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«La vita è una chiavica», ovvero il Graphic Novel come categoria merceologica, più una discussione con Massimo Giacon.

Quando ero piccolo compravo i fumetti dall’edicola di un piccolo paesino di provincia. La fornitura era incostante, la selezione squinternata e l’esposizione al di poco imbarazzante. Soprattutto, non c’era soluzione di continuità tra i Disney, i nuovi fumetti dell’allora Marvel Italia e i giornaletti porno sia a fumetti che hard-core, esposti in bella vista tra un Paperino e un Uomo Ragno edizione natalizia. Non dimenticherò una delle scene topiche, in cui sceglievo tra i nuovi spillati arrivati e clamorosamente non poteva non cadermi l’occhio su una copertina oleografica di un supereroe chiamato il Punitore, ma che non aveva nulla a che fare con Frank Castle e non puniva criminali e narcotrafficanti, ma avvenenti signorine deflorandole con il suo mitra (non è una metafora). In questo bell’ambiente – ottimo per rinfocolare qualsiasi bieca perversione in un bambino/adolescente – c’era quasi sempre un tipo parcheggiato dall’aspetto laido, che di tanto in tanto, mentre sfogliava l’ultima rivista porno arrivata, sbuffava dicendo: «La Vita è una chiavica» [1].

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Da anni non entro in un’edicola, se non per comprare un quotidiano e i vari supplementi che con un prezzo “modico” ti permettono di arredare con collane enciclopediche dall’indubbio piacere estetico. Quindi dove compro i fumetti? Di solito in libreria e on-line [2].

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Bilbolbul 2011 Parte 2

di Andrea Queirolo

Stefano Ricci durante una dedica.

Alla fine di questo Bilbolbul ho visto come al solito poco, ma ho vissuto tante belle situazioni. L’incontro con José Muñoz, svoltosi presso la facoltà di Filosofia, è stato probabilmente il più interessante fra quelli a cui ho partecipato (pochi purtroppo). L’autore argentino non solo ha spiegato il suo lavoro, ma ha messo a nudo le sue memorie tracciando quel percorso di vita che si è riversato nei suoi fumetti. L’approccio di Muñoz è un percorso di identità, fatto di particolati esistenziali, fitti come le rughe di Alack Sinner. Spero che qualcuno abbia registrato l’audio di questo incontro così come degli altri, perché sarebbe stupido ed insensato non condividere e preservare questi momenti preziosi.

Una dedica di José Muñoz.

Parlando con Muñoz circa Alack Sinner, mi spiega scherzosamente che non è il solo a saperlo disegnare piuttosto bene e mi rivela i particolari del quadretto regalatogli da Jacques Tardi, raffigurante Alack sullo sfondo di un palazzo Newyorchese. Mi racconta che Tardi si recò a New York per documentarsi su un libro che stava realizzando (ipotizzo si tratti di Ammazzascarafaggi). Fece diverse foto della città perché il suo metodo di lavoro è molto rigoroso e inseguito gliene regalò una incastrandoci un Alack d’annata.

L’Alack Sinner di Tardì, esposto in una teca alla mostra di Muñoz.

Il film su Grant Morrison non l’ho visto, complice un orario da cena non felice per uno che, dopo tutta la giornata in piedi, non vede l’ora di mangiare un piatto di tortellacci speck, rucola e noci. Ho invece apprezzato la mostra/live painting di Alessandro Baronciani che si è tenuta alla gallery house SpazioBlu, un luogo davvero interessante.

Baronciani disegna su un muro dell0 Spazio Blu.

Una parte delle tavole esposte dal libro “Le ragazze nello sudio di Munari”.

Era presente anche Edmond Baudoin, un grande autore francese che in Italia ha da sempre faticato ad arrivare. Nell’ultimo anno sono invece usciti ben due volumi: Piero (Coconino Press) e I Quattro Fiumi (Einaudi), mentre Baudoin è stato ospite prima a Napoli e ora a Bologna. Simpatico, disponibile e coadiuvato da un talento indescrivibile per il disegno, regalava piccoli capolavori al pubblico della Sala Borsa.

Baudoin all’opera.

Non sono mancati i momenti comici dei quali il migliore spetta assolutamente ad un avventore all’oscuro della situazione che, avvicinandosi al tavolo delle dediche e indicando Vittorio Giardino, chiede insistentemente alle persone in fila chi sia il disegnatore. Alla risposta “Giardino” il tale continua a ribattere incredulo “Vauro?!” inscenando ilarità fra la gente. Credo che tutt’ora pensi si trattasse di Vauro. Quasi meglio dello scorso anno quando uno chiese a Mattotti, credendolo uno della biblioteca, dove fosse il bagno .

Giardino in attesa di dedicare i volumi.

Il resto del tempo devo averlo passato in giro per la città, probabilmente a mangiare. Ah, quasi dimenticavo, vedere Stefano Ricci disegnare è davvero emozionante, spero mi ricapiti presto.

Stefano Ricci disegna per il pubblico.

Molte altre foto del festival le potete trovare nella nostra pagina Facebook: BilBolBul 2011.

Jacques Tardi al tavolo da disegno

Un’estratto da un documentario che riprende il disegnatore francese Jacques Tardi mentre lavora su una tavola del socondo volume di Putain de Guerre.