Ritorno a Berlino, l’ultima storia di Paolo Morales

leStorie

paolo3E’ sempre difficile scrivere recensioni su un lavoro di un autore che è appena scomparso e a maggior ragione se quell’autore ci piaceva molto.

Perché a me Paolo Morales garbava assai. Ricordo che lo ho scoperto con Martin Mystère numero 187 (“Il sarcofago di pietra”). Era “appena” finito un periodo per me poco stimolante del mio amato MM, quello dei Mysteri Italiani, e il buon Castelli aveva appena tirato fuori dal cilindro le favolose New York Stories.

Poi era arrivata la storia di Morales, con un inedito Java\Re Salomone, il nuovo personaggio stimolante di Maria, i complotti… e mi ero riscoperto innamorato del BVZM.

In seguito Morales mi avrebbe (quasi) sempre conquistato con le sue storie fatte di intrighi, società segrete, segreti militari, passato che non si può seppellire; con la sua capacità di dedicarsi e caratterizzare i personaggi cosiddetti “minori”; col suo disegno fatto di grandi ombre e insieme di grandi bianchi.

Spesso lavorava su soggetti che trattavano delle “Teorie del Complotto”. E solo la sua prematura scomparsa (a soli 56 anni) ha impedito che, parole di Alfredo Castelli su MM 325, “Morales avrebbe potuto essere il principale artefice dello sviluppo futuro della serie” (Martin Mystère).

Così per me è stato un omaggio, quasi dovuto, acquistare Ritorno a Berlino, scritto da Morales e disegnato da Morales e  De Cubellis, ne “Le Storie” Bonelli numero 6.

26680_rg_st06tav02La vicenda è in apparenza semplice: un killer al tramonto della vita torna sul luogo del delitto per chiudere i conti col passato prima che sia troppo tardi. Ma “Ritorno a Berlino” non è solo questo. Nell’albo, infatti, si ritrovano tutte le tematiche care a Paolo Morales che abbiamo già elencato: c’è il passato che ritorna, un complotto, una società segreta, una storia corale in cui non c’è un solo protagonista, un tocco di “realismo”.

Come in tutti gli albi de “Le Storie” finora apparsi, lo sfondo è dato dalla Grande Storia: la caduta del Muro di Berlino è infatti il punto di partenza cronologico della vicenda. Ecco, se proprio dobbiamo trovare un difetto alla vicenda del killer Renè (ma è anche a quella del giornalista Max e del pubblico ministero Helene), è il fatto che l’ambientazione berlinese in realtà risulta abbastanza marginale.

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Mi spiego: la vicenda avrebbe potuto essere ambientata in altri luoghi del mondo, senza che il resto della sceneggiatura ne risentisse. Berlino è una location occasionale, non sostanziale, non è una dei protagonisti della narrazione. E questo, probabilmente, è più che un limite: è una carta “sprecata”.

Ma Morales, forse, voleva solo raccontare la storia di tre (quattro? cinque? Infinite?) persone. Principalmente la vicenda vede incrociarsi tre destini, tre vite segnate, consapevolmente o no, dal passato.

Come già detto, per Morales, dal passato non si può sfuggire, specie se dietro la storia ufficiale si nasconde la Storia Segreta, la vicenda dei veri burattinai del mondo (la cui versione definitiva è stata raccontata da Morales nel Martinmystèrone numero 10, L’angelo del male).

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Anche lì, come in Ritorno a Berlino c’è un personaggio che “è uscito di scena” da un ruolo che non si può mai davvero lasciare (curiosamente Renè e Fred hanno caratteristiche somatiche simili). Anche lì dei potenti agiscono sottotraccia, invisibili ma determinanti. Anche lì, come in questo albo, gli innocenti vengono coinvolti per qualcosa che risale al loro passato, e finiscono in una rete da cui non si può uscire innocenti come prima, o forse non si può uscire affatto.

Renè è un killer; Max un giornalista figlio orfano di un giornalista; Helene un pubblico ministero figlia di un magistrato. Tre storie, tre passati che si intrecciano perché le colpe (o le virtù) dei padri si trasmettono ai figli. Perché un delitto di sangue lascia una scia che prosegue nel tempo, una scia che il tempo di una generazione non può far dimenticare.

Ritorno a Berlino è una storia sulla scoperta del passato, sulla scoperta delle cause profonde della nostra vita. Sulla morte (termine illusorio di ogni storia di uomini) data, ricevuta, autoinflitta. Sul fatto che quando si scoperchia un vaso di Pandora, la vicenda non si può chiudere al termine di un albo, ma deve proseguire senza la possibilità di un vero lieto fine.

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E’ una storia avvincente, pregevole, con personaggi che non sono semplici maschere, ma personaggi verosimili. Morales è riuscito a darci in pochi tratti la sensazione che essi vivano davvero nelle 114 pagine di un albo a fumetti, ma anche a farci intuire la loro esistenza prima e dopo la copertina dell’albo.

Insomma: uno di quei racconti che ci faranno rimpiangere che Paolo Morales ci abbia lasciato troppo presto, con così poche storie da rileggere per ricordarlo.

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3 risposte a “Ritorno a Berlino, l’ultima storia di Paolo Morales

  1. de santis giorgio

    si

  2. de santis giorgio

    paolo morales era un grande scrittore , di quelli che lasciano il segno .
    le teorie complottiste , il ritmo della storia quasi cinematografica , i finali di ogni storia mai banale , l’immensa cultura che metteva dentro le sue sceneggiature , i colpi di scena . posso affermare senza esagerazioni che paolo morales era uno dei piu’ grandi scrittori di fumetti italiano . ho ricominciato ad apprezzare martin mystere grazie
    a lui ( e recagno ) . la serie di m. m. era decollata come non mai e
    probabilmente non raggiungera’ mai piu’ simili livelli .
    un’immensa perdita per il fumetto italiano .

  3. Nonostante il titolo “altisonante” del mio articolo, però, i tempi di lavorazione delle storie Bonelli continuano a regalarci altre storie di Morales (tra cui quella di attualmente in edicola, il nr 334 “I predatori della Foresta Sacra” appena acquistato…)
    Il bello delle storie è che vivono anche dopo i loro autori: e noi possiamo rileggere le storie di Morales e apprezzarlo ancora di più
    EugMarica

    (Grazie dell’intervento!)

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