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Morte di un letterista: Ken Bruzenak

Nella metà degli anni ’80, la First Comics era uno degli editori indipendenti che
pubblicavano i fumetti di miglior qualità. Fra questi, si distingueva una serie che, pur vendendo bene, nonostante l’alto prezzo di copertina (come tutti i prodotti “indie” a  colori), nel corso degli anni esercitò un’influenza seminale: American Flagg!. Di lì a poco, questo fumetto avrebbe influenzato comics ben più conosciuti, fra cui il celeberrimo Il Ritorno del Cavaliere Oscuro. Il deus ex machina della serie era Howard Chaykin, che poi ebbe una carriera di grande successo e che ancora oggi gode di un  ottimo riscontro da parte della critica.  Ma se Chaykin era Jordan (come si resero conto i lettori, quando AF!, dopo il suo ciclo di storie, passò nelle pur capaci mani di Steven Grant e J.M. De Matteis – insieme a Mark Badger), il letterista/grafico Ken Bruzenak era un degno Scottie Pippen.

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Una tavola da American Flagg!

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Della realtà e delle sue interpretazioni – La percezione del fumetto italiano

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Solitamente, su questo blog, non ci occupiamo spesso delle dichiarazioni che gli autori rilasciano a riguardo del proprio lavoro, specialmente se queste sono fatte per mezzo di blog personali o altre piattaforme social, come Facebook (sulla legittimità, o meno, di operazioni come queste, si può vedere la discussione che si è sviluppata nei commenti a questo articolo).

Oggi ho deciso di fare un’eccezione per analizzare alcune conclusioni di questo pezzo  sul blog di Diego Cajelli, affermato sceneggiatore, attualmente in edicola con un volume della serie Le Storie, della Sergio Bonelli editore, e Long Wei, di cui abbiamo avuto modo di parlare QUI. Un’eccezione motivata dal fatto che questo post, a mio avviso, dice molto – forse molto più di quello che vuole dire – su come sia percepito il fumetto, in particolar modo il fumetto commerciale, in Italia (soprattutto dall’altra parte della barricata dei lettori) e, forse, anche su come si vuole che questo venga visto e letto [1].

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