Il mio miglior nemico

di Andrea Tosti e Riccardo Fabiani

Riccardo Fabiani (1981). È un analista politico ed economico basato a Londra, dove si è trasferito dopo essersi laureato in Scienze Politiche all’Università di RomaTre e aver conseguito un master in Relazioni Internazionali all’Università di Cambridge. Ha collaborato con varie riviste, fra cui Limes ed Affari Internazionali.

il_mio_miglior_nemico

L’opera di Filiu e David B. si distingue dalla sfilza di libri e approfondimenti sui rapporti fra Islam e Occidente (o fra Medio Oriente ed Europa o ancora fra arabi e cristiani – a seconda della relazione asimmetrica ed imprecisa che viene di volta in volta scelta in maniera del tutto arbitraria) per vari motivi, tutti molto validi. Innanzitutto, Filiu e David B. hanno optato per il rapporto fra USA e Medio Oriente: una relazione asimmetrica ed imprecisa anche questa (perché scegliere uno stato sovrano ed una regione? Che cos’è il Medio Oriente? L’interesse degli Stati Uniti in Medio Oriente è forse omogeneo attraverso la regione o tende a variare a seconda dello stato coinvolto e della sua rilevanza politica, economica e strategica?) e quindi a sua volta problematica dal punto di vista strettamente concettuale.

8056008817_2a443ac22f_h8056010734_aa7b6731b6_zEppure, rispetto ad altri lavori che cercano di spiegare la storia dal punto di vista odierno, l’opera di Filiu e David B. è caratterizzata da un focus più specifico e da un arco temporale limitato che si delinea peraltro quasi esclusivamente nel 1900 – nonostante Filiu e David B. aprano in maniera suggestiva il libro stabilendo un parallelo fra il mito di Gilgamesh e l’intervento americano in Iraq del 2003. Il primo episodio è da subito una dichiarazione politica netta, che chiarisce dove si collocano gli autori rispetto agli ultimi eventi e illustra bene la loro prospettiva sulla storia delle relazioni fra Stati Uniti e Medio Oriente. Anche il secondo episodio, per la verità, esula dalla storia del 1900 e si concentra sul conflitto fra Stati Uniti e gli stati nord-africani nelle guerre barbaresche. Anche il riferimento alle guerre barbaresche è un’operazione più affascinante intellettualmente che davvero rilevante per le relazioni fra USA e Medio Oriente, dato che fino al 1900 rimarrà un episodio completamente isolato a causa della mancanza di ogni rapporto fra le due parti.

Questo punto di vista “particolare” e dichiarato già in apertura è un enorme punto di forza: i due autori non perdono tempo a costruire una narrazione lineare e logica dei rapporti né si nascondono dietro una presunta obiettività scientifica, ma procedono per tesi ed episodi controversi. L’approccio ideologico che cela gli interessi della realpolitik nel mito di Gilgamesh e Endikou; la relazione conflittuale e l’intervento militare che emergono già nelle guerre barbaresche; l’interesse geopolitico per il petrolio che anima l’alleanza fra Stati Uniti e Arabia Saudita e determina il coinvolgimento stabile di Washington nella regione; e l’interferenza negli affari interni degli stati della regione, come evidenziato dalla vicenda di Mossadegh in Iran. Sono questi i temi principali del rapporto fra USA e Medio Oriente secondo Jean-Pierre Filiu, discepolo del celebre orientalista francese Gilles Kepel e professore presso la prestigiosa università parigina di Sciences Po [1]. Filiu gode della prospettiva privilegiata di un accademico francese, relativamente estraneo e distaccato per poter raccontare questa storia in maniera critica (di certo non neutrale) ed accattivante. Il titolo francese infatti è “Les meilleurs ennemis”, ovvero i migliori nemici, indicazione suggestiva del complesso rapporto che da decenni unisce gli Stati Uniti alla regione – e viceversa – ma allo stesso tempo genera frustrazione, opposizione e rivolte.

b_david_meillieursennemis

È sul piano del linguaggio fumettistico, però, che quest’opera mostra le sue maggiori debolezze. L’apporto grafico di David B., infatti, resta, rispetto al testo di Filiu, quasi esclusivamente in un rapporto minoritario, succube e illustrativo. Con l’esclusione del già citato, incipit incentrato sulle vicende del re Gilgamesh (e di un altro paio di episodi, nettamente secondari rispetto al complesso dell’opera), di cui abbiamo parlato precedentemente, i disegni dell’autore francese mantengono un apporto deludentemente didascalico e mai, o quasi, il disegno si fa narrativo, mai o quasi si fa pienamente fumetto tanto che a voler estrapolare i testi riportati nelle didascalie e a stenderli, uno dietro l’altro su un foglio di carta, se ne ricaverebbe un racconto che, sul piano puramente informativo, nulla avrebbe da invidiare al volume che qui si sta analizzando.

Schiacciato dal peso della Storia con la s maiuscola, David B abdica non senza ritrosia. In una sorta di parodia di se stesso, cercando, per così dire, di salvare il salvabile, il disegnatore si profonde in tutta una serie di ripetute e ripetitive soluzioni grafico-sintetiche che ne identifichino l’apporto autoriale, restando però sempre ben lontano dalle originali fantasmagorie messe in scena nelle sue opere maggiormente riuscite come Les incidents de la nuit, Babel o quello che attualmente può essere considerato il suo capolavoro, L’Ascension du Haut Mal, (Il Grande Male). Ne Il mio miglior nemico  David B si avvicina, piuttosto, invece, alle proprie opere maggiormente deludenti e ombelicali, dove il proprio immaginario, non più sorretto da una trama di stampo esoterico da un lato (Les incidents de la nuit) o da una grande saga famigliare, inserita sul problematico e complesso sfondo della Francia degli anni Sessanta (Babel e Il Grande Male) si riduce ad una mera descrizione dei propri sogni, operazione, quella di ridurre il proprio, interiore, mondo simbolico allo scopo di condividerlo con degli osservatori esterni, di particolare difficoltà e che si rileva, se non completamente fallimentare, noiosa, ripetuta e abusata, nonché priva di quella leggerezza di tratto e di visione che caratterizza, invece, le opere del cartoonist serbo Aleksandar Zograf e in particolare, con la sua serie di volumi autoprodotti Hypnagogic Review. [3]

Ne Il mio miglior nemico, David B tenta, dunque, una tanto inutile quanto ripetitiva resistenza rispetto al testo dell’accademico, che è il vero e spesso unico conduttore dell’opera, mettendo in scena, vignetta per vignetta, un tentativo di offrire, in un’immagine, una sintesi dei fatti narrati, evidenziando graficamente i rapporti di potere fra le parti in gioco sia che siano singoli governanti, ammiragli o interi Paesi  o mostrare quali siano i veri interessi in gioco dietro le furbizie e le astuzie diplomatiche.  E via, così, ad un’orgia di metafore visivamente abusate: nani, i militarmente o politicamente sconfitti, vicini ai vittoriosi giganti, governanti serviti su sproporzionati vassoi e tubi, oleodotti e petrolio a bizzeffe, che si diramano dai corpi, che ne costituiscono l’ossatura e svelano gli interessi e le intenzioni delle menti a cui quei corpi appartengono, rubinetti sulla fronte zampillanti oro nero, uomini trasformati in fucili e cannoni etc.,  in un crescendo didascalico che riesce a risultare interessante per le prime pagine, ma che poi diventa semplicemente ripetitivo, noioso e che riesce persino a rendere difficoltosa e meno piacevole la lettura del volume, sempre che lo sguardo, quando ormai il gioco immaginifico si è fatto palese (cosa che, per la verità, accade quasi subito) non rinunci ben presto a fermarsi sulle immagini e si concentri solo sulle parole, operazione che, in tutta sincerità, pare essere la più legittima.

La messa in scena di David B avrebbe avuto un senso nel caso in cui i testo di Filiu fosse stato volutamente ambiguo, incompleto, ammiccante. Il saggista francese, invece, applica una prosa chirurgica, senza sfumature, in cui tutto è chiaro e dichiarato e in questo contesto le metafore visive del disegnatore perdono tutto il loro (poco fascino) non riuscendo a risultare dialoganti ma, piuttosto, facilmente asservite al racconto principale. Un sottotesto spesso superfluo, in quanto il testo principale rifiuta, appunto, ogni evasività, mostrandosi chiaramente e fin da subito in tutta la sua legittima partigianeria.

Ci sono, naturalmente, delle eccezioni. Il primo capitolo, da questo punto di vista, rappresenta un esempio a parte, specialmente quando vengono accostate, visivamente, due immagini, che dialogano attraverso i secoli, quella che rappresenta una stele sumerica conservata al Louvre

lab1

e la famosa foto che immortala i corpi accatastati dei prigionieri nella prigione di Abu Ghraib (Baghdad),

prestupleniya-nato-i-ssha-7

in un paragone non pretestuoso che, sullo sfondo immobile dell’Iraq, offre una efficace sintesi di una violenza che, in contesti storici diversi, si aggrappa agli stessi apparati simbolici.

Non un’opera del tutto riuscita, quindi quella di Filiu e David B., soprattutto, come abbiamo visto, dal punto di vista prettamente fumettistico ma che, se non rappresenta di per se un unicum, va comunque sostenuta come un importante passo che il fumetto ha fatto nel campo della saggistica (nel caso specifico, di una saggistica accademica, di alto livello), cominciando quindi a mostrare le sue infinite e, per ora, davvero molto limitatamente espresse, potenzialità come mezzo di diffusione della conoscenza. Non più media esclusivamente narrativo, per quanto questo termine possa essere declinato in infiniti rivoli semantici, e neanche solo divulgativo o agiografico, ma, attraverso la combinazione consapevole di due registri, quello verbale e quello grafico, un nuovo mezzo per la trasmissione di informazioni complesse, articolate, capace di favorire nuove modalità di apprendimento e di diffusione della cultura.

***

[1] Oltre a scrivere, occasionalmente, testi rap, come di questa canzone del gruppo france Zebda, che parla della vita a Gaza.

[3] Si parla qui, nello specifico, di opere di David B come  Il cavallo pallido e Complotti notturni , che con il lavoro di Zograf sembrano avere più di un punto di contatto. Non a caso alcune opere dell’autore serbo sono state pubblicate, in Francia, da L’Association, casa editrice francese che ha fra i suoi fondatori lo stesso David B e di cui abbiamo parlato Qui e Qui.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...