Inside Moebius

“…Ora sono sicuro che per crescere ulteriormente devo lasciarmi dietro tutte queste cose – la marijuana per esempio. Forse accadrà oggi, forse domani, ma se voglio sviluppare il mio spirito devo riuscire a trovare me stesso senza l’aiuto di queste sostanze. Spero di essere abbastanza forte per farlo, perché in realtà sono debole…”

Correva l’anno 1978 mentre Jean Giraud rilasciava queste parole a Mal Burns per un’intervista sul misconosciuto magazine Graphixus. Solo attorno al 2000 Gir ha deciso smettere di fumare marijuana e nel farlo ha pensato di tenere un diario che ben presto si è trasformato in una storia senza forma, inseguito pubblicata in sei albi francesi e ora finalmente raccolta e presentata ai lettori italiani in tre agili volumi (il primi uscito per Lucca ’12) pubblicati da Comicon Edizioni.

Difficile capire se Gir abbia effettivamente smesso di fare uso di droghe leggere negli ultimi anni della sua vita, ma si intuisce chiaramente la consapevolezza che queste non gli erano poi tanto d’aiuto mentre disegnava. Si cruccia, Moebius, al suo interno, fra le pagine di un fumetto che è in realtà un diario, una serie di appunti personali su se stesso come autore e come uomo. Ragiona, Gir, all’interno del suo mondo, quel Deserto B nel quale sono state concepite tutte le sue creazioni. Un piano astrale, conscio ed inconscio allo stesso tempo, nel quale lui stesso non si pone limiti. Quel deserto magico che deriva dai suoi giorni messicani quando, nel lontano 1956, allora studente al terzo anno di scuola dell’arte, decise di lasciare tutto per andare a trovare la madre che si era risposata. Furono nove mesi intensi nei quali imparò più che da qualsiasi istituzione. Passò quei giorni fra gruppi di artisti anti-americani, esponenti di quella deriva intellettuale che perpetrava gli insegnamenti di Frida Kahlo e Diego Rivera. Imparò che essere un artista voleva dire mettere in relazione la propria storia con quella dell’umanità. Apprese, osservò, camminò, parlò, assorbì. Non disegnò, ma crebbe interiormente.

In quel deserto avrebbe disegnato per tutta la sua vita, da Blueberry ad Arzak, dal Maggiore Fatale alle tante illustrazioni e infine questi appunti. Pubblicati in un periodo di transizione, quando per roba di questo genere non c’era ancora un mercato vero e proprio presso i grandi editori francesi – tant’è che Gir ci scherza su, domandandosi se Inside Moebius andasse bene per un’Association ancora priva del successo di Persepolis – questi quaderni sono volutamente scevri da ogni fronzolo, disegnati di getto proprio come degli appunti. Non manca, però, la ricerca di un segno continuativo e la voluttuosità di una linea fragile, marcatamente grottesca che sfocia spesso nel caricaturale. Con questa racconta in maniera insubordinata di se stesso partendo dai suoi problemi con la sceneggiatura di un nuovo Blueberry – ritratto in copertina con il cappello sul volto per i problemi di diritti che potrebbe avere col figlio del defunto Charlier. Fa comparire un se stesso degli anni ’70 che stenta a riconoscersi nel presente. Raggruppa i suoi personaggi e, in maniera pirandelliana, li mette alla ricerca dell’autore, di se stesso, del loro Dio.

Inoltre, alla luce della caduta delle Twin Towers, irrompe nell’attualità facendoli parlare con Bin Laden.
E’ sconvolto Gir, dal mondo attorno a lui, dall’uomo, dalla malattia che se lo porterà via una dozzina di anni dopo e che ci mostra disegnata senza troppe remore. Un’opera a tratti cupa, irriverente, senza senso, che se fosse stata creata da un altro non se ne sentirebbe il bisogno, ma Moebius rimane affascinante anche nel superfluo e fa diventare questo libro momento di riflessione per il lettore che difficilmente riuscirà a chiuderlo prima di averlo completato.

Inside Moebius è esattamente cosa ci si aspetta fin dal titolo: un viaggio dentro Moebius che, visto da fuori, ci mostra il viaggio di Moebius dentro se stesso.

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2 risposte a “Inside Moebius

  1. ciao, un saluto dal nostro blog =) ottima lettura e bel post

  2. Pingback: Grande Rete! 7 February 2013

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