I Disney Italiani

disney_italiani.cofanettoAlberto Becattini, Luca Boschi, Leonardo Gori, Andrea Sani.              Due volumi cartonati raccolti in cofanetto, 464+216 pp.,  79,00 euro

La prima edizione de I Disney italiani edita, nel 1990, dai tipi della Granata Press rappresentò il più importante strumento per la comprensione della scuola Disney italiana dopo il dossier di Franco Fossati pubblicato sulla rivista If nel 1982. Fossati, infatti, fu il primo a collegare le storie apparse sui periodici Disney italiani, pubblicati da Mondadori, ai rispettivi autori, attraverso l’analisi delle note di pagamento della casa editrice milanese. Un lavoro a volte lacunoso, non esente da errori e imprecisioni, ma miliare nella decriptazione di un’universo che, all’epoca, aveva già tagliato il traguardo del mezzo secolo di vita.

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Per capire l’importanza e anche la notevole mole del lavoro portato avanti da Fossati, prima, e dal gruppo degli autori della prima edizione de I Disney Italiani poi, bisogna sapere che fino al 1982 i nomi degli autori delle storie disneyane realizzate in Italia non comparivano in nessuna forma all’interno delle pubblicazioni Mondadori. Nel 1982, appunto, i nomi degli autori e dei collaboratori dei singoli albi iniziarono ad essere inseriti, senza nessun collegamento con le storie pubblicate, ma in una lista all’interno del colophon presente nelle ultime pagine di TL (Topolino libretto). Solo dal 1988, cioè dopo il passaggio dei diritti delle pubblicazioni Disney dalla Mondadori alla The Walt Disney Company Italia, e più precisamente dal numero 1719 di TL, si iniziò a leggere i nomi degli autori, sceneggiatori e disegnatori, riportati in calce sul lato sinistro delle prime tavole delle storie a fumetti.

Prima di questi tardivi e doversosi riconoscimenti, per molti anni si era protatto l’equivoco per cui molti identificavano lo stesso Walt Disney come autore unico di tutte le storie pubblicate, anche se i lettori più “scafati” erano capaci di individuare lo stile di qualche disegnatore (Carl Barks, fra i primi, ma anche Romano Scarpa, Guido Scala etc.) e, più difficilmente, di alcuni sceneggiatori dallo stile maggiormente personale.

Nel 2012, anno di pubblicazione del volume oggetto dell’analisi di questo articolo, le cose sono evidentemente cambiate. Da una parte l’avvento di internet, dall’altra il numero sempre più alto di pubblicazioni specialistiche dedicate ai Disney italiani [1], hanno cambiato la percezione e il grado di conoscenza che questi autori avevano presso la platea dei loro lettori ma anche all’interno del mondo giornalistico specializzato nel fumetto e nell’editoria popolare.

ll lavoro di Fossati è stato il seme che ha, attraverso diverse fasi, ha fatto fiorire quello che oggi è il più completo e autorevole (oltre che un’imprescndibile miniera di informazioni per chi si occupa, amatorialmente o professionalmente, di questi argomenti) database mondiale di fumetti Disney, quell’ I.N.D.U.C.K.S. che ha la sua “base” italiana nel sito del Papersera, dal 2002 punto di incontro e di riferimento per gli appassionati italiani, e non solo, dell’universo disneyano, come ricorda Marco Barlotti.

Questa nuova edizione de I Disney Italiani, pubblicata a 22 anni di distanza dalla prima, si inserisce, quindi, in un contesto completamente diverso. Il numero di informazioni disponibili è cresciuto, così come è diventato più facile accedervi. Allo stesso modo sono aumentate le possibilità di interagire direttamente con gli autori, sia attraverso internet e il proliferare delle fiere, ma anche direttamente nei forum, dove disegnatori e sceneggiatori intervengono spesso in prima persona per confrontarsi con i lettori.

Per adattarsi ai tempi il libro di Boschi & Soci è dovuto crescere e non solo nel numero delle pagine. Se nel 1990 si trattava di aprire una nuova strada, inserendosi in un contesto ancora vergine, nel 2012 è stato necessario, creare un’opera più strutturata dal punto di vista storico e l’operazione, pur con i suoi difetti, è riuscita.

La pubblicazione, sempre per la Nicola Pesce  del volume Eccetto Topolino (di cui abbiamo già parlato QUI) ha fornito in parte il modello per questo doppio volume con cui ha in comune uno degli autori, Leonardo Gori (che cura anche un blog assolutamente da seguire e che potete trovare QUI). Da Eccetto Topolino I Disney italiani ha ereditato, oltre alle molte informazioni inedite riguardanti la storia editoriale delle pubblicazioni disney italiane degli anni ’30, un maggiore rigore, un apparato iconografico più ampio e variegato ma anche una certa ripetitività delle informazioni proposte, soprattutto nella prima parte [2] e una certa tediosità, per via di una scrittura più orientata ad informare che a raccontare. Particolare, questo, più accettabile nel caso di Eccetto Topolino che in quello del volume in questione dove l’interesse del pubblico di riferimento di quest’opera è di natura diversa, forse più eterogenea.

Già, ma cos’è quest’opera? Come va considerata? Come va letta? A chi si rivolge? Domande queste che, a fronte del prezzo impegnativo, pur se proporzionato alla cura e alla veste editoriale del cofanetto, di 79 euro è lecito porsi.

I disney Italiani, vol.1

I disney Italiani, vol.1

Ci sono diversi modi di approcciarsi a I Disney italiani, ma prima di analizzarli vediamo come è strutturata quest’opera. Il primo volume è diviso in tre parti. Nella prima, L’avventura editoriale dei disney italiani, quella in cui i difetti  qui evidenziati poco prima gli autori riassumono la storia editoriale disney nel Bel Paese dagli anni ’30 ai giorni nosti. Nella seconda, I grandi autori, vengono descritte le specificità dei maggiori autori disneyani italiani e delle scuole regionali in cui spesso i loro talenti nascevano o si sviluppavano, con particolare attenzione ad alcune tematiche specifiche, come i continui riferimenti alla commedia dell’arte, espliciti ed impliciti, e l’imprescindibile e caratteristico rapporto con la contemporaneità [3]. Infine, nella terza, Il mondo delle idee,  Boschi & Co.  analizzano, per sintetizzare, le principali e più note invenzioni della nostra scuola, come quelle che, successivamente alla loro invenzione saranno chiamate Grande Parodie.

I disney Italiani, vol.2

I disney Italiani, vol.2

Il secondo volume, invece raccoglie tre fondamentali appendici: l’ Elenco dei personaggi Disney a fumetti creati in Italia, il Lexicon dei Disney italiani e la Bibliografia e sitografia essenziale.

La loro natura enciclopedica fa di questi due volumi, con immediata evidenza, un’opera di consultazione, un mare in cui, di volta in volta, pescare informazioni, immagini, nomi e ricordi, decidendo di abbandonarsi alla nostalgia ma anche curiosità relative agli ultimi anni. Una risorsa incredibilmente utile sia per il lettore appassionato che per il critico. Non ci si può, però, limitare solo a questo. I Disney Italiani, oltre ad essere, come già detto, una imprescindibile miniera di informazioni sulla storia editoriale delle pubblicazione disney realizati in Italia è, anche, un storia. Anzi, due. O forse più.

Non c’è realtà editoriale italiana che sia legata alla storia del nostro paese, un legame a doppio filo, come quella disneyana e, in particolare, quella di TL. E quest’opera riesce bene a rendere l’intensità e perfino la necessità di questo legame. Attraverso i personaggi Disney diverse generazioni di giovani (e spesso non giovani) lettori hanno imparato ad arricchire il proprio vocabolario, molti addirittura a leggere. Non solo. Pur attraverso tutte le cautele, a volte eccessive (per una riflessione più ampia sull’argomento si veda QUI) che la casa madre ha imposto ai propri autori, inizialmente molto più “spregiudicati”, migliaia di ragazzi hanno imparato a conoscere il mondo, a farsene un’opinione, a scoprire il mondo, così come tematiche poi diventate portanti e perfino abusate all’interno dell’editoria per ragazzi, come la sempreverde, mi si perdoni il gioco di parole, battaglia ecologista.

Copertina di Giorgio Cavazzano per I Disney Italiani

Copertina di Giorgio Cavazzano per I Disney Italiani

Così, i Disney Italiani, va letto come una storia di un gruppo editoriale e, nello specifico di una testata, ma anche, parallelamente, come unracconto della storia del nostro paese, dell’evoluzione dei nostri gusti, delle nostre mode (poco importa che TL sia passato dal crearle a subirle), dei nostri meccanismi educativi  e delle molte contraddizioni, a volte ironicamente sottolineate da sceneggiatori e disegnatori nostrani, altre volte inconsapevolmente e passivamente rappresentate, che hanno fatto della nostra Italia quella che è stata e quella che oggi è.

Queste storie, così come altre, queste percorsi, sono presenti, anche se non sempre ben raccontati, all’interno di quest’opera.

A chi va consigliato, quindi, I Disney Italiani. Non solo agli appassionati, non solo agli addetti ai lavori. Non solo, infine, ai lettori di fumetto ma a tutti quelli che vogliano leggere, attraverso la particolare ma non laterale storia editoriale dei personaggi disneyani, quella del nostro Paese.

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[1] In realtà sarebbe più corretto parlare di testate antologiche. Escluse, infatti, le pubblicazioni periodiche pubblicate dalla stessa Disney, come il mai troppo rimpianto Zio Paperone (che in realtà vide la luce sotto la gestione Mondadori) ed altre, quelle che possono essere considerate serie ed approfondite analisi dell’universo Disney italiano si contano sulla punta delle dita, specialmente raffrontando il loro numero alla storia e all’importanza che sceneggiatori, disegnatori, redattori ed altre figure del mondo editoriale disneyano nazionale hanno avuto non solo sulla nostra società, sul nostro percorso di alfabetizzazione e sulla nostra percezione della realtà, ma anche nel contesto più ampio della Walt Disney Company, di cui la divisione italiana divenne la responsabile mondiale delle pubblicazioni a fumetti.

[2]Ripetitività anche comprensibile in un lavoro con una base documentativa così ampia e scritto a più mani. Inoltre, la maggiore maturità di questo volume rispetto alla sua prima edizione va ascritta, naturalmente, anche all’esperienza, alle capacità e alle informazioni accumulate dagli autori in quasi un quarto di secolo.

[3] Ed è questa la parte che, da fan prima che da critico, risulta più divertente e dolorosa. Scorrendo i nomi citati nel saggio, a volte si vorrebbe che ad alcuni fosse stato dato più spazio, più immagini, che di altri fossero state sottolineate maggiormente alcune caratteristiche o svelate altre curiosità, ma ciò, naturalmente, non inficia né influenza il giudizio sull’opera.

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