Topolino 3000

Disney_201305_cover3000Si è molto parlato nelle ultime settimane del numero 3000 di Topolino e credo che la cosa non stupirà nessuno. Un traguardo importante, così difficile da raggiungere per qualsiasi testata periodica, meritava tutta l’attenzione che gli è stata dedicata.

Oltre all’importanza del numero, quel 3000 tondo che molti guardano con ammirazione, altri con invidia, altri ancora con la nostalgia affettuosa del lettore di lunga data, ha altre risonanze, altre particolarità che varrebbe la pena di sottolineare maggiormente.

In questo particolare numero di Topolino c’è tutto e si offre appunto come summa e riassunto dell’attività della testata. C’è l’orgoglio della direttrice Valentina De Poli, che a Topolino ha dato una nuova vita e una rinnovata dignità, ci sono sceneggiature più o meno riuscite, ci sono alcuni dei migliori autori oggi in attività, chi presente con una storia chi con un semplice omaggio e ci sono anche tutti gli autori, i “Maestri”, che li hanno preceduti, anche quelli che non sono più fra noi.

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Il numero 1000 di Topolino, del 26 gennaio 1975, con l’esclusione della copertina di Marco Rota, non aveva un carattere particolarmente celebrativo. Le storie al suo interno avrebbero potute essere quelle di un qualsiasi altro numero e, di queste, tre su sei erano opera di autori stranieri (quattro su sei, volendo conteggiare anche Paperino ammiraglio, per i testi di Jerry Siegel) come era ancora frequente in quegli anni.

1994 - Topolino 2000 27 marzo 1994 - striscia Topolino

Le cose cambiano notevolmente quasi vent’anni dopo, il 27 marzo 1994, in occasione della pubblicazione del duemillesimo numero. Il numero 2000, infatti, non solo ha una foliazione che supera di più del doppio quella dei numeri 1999 e 2001, ma viene venduto, allo stesso prezzo, con in omaggio un gadget celebrativo. Le due storie principali, presentate, in apertura del volume, Topolino 2000 e Chi ha rubato Topolino 2000? “Miraggi notturni” sono disegnate da due autori, Romano Scarpa e Giorgio Cavazzano che, oltre ad essere dei mostri sacri all’interno dell’universo del fumetto disneyano (e non solo) rappresentano due fasi ben distinte ma contingenti dell’evoluzione dello stesso. Un ideale passaggio di testimone, in quanto Cavazzano, prima di esordire come disegnatore sulla testata, era già stato inchiostratore di Scarpa. Due modelli diversi, un solo linguaggio. Scarpa, seguace originale del tratto di Floyd Gottfredson e, a sua volta, autore molto imitato e Cavazzano, inizialmente messosi in evidenza riuscendo a fondere l’estetica disneyana con realtà in apparenza molto distanti come quella del gruppo di autori che gravitava intorno alla rivista francese Metal Hurlant.

Il numero 2000 di Topolino, presentava, inoltre, una serie di omaggi “a tema” (illustrazioni, tavole uniche) di un nutrito gruppo di artisti disneyani.

Un numero con profonde radici nel passato, come in piena tradizione disneyana, ma prepotentemente lanciato verso il futuro, anche per la coincidenza con l’anno, il 2000, prossimo a venire e ancora visto, simbolicamente, come l’emblema del futuro, delle possibilità, dell’era della tecnica preconizzata dalla più ottimistica science fiction.

Così come, volendo forzare un po’ la mano, il numero 1000 può essere letto come il germe del Topolino che la rivista sarebbe da lì a poco diventata, con la piena e totale affermazione degli autori italiani, l’abbandono di alcune tematiche, più ingenue e fuori tempo massimo; una trasformazione che, però, non sarebbe avvenuta senza il prezzo di qualche compromesso.

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Illustrazione di Fabio Celoni per il numero 3000 di Topolino ispirata alla classica storia “L’inferno di Topolino”

Il numero 3000, invece, rappresenta uno strano ibrido, l’equilibrio fra questi due estremi. Si pone, principalmente, come una festa degli autori, più che dei personaggi; degli autori che ci sono, che producono, inventano e mantengono vivo il settimanale ma anche, come già detto, di quegli autori che non ci sono più.

in Topolino e il soprendente 3000 (testi e disegni di Casty), rivive pienamente, e non per la prima volta, lo spirito scarpiano; in Zio Paperone e il tiranno dei mari (testi di Francesco Artibani, disegni di Corrado Mastantuono, colori di Mirka Andolfo) le avventure marinare e dal sottofondo ecologista di Rodolfo Cimino acquistano una nuova vita, mentre Artibani si riconferma il degno erede dello sceneggiatore friulano.

In Pippo e Gambadilegno e…il colpo da 3000, infatti (testi di Tito Faraci, disegni di Giorgio Cavazzano, colori – splendidi – di Mirka Andolfo) il protagonista è invece forse il principale artefice del duraturo successo di Topolino, il lettore, che attraverso il personaggio di Gambadilegno rivive quel sentimento, forse oggi un po’ sopito, di affezione famigliare, di calore, che gli affezionati lettori della rivista vivevano settimanalmente solo fino a qualche anno fa, quando accoglievano il “Topo” in casa.

Di altre storie belle ce ne sono fra queste pagine ancora una volta dense (voglio solo segnalare, per la particolare ammirazione che nutro per questo autore La Banda Bassotti e il raduno dei 3000, di Enrico Faccini), alcune più, alcune meno ma, per una volta, tutte mosse da uno stesso entusiasmo, un entusiasmo che, come accadeva in tempi migliori, in termini di vendite per la testata, questo numero trasmette ancora, partendo dalla copertina, passando per le storie fino ad arrivare all’apparato redazionale. Un numero che, imbarazza quasi dirlo, è gonfio di gioia e che spinge a partecipare ad una festa basata anche sulla sensazione di ritrovarsi, di far parte di un gruppo, di una comunità. Un numero tondo, da godere. Lasciando da parte analisi e critiche per la prossima volta. Auguri.

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