Roy Lichtenstein e Image Duplicator: dare a Cesare quel che è di Cesare

di Renato Asiatici

Roy Lichtenstein è certamente un artista con uno stile eccezionalmente caratterizzato. Su di lui, i critici si sprecano sempre in maniera alquanto iperbolica. Un esempio a caso: “Lichtenstein, che è interessato essenzialmente alle modalità con cui percepiamo le immagini e le cose, compie un gesto molto simile, ancorando la sua operazione a rese maggiormente realiste. In maniera niente affatto sorprendente è in qualche modo anch’egli un decostruttore: scarnifica le immagini, le decostruisce attingendo al vocabolario della produzione visiva di massa, che essenzializza l’oggetto rendendolo in fotogrammi e pixel, e poi lo raffredda, restituendocelo oggettivo, e privo di connotati emozionali.” [1].

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In questo momento, le opere di Roy Lichtenstein sono in esposizione alla prestigiosa galleria Tate a Londra, con grande gioia degli appassionati di arte, sempre smaniosi di vedere le opere di “decostruzione” e di “scarnificazione” del pop artist.

Quello che gli appassionati d’arte generalmente ignorano, comunque, è quanto poco, in molti casi, Lichtenstein abbia “decostruito” o “scarnificato”. E quanto invece abbia semplicemente copiato a piene mani da fumettisti come Tony Abruzzo, Irv Novick, Russ Heath, Jack Kirby, John Romita e Joe Kubert, fra gli altri. Se n’è parlato varie volte, anche sul nostro blog (qui), e non c’è bisogno di tornarci.

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La cosa importante – e gravissima, a fronte di un confronto fra le opere copiate e i quadri di Lichtenstein, che fa specie, invece, è che non sia MAI stato dato credito, né dall’artista né, successivamente, dalla fondazione che gestisce la sua eredità artistica, agli illustratori originariamente copiati/plagiati dal pittore (di cui spesso non era stato capito il livello tecnico, per altro).

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In quest’ottica, all’interno dei quesiti artistici che l’opera di Lichtenstein (im)pone, e di fronte all’oggettiva scorrettezza di non riconoscere a Cesare ciò che è di Cesare, un collettivo di “commercial artists” per la maggior parte britannici, fra cui tanti fumettisti, capitanati dall’animatore Rian Hughes (autore con Grant Morrison di Dare e grafico/fontmaker di eccezione), ha deciso, dopo troppe chiacchiere, di avere un approccio attivo, e di passare a un’opera di “riqualificazione” delle proprie caratteristiche tecnico/artistiche. Quelle che, su una presunzione di inferiorità da parte della critica d’arte, fondano la base della legittimità artistica di Lichtenstein.

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Il gruppo ha deciso di produrre delle opere che facciano riflettere su alcuni punti fondamentali dell’“appropriazione” artistica di opere di massa considerate inferiori. Nelle loro parole, ecco le domande di base sull’opera di Lichtenstein che li hanno mossi: “Is this an act of brilliant recontexturalisation? The elevation of commercial “low” art to “high” art? Art world snobbery? Artistic licence? Cultural annexation? Gallery shortsightedness? Or something else?

Il risultato di questo moto artistico è IMAGE DUPLICATOR (esplicita citazione di un famosissimo quadro di Lichtenstein), un’esibizione all’Orbital Gallery, in Leicester Square a Londra, che si terrà dal 16 al 31 maggio (non a caso inizierà una settimana 
prima e finirà una settimana dopo la mostra di Lichtenstein), e che ha come scopo l’operazione di “riappropriazione” delle immagini fumettistiche sfruttate da Lichtenstein, per ridare la giusta dignità agli artisti copiati senza nessun riconoscimento.

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Nell’utilizzare le proprie, vituperate abilità da “commercial artist”, gli illustratori sono chiamati a creare qualcosa di nuovo, offrendo al contempo il proprio commento su questo tipo di “annessione”. Oltretutto, utilizzando le immagini originali degli artisti copiati (e intelligentemente mettendosi al riparo da ogni causa di plagio da parte della fondazione Lichtenstein), questi “commercial artists” si riappropriano della propria arte e creano un interessante cortocircuito culturale, che si spera sia un modo per riflettere in maniera meno banale sui pregiudizi esistenti su “arte alta” e “arte bassa”.
Una mostra che merita di essere vista, anche per la meritoria idea di donare i proventi della vendita delle stampe e degli originali alla Hero Initiative, da sempre impegnata ad aiutare i veterani del fumetto in difficoltà. Un altro modo di dare qualcosa indietro al Fumetto, troppo spesso terra di conquista che non riceve il credito dovuto.

In questi giorni si è parlato spesso di Lichtenstein, anche in qualche blog fumettistico italiano. Per offrire una copertura il più possibile completa dell’apprezzabile progetto Image Duplicator, abbiamo contattato Rian Hughes chiedendogli alcuni chiarimenti sull’iniziativa. Il risultato sono le domande e le risposte sotto (per cui lo ringraziamo della gentilezza).

Come ti è venuta l’idea per Image Duplicator, all’inizio? Chi è stato coinvolto sin da subito?

Nel thread iniziale sulla pagina di Image Duplicator si può vedere la discussione originaria che ha portato a sviluppare l’iniziativa, che ha le radici in un mio articolo su Eye del 2001, in cui io e Dave Gibbons per la prima volta abbiamo discusso la cosa. A proposito, la pagina di Wikipedia di Lichtenstein riporta un link all’articolo, per cui si spera che stiamo riuscendo a contestualizzare meglio il suo lavoro (in realtà, si riferisce alla pagina di Wikiquote, n.d.R.).

Quanti artisti si sono uniti finora all’iniziativa?

Sono 320, e aumentano di giorno in giorno. Spero in una trasversalità a livello internazionale di disegnatori, designer e illustratori: tutti i creativi al lavoro in ogni medium sono i benvenuti, e c’è una vivace discussione sulla pagina facebook ogni volta che viene postato un nuovo pezzo. I feedback della collaborazione spero che siano per gli iscritti uno stimolo a partecipare con i propri lavori migliori.

Come sei entrato in contatto con la Orbital Gallery?

Quale sarebbe stato il posto più appropriato per questa esposizione, se non una galleria in una fumetteria? Karl di Orbital Comics a Leicester Square ha uno spazio espositivo nel retro del negozio. Jason Atomic (agitatore pop della scena londinese, n.d.R.) fa spesso da curatore a mostre in quella sede, quindi ha contattato Karl – che è stato di supporto con entusiasmo.

Ti aspetti controversie o copertura mediatica, nel Regno Unito? C’è stato interesse da parte dei media?

Spero che, siccome i proventi delle vendite saranno donati alla Hero Initiative, un’organizzazione che aiuta i veterani dei fumetti che non hanno avuto la stessa fortuna di Lichtenstein, ci sia da aspettarsi più supporto che controversie.
Lo scopo è di celebrare e promuovere gli artisti originali: stiamo cercando di mandare un messaggio positivo riguardo all’intrinseco valore artistico e creativo della loro arte. Come ha suggerito Dave Gibbons, sarebbe bellissimo se la fondazione Lichtenstein e il Tate facessero anch’essi una donazione alla Hero Foundation – una frazione dei soldi guadagnati tramite il lavoro di fumettisti mai accreditati sarebbe grandemente apprezzata.

***

[1] http://www.artribune.com/2011/09/roy-lichtenstein-legge-monet/

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3 risposte a “Roy Lichtenstein e Image Duplicator: dare a Cesare quel che è di Cesare

  1. Pingback: InRete! FestivalFumettoRagazzi Asta1.7milioni etc.

  2. Molto interessante, specie per rileggere l’opera di Lichtenstein da un punto di vista mai pensato…. perchè molti danno per scontato che siano “originali” e non “presi da”

  3. Pingback: InRete! FestivalFumettoRagazzi Asta1.7milioni etc. | afnews.info

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