlo, così a memoria. -AQ

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L’arte feroce di Magnus

Questa breve intervista a Magnus è tratta da Image n. 6 dell’ottobre 1984 (Glittering Images) e realizzata da Graziano Frediani e Renato Genovese.

Tavola originale da un racconto dello “Sconosciuto”.

Molti non sanno se gli orrori che rappresenti ti affascinano o ti fanno paura.
Il problema non esiste. Io non ho particolari apprensioni verso la violenza, o verso la morte, o verso gli aspetti più tragici della vita.
Ne d’altra parte, ne sono attratto, perché, anzi, la violenza mi colpisce allo stomaco.
Parrà strano ma il mio è solo un esercizio di fantasia, un tentativo di sviluppare un discorso mentale tenebroso senza morbosità.

Come vivevi, da piccolo, la distinzione tra buoni e cattivi?
Ho sempre avuto una particolare simpatia per i cattivi: quando andavo al cinema mi ricordo, sceglievo sempre di identificarmi nelle parti dell’antagonista, mai in quelle dell’eroe.
Facevo, insomma, la parte del diavolo, forse anche per vedere il reprobo giustamente punito. Se, ad esempio, il film era Robin Hood, io mi immedesimavo nello sceriffo di Nottingham e la misera fine che mi aspettava era quella di morire schiacciato sotto un ponte levatoio.

Quindi, non hai grosse frustrazioni nascoste.
Non sono sadico. Non riuscirei a umiliare qualcuno come il Gessler del Gugliemo Tell che mette la mela sulla testa di un bambino; allo stesso tempo, però, mi affascinano di Gessler la ferocia che dimostra e la violenza che ne consegue, per cui lo stesso viene ucciso con una freccia piantata in gola.

Vuoi dire che osservi la scena mantenendo una filosofica distanza?
Si. L’affetto che vediamo è l’atto finale, la cessazione dell’armonia, il punto di conflitto, ma la violenza e la malvagità non sono mai fini a se stesse. Sono il frutto di circostanze particolari, hanno sempre una causa iniziale. Ecco: a me piace indagare su questi intrighi, su questi equivoci di percorso, su questi passi fatali immediatamente precedenti.

Certi disegni, lo ammetterai, non lasciano indifferenti.
È vero, però… Vi ricordate l’episodio dello Sconosciuto in cui si vedono due morti con la testa scoperchiata da un colpo di scure? Beh, dovevo fare una fotocopia del disegno ed andai in un negozio dove già mi conoscevano. Il padrone rimase letteralmente allibito di fronte all’immagine dei due spettri, tant’è che io cominciavo a vergognarmi. Poi chiesi al figlio, un ragazzino: << Sono tanto spaventosi?>>, e lui mi rispose tranquillo: <<Ma no! Sono come Alan Ford>>>.