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Morte di un letterista: Ken Bruzenak

Nella metà degli anni ’80, la First Comics era uno degli editori indipendenti che
pubblicavano i fumetti di miglior qualità. Fra questi, si distingueva una serie che, pur vendendo bene, nonostante l’alto prezzo di copertina (come tutti i prodotti “indie” a  colori), nel corso degli anni esercitò un’influenza seminale: American Flagg!. Di lì a poco, questo fumetto avrebbe influenzato comics ben più conosciuti, fra cui il celeberrimo Il Ritorno del Cavaliere Oscuro. Il deus ex machina della serie era Howard Chaykin, che poi ebbe una carriera di grande successo e che ancora oggi gode di un  ottimo riscontro da parte della critica.  Ma se Chaykin era Jordan (come si resero conto i lettori, quando AF!, dopo il suo ciclo di storie, passò nelle pur capaci mani di Steven Grant e J.M. De Matteis – insieme a Mark Badger), il letterista/grafico Ken Bruzenak era un degno Scottie Pippen.

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Una tavola da American Flagg!

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Howard Chaykin e l’Ossessione per la Fellatio

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Probabilmente uno dei più dotati e sicuramente il più irriverente fra gli autori della sua generazione, Howard Chaykin è uno che ha ricevuto forse meno riconoscimenti di quanto dovuto per la propria opera.
Disegnatore raffinatissimo e sceneggiatore di grandi mezzi, per esempio, Chaykin è stato uno dei precursori dell’ondata noir che oggi domina buona parte dell’immaginario fumettistico occidentale, cosa che gli viene raramente riconosciuta. È stato fra gli alfieri del fumetto seriale indipendente negli USA con American Flagg, e ha rinnovato l’approccio a numerose icone del fumetto americano, fra cui spiccano per l’ottimo lavoro Blackhawk e The Shadow. È stato uno degli eroi della diffusione dei “graphic novel” prima che fossero una moda, creandone in parte il linguaggio, almeno a livello mainstream americano, con Time2, The Stars My Destinations e Ironwolf, fra gli altri. Eppure non è il primo nome che viene in mente quando se ne parla.

Incurante di tutto ciò, e alieno alla captatio benevolentiae nei confronti dei nerd che, più o meno esplicitamente, caratterizza il lavoro di tanti suoi colleghi, Chaykin continua da una vita sulla propria strada, l’unica che conosce [1]. Quella, se non di innovatore, certamente di autore con una fortissima personalità, capace di fare discutere e incazzare, e fortemente distinguibile per i propri tic personali. Questi includono quelli che possono essere considerati i suoi marchi di fabbrica: design architettonico di ispirazione art deco, personaggi amorali, matrimoni allo sfascio, ideologia liberal, jazz, tacchi vertiginosi, calze a rete, giudaismo, logorrea invasiva, composizioni della pagina ardite e all’avanguardia, sempre lo stesso protagonista (lui, in pratica, in versione figa), lettering all’avanguardia e vagonate di sesso spinto. Continua a leggere