Quel gran zozzone di Bastien Vivés

Non c’è bisogno di sprecare altre parole su un giovane, ma ormai collaudatissimo autore come Bastian Vivés. Un autore che sin dalle prime opere è riuscito ad accattivarsi sia il gusto del pubblico che, nonostante alcuni contenuti troppo mielosi e teen, l’attenzione della critica per la padronanza di diverse tecniche e registri.

Los melones de la ira - pagina 1

La copertina di Les Melones de la colère: una palese citazione dell’opera di Andrew Wyeth “Christina’s World

L’ultima opera, Polina, lo vedeva all’opera sulla tavolozza grafica, senza perdere la naturalezza della brush pen e l’immediatezza dell’inchiostro. La stessa tecnica è utilizzata in Les Melones de la colère (Editions Les Requins Marteaux) che ho potuto leggere in edizione spagnola, fuori per i tipi della Diabolo, con il titolo Los melones de la Ira.

Che dire…Chi cerca il solito Bastien Vivés, quello che da tempo si dice impegnato nella riduzione a fumetti di Tre Metri Sopra il Cielo – notizia che hai suscitato nella maggior parte dei suoi estimatori italiani un misto di repulsione e curiosità -, troverà qualcosa di ben diverso. Senza dubbio, se si bazzica il suo blog l’opera non sorprenderà visto la sua ossessione per gli sketches piccanti con masculines e futanari. Tutto ciò  palesa un certo interesse per la sessualità e l’iconografia transgender.

falbala

uno sketches di Vivés tratto dal suo blog

In Los Melones si parla di una famiglia disfunzionale, i cui componenti sono affetti, scopriremo, da peculiari malformazioni. La protagonista, per l’appunto, ha due enormi tette che le provocano lancinanti dolori alla schiena. Dolori che costringono i suoi genitori – poveri contadini che non possono permettersi spese eccessive – a ricorrere, nonostante le resistenze, alle cure di medici cittadini: esseri libidinosi che approfittano, senza alcuna riserva, della povera malcapitata di turno. 

Los melones de la ira - pagina 13

Lo spunto serve a Vivés per dare sfogo al suo immaginario pornografico con threesome, orge e doppie e triple penetrazioni. Tutto quello che il maschietto medio desidera o, meglio, tutto quello che si crede un maschietto medio vorrebbe vedere in un’opera del genere.

Senza dubbio i riferimenti di Vivés vanno al fumetto erotico classico, con le sue improbabili situazioni al limite dell’assurdo. Infatti, non si risparmia neanche un’incestuosa scena in cui il “piccolo” Paul viene blowjobbato e tittijobato dalla sorellina mentre il papà continua a cercarli nel fienile con tanto di forcone a portata di mano. Una delle scene che ho apprezzato di più.

Los melones de la ira - pagina 39

Tuttavia, la vicenda continua a correre verso il finale, ma ad un certo punto Vivés non si spinge oltre. Arrivato al climax in cui il patriarca reclama vendetta contro la città – simbolo di perversione e corruzione – l’autore glissa, così come glissa su l’unica scena che avrebbe dato senso all’opera visto gli iperbolici e surreali riferimenti stilistici che ne guidavano la mano.

Los melones de la ira - pagina 111

Cioè caro Bastien, una bella orgia familiare finale ci stava ed, invece, te che mi fai?!? Non rinunci al fascino delle masculines e mi sbatti in faccia una morale rattoppata?!? Non si fa così…

Un’opera riuscita a metà a causa forse del decadere della volontà vouyeristica di Vivés e del sopraggiungere di un’istanza morale di riserbo che è espressa nel sacrificio genitoriale e nel dolore simbolico di alcune immagini, che nonostante la loro potenza ci lasciano coll’amaro in bocca.

Gli ibridi, purtroppo, non sempre funzionano bene. Attendiamo prossimi sviluppi.

Los melones de la ira - pagina 117

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15 risposte a “Quel gran zozzone di Bastien Vivés

  1. L’adattamento di tre metri sopra il cielo non si farà, me lo ha detto lo stesso Bastien più di due anni fa. Bastien è un grande e va bene così, tutto quello che fa va bene così. Quello che non capisco è come possa qualcuno col suo segno tanto raffinato essersi accattivato tanti lettori.

  2. Forse, per le tematiche? Nessuno ha mai detto che i lettori di fumetti siano di ampie vedute.
    Intanto, volevo acquistare Les Melones su amazon.fr ma è esaurito.

  3. Le tematiche hanno giocato a favore…Il Gusto del Cloro, sebbene potesse risultare stucchevole o impalpabile, aveva – scusate il gioco di parole – un gusto coloristico e formale tutto particolare, che incuriosiva al di là della trama. Anche la serie del La Boucherie ha una sua leggera piacevolezza.
    @ MMS: l’edizione della Diàbolo si trova…è in spagnolo, ma i dialoghi non sono certo incomprensibili

  4. Opterò per quella mi sa. Avrò un Vives per ogni lingua. 😛

  5. Ahimè, temo di dover essere annoverato tra i detrattori dell’enfant prodige della bd.
    Ho cercato più volte, accompagnato anche da una buona disposizione d’animo, di comprendere gli entusiasmi di pubblico e, soprattutto, di parte della critica. Ho provato a leggerlo e a ri-leggerlo (ché mai ho avuto timore, in vita mia, di cambiare idea) eppure sono ancora qui ad arrovellarmi.

    Arrivo a comprendere come possa piacere tanto il suo tratto, alcune soluzioni sono effettivamente valide e raffinate, di frecce al suo arco ne ha. Eppero mi sento in dovere di dire che di autori ugualmente giovani e ugualmente (se non più) validi graficamente ce ne sono. E aggiungerei pure che la raffinatezza grafica di Vivés non sempre coincide con altrettanta raffinatezza registico-narrativa (per quanto sia uno dei presunti punti di forza di questo autore su cui più si insiste).
    Non capisco per nulla, invece, come si possa tanto lodare quello che Vivés racconta attraverso le sua tavole. Sarà per questo che la notizia di un possibile adattamento dei mocciani metri sopra il cielo non mi ha mai sorpreso/inorridito/infastidito; anzi, sin da subito ho rintracciato, pur con le debite proporzioni, una certa consonanza fra i due universi narrativi.
    Il mio problema è che definire impalpabile l’opera vivesiana mi sembra assolutamente generoso. Come ho avuto modo di scrivere nei commenti al post sul graphic novel non sono a priori un sostenitore della trama in senso stretto, delle impalcature narrative solidamente concepite; non sento necessariamente il bisogno di un fumetto (come pure di un film, o di un libro) che mi racconti a tutti i costi qualcosa e che quel qualcosa abbia un significato ben preciso, un messaggio di fondo né, Zeus ce ne scampi, una morale. Amo anzi le narrazioni sospese, asimmetriche, sintetiche sino alla nettezza più estrema o, al contrario, decompresse fino all’inverosimile. Abbraccio la frammentarietà, il flusso di immagini e coscienza, la lentezza e persino quella che alcuni si spingerebbero a definire noia.
    Fermo restando tutto questo i fumetti di Vivés (per lo meno quelli che ho letto) mi hanno colpito per la loro disarmante vacuità. Ho provato ad addentrarmici, a sezionare, sondare e smontare ma non ho trovato nulla. Ho provato ad andare in profondità ma ho toccato immediatamente il fondo, parafrasando Lynch posso dire che non c’erano acque profonde.
    I sostenitori di Vivés mi diranno l’esatto opposto ma oltre la patina di formalismo (neppure così apprezzabile o eclatante) nelle opere del giovane francese non sono riuscito a trovare nulla. Banalità adolescenziali, baricchismi in forma di fumetto, genialate assai prive di sostanza, tentativi poco riusciti di virtuosismo, quello sì. Nulla che valesse veramente la pena però.

    I cocomeri dell’ira di cui si parla qui non mi fanno cambiare idea, rafforzano anzi i miei pareri negativi. Persino il sesso qui è privo di sostanza, esangue, appiattito su cliché grafico-narrativi molto rimasticati e assai poco sentiti pare. Mi piace, quando un autore racconta simili zozzerie (e lo dico da fautore delle zozzerie), che ci riversi dentro le sue ossessioni. Eppure anche qui tutto sembra forma, niente smuove davvero. Se ci aggiungiamo pure la scivolata moraleggiante sul finale (giustamente sottolineata da Troiani) va a farsi fottere (appunto) persino la parte più ludica, eccitante e genuinamente divertente della pornografia.

    Insomma, questo fumetto è una sega non solo priva di qualsivoglia entusiasmo ma pure mestamente interrotta.

    Mah.

  6. E come darti torto, caro Helvidius…
    Sul bisogno di narrazione sono, purtroppo, succube di un’esigenza “personale”: avendo per anni consumato roba sghemba ed asimmetrica, nell’ultimo periodo preferisco che qualcuno mi racconti qualcosa (non necessariamente in maniera pulita, con-chiusa e “a tema). E che la diafanità di alcune cose mi lasciano abbastanza interdetto e inappagato…
    Grazie per il commento e il tuo schietto parere su Bastien Vivés…

  7. E mi sa che siamo proprio d’accordo, caro Tonio.
    Il mio riferimento a robe sghembe e antinarrative comunque era più un modo come un altro di metter le mani avanti, di evitare che mi si dicesse che critico Vivés perché preferisco roba più strutturata e narrativamente corposa. Poi però, secondo me, Vivés con tutto ciò che ho elencato ha poco o nulla a che fare. Anzi il più delle volte la forma cela un impianto narrativo alquanto convenzionale.
    Se penso al fumetto vivesiano la prima cosa che mi viene in mente è la terribile, stucchevole e patetica scena di American Beauty in cui si pretende, senza il minimo sospetto di essere ridicoli, di far poesia attorno ad un sacchetto di plastica vuoto sospinto dal vento.

  8. Hai ragione. Io lo dico da sempre. Vives è il vuoto. E usa tutti gli stereotipi del vuoto semi-cool, semi-chic, semi-ribelle passando per il più classico stereotipo e la più classica ambientazione del racconto di formazione (il racconto di danza, luogo particolarmente comune della narrativa e della video narrativa iper – popolare francese (quella roba per ragazzini che passano d’estate, il pomeriggio, su Italia Uno, per intenderci) e l’ultimo rifugio dei peggiori conformisti, gli anticonformisti snob, il porno.

  9. Però le sue sctrisce verticali sul blog fanno ridere.
    Forse dovrebbe dedicarsi di più a quelle?

    Sottoscrivo l’ultimo commento di Tonio come legge scritta.

  10. Troppa grazia Luigi 🙂
    Sostanzialmente, sono d’accordo con Andrea. Non fate che confermare le riserve che nutro nei confronti di Vivés. Ne apprezzo le doti “tecniche”, ma non i risultati. Il problema, forse, si ribalta se si pensa al fatto che Vivés forse ha ben in mente il suo target e crea opere miratissime: di facile commestibilità. Un po’ come quel tipico indie-pop francese: derivativo, orecchiabile e autoreferenziale. Un luogo comodo e abituale.

  11. Leggendo i vostri commenti mi è venuto in mente Craig Thompson… disegni buoni o al massimo accettabili ma storie vuote da morire!
    E la critica e il pubblico li venerano!

  12. Thompson ormai lavora sulla mole: è prigioniero dei primati…Dopo le 665 pagine di Habibi chissà cosa avrà in serbo (tra qualche lustro)…

  13. sicuramente una storia che poteva raccontare in 40/50 pagine! Ma ormai si aspettano tutti (editore compreso) che possa mandare in libreria un volume da 20/25 dollari… che meno pare brutto!!!

  14. Io non so bene che scrivere perché sicuramente mi darete contro, ma sono di un parere contrario. Potete dirmi che alcune strorie di Vives sono vuote ed è vero, e lo sa pure lui. Però “Polina” secondo me è una bellissima storia e non è vero che l’impianto narrativo è convenzionale. Lui è un narratore stupefacente per la sua età. Non conoscevo per nulla I meloni della collera e sicuramente è una storia scema e porno, ma lo sa pure lui. Bastien ha bisogno di soldi e per guadagnare fa roba “tres rapide”, lo ammette lui stesso se ci parlate. Il fatto è che ha trovato un modo per fare storie veloci e guadagnare di più. La nostra epoca è l’epoca di Skrillex e Guetta e lo stile di Vives si adatta bene a questa epoca. Se vogliamo confrontare Petrucciani con Guetta è chiaro chi è il migliore. Se Confrontiamo Moebius con Vives è chiaro chi è il migliore. Ma ora come ora (a mio parere ) dice di più la musica dei dj e lo stile di Vives. Dire che Vives è il vuoto è condivisibile. Questa è l’epoca del vuoto, e lui la rappresenta molto bene. Mi permetto di aggiungere che anche Tarkowskij e fu accusato di formalismo. Non capisco cosa ci sia di male nel formalismo. Sia Polina che Il gusto del cloro sono storie intense anche se “formalizzate”. Forse sono io ad essere un sempliciotto e ad apprezzare questi racconti. A me era piaciuto tanto anche Blankets di Thompson.
    Forse sono io ad avere gusti sciocchi e insipidi. Certi fumetti di Vives non li ho comprati perchè sapevo che erano sciocchi, vuotei e insipidi. Parlo di Elle-s, Amitie etroite, Dans tes yeux e altra roba. Ma il gusto del cloro, Paulina e Pour l’empire ,mi hanno cambiato il modo di disegnare. Questi ragazzi hanno del talento e parlo di tutta quella squadra di parigini tipo Sanlaville e Merwan Chabane. Questi sanno fare, e potete dire quel che volete. Noi qui in Italia stiamo a parlare di Bonelli e Dylan Dog, questi sono anni luce avanti sia graficamente che narrativamente.

  15. “Noi qui in Italia stiamo a parlare di Bonelli e Dylan Dog, questi sono anni luce avanti sia graficamente che narrativamente.”
    Riprendo le parole sccritte da Davide perchè secondo me sintetizzano in maniera netta tutto il discorso. (Purtroppo).
    Da parte mia ritengo Vives un po’ furbetto,un po’ radical chic ma vuoto no.
    Complimenti a tutti quelli che intervengono nei commenti,scrivete cose molto interessanti e sicuramente questo rimane il blog di fumetti piu’ interessante in Italia.

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