Su Pozzo di Sangue di Johnny Ryan

The Milan Review ha dato alle stampe lo scorso mese Pozzo di Sangue di Johnny Ryan, la cui edizione per la Fantagraphics Books è già arrivata al quarto volume. Una storia lunga che si discosta notevolmente dalle precedente prove di Ryan. Se in Angry Youth Comix il tono era per lo più umoristico e le storie si concludevano nell’arco di una sola tavola, in Pozzo di Sangue il mood è più cupo e apocalittico.

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Come rivela in un’intervista rilasciata a Ian Burns, Eric Reynolds, editor della Fantagraphics Books, chiese espressamente a Ryan qualcosa di diverso da quello che era solito fare, anche perché la casa editrice non era interessata a libri umoristici. Per cui l’autore si trovo a fronteggiare un libro la cui scrittura procedeva per tentativi. Eppure, tutto si può dire di Prison Pit tranne che non sia meditato e calibrato, che non abbia appunto un ritmo e un respiro particolare: un’attenzione che pur recuperando le naturali ossessioni di Ryan e la sua attitudine a toccare argomenti di non facile digestione – dalla coprofagia, alle mutilazioni, passando per accoppiamenti mostruosi – hanno in questa forma limite tra l’infantile e la patologia la loro forza.

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una delle tavole di Angry Youth Comix di Ryan

Ryan non nasconde le sue influenze, sopratutto di marca nipponica (Maruo, Hanakuma, Ito, Umezu). Ma sin dalle prime battute, dopo la potente sequenza iniziale, il primo mangaka outsider che mi è sovvenuto è l’illeggibile Takashi Nemoto. Molto probabilmente sconosciuto qui da noi, la Picture Box di Dan Nadel ha tradotto il suo Monster Men Bureiko Lullaby. Un manga per stomaci forti con sequenze di stupro, fornicazioni, malformazioni e mutazioni al limite della tollerabilità. Un fumetto che volutamente flirta con la devianza. Ma sotto questa coltre si nascondeva un’interesse comune e palese a tutta la letteratura a fumetti giapponese: il corpo e le sue mutazioni.

Uno dei racconti di Nemoto parla di un laido marinaio – stupratore seriale – che viene investito da un’esplosione atomica mentre si masturba sul ponte della nave. Ne nasce paradossalmente uno spermatozoo gigante dotato di vita propria e che dovrà far i conti con la propria diversità. Altre storie parlano di un essere invertito il cui membro acquista piena indipendenza e cerca di redimersi dalla lascivia del suo proprietario. Il corpo e i corpi vengono smembrati, riassemblati e riorganizzati per assecondare ogni fantasia dell’autore.

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In Pozzo di Sangue c’è questa stessa ricerca. Fuckface subisce mutazioni e mutilazioni continue, scontrandosi con improbabili nemici, che non sono mai quello che sembrano. Molti rivelano la propria identità dopo essere stati sconfitti in prima battuta da Fuckface.

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Mutazioni a confronto: Kisejuu vs. Prison Pit

Lo stesso character design sembra essere debitore delle opere di altri due mangaka: Itoshi Iwaaki e Go Nagai. Così come il protagonista di Kisejiu (L’ospite indesiderato) Fuckface viene infettato da un parassita, che sostituisce il braccio sinistro, precedente troncatogli in un combattimento. Il rapporto è simbiotico e oltre ad avvertire i pensieri dello Slorge, dota Fuckface di una forza sovrumana.

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Go Nagai è un riferimento quasi immediato – soprattutto se si sfoglia il secondo tomo di Prison Pit – e ci si imbatte in un demone alato, che Fuckface scopa dopo aver ucciso. Ma aldilà dello studio dei character non banale – prova né è la serie di action figures e il merchandising scaturito dalla serie – ciò che accomuna il grande Nagai e Ryan è la spettacolarizzazione della violenza, nel secondo al limite dell’ottusità narrativa. Fuckface non ha un attimo di pace e la narrazione è un crescendo parossistico di violenza. Un mix perfetto tra l’iperviolenza nipponica e l’exploitation con tutto il suo carico di immaginario fetish e kitsch. Tutti questi riferimenti fanno capire come Prison Pit sia un fumetto dal ritmo al fulmicotone, che si legge velocemente come i manga e con atmosfere angoscianti e asfittiche che solo i grandi fumetti giapponesi sanno creare.

WXxwP

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3 risposte a “Su Pozzo di Sangue di Johnny Ryan

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