Scrivere baggianate politiche per non capire Alan Moore

di Renato Asiatici

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Da quando Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle hanno ottenuto quel risultato di rilevanza straordinaria alle ultime Politiche, il capolavoro fumettistico V for Vendetta e il suo creatore Alan Moore sono diventati uno dei feticci della stampa italiana.

In verità, la rilevanza mediatica di Moore è aumentata a partire dal momento in cui il movimento Occupy Wall Street ha iniziato ad adottare la maschera di Guy Fawkes, per la verità più probabilmente in omaggio al film di V che non al fumetto. In coincidenza con l’attimo di notorietà di Occupy, Moore è stato anche intervistato in maniera vagamente coerente (qui).

Ora che in Italia il Movimento 5 Stelle è diventato un argomento di conversazione politica giornaliero, invece, la pretesa di un contesto è venuta meno, parrebbe.

Lo spunto sembrerebbe essere questo, un articolo di Laurent Dubreuil, apparso su «Labyrinthe», in cui, en passant, l’autore fa un paragone fra il V-Day e la celebre V come vendetta [1] del fumetto (e del film).

Il risultato di uno spunto tanto blando è un articolo della versione italiana di «Huffington Post», a firma Stefano Pitrelli, che può essere solo giudicato devastante.

Lo spunto dell’articolo di Pitrelli è una (presunta) intervista ad Alan Moore che l’autore inglese avrebbe disdetto all’ultimo momento. Date le difficoltà di raggiungere Moore, che non ha nemmeno la posta elettronica, qualche dubbio resta. Ma al di là dei processi alle intenzioni, se Pitrelli è irritato, dimostra di non saper focalizzare la propria rabbia. E infatti inizia male: con un monologo tratto dal film di Watchmen, cioè un’opera da cui Alan Moore si è pubblicamente dissociato, decontestualizzando le parole di un vigilante per adattarle in maniera forzatissima alla situazione politica italiana. Ignorando un fatto fondamentale: i politici italiani, casomai, chiedono a Grillo di fare un’alleanza di governo, non di essere salvati.

Non contento, Pitrelli continua con le citazioni bollite di Anonymous e Occupy Wall Street, con mischioni di Watchmen e V for Vendetta che, confusamente, vorrebbero illustrare paragoni fra “la simbologia a scatole cinesi” di Grillo e di Alan Moore.

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E continua con una distorsione della presunta “superetica” dei personaggi di Watchmen (quale dei personaggi della storia è “superetico”, in realtà?) per arrivare a una conclusione che, fra una frecciata e l’altra al “traditore” Moore, chiosa così:

“Qui in Italia, invece, alla fine ci sono entrati. Il superetico uomo mooreiano entra in Parlamento, e cerca di cambiarlo (o di abbatterlo?) dall’interno. E questo neanche Moore l’aveva previsto.”

Senza parole. Supereroi superetici in Parlamento? Saremo dei cinici, ma permetteteci di dubitare.

Ma si può stare peggio: l’impareggiabile Libero, sempre un passo avanti a tutti, costruisce un atto d’accusa sul Movimento 5 Stelle come vero e proprio plagio di V for Vendetta. Non è il caso di entrare nello specifico, basta solo citare l’asinino inizio di Pierangelo Maurizio:

“[…] «V for Vendetta» («V per Vendetta»), pellicola americana girata nel 2005 e uscita nel 2006, con qualcosa di strano fin dal titolo (la parola «vendetta» è nel titolo originale, al posto dei più frequenti in inglese wreath o revenge). […]”

Soprassediamo su quel “wreath” errato e lasciamo il giudizio al lettore sulla confusione mentale di uno che scrive:

“Vuoi vedere che tutto questo casino, ce lo dobbiamo sorbire per la suggestione di un film?”

Come gli lasciamo il giudizio sulla parte finale del pezzo.

“E non è mica finita. Porca miseria: Alan Moore, l’autore del fumetto da cui è stato tratto «V per Vendetta», è la copia sputata, sembra il fratello, con qualche anno di più e appena imbolsito, di Gianroberto Casaleggio. Possibile che abbiano copiato pure il parrucchiere?”

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È proprio vero che al peggio non c’è mai fine.

***

[1] per non chiare ragioni demenziali, il titolo del film in Italia è diventato l’improponibile V PER vendetta.

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3 risposte a “Scrivere baggianate politiche per non capire Alan Moore

  1. siamo nel mondo della fantasia , e non siamo fantastici

  2. Una stanza piena di scimmie con macchine da scrivere avrebbe scritta una finta intervista di Moore MIGLIORE E CON UN SENSO LOGICO

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