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Quando un libro è come un palazzo? Quando l’architetto è Chris Ware.

di Jeet Heer
traduzione di Alberto Choukhadarian

Oggi presentiamo un articolo di Jeet Heer su Building Stories, il nuovo libro di Chris Ware. Il pezzo è stato pubblicato su The Globe and Mail il 5 ottobre 2012.

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Ware e il canone fumettistico Parte 3

Terza ed ultima parte dell’articolo di Jeet Heer, che spiega il lavoro di Chris Ware attraverso le copertine dei suoi progetti di ristampa.

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Ware e il canone fumettistico parte 3
di Jeet Heer

traduzione di Andrea Queirolo

Fotografia di Frank King

Leggendo la Smithsonian Collection, Ware fu rapito da una pagina domenicale di Gasoline Alley dove i protagonisti Walt e Skeezix, padre e figlio adottivo, passeggiano fra gli alberi. Questa pagina racconta uno stato d’animo tramite il fumetto: tristezza e commozione. Ware rende spesso omaggio a questa pagina in diversi suoi lavori, dove usa l’immagine retorica delle foglie cadenti per richiamare la fugacità della vita umana.

I lettori di Jimmy Corrigan non saranno sorpresi dal fatto che Ware sia affascinato da Gasoline Alley. Così come Jimmy Corrigan racconta la storia di un figlio in cerca del proprio padre, Gasoline Alley narra l’esatto contrario: la paura che ha un padre di perdere il proprio figlio. Come ho parlato nelle introduzioni dei primi due volumi di Walt and Skeezix, Frank King era molto ansioso della sua relazione col figlio perché lui e la moglie avevano visto morire il primogenito durante il parto. Per queste e altre ragioni, Gasoline Alley nelle sue prime decadi era una striscia incentrata sulla relazione padre/figlio. Nella storia, lo scapolo Walt Wallet trova e adotta un bambino a cui da il nome di “Skeezix”, e ancora, nel corso del racconto, Walt teme di perderlo. L’atmosfera dominante è di tenera apprensione, un motivo che Ware stesso prende in prestito specialmente quando rappresenta la vita di tutti i giorni. Sono queste particolarità incentrate sul quotidiano che rendono Gasoline Alley un modello perfetto per Ware.

La pagina domenicale di Gasoline Alley che colpì Ware

A parte il tema ricorrente padre/figlio, Gasoline Alley ha insegnato molto a Ware sulla narrazione. Durante la storia, Skeezix e gli altri personaggi invecchiano. Questo reale passare del tempo distingueva Gasoline Alley dalle altre strisce e dagli altri fumetti, i quali tendevano a essere inseriti in un eterno presente. Skeezix viene trovato infante nel 1921, cresce fino al 1939 e nel 1942 diventa un soldato. La dimensione del tempo, in particolare estesa all’interno di una famiglia, diventerà un un concetto ricorrente per Ware, come si può notare nelle saga multigenerazionali di Jimmy Corrigan e in quella di Rusty Brown.

Nel 2002, Chris Olivieros, capo della Drawn & Quarterly, si rivolse a me e a Ware per realizzare una serie di ristampe dei lavori di King. Nell’estate del 2003, incontrai assieme a loro Drewanna King, la nipote del fumettista. Fortunatamente si scoprì che lei era particolarmente interessata alla storia della propria famiglia. Era una meticolosa genealogista che conservava qualsiasi cosa e la sua cantina era un tripudio di oggetti appartenuti a King: disegni originali, foto, diari e lettere. Fra le altre cose Drewanna aveva l’originale della pagina domenicale di cui Ware si innamorò leggendo la Smithsonian Collection. Con grande generosità Drewanna condivise non solo il suo tesoro di famiglia, ma anche i suoi ricordi. Incontrandola ci convincemmo che avremmo potuto scrivere della vita di Frank King abbastanza a lungo da arricchire la lettura delle strisce. King era essenzialmente uno scrittore autobiografico, così gli accadimenti della sua vita si mischiarono ai nostri apprezzamenti per la sua arte. A causa dell’abbondanza di materiale, Ware decise di formulare le introduzioni in modo da catturare la vita famigliare dell’autore. King era stato un accanito fotografo che spesso usava i propri scatti come ispirazione per i disegni. Il tema delle strisce ci suggerì che forse era meglio presentare gli editoriali come se fossero un album di famiglia. Il nostro scopo è quindi quello di creare un’insieme di sfaccettature. Le mie introduzioni sono inserite senza soluzione di continuità con gli altri elementi del libro: il design, le foto, le strisce, e le note storiche di Tim Samuelson. L’effetto che speriamo di raggiungere è quello di un gioco di specchi. Idealmente i lettori dovrebbero essere interessati alla storie di Walt e Skeezix così da poterle confrontarle con gli aspetti della vita di King rappresentati dalle foto e dai diari. Inoltre, le note storiche di Tim Samuelson forniscono un’altra prospettiva e inseriscono Walt and Skeezix nel contesto storico di King.

Uno dei volumi di Walt and Skeezix progettati da Ware

Una volta, mentre stavamo decidendo circa le sorti della serie, Chris e io maturammo l’idea di comporre i volumi nello stile di Fuoco Pallido di Vladimir Nobokov. Questo romanzo è composto da un lungo poema (scritto da un falso poeta), un’introduzione di un falso narratore e una strana spiegazione del poema che si conclude con un indice fittizio. La bellezza di Fuoco Pallido sta nel fatto che tutti questi elementi giocano un ruolo importante nel creare un insieme sconnesso.
Mentre i volumi di
Walt and Skeezix sono molto più sensati di Fuoco Pallido, lo scopo è quello di creare un libro a più strati come se vosse un romanzo modernista. Fuoco Pallido, come una volta Ware mi suggerì, è uno studio ideale per un fumettista perchè il fumetto è un’arte ibrida, e Nobokov era un maestro nel mischiare diversi elementi in un singolo libro. In definitiva la serie di Walt and Skeezix è un progetto collettivo, ma l’idea di creare un volume composto da più elementi è di Ware.

Tralasciando gli articoli, il design dei libri merita grande attenzione. Prima di tutto questi volumi hanno un’impostazione simile al primo cartonato di Jimmy Corrigan. Messi l’uno accanto all’altro su uno scaffale assomigliano parecchio alla copertina di Jimmy Corrigan: sono tutti rettangolari, con la sovracopertina dai colori tenui (risaltano il rosa e il giallo); in ogni libro lo spazio sulle copertine è interamente sfruttato sia all’interno che all’esterno. Le varie sezioni (l’introduzione, le strisce e le note storiche) sono distinte da diversi tipi di carta: bianca per gli articoli e giallina, che richiama i vecchi quotidiani, per la ristampa delle strisce.
Mentre i volumi di
Walt and Skeezix sono pensati per esaltare una striscia dimenticata a lungo, quelli di Krazy and Ignatz sono studiati per indirizzare i lettori a sfogliare il lavoro di un’artista molto più celebrato. Almeno dal 1920, quando il critico Gilbert Seldes elogiò Krazy Kat, il lavoro di Herriman fu l’unico dei fumetti ad avere un pubblico presso gli intelettuali, gli scrittori e gli artisti. Fra i suoi fans ci sono Joan Mirò, Jack Kerouac, e. e. cummings e Umberto Eco. Prima del lavoro di Ware, Krazy Kat è stato sporadicamente ristampato: Henry Holt rilasciò una prima selezione nel 1946, che si distingueva per un esuberante saggio di e. e. cummings. Nel 1969, durante il boom nostalgico, Grosset & Dunlap editarono un’altra raccolta fortemente modellata sulla pop art del periodo, con Krazy Kat presentato come un precursore dei poster pscichedelici in voga all’epoca. In seguito, nel 1986, Abrams pubblicò un terzo altro volume arricchito dalle approfondite ricerche biografiche ad opera di Patrick McDonnell, Karen O’Connell and Georgia Riley de Havenon.

Un’illustrazione di Ware che rende omaggio a King

Bill Blackbeard provò per primo a ristampare interamente Krazy Kat fra il 1988 e il 1992. Lavorando col designer Dennis Gallagher, rilasciò nove volumi che diedero ai lettori una chance di leggere quasi un’intera decade di strisce. Questi libri erano semplici ma eleganti, con rappresentazioni dei personaggi principali su ogni copertina. Ogni numero era accompagnato da introduzioni biografiche e annotazioni storiche. Sfortunatamente la serie s’interruppe ben prima del suo completamento.
Nel 2002 Blackbeard, grazie alla Fantagraphics, resuscitò il progetto
Krazy and Ignatz in collaborazione con Ware come designer. Nel progettare la serie Ware fece numerosi cambiamenti: invece di usare un solo logo si applicò nel cercare uno stile diverso per ogni copertina. Invece di utilizzare disegni di Herriman su di esse scelse sagome e colori in primo piano (poiché la striscia ruota attorno al triangolo cane, gatto e topo, Ware spesso usa figure triangolari per le sue copertine).
Infine, grazie all’aiuto della tecnologia, incluse molte più foto ed esempi di tavole originali rispetto alle edizioni precedenti. Dato che Herriman era un grande collezionista di tappeti Navaho, nei cinque volumi della serie che raccolgono le strisce dal 1935 al 1944, Ware aggiunse anche diversi elementi ispirati all’arte Navaho. Rispetto alle copertine di Dennis Gallager e sicuramente anche allo stesso lavoro di Ware per
Walt and Skeezix, le copertine di Krazy and Ignatz non ne evidenziano molto i personaggi. Sebbene Krazy, Ignatz e gli altri abitanti di Coconino County appaiono nelle covers, sono spesso molto piccoli, un po’ come certi disegni di Quimby the Mouse dello stesso Ware. In un’intervista con Todd Hignite, Ware spiega perchè è stato disposto a mimare lo stile di King mentre invece ha scelto un approccio differente per i volumi di Herriman: “Ho cercato di farlo sembrare più che ho potuto simile a King (diversamente alla ristampa Fantagraphics di Krazy and Ignatz dove sto applicando scelte diverse per ogni copertina) perché voglio che i volumi di Walt and Skeezix sembrino il più possibile ideati da King stesso; credo che questa scelta porti molta più leggibilità al lavoro di King che a quello di Herriman. D’altronde, non ho mai osato rimaneggiare un disegno di Herriman. Tuttavia penso che a King, il quale usufruiva di innumerevoli assistenti, non sarebbe importato; credo che la sua preoccupazione fosse rivolta alla leggibilità della storia.”

La dinamica padre/figlio e l’intimismo in Jimmy Corrigan

I commenti di Ware sul differente modo di lavorare scelto per le due serie rivelano il suo attento approccio al design. In entrambi i casi, considera cosa rende un’artista unico e come il design possa evidenziarne al meglio il lavoro. Nel caso di King l’impostazione richiama l’attenzione ad una storia di famiglia. Nel caso di Herriman, Ware sottolinea un’aspetto meno apprezzato di Krazy Kat: l’audace impostazione di queste strisce a pagina intera. Mentre Krazy Kat è spesso stato celebrato come un lavoro letterario, il design di Ware focalizza l’attenzione sulla visione artistica di Herriman, riscrivendo ancora la storia del fumetto e mettendo in chiaro che la parte narrativa non può essere separata da quella grafica. Ci sono, però, anche alcune similitudini fra le due serie. In entrambi i casi Ware sta cercando di presentare le strisce in un formato nobile che rispecchi la produzione letteraria, e lo fausando una carta giallognola rendendo omaggio a quei vecchi quotidiani dalla stampa effimera. In entrambe le serie prova a inserire i fumetti in un contesto storico e sociale, nonostante questo sia più facile per Walt and Skeezix grazie all’esistenza di un grosso archivio di famiglia. In tutti e due i casi sta lavorando, come artista, con strisce che parlano delle sue stesse tematiche e preoccupazioni cosi come di quelle di molti altri fumettisti contemporanei.

Studiando l’interesse di Ware per la storia del fumetto è chiaro che questo per lui è molto più di un hobby o di una sorta di secondo lavoro. Come nel caso di artisti come Art Spiegelman , Seth e Chester Brown, lo sforzo di Ware nel recuperare i primi comics è un’attività strettamente connessa alla propria arte e dovrebbe essere valutata all’interno di questo contesto storico. In relazione al lavoro di questi artisti ci sono le attività di storici come Bill Blackbeard e della nascente generazione di accademici che studiano i fumetti. Infatti graphic novel come Jimmy Corrigan hanno preso campo nella cultura popolare, ed è presente anche una crescente consapevolezza della tradizione storica dalla quale questi emergono. Chris Ware, dunque, non solo rappresenta il futuro del fumetto, ma anche il passato; infatti il fardello del suo lavoro sta a dimostrare che il passato e il futuro sono strettamente connessi.

Il Big Tex di Ware e il dichiarato amore per la striscia di King

Ware e il canone fumettistico Parte 1

Innanzitutto sono lieto di annunciare che Roberto La Forgia collaborerà con noi, spero più a lungo possibile. Di Roberto mi piace ricordare la bella antologia Gli Intrusi che ha co-editato per Coconino e che contiene una sua sorprendente storia, la quale se ho ben capito avrà prima o poi un seguito.

Illustrazione di Roberto La Forgia

L’argomento di oggi, e dei prossimi post, è invece un lungo saggio su Chris Ware del famoso critico e storico di fumetti americani Jeet Heer. Giornalista canadese, ha pubblicato articoli su diverse riviste fra le quali The Comics Journal, ha scritto numerose introduzioni a diversi volumi e ha co-editato assieme a Chris Ware la serie di libri Gasoline Alley. Heer, fra le altre cose, scrive di fumetti sul blog Comics Comics.

L’articolo che segue è tratto dall’ultimo libro dedicato alle storie di Chris Ware: The Comics of Chris Ware, Drawing is a Way of Thinking.
Un libro davvero molto interessante e consigliato, una raccolta di saggi fra cui spicca proprio quello di Heer. Dopo averlo letto ho pensato subito di contattarlo per chiedergli l’autorizzazione alla traduzione. Jeet si è dimostrato molto gentile concedendomi di farlo e per questo lo ringrazio.

Di seguito la prima parte della traduzione dell’articolo:

Ware e il canone fumettistico
di Jeet Heer

traduzione di Andrea Queirolo

Nel 1990, Chris Ware, ventunenne studente agli inizi della sua carriera, si recò a Monument Valley, Arizona, per effettuare alcune ricerche sulla vita di George Herriman. Autore della classica striscia Krazy Kat, che apparì su diversi quotidiani dal 1913 fino alla morte del suo inventore nel 1944, Herriman usò il paesaggio desertico della regione come mutevole sfondo per i suoi fumetti. Assieme all’adiacente area di Coconino County, Monument Valley ispirò i sognanti fondali lunari che fanno di Krazy Kat un raro esempio di fumetto moderno. Desideroso di apprendere di più sulle fonti dell’ispirazione artistica di Herriman, Ware sentì il bisogno di vedere il paesaggio fatto di altipiani isolati e mese piatte che il vecchio disegnatore aveva incorporato così bene nei suoi racconti. Questo pellegrinaggio nel Southwest fu una prima manifestazione dell’interesse di Ware per la storia del fumetto, un fascino persistente che è stato molto più di una passione antiquaria e che ha avuto una profonda influenza sul suo stesso lavoro.

Autoritratto di George Herriman

Nel corso della sua carriera Ware ha costantemente fatto appello ai fumettisti del passato, specie a quelli delle strisce dei primi del novecento e ai pionieri dei fumetti supereroistici del 1930 e 1940. Queste citazioni hanno avuto diverse forme, spaziando dall’astuta allusione alla del tutto dichiarata celebrazione. Alcuni esempi includono: “Thrilling Adventure Stories / I Guess” una vecchia storia del 1991, disegnata imitando lo stile di Joe Shuster, il co-creatore di Superman; la dinamica gatto/topo delle storie di Quimby the Mouse, presa in prestito dall’antropomorfica relazione amorosa che sta alla base di Krazy Kat (dove il protagonista felino ha una passione non corrisposta per un irascibile roditore); l’ironico riferimento a Superman, disseminato in tutto Jimmy Corrigan, che funge da controparte alla desolazione della storia principale; e l’inusuale gigantesca dimensione di alcuni dei libri di Ware, come il volume di Quimby the Mouse e The ACME Report, che ricordano le pagine domenicali di autori delle prime decadi del secolo scorso, come Winsor McCay e Frank King.

Retrocopertina di Quimby The Mouse, cliccate per ammirarla

Il profondo e costante amore di Ware per i vecchi comics è evidente anche nei suoi numerosi progetti di ristampe, dove ha usato il suo grande talento di book designer per riportare nuova attenzione su lavori come il Krazy Kat di Herriman e il Gasoline Alley di Frank King. Ad oggi, Ware ha progettato e co-editato quattro volumi di Gasoline Alley (sotto il titolo di Walt and Skeezix) e dieci volumi di Krazy Kat (sotto il titolo di Krazy and Ignatz). A parte questo lavoro di editing e progettazione, Ware ha anche scritto parecchio sulla storia del fumetto in diverse sedi, spaziando da Bookforum al catalogo del museo pubblicato dalla Library of Congress.

Una pagina da Gasoline Alley di Frank King, cliccate per ammirare

D’altra parte l’interesse di Ware per la storia del fumetto non dovrebbe essere una sorpresa. Ci si aspetta che i poeti, gli scrittori e i pittori siano allo stesso modo collegati alle tradizioni della propria rispettiva forma d’arte. Eppure c’è una significante differenza tra come un fumettista si relaziona alla storia del suo mestiere e come i praticanti di arti più tradizionali hanno sviluppato il proprio patrimonio artistico. Se i poeti, i narratori o i pittori vogliono approfondire la storia dei loro rispettivi generi, possono attingere da un grosso archivio di conoscenze istituzionali stipato in librerie, università e musei. Fino a poco fa, i fumettisti non avevano accesso a nulla di simile nel mondo dei comics: monografie, collezioni librarie, spazi nei musei e ristampe erano poche, malfatte, disperse o incomplete. Il fumettista canadese Seth, la cui passione per i fumetti è pari a quella del suo amico Chris Ware, osservò che la maggioranza degli autori deve imparare a conoscere la storia del fumetto spulciando le librerie dell’usato o racimolando quante più informazioni possibili dai vecchi libri disponibili.

Una copertina di Ware per la serie Krazy and Ingatz, cliccate per ingradire

Questo articolo esaminerà il lavoro di Ware come storico del fumetto, prestando particolare attenzione al design dei suoi libri. La mia opinione è che nel restaurare artisti come King o Herriman per un pubblico nuovo, Ware si sia impegnato in un atto di creazione ancestrale, dando un pedigree e una discendenza al proprio lavoro. In altre parole, il design dei libri di Ware è uno sorta di canone formativo, un modo di riempire la mancanza di materiale storico disperso e di creare per il fumetto un senso di continua tradizione. Prima di andare avanti, dovrei farvi notare che ho lavorato a stretto contatto con Ware su diverse di queste ristampe, coeditando tre volumi di Walt and Skeezix e scrivendo le introduzioni di quattro albi di Krazy and Ignatz. Dunque, sebbene non stia parlando a nome suo, il mio ragionamento si fonda su diversi discorsi che ho avuto con lui riguardo questi argomenti.
Il lavoro di Ware come storico e designer si sovrappone significativamente alle proprie tematiche. In Jimmy Corrigan, l’infelice protagonista va alla ricerca di suo padre sconosciuto, e nel corso del racconto viene rivelata un’ampia storia di famiglia. Ware, nella sua indagine storica ha ricercato antenati artistici e nel far questo ha creato una specie di genealogia. Rusty Brown, il personaggio principale del suo fumetto in corso, è un avido collezionista la cui ottusa bramosia spesso assume un aspetto patologico. La conoscenza che Ware ha dei collezionisti deriva da un’esperienza diretta, dato che lui stesso è diventato un collezionista ed ha avuto a che fare con molti altri nel corso della sua auto educazione di storico del fumetto.

Cover di Ware per il terzo volume di Walt and Skeezix, cliccate

Nel cercare di capire il ruolo che ha avuto la storia del fumetto nella produzione di Ware, è importante precisare che lui segue un metodo comune. Gli artisti innovativi spesso interpretano i propri predecessori cercando di dare un’origine al loro lavoro. Prima di Kafka, Dickens era visto come un’intrattenitore popolare specializzato in racconti strappalacrime. I commenti di Kafka su Dickens riscrivono il narratore vittoriano come l’oscuro scrittore di claustrofobiche allegorie quale la “Casa desolata”. D’altro canto, Elliot interpreta John Donne, largamente confinato nello stato di curiosità letteraria, come il maggior precursore del modernismo. Nel settore del fumetto, Ware si è impegnato in una simile riscrittura storica offrendo una nuova lettura dei vecchi maestri. Affrontando la classica visione della storia del fumetto, che mette in primo piano i lavori realistici di illustratori come Hal Foster, Milton Caniff, Alex Raymond e Jack Kirby, Ware offre un modello alternativo che premia i fumettisti che praticavano un’esplicita sperimentazione o si focalizzavano sul raccontare la vita di tutti i giorni, come Rodolphe Topffer, George Herriman, Frank King e Gluyas Williams.

Un’illustrazione di Gluyas Williams, cliccate per ingrandire

Quello che questi artisti hanno in comune è che possono essere considerati come significanti precursori nell’educazione di Ware. Sicuramente, l’influenza artistica è sempre una complessa, riflessiva relazione: un artista si sviluppa sul passato e a sua volta crea un nuovo lavoro che getta il passato in una nuova, inaspettata prospettiva, e l’iniziale attrazione di Ware per certi autori salta fuori dell’interesse estetico più che da quello creativo. Però non è accidentale che gli autori più amati da Ware siano quelli che rispecchiano i suoi usi. Per esempio, la convinzione di Ware che un disegnatore debba mirare a disegnare immagini che siano iconiche nella loro semplicità piuttosto che avere un’illustrazione appariscente, può essere collegata alle teorie di Topffer. Sia per Topffer che per Ware, i fumetti non sono una forma di disegno che provano a mimare la realtà, ma piuttosto sono una forma di stenografia visuale che usa le immagini per raccontare storie. Il modo in cui Ware usa la pagina come un’unità coesiva deve molto allo stile delle pagine domenicali di Winsor McCay, Herriman e King. L’affinità di Ware per Gasoline Alley di King è caratterizzata da un’insieme di sfumature e atmosfere. Diversamente dalle evidenti gag caricaturali o dalle melodrammatiche bravate delle altre strisce quotidiane, quella di King ha una vena gentile, riflessiva e nostalgica che imita il vivere giornaliero di una famigla del Midwest attraverso le decadi. Questo concentrasi sul quotidiano ha fortemente influenzato gli stessi intenti di Ware di registrare gli istanti, una cosa ricorrente nei suoi fumetti. Gluyas Williams, altro fumettista ampiamente dimenticato che Ware adora e desidera vedere ristampato, lavorava nello stesso modo intimistico proprio di King.

Un disegno di Topffer

Così, il revisionistico lavoro di design di Ware cerca di cambiare il modo nel quale i suoi fumetti favoriti sono recepiti. Prima di Ware, Krazy Kat era celebrato largamente più per i contenuti che per le costruzioni visive, mentre Gasoline Alley era generalmente visto come una datata striscia sentimentale. Prestando le proprie attenzioni su di esse, Ware sta provando a cambiare il loro stato culturale, rendendoli precursori di lavori come Quimby the Mouse e Jimmy Corrigan e collegando questi artisti con il gruppo di fumettisti alternativi  emerso in questi ultimi anni che comprende Seth, Dan Clowes e Ivan Brunetti. Questo collegamente fra passato e presente può essere visto chiaramente nel numero di McSweeney’s che Ware ha editato, il quale include una foto di Frank King, un articolo su Herriman e altre gemme del passato nascoste fra un folto gruppo di fumettisti moderni.

Nella ricerca dei pionieri e ricomponendo la storia del fumetto per evidenziare lavori che sono simili ai suoi, Ware è parte di quel grande sforzo effettuato da alcuni autori della sua generazione. Art Spiegelman, un mentore che offrì a Ware accoglienza in Raw, ha spesso scritto sui fumetti del passato cercando di ripescare alcuni maestri, soprattutto Harvey Kurtzman e Jack Cole. L’autore canadese Seth ha sottolinato l’importanza dei classici fumettisti del New Yorker, del fumetto canadese e dei Peanuts di Charles Schulz (in questo caso disegnandone le copertine di una ristampa come ha fatto Ware con King e Herriman). Chester Brown, altro autore canadese, ha fatto suo ed elaborato lo stile di Harold Gray, il fautore di Little Orphan Annie.

In effetti, Ware appartiene ad un cordone di artisti contemporanei che producono lavori innovativi nel presente, riscrivendo e rielaborando la storia del fumetto.

Fine della prima parte.

Leggi la seconda parte.

Chris Ware da Jimmy Corrigan