Sulla Salade Niçoise di Baudoin, o prima il segno e poi la storia?!?

Insalata Nizzarda nasce dalla collaborazione del fumettista francese con la giapponese Kodasha, che volle pubblicare una serie di racconti brevi sulla rivista antologica «Morning».

L’edizione francese de L’Association – a cui si riallaccia quella pubblicata da poco dalla nostra Coconino/Fandango – è del 1999. Ben 14 anni per vedere pubblicati questi racconti, nonostante Baudoin non sia un autore totalmente sconosciuto in Italia. Senza dubbio, la sua presenza si potrebbe incrementare, come sta facendo la Coconino, recuperando opere potenti e poetiche come  Le Voyage, anch’essa pensata per il mercato nipponico.

1000_______baudoin-18-planche-originale-bande-dessinee_6267

Il titolo scelto da Edmond Baudoin allude alla natura “contingente” e “varia” del libro. Nel presentare il lavoro dice:« ho intitolato [questo libro] così perché in Giappone Nizza è sconosciuta ma si conosce l’insalata nizzarda»: un titolo alimentare e commestibile – da menù turistico, oserei dire – per invogliare nella sua familiarità il lettore orientale. Una scelta che si riverbera poi sulla scelta degli ingredienti: racconti brevi e auto-conclusivi, legati dal fil rouge della voce del narratore/osservatore – alter ego dell’autore – Manu, e che sfiorano la banalità e i facili stereotipi: dal pescatore Toni stregato dalla giovane araba promessa in sposa alla consumata star della canzone nazionale ormai sul viale del tramonto e abbandonata ad una quasi sterile vecchiaia, passando per le vite mancate di  Yves , giocatore d’azzardo stritolato dai debiti di gioco e dell’affascinante Celine, consunta moralmente dall’Hiv, Baudoin racconta una città fantasma, sospesa tra la provincia ed un passato glorioso «mischiando memoria e desiderio».

1000_______baudoin-01-planche-originale-bande-dessinee_6250

La memoria di una città, che esiste solo nei ricordi di Baudoin, e il desiderio di volerla dipingere in quella stessa bellezza che ispira le sue chine. Il risultato, purtroppo, è una certa tendenza al cliché: figure favolistiche che ricordano in maniera sbiadita il delirio narrativo della principessa Sherazade. Tuttavia, manca potente cornice meta-narrativa che lega e tiene insieme le parti dell’ordito, riscattando così i sempre cari e abusati «santini» francesi (il musicista jazz dissoluto e lo spettro di Modigliani e delle sue muse dal collo lungo).

1000_______baudoin-10-planche-originale-bande-dessinee_6259

Su questa base si innerva, invece, lo stile potente ed evocativo di Baudoin. Se c’è un motivo per leggere questi racconti è l’esuberanza del segno. È indubbio che lo sguardo del lettore, che vorrà sorvolare a volte sui dialoghi, sosterà estasiato nella contemplazione  delle increspature dell’anima che appaiono nelle pieghe e nelle rughe dei volti. La matericità degli inchiostri, lo scarto nervoso del pennino, il tratto grasso e placido dei neri jazzati e degli ambienti fumosi inducono il lettore al perdono. Vi è un distacco tra il piacere del racconto e la piacevolezza dello sguardo contemplante: con la sua tecnica Baudoin inganna il lettore inebriandolo: costruendo un fitta trama parallela dal sapore ipnotico. Una sorta di inganno illusionistico, che costringe il lettore a dilatare i tempi narrativi che sembrano scivolare e che, invece, a volte si congelano dando alle figure di Baudoin una solidità scultorea.

Baudoin - El Viaje - pagina 174

Una tavola dal fumetto Le Voyage di E.Baudoin

Sembrerebbe andare un po’ contro i “gusti” dei francesi. Infatti, Nestore del Boccio sul blog di Luca Boschi in calce ad un suo articolo sulla bagarre fra Abdellatif Kechiche e Julie Maroh a proposito della riduzione di  Le bleau est une couleur chaude, dice:

I disegni della Maroh per la verità bisogna dire che non sono granché, ma ciò sta a dimostrare, per l’ennesima volta, l’importanza maggiore che i francesi danno alla scrittura rispetto ai disegni. In genere, l’italiano quando apre un fumetto la prima cosa che fa guarda il disegno; mentre il francese comincia a leggere la storia.

Lasciando perdere la discussione che ne è seguita sulle stesse pagine – con alcune risposte di Alfredo Castelli che basterebbero a chiudere il cerchio -, così come il frettoloso giudizio su Julie Maroh – un po’ per noia e un po’ per pigrizia – mi limito ad esporre i miei dubbi al riguardo.

Numériser0002

Una tavola di Le bleau est une couleur chaude.

Come ho poc’anzi esposto, un libro come quello di Baudoin – al di là dell’esile esperienza di lettura in senso stretto – si salva, volgarmente, grazie ai “disegni”, ponendo già in crisi il luogo comune per cui l’interesse del lettore francese è volto più verso la scrittura che verso la resa grafica. Bisognerebbe presupporre che affrontare un medium come il fumetto secondo categorie giustapposte quali quelle di scrittura e disegno – senza considerare tutto il palinsesto strutturale e materiale – è una forma di riduzionismo, che vede lo stesso non come un organismo, ma come un ibrido in cui convivono forme diverse di comunicazione poste in un precario o artificiale equilibrio. E così, a mio avviso, non è.

Inoltre, senza perdersi nell’ampio spettro della produzione francofona,  basterebbe guardare i classici per capire quanto la sinergia di scrittura e disegno (o di narrazione e resa grafica/segnica) sia da sempre un suo punto a favore. La linea chiara è un modello di equilibrio tra le parti: grandi cicli narrativi e attenzione quasi maniacale al dettaglio e allo stile. Herge e Jacobs sono un esempio al riguardo. Ma, si potrebbe, invece, approcciare un autore “moderno” come Moebius – sempre per rimanere nel campo dell’ovvio e del popolare latu sensu – per vedere un autore che senza dubbio deve la sua fama al segno e ad una certa idea tecnica ed estrema. Il non-sense del Garage Ermetique è contemperato dal segno monumentale e barocco, al limite della sfida muscolare.

tumblr_m1hn811zhz1qai76so1_500

Per converso,  al lettore italiano viene rimproverato l’interesse superficiale per il disegno. In realtà, anche qua l’ovvio ci da ben altre informazioni. Quei grandi di cui parlavamo un po’ di tempo fa qua (Micheluzzi, Battaglia, De Luca, Toppi etc etc) non credo fossero solo autori muscolari. Basta sfogliare la bellissima edizione integrale di Petra Chèrie, pubblicata dai tipi di Comma 22, per vedere un autore come Micheluzzi che basa tutto il suo lavoro su una scrittura attenta, mai anacronistica e fortemente documentata – legata in maniera stretta al proprio tempo – e resa in maniera netta da un segno, altrettanto, filologico e potente.

300-petra-cherie16 (1)

Il lettore italiano è attento all’equilibrio e ad un fumetto che funzioni, altrimenti non si spiegherebbe tutta l’interesse lento, ma inesorabile che in quest’anni ha portato alla formazione di un pubblico ampio e stratificato che legge fumetti che coprono uno spettro così ampio da non farsi racchiudere in nessuna delle claudicanti definizioni che di volta in volta la critica e il mercato utilizzano (ne abbiamo anche parlato qui, qui e qui). Il lettore italiano ha maturato quello che, invece, già da anni caratterizza il mercato d’oltralpe: il connubio di curiosità e dedizione.

baud1

Un lettore curioso e che ha cura delle cose che ama non si fermerà dinanzi ad un segno sporco e infantile sapendo di godere di una bella storia, così come non si precluderà l’esperienza visiva e contemplativa di una finta storia: abbraccerà tutto scolpendo – in base alla propria congenialità – il proprio gusto e, forse, la propria consapevolezza, rinnegando così i falsi profeti e le mode apparenti.

Un’utopia, forse. A cui però tutti possono contribuire.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...