Long Wei: le nuove vie del drago

Long_Wei

Sarò onesto: ho atteso questo Long Wei in maniera spasmodica. Per la prima volta dopo tanto tempo avvertivo quel tipo di eccitazione che di solito anticipa le grandi uscite nelle industrie dell’intrattenimento estere. Questa volta però la faccenda era diversa. Si parla di un fumetto italiano, che esce nel suo formato principe (bonellide da edicola, e in questo caso la forma conta un sacco), ambientato in tra le mura di casa nostra. Con un paio di variazioni interessanti: un immigrato come protagonista e le arti marziali a farla da padrone. Non si poteva chiedere di più.

Arriva il giorno X. Corro in edicola, acquisto l’albo (che già dal pacchetto svetta per appeal su ogni altra uscita nostrana. O per lo meno è l’unico che diresti essere arrivato nelle edicole nel 2013), me ne torno a casa e lo leggo in tutta calma. Dopo circa 30 minuti lo infilo nella libreria soddisfatto, predisponendo lo spazio per le prossime uscite (anche perché la costa è una bomba e va sfoggiata). Eppure qualcosa non va.

Come ho già detto: non posso dire di essere rimasto scontento, ma nonostante tutto i conti non mi tornano come dovrebbero.

longwei

Long Wei è un fumetto eroistico (è il caso di dirlo), dove l’eroe appartiene a una comunità di immigrati. A dire il vero basterebbe questo punto per parlarne bene. E non per questioni legate al politicamente corretto o all’impegno politico o altre menate che qui c’entrano veramente poco (per fortuna, verrebbe da dire). Il punto fondamentale è la modernità di approccio. Scrivere un fumetto ambientato nel nostro paese pensando di avere per forza di cose un protagonista di radici italiane significa sconfinare nel grottesco, oltre che nell’anacronistico. Se invece si volesse stare a disquisire sulla presunta bidimensionalità del personaggio – buonissimo e vagamente ingenuo – significherebbe mettere in discussione praticamente ogni ruolo vestito da Bruce Lee, Jackie Chan o tre quarti dei protagonisti delle produzioni Shaw Brothers. Questa cosa va specificata perché già mi immagino le critiche di “razzismo al contrario” (“un fumetto sugli immigrati, quindi l’immigrato deve essere buono per forza di cose”) portate avanti dai soliti dispensatori di saggezza.

Abbiamo quindi un eroe classico, appartenente a un immaginario pop che abbiamo imparato a conoscere molto bene, calato nella nostra quotidianità.

Da questo punto di vista Long Wei si prende sulle spalle l’eredità del genere puro e al contempo derivazionista tipico della cultura popolare italiana. La prima sequenza milanese del fumetto pare una rivisitazione aggiornata della panoramica in apertura a Milano Calibro 9, mentre tutto il numero è una variazione meneghina del mitico The Way of the Dragon. Si recupera, si rimastica, si camuffa, si adatta al palato del proprio pubblico. Tutto senza un ammicco al lettore. Proprio come succedeva quando Cinecittà era una delle prime cinque industrie cinematografiche al mondo. Ogni genere che andava forte all’estero veniva preso e rivisto in ottica tipicamente italica. I detective granitici diventavano ancora più tosti, i pistoleri ancora più laconici e le donnine sempre più morbide e meno vestite. Se certi autori si fossero fatti tanti problemi di coscienza sul rubare le idee altrui oggi non avremmo tante gemme di cui andare orgogliosi. E non lo dico in chiave ironica-post-moderna-revisionista. Un minimo di rispetto in più per il nostro retaggio culturale (che non significa difesa talebana di fregnacce terrificanti)  e magari oggi la nostra industria dell’intrattenimento starebbe leggerissimamente meglio.

Peccato che proprio qui il meccanismo si inceppi.

Genovese_log_weiPer ora, e sottolineo per ora, Long Wei è un ottimo pastiche pop, ma manca della sferzata italica che mi aspettavo. E questa è una voce che non va a influire sulla qualità di questo primo numero (che è imperdibile, se non per la qualità in sé almeno per quello che rappresenta), ma proprio sul gusto che lascia in bocca. Al di la delle già citate panoramiche si respira poca milanesità in queste pagine. Non ho idea di come si dovrebbe risolvere questo problema – altrimenti sarei uno sceneggiatore – ma ammetto di essere rimasto un poco amareggiato. La cosa più semplice da suggerire sarebbe qualche pagina di mazzate in meno a favore di qualche paginetta di vita quotidiana in più (tipo le scenette nei bar inserite nei polizieschi- non erano altro che inserzioni pubblicitarie non ufficiali, eppure contenevano un mondo ormai perso – o le inflessioni regionali dei passanti).

Un’idea come un’altra per diminuire la distanza tra le pagine e il mondo che mi circonda.

striscia LW zero VINCI

Penso a Long Wei e non posso fare a meno di pensare alla potenza evocativa di una serie di arti marziali ambientata nel capoluogo lombardo – con tutte le sue psicosi, le sue bellezze, le sue brutture, le sue macchiette e i suoi segreti – per gasarmi come non succedeva da tempo.

Questo perché il nostro mondo reale è stato lontano per troppo tempo dall’immaginario pop.

E l’amarezza aumenta perché in un sacco di punti la serie è perfetta e rappresenta tutto quello che manca al fumetto seriale italiano. E’ snella, rapida, si presenta benissimo e ha un carisma che avrei immaginato solo associabile a serie ambientate nelle solite Londra o NY. Ci sono passaggi da brivido (la pagina finale o la passeggiata sui tetti dei capannoni della zona industriale) e un sacco di trovate gustose. Per una volta ho avvertito la possibilità di avere tra le mani un eroe nostrano che potesse arrivare a far parte del gotha dell’immaginario popolare. Basta con i commissari da provincia profonda, avanti il nuovo spirito delle metropoli. E se per una volta non tiriamo in ballo le solite lodi alla bella vita nel Paese del Sole (Montalbano docet) non penso ci rimanga male nessuno. Perché i tempi sono cambiati e con loro anche noi.

Long Wei potrebbe (e sono sicuro – sarà) un passaggio importante verso qualcosa di completamente nuovo. L’importante è che metta da parte timidezze e indecisioni per spingere come un matto.

lw copertina fb web 2

Evil Monkey collabora con noi, scrive un sacco e fra le altre cose ha un blog.

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19 risposte a “Long Wei: le nuove vie del drago

  1. Lo vorrei leggere ma non riesco a trovarlo ancora in edicola. Oggi farò un altro tentativo…

  2. Spero non sia stampato sulla carta igienica e non contenga errori da quarta elementare (lettere non accentate ecc.) come XIII, tanto per rimanere in tema Aurea Editoriale.

  3. p.s. l’ho trovato! Forse l’unica copia del circondario, ma l’ho preso. Appena leggerò vi saprò dire.

  4. Beato te, io a Roma ho girato otto (otto!) edicole e ancora niente. Di solito mi guardano male.

  5. Ciao,
    trovato a Milano dopo aver fatto il giro di tre edicole.
    Confezione bella, anche se la carta della copertina e delle pagine è più grezza di un Bonelli della Sergio Bonelli. Lettering fatto al computer, ma senza errori di battitura o di accenti. Insomma, un buon prodotto.

    La storia mi è piaciuta tantissimo.

    Non sono d’accordo con la (piccola e garbata) critica della recensione. Milano nel racconto è presente. C’è la tangenziale, l’aeroporto e Paolo Sarpi. Auto italiane contemporanee. Mi è piaciuto molto vedere un così bel fumetto ambientato a Milano.
    Son sicuro che tra i prossimi numeri ci saranno episodi che interagiranno maggiormente con l’ambiente italiano, e altri più centrati su altre dinamiche.
    Spero, e credo che verrò confortato, che quando si dovranno fare riferimenti a realtà italiane e milanesi non si utilizzi -solo- materiale da cartolina per turisti, ma si prenda contatto con qualcosa di meno stereotipato. Ad esempio per la scena finale del numero uno è stato molto bello vederla ambientata in uno dei classici e fatiscenti capannoni vuoti della città, che caratterizzano Milano -ahinoi- assai di più della Madunina. Che te brili di luntan.

  6. Letto. Mi ha fatto nel complesso una buona impressione. Trama semplice e lineare ma ben congegnata. Sceneggiatura di Cajelli molto efficace e dal ritmo vivace. Dinamico. Avevo apprezzato molto alcuni suoi lavori su Napoleone. Disegni belli e assai leggibili. Un segno fresco e non banale quello di Genovese. E mi ha lasciato la curiosità di leggerne ancora. Se per fumetto popolare si intende un fumetto accessibile a tutti per scrittura, segno, contenuti e prezzo, Long Wei è sulla buona strada, secondo me. La confezione “povera” dell’albo a me non dispiace affatto, né disturba. D’altronde costa solo 3 €! Unica pecca: ho dovuto girare SETTE edicole per trovarlo… e non perché l’avessero finito. Proprio non l’avevano! Ad ogni modo, un progetto da seguire, si nota l’attenzione per il dettaglio e la passione con cui è stato concepito e curato. Merita l’acquisto, secondo me. La lettura fluisce che è un piacere. Un fumetto divertente, senz’altro adatto al grande pubblico e senza essere banale. Certo, trae ispirazione da una certa cinematografia assai nota, ma senza per questo perdere di mordente, secondo me. Un in bocca al lupo alla squadra.

  7. Ehi, anche io sono un grande fan del lavoro di Cajelli su Napoleone!

  8. Andranno in onda due commenti che non hanno nulla a che vedere col post:

    1) Evil Monkey? Allora, sei vivo! *sospiro di sollievo*
    2) La qualità della carta dell’albo rasenta lo schifo.

  9. @Oak: ma quella sotto l’acquazzone è una Panda? Nel caso altro punto a favore di Long Wei. Due se era quella originale. Comunque sono queste le piccole cose che chiedevo. Grazie per avermelo fatto notare!

    @MMS: vivissimo ma troppo pieno per ogni forma di attività nerdistica. Se non muoio magari riprendo anche il blog.

    E comunque secondo me la carta non è così atroce. Nel suo essere povero si presenta meglio delle Storie.

  10. Nel mio albo, alcune pagine sono sbiadite. E lo stesso negli albi di Metamorphosis di Bevilacqua.

  11. Io faccio considerazioni diverse, brevemente:
    a) carta fa davvero schifo, niente da dire (sulla carta sopprassiederei, se mi avesse convinto il resto)
    b) disegno non è male, ma non ancora maturo (per dire che poteva essere meglio, e dare di più alla storia, ma comunque va bene)
    c) sarà che l’ho visto troppo di recente, ma la trama mi faceva ricordare troppo “L’urlo di Chen terrorizza ecc.”, come un treno che corre sul suo binario questo spegneva le aspettative: il mio non è un giudizio critico, ponderato, semplicemente questa è la mia esperienza di lettura.
    L’osservazione su Montalbano è interessante: Montalbano mi piace perchè riesce a presentare il bello e il brutto del paesaggio e dell’umanità siciliana restando godibile. L’italianità e la sicilianità è al riconoscibile, quasi stereotipata ma senza eccedere nei paesaggi patinati e nella superficialità, anzi giocando sugli stereotipi con ironia, con uno sguardo maturo, che è al contempo compiacente e disincantato.
    Forse anche questa serie può seguire questa traccia, non so, è solo un’idea, gli autori avranno giustamente le loro.
    Alla fine, se dovessi giudicare questo numero di per sè, il mio giudizio non sarebbe molto positivo, nemmeno pessimo se è per questo, solo non soddisfacente.
    Ma questa è una (mini)serie, e quindi va valutata nella sua interezza: l’esperimento è comunque curioso, merita sicuramente di essere seguito e non mancherò di comprare i prossimi numeri!
    Per me questa serie è ambiziosa nel proporre il tema delle arti marziali, e ad ora non mi è ancora chiaro come gli autori lo vogliano portare avanti: è un tema che mi affascina, e per niente facile. Ad oggi, come si può affrontare il leitmotif delle arti marziali? Secondo me non si può solo legarli a soluzioni classiche, e il tema ha bisogno di rinnovarsi nelle idee. IMO.

  12. Qui a Padova Long Wei è presente in tutte le edicole, perlomeno in tutte le 4 edicole che frequento regolarmente.
    Acquistato, letto.
    Aspetti positivi (o almeno non negativi, per ora):
    1. la storia è talmente semplice e lineare da essere una storiella, ma diventa un pregio quando è solo uno stratagemma per presentare il personaggio attraverso le sue azioni (e che azioni! oltretutto molto bene orchestrate dal punto vista spettacolare); e comunque ci sono furbate di sceneggiatura a sufficienza da far dimenticare l’esiguità del soggetto;
    2. i disegni non mi paiono acerbi, semmai il contrario; Genovese è capace di caratterizzare graficamente i personaggi con 2 segni: questa per me è maturità;
    3. la tavola finale vale tutto l’albo e mi fa venire voglia di acquistare il secondo per sapere cosa accadrà;
    4. è vero che per adesso Milano è solo un’ambientazione, e fosse stata Abbiategrasso, Den Haag o Tallin non sarebbe cambiato sostanzialmente nulla; epperò c’è un “ma” grande come una casa, che giustifica ampiamente gli autori: finora non è comparso un solo milanese (a parte la breve apparizione di quello che si annuncia essere il futuro pard dell’eroe, Vincenzo Palma) e si presume anche che tutti i dialoghi si siano svolti in cinese, visto che di sicuro Long Wei per il momento l’italiano non lo parla; tutta l’azione insomma si è svolta in un microcosmo estremamente chiuso, che rapporti con Milano non ne ha se non epidermici, ed è quindi normale che per ora la città sia solo uno sfondo; vedremo nel futuro della serie;
    5. la copertina è davvero bella.

    Aspetti negativi:
    C’è un solo difetto: la qualità di carta e stampa: terrificante! La carta ha una grammatura infame e una porosità zozza, tali che nella mia copia in certe pagine riesco a vedere la pagina sottostante; la stampa poi è parecchio sbiadita in alcune pagine epperò sovraccarica in altre, sì che a tratti rimangono addirittura tracce della pagina sinistra sulla pagina destra, e viceversa (una roba che mi ha riportato ai “fasti” dell’edizione Granata Press di “Ken il guerriero”; chi ce l’ha mi ha capito); la copertina poi sembra fatta di cartone di ultima…
    Scrivere in maniera riduttiva che “nel suo essere povero si presenta meglio delle Storie”, come ha fatto il pur ottimo Evil Monkey, secondo me equivale a costringere i fatti in una visione ideologica; la verità è che si presenta peggio, punto e basta; sulla qualità della narrazione si possono fare confronti tra Long Wei e qualunque bonelliano (e non è affatto detto che Long Wei esca perdente), ma sulla materialità bruta del prodotto non c’è proprio contesa: stravince Bonelli Editore 5-0.
    Dopo di che, a me della confezione importa fino a un certo punto: preferisco una roba stampata di merda, ma ben raccontata, a una confezione extra-lusso di una cacata.
    Quindi, lunga vita a Long Wei. Se poi lo stampano un po’ meglio, tanto di guadagnato.

  13. Guardate che nel 2013 a Milano c’è più gente che parla cinese che milanese 😉

  14. Mi state facendo venire dei dubbi. Sulla mia copia tutte le pagine sono stampate bene, La carta è effettivamente bruttina, ma ho visto di peggio. Probabilmente mi è andata di culo.

  15. Per quanto riguarda la stampa, naturalmente. La carta è quella per tutti.

  16. La mia copia non ha difetti di stampa. Il materiale è “povero”, quasi pulp… ma nessun intralcio alla lettura o alla visibilità dei disegni. Economico ma più che dignitoso. L’ideale per un fumetto pop, direi.

  17. Per il disegno, preciso: non ho potuto sopportare il piccione, dal disegno che si può vedere anche in questa pagina! 🙂
    Per il resto, va bene, il livello qualitativo del disegno è nella media di analoghi prodotti, ha un bel dinamismo, vediamo come proseguirà!

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