Woman über Alles. La donna nei manga horror di Junji Ito.

Di Noah  Berlatsky

Traduzione  di Tonio Troiani

Presentiamo la traduzione di un articolo sul ruolo della donna nei manga di Junji Ito a firma di Noah Berlatsky. L’articolo è apparso su The Hodded Utilitarian. T.T.

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˜Le donne sono state sconfitte più volte, ma si sono sempre rialzate, e anche quando una di loro è stata eliminata, un’altra ne ha preso il posto. Per qualsiasi cosa combattano, gli uomini e il loro debole fallicismo sono in evidente difficoltà.˜

In questo passo – tratto dal libro Permitted and Prohibited Desires: Mothers, Comics, and Censorship in Japan [1]la sua autrice Anne Allison si riferisce in particolare ai manga erotici giapponesi degli anni Ottanta e Novanta, ma il suo punto di vista può essere esteso senza troppi problemi ai manga horror di Junji Ito.

Quanto detto dalla Allison descrive in sostanza il plot di tutte le storie contenute in Tomie di Ito. Nella prima, Tomie, del 1987, l’eroina, un’ammaliante adolescente, ci prova con il suo insegnante, Mr. Takagi, nel corso di un viaggio scolastico. Durante la zuffa scaturita da un litigio con altri studenti precipita in un burrone e muore. Takagi, allora, ordina a tutti i ragazzi di svestirla e di tagliare il corpo a pezzi mentre le ragazze fanno il palo e si assicurano che nessuno interferisca. I ragazzi, in seguito, si sbarazzano di ciò che rimane del cadavere. Dopo un po’, Tomie riappare miracolosamente a scuola, facendo impazzire i suoi assassini.

Questo è il prototipo di tutte le storie di Tomie. Tomie, o ciò che appare come suo sembiante, è un mostro canceroso. La sua bellezza corrompe gli uomini, che la amano e che se ne invaghiscono, facendola a pezzi. Questi pezzi si rigenerano – in maniera mostruosa a volte – in una nuova Tomie. Come afferma Allison, Tomie nonostante venga uccisa e smembrata, continua a ritornare.

Nel suo libro, Allison definisce le famiglie giapponesi degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso come matriarcali. Gli uomini lavoravano troppe ore e spesso viaggiavano a lungo per recarsi a lavoro, con il risultato di essere effettivamente assenti dalle loro case. Le donne avevano la responsabilità di guidare i bambini attraverso il complesso e rigoroso regime disciplinare della scuola giapponese. Il legame madre-figlio perciò doveva avere la funzione di spronare i bambini a dare il massimo nell’allora nascente società capitalista giapponese. Piuttosto che una dinamica edipica, in cui i ragazzi simbolicamente rifiutano la madre per abbracciare il mondo paterno, Allison suggerisce che in Giappone i ragazzi vedano nelle madri un simbolo della loro cultura ancora prettamente patriarcale. Il risentimento contro la gerarchia e i limiti si manifestano quindi non come un conflitto tra uomini, ma piuttosto come un risentimento nei confronti delle donne.

Allison afferma:

˜Il vero stress in tutto questo si trova più nella manifestazione che nella rottura: la manifestazione violenta è usata come espediente per assicurarsi la continuità della relazione piuttosto che la sua rottura…Certi “espedienti” trovano fondamento nel legame tra madre e figlio in Giappone, dove è permesso ai bambini un certo grado di aggressività nei confronti delle loro madri.˜

Quindi, non è difficile vedere come ciò venga raccontato nelle storie di Ito. Tomie è il bersaglio costante di aggressioni di natura fisica e sessuale – e di aggressioni fisiche che degenerano in sessuali. Ma, Tomie è in realtà colpevole di tutte queste aggressioni, poiché ne è l’istigatrice – la oltre-donna che manipola e divora gli uomini.

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Nei manga erotici, dice Allison,  gli uomini dominano le donne in modi che forse, pur non convincendo pienamente, sono chiaramente un tentativo provvisorio di soddisfazione e legittimazione. Nella storie di Tomie, le preoccupazioni sono le medesime, ma il risultato è (almeno dal punto di vista dell’ego maschile) più tetro. In Painter, per esempio, lo sguardo erotico maschile – sicuramente l’elemento più importante del desiderio di legittimazione e dominio maschile – è brutalmente e esplicitamente ribaltato.

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L’artista crea una serie di ritratti della sua ragazza riuscendo a raggiungere fama, fortuna, e potere dalla sua possessione e mercificazione. Ma basta un’occhiata di Tomie e il suo sguardo è rovesciato; all’improvviso non è più lui che possiede l’opera, ma è l’opera che lo possiede. Istigato dal suo ipnotico sguardo, caccia la sua precedente modella e diviene ossessionato dall’idea di catturare la bellezza di Tomie. Ci prova incessantemente, ma Tomie – sia fonte di ispirazione che di dominio – lo deride per i suoi fallimenti. Alla fine, riesce nella sua impresa:

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Quello che è riuscito a catturare è, precisamente, un immagine di ciò che ha prodotto – Tomie come un essere ancipite, come un cosa eccessivamente mostruosa. La riproduzione biologica della donna si confonde con la partenogenesi: la riproduzione artificiale del capitalismo. Il Femminile è un incubo di proliferazione; l’oggetto che sussume lo sguardo.

Il ribaltamento dello sguardo è spesso visto come un tentativo femminista; un modo di rovesciare le armi del patriarca contro se stesso. Tomie gode certamente del suo potere sugli uomini (almeno di quel poco potere che non implica il suo essere fatta a pezzi). Ma complessivamente, la über-madre femminista/capitalista non è concepita da Ito come un tentativo di conferire potere alle donne. Quando il rene di Tomie viene trapiantato su altre donne, per esempio, queste inevitabilmente si trasformano. Un’altra ragazza che incontra Tomie alla fine si riduce così:

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Il potere delle donne per Ito, allora, non è altro che un’autarchia. Piuttosto, esplode dal loro stesso interno, distorcendo la loro carne e disseminando i loro pezzi dappertutto. La donna come simbolo esplode di continuo come donna-corpo, lasciandosi dietro una corpo sventrato simile ad una vagina dentata.

Quelle fauci non sono altro che simboli del capitalismo femminilizzato, una stupenda ferita che si riapre incessantemente. In una di queste storie, Tomie è la responsabile della condotta morale di una scuola superiore, e tutto ciò è alquanto bizzarro. Lei si diffonde, divenendo un luogo in cui il potere riscrive ripetutamente gli stessi identici ruoli sociali, saldando uomini e donne in una massa organica, che si produce attraverso gli inesorabili meccanismi del piacere, della fantasia, della violenza e del desiderio.

* * *

[1] Allison, A., Permitted and Prohibited Desires: Mothers, Comics, and Censorship in Japan, Berkeley, University of California Press, 2000.

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Una risposta a “Woman über Alles. La donna nei manga horror di Junji Ito.

  1. Articolo interessante, sicuramente un punto di vista particolare

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