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La critica che serve

di Ken Parille

traduzione di Miranda Saccaro

Continuiamo il nostro discorso sulla critica del fumetto (o fumettistica) con un articolo di Ken Parille apparso originariamente su Blog Flume.
Questa riflessione va ben contestualizzata con riferimento all’america e alla materia di discussione riportata dai link presenti nel testo.
Ricordo che Ken Parille, che attualmente scrive per Comics Journal, è il massimo esperto dell’opera di Dan Clowes alla quale ha dedicato l’unico sito al mondo che tenta di presentare la bibliografia completa dell’autore.
-AQ

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Ice Haven: il romanzo a strisce

di Ken Parille

traduzione di Andrea Queirolo

Nel “romanzo a strisce” Ice Haven c’è una vignetta in cui un ragazzo di nome Charles strappa una copia del libro The True Story of Leopold and Loeb. Per Charles è un momento di forte ansia: crede che se viene trovato col libro sarà collegato ad un omicidio che non ha commesso. Grosse gocce di sudore sopra la sua testa; le sue mani e le sue braccia sono disegnate diverse volte per simulare l’atto dello strappare; e la parola “SHRED” [stracciato/pezzetto NTD] appare due volte sopra le pagine lacerate del libro.

La testa di Charles è grossa come il suo busto. La sua bocca—come molti personaggi dei fumetti disegnati di profilo (Little Lulu, Henry, Charlie Brown)—non si vede. La vignetta è divertente nel modo in cui ci aspettiamo che un disegno di un fumetto lo sia—pieno di effetti esagerati. Però, poiché Clowes ha accuratamente spiegato la trama e ha inserito Charles in un groviglio di relazioni problematiche, il lettore prova l’impeto della sua ansia. Diversi graphic novels si distanziano dalle loro origini “divertenti”: per essere legittimi, si sostiene che il fumetto deve imitare il più possibile il realismo dei film. Clowes, tuttavia, non rivela alcun disagio riguardo la serietà dei suoi predecessori.

Applicando una moltitudine di tecniche fumettistiche in maniera tradizionale, inusuale e pungente, Clowes dimostra ancora di essere il miglior professionista del fumetto letterario.

Lungo novanta pagine e composto da 37 storie, Ice Haven ha al suo centro una crime story—il rapimento di un ragazzo. Però attorno a questa trama ne ruotano altre, alcune delle quali hanno poca o nessuna connessione col crimine. Anche il metodo della narrazione cambia costantemente. Alcune storie sono raccontate in terza persona, altre da uno dei cinque personaggi che agiscono come narratori in prima persona. Alcuni parlano direttamente al lettore,

uno racconta attraverso lettere,

e un altro mentre passeggiasta parlando al lettore o parla da solo?

Per l’ispirazione visiva Ice Haven guarda alle Sunday Funnies [la sezione delle strisce domenicali sui quotidiani NTD], in cui diversi generi di strisce disegnate in modo diverso stanno una a fianco all’altra, componendo e creando nel campo visivo del lettore (in un modo che i fotogrammi di un film non potrebbero) una specie di mondo fumettistico immaginario. Clowes disegna basandosi sulla sua conoscenza delle tecniche delle strisce americane per variare le nuvolette, il lettering e il colore, rispecchiando diversi tipi di narrazione. Una vignetta con Leopold e Loeb (il cui crimine ossessiona il romanzo come fece la giovinezza a Chicago per Clowes),

mettendo in evidenza un naso in classico stile cartoonesco su pagine beige, intende assomigliare ad un vecchio quotidiano; una storia sugli abitanti preistorici del paese di Ice Haven prende in prestito il look dei Flintstones; e la tavola “Our Children and Their Friends” [i nostri bambini e i loro amici NTD] riprende la prospettiva statica dei Peanuts.

Il risultato è simile ad un racconto scritto da una dozzina di autori diversi. Prese da sole, ognuna delle storie potrebbe ricordarvi un fumetto che avete già visto prima. Ma molta dell’innovazione di Clowes consiste nell’ interazione degli stili. Questa tecnica riesce grazie all’ovvio amore di Clowes per la moltitudine di generi e formati che coprono la storia del fumetto americano. L’uso di questi stili non è mai convenzionale, come il lavoro di così tanti letterari e cinematografici post-modernisti che si impegnano in un genere ibrido. Anzi, Ice Haven evoca il pathos di un’avvincente romanzo poliziesco.

Ricordando il Philip Marlowe di Raymond Chandler, l’investigatore privato Mr. Ames di Clowes cerca disperatamente, ma senza riuscirci, di trovare una relazione soddisfacente, in parte perché vive involontariamente gli stereotipi dell’ hardboiled: il desiderio di salvare donne in difficoltà lo distoglie dai problemi del suo matrimonio.

Anche temi pomposi, come quello della storia d’amore adolescenziale, sono minati da un’emozione genuina. Come le eroine dei fumetti romantici che Clowes leggeva da bambino, l’adolescente Violet è teneramente ritratta come una vittima dei problemi famigliari che vede il matrimonio come una via di fuga. Lei è sia un’idealista che canta canzoni tratte dai musical, sia un’egocentrica sorellastra che è crudelmente inconsapevole della devozione del giovane fratello. Sulla quarta di copertina di Ice Heaven è raffigurato il “cast dei personaggi” con una esortazione (scritta da Clowes): “Ti sembrerà di conoscerli!” Il punto esclamativo può rendere la frase ironica, ma questa non lo è.

Clowes ha trovato una casa per la sua scrittura ad Hollywood, ma Ice Haven è decisamente diverso da un film. Il suo ritmo sembra spesso una risposta consapevole al montaggio frenetico utilizzato in tanti film, programmi TV e videogiochi. Il fumetto mainstream raramente si dilunga prima di riempire le pagine con dozzine di segni che indicano il movimento di supereroi volanti o di adolescenti frenetici, mirati a compensare la mancanza d’azione dei film; Clowes invece abbraccia l’immobilità del medium. Ci viene chiesto di esaminare ogni personaggio e ogni vignetta con attenzione, alla ricerca di cambiamenti sottili nell’espressione del volto domandandosi che cosa sia accaduto ai personaggi tra le vignette. Dobbiamo meditare sulle loro e sulle nostre risposte. Nelle scene in cui Charles si ferma, quasi in silenzio, tenendo la stessa espressione facciale vuota, Clowes dà al lettore informazioni attraverso altri dettagli sottili: la velocità con cui Charles fa rimbalzare una pallina da tennis, per esempio, trasmette il suo stato emotivo di come egli reagisce al discorso di altri personaggi.

Hai sempre bisogno di leggere Clowes con un tipo di attenzione che i fumetti hanno raramente richiesto, o addirittura voluto. Su letture ripetute, la trama criminosa di Ice Haven passa in secondo piano, rivelando il libro come una storia di stampo tipicamente americano (il suo nome sul frontespizio è letterato a stelle e strisce) con una sorta di melanconia del Midwest, dove la gente vaga per le strade e parla con i vicini, senza mai capirsi veramente. Quando il poeta Random Wilder incontra Vida Wentz (la nipote della sua rivale poetico), lei imposta goffamente un discorso preparato sulla propria ammirazione per la scrittura del poeta, consegnandogli la sua fanzine auto-prodotta. Il pomposo Wilder accetta gentilmente, ma quando è sicuro in casa, la getta da parte sbottando: “Una come la signora Wentz non ha già fatto abbastanza danni al mondo della letteratura? Il suo lignaggio insozzato deve portare avanti la tradizione?” Più tardi la legge ed è profondamente commosso, tanto che “non può sopportare di averla in casa” e, purtroppo per Vida, la ritrova rovistando nella sua immondizia—lo stava pedinando. Queste situazioni deludenti e sgradevoli sono il cuore di Ice Haven.

Quando i personaggi salutano cordialmente l’impiegato dell’emporio, Kim Lee, ottengono il silenzio e uno sguardo vuoto, in cambio, e quando una ressa di cittadini affolla la strada per conoscere il crimine, alcuni di loro addirittura si guardano. Solo due personaggi femminili sono in grado di sfuggire alla forza di attrazione del malinconico paese: come il fumetto finisce Violet lascia il marito per le Hawaii e Vida segue Clowes a Hollywood per diventare scrittrice e “la più grande puttana di sempre!!”

Nella seconda vignetta di Ice Haven Charles legge un manuale intitolato “Do It Yourself”. Forse questo è un riferimento di Clowes all’etica DIY del movimento underground del 1960, in cui disegnatori di fumetti come R. Crumb, Bill Griffith, e Art Spiegelman esercitavano un controllo quasi completo sulla creazione dei loro fumetti. La stragrande maggioranza dei fumetti sono oggi, al contrario, dei prodotti aziendali. Il disegno, la scrittura, la colorazione, il lettering, e il design del libro sono fatti da mani diverse, assemblati da una squadra e asserviti agli apparecchi editoriale di una società, la cui prime preoccupazioni sono la commerciabilità e la licenza dei personaggi. Clowes è autore Ice Haven, prendendo la responsabilità di ogni aspetto del suo libro: ha persino scritto a mano tutte le informazioni della pubblicazione e ha scelto il tipo di carta.

L’unica cosa che Clowes non fa da se è il codice a barre in retrocopertina, che incorpora nel suo design inserendolo in un baloon disegnato a mano da cui parla un coniglio fumatore di sigarette che promuove il libro. Non è una sorpresa che i più importanti graphic novels (che comprendono lavori di Clowes, Spiegelman, Marjane Satrapi e Chris Ware) siano stati creati in questo modo solitario e dispendioso in termini di tempo. Inoltre Clowes preferisce essere chiamato “cartoonist”, un termine che evoca una visione distaccata dalla collaborazione e che è connesso ai maestri del passato come Charles M. Shultz, George Herriman e Frank King.

Anche coloro che considerano il fumetto come forma d’arte spesso si preoccupano del fatto che il mezzo sarà sempre limitato nella sua capacità di esprimere le sfumature che ci aspettiamo dai grandi film o dalla fiction letteraria. Nel suo manifesto Modern Cartoonist, Clowes scrive che i limiti grafici della forma non sono qualcosa di cui lamentarsi, ma qualcosa da esplorare. Una delle nostre prime esperienze con l’arte, scrive, è disegnare figure-così leggendo intenzionalmente fumetti come Ice Haven può evocare la nostra infanzia. Il critico fumettistico della città, Harry Naybors, offre una più astratta, ma egualmente esauriente spiegazione dell’attrazione dei fumetti: “Mentre la prosa tende alla pura “interiorità”, prendendo vita nella mente del lettore, e il cinema gravita verso “l’esteriorità” dello spettacolo empirico, forse il fumetto, nel suo contemporaneo sposare l’interiorità della parola scritta e la fisicità dell’immagine, replica più fedelmente la vera natura della consapevolezza umana e il conflitto fra l’auto-definizione privata e la “realtà” corporea”.

In un momento di auto-refenzialità, Clowes fa spiegare a Harry il mondo a fumetti in cui vive; Harry fa notare che Clowes ha una reputazione da misantropo, ma Ice Haven rifiuta questa affermazione. La storia finale del libro è composta da dodici vignette identiche—un ragazzino giace quasi immobile sul suo letto—interrotte solo da brevi e occasionali dialoghi.

E’ in questo tipo di immobilità che l’umanità di Clowes—la sua tenerezza nei confronti dei solitari e dei disadattati che popolano Ice Haven—viene fuori.

Ice Haven dimostra, forse più di ogni altro graphic novel, la grande portata del medium. Il fumetto di Clowes è complesso, assurdo, divertente, toccante e profondamente cartonesco.

***

Questo saggio è apparso per la prima volta sul “Boston Review” nel gennaio 2006. Il testo è stato allungato e sono state aggiunte le immagini ed è stato ripubblicato sul blog dell’autore al seguente indirizzo:

http://blogflumer.blogspot.com/2009/12/book-of-decade.html

Di Ken Parille, che ricordo essere ricercatore universitario dell’ East Carolina University e uno dei massimi esperti di Dan Clowes, abbiamo già pubblicato il seguente articolo:

Ghost World: “Sei diventata una splendida giovane donna”

Abbiamo parlato di Dan Clowes nei seguenti post:

Clowes, intervista su “Wilson”
Appunti su Wilson

Ghost World: “Sei diventata una splendida giovane donna”
Wilson secondo Paul Gravett
Clowes sul termine “graphic novel”
Dan Clowes al tavolo da disegno
Wally Wood e Daniel Clowes
Modern Cartoonist (il famoso saggio di Clowes tradotto per voi)

Ghost World: “Sei diventata una splendida giovane donna”

Ramones – “I don’t wanna grow up” (disegni di Dan Clowes)

Presentiamo orgogliosamente un articolo di Ken Parille, studioso e grande conoscitore del fumetto americano, è ricercatore universitario presso l’East Carolina University. I suoi scritti sono apparsi su Children’s Literature, Tulsa Studies in Women’s Literature, New Literary History, Papers on Language and Literature, The Journal of Popular Culture, The Boston ReviewComic Art, Children’s Literature Association Quarterly,The Believer. E’ probabilmente il massimo esperto delle opere di Daniel Clowes, a cui ha dedicato un sito: A Daniel Clowes Bibliography. Scrive di fumetto sul blog Blog Flume.

Ghost World: “Sei diventata una splendida giovane donna”

di Ken Parille.

traduzione di Andrea Pachetti.

In previsione dell’imminente uscita di Ghost World: Special Edition di Daniel Clowes [l’articolo originale è del 2008, NdT], analizzerò approfonditamente la battuta conclusiva: “Sei diventata una splendida giovane donna[1]”. Come accade spesso nella scrittura di Clowes, una frase apparentemente semplice si apre a molti significati possibili e si collega a numerose linee narrative che percorrono l’intero arco della vicenda. E’ una battuta finale perfetta per molti motivi, alcuni dei quali saranno esaminati in questa sede.
In accordo con l’interesse di Enid verso l’utilizzo di differenti “ruoli”, questa frase mostra una “teatralità” decisamente pronunciata, come se provenisse da una vecchia pellicola (il tipo di film che gli altri adolescenti non guarderebbero mai) e fa intuire che è proprio il genere di cosa che diresti — il tipo di sensazione che vorresti sentire — per segnalare la definitività di una scena finale, la conclusione di un romanzo. Desideri far notare (a te stesso e al pubblico immaginario che approverà di sicuro) la forza della scena a cui stai partecipando e che stai contribuendo a creare. La tensione di questo momento è accresciuta da Clowes ponendo Enid di fronte a uno sfondo di dense nubi ondulate. Un modo romanzato per accentuare l’importanza del momento, che utilizza anche in altre occasioni:

Le parole di Enid comunque non sono solo teatrali: sono senz’altro anche sincere. Ma, mentre comunica ad alta voce il suo apprezzamento nei confronti di Rebecca, quest’ultima non può udirlo in alcun modo: una specie di fallimento comunicativo che è l’atto finale — o almeno così sembra — della loro amicizia problematica. (Molti protagonisti di Clowes confidano ai lettori cose che non riescono a condividere con coloro che avrebbero più bisogno di saperle.) Clowes segnala questo cambiamento nel loro rapporto modificando il look di Rebecca: indossa gli occhiali (in precedenza tratto distintivo di Enid), la cui presenza era stata annunciata qualche pagina prima in una scena breve ma simbolicamente carica, nella quale Rebecca parla del problema che sta avendo agli occhi.

Enid sta letteralmente svanendo dalla vista di Rebecca, e ben presto anche da quella dei lettori e del suo creatore.
La frase di Enid è riferita anche, o forse esclusivamente, a se stessa? O alla sua convinzione — o bisogno di credere — che è “cresciuta” in modo spontaneo, invece d’aver consapevolmente adottato un nuovo look? E’ vestita in modo raffinato e femminile: è rimasto poco degli stili più estremi, specialmente dell’aspetto punk, che erano per lei fonte di orgoglio — e ansia — nelle pagine precedenti del fumetto. Questo abito risulta anche quello più “adulto”, una scelta importante vista la grande considerazione che ha della propria infanzia: la si nota nel profondo attaccamento verso il giocattolo donatole da un ragazzino durante la quinta e il 45 giri per bambini che ascolta:

Il testo della canzone sembra esprimere il desiderio principale di Enid: come l’interprete di “A Smile and a Ribbon”, anche lei vuole essere considerata “speciale” e “rara”, prefigurando il modo in cui si riferirà a Rebecca, definendola una “splendida giovane donna”.

Dire “sei diventata una splendida giovane donna” significa considerarti un’adulta, una persona capace di riconoscere, comprendere e apprezzare questa crescita. Mi chiedo comunque se sia davvero ciò che Enid voglia dire, se cioè questo sentimento costruito così attentamente non nasconda qualcosa di meno piacevole — abbiamo notato un costante aumento di tensione nella loro amicizia. Tre pagine prima Enid osserva un bambino, curato dalla propria madre, e dice sussurrando “Stronzetto[2]”. Il bambino possiede ciò che lei desidera: una madre premurosa.

Anche Rebecca, seduta da Angel’s con Josh, possiede ciò che desidera Enid? Nella scena conclusiva, Rebecca e Josh occupano gli stessi posti nei quali Enid e Rebecca avevano trascorso molto tempo. Enid, a quanto pare, è stata sostituita.

[pagina 48]

Ma Rebecca è distratta, come mostra la sua cannuccia mangiucchiata.

Starà pensando non a Josh (non lo sta guardando), ma piuttosto a Enid? Il loro legame è così profondo che è facile immaginare possano pensare l’una all’altra contemporaneamente…
Sebbene Enid sia stimolata ad andarsene via dal ritorno dell’odiata ex-moglie del padre, dall’aver fallito l’esame d’ammissione al college e dai cambiamenti relativi all’amicizia con Rebecca, è stranamente ironico e appropriato che sia ispirata anche da due tipici personaggi bizzarri di Clowes, Bob Skeetes e “Norman” (il nome datogli da Enid), che vivono ai margini di Ghost World, ma che esercitano un’inesorabile attrattiva su Enid.
Come Clowes, anche Enid è affascinata da questo tipo di personaggi, che diventano decisivi sebbene la loro “presenza sullo schermo” sia molto limitata; possono sembrare apparentemente minori, ma in realtà sono tra i principali. Skeetes fornisce a Enid un’interpretazione astrologica che è vaga (come la maggior parte degli oroscopi), ma abbastanza precisa da indovinare che Enid si trova di fronte a un bivio. E predice/ispira la decisione che prenderà nell’ultima scena: “sta fuggendo via.”

Possiamo notare a mala pena Norman nella penultima vignetta della storia, sulla sinistra (sta soltanto girando per la città in autobus senza andare in nessun posto — ed è ciò che accadrà a Enid dopo che “scomparirà dalla nostra vista?”). In precedenza le ragazze avevano visto Norman, che aveva sempre atteso un bus che non arrivava mai, riuscire finalmente a prenderlo nell’ultima vignetta di pagina 52, una scena che anticipa e forse incoraggia la ‘fuga’ di Enid:

L’ultima inquadratura di Enid, una delle poche silhouette presenti nel fumetto.

Forse Enid è incuriosita da questo tipo di personaggi perché sembrano essere al di là del processo di crescita; sono interessanti in quanto tali e non necessitano di “diventare” qualcuno o qualcosa. Di sicuro sono estranei a tutte quelle pressioni sociali e personali che modellano sia Enid che Rebecca.
In questo tipo di storie “di formazione”, ci aspettiamo che il personaggio principale possa crescere in qualche modo, che giunga ad avere una nuova visione del mondo. Ma il tipo di crescita che è importante in questo contesto è quella intesa come separazione. “Diventare una splendida giovane donna” significa che Rebecca si sta allontanando da Enid (questa frase è curiosa anche perché Enid aveva spesso criticato la bellezza di Rebecca: la rendeva infelice, data l’insicurezza nei confronti del proprio aspetto.)
E, se Rebecca ha scelto un modo di vivere maggiormente convenzionale (nell’ultima pagina è rappresentata “dentro”, mentre Enid è da sola, all’esterno), significa che Enid si sta allontanando dal mondo? E per andare dove?

La crescita, dal punto di vista visuale, è fondata e bilanciata — e forse anche ostacolata — da un sottile e letterale senso di decadenza che possiamo osservare attraverso l’intera vicenda: vediamo l’insegna di Angel’s (un luogo associato profondamente a Enid) perdere alcune delle lettere sin dall’inizio della storia.

E c’è un altro cartello che assume un significato simbolico analogo: il segnale stradale di “attraversamento scolari”.

Efficacemenente, Enid si sta allontandando dalla scuola e procede in direzione opposta a tutto ciò che il segnale rappresenta (infanzia, nostalgia, sicurezza…) e lontano da tutti coloro che sono presenti nella scena (che avviene subito prima che venga pronunciata l’ultima frase). Inoltre vediamo di schiena due personaggi di Clowes, Squirrel Girl e Candy-Pants (da Eightball), che sembrano una versione più giovane e giocosa della coppia Enid-Rebecca. Se, come Rebecca, anche Enid è ormai diventata una giovane donna, allora deve lasciarsi tutto alle spalle — l’infanzia, i giocattoli e dischi, Rebecca e Josh — o almeno così crede…

[Nota musicale a margine: Enid ascolta i Ramones e Clowes ha realizzato i disegni del video dei Ramones “I Don’t Want To Grow Up”, un sentimento che è in contrasto con l’ultima frase pronunciata in Ghost World. Ecco un link a A Smile and a Ribbon, mentre il video dei Ramones disegnato da Clowes lo trovato ad inizio post.]

* * *

Link al post originale dell’autore.

[1] In orig. “You’ve grown into a very beautiful young woman.” Tradotto nell’edizione italiana come “Sei diventata una bellissima donna” (Coconino Press, Bologna, 2007)

[2] In orig. “You little fucker.” Tradotto nell’edizione italiana come “Stronzetta” (Coconino Press, Bologna, 2007)