Le acciughe del Quai d’Orsay

In attesa di leggere il nuovo volume del Quai D’Orsay di Lanzac e Blain, Gil ci parla di citazioni e acciughe. – T.T.

di Gil

“Se fossi costretta a scegliere tra Galileo e l’Inquisizione, sceglierei l’Inquisizione.”

Non c’è niente di meglio che iniziare un articolo fumettistico con una bella citazione dell’amante della sofferenza Madre Teresa di Calcutta. Proprio la questione delle citazioni è ormai un tema imperante: generatori di aforismi e la necessità di dire qualcosa di pregnante nei 140 caratteri concessici dai social network hanno costretto l’umanità postante alla caccia dell’aforisma più fico. Invidio non poco i citatori seriali capaci di trarre frasi ogni giorno dai pensatori più disparati, ma ahimé quelle rare volte che mi trovo a riconoscere il libro/film/fumetto dal quale si stanno estrapolando le parole spesso rimango un po’ sconcertato (f4) e basito (f5).

Aforismi e citazioni sono invitanti e si prestano ad un gioco molto semplice, piegare il senso di quelle due tre paroline ben scritte in qualcosa che descriva la mia visione del mondo o il mio stato emotivo del momento. Con una piccola mossa posso riconoscermi in toto in quelle parole e ignorare tutta l’opera dell’autore e la sua vita. La mia citazione preferita, non lo nascondo, è quella “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere” del defunto Ludovico Wittgestein. Uuna gran frase che ormai tutti utilizzano per dire “se non lo sai, statti zitto”, non è questo di certo il luogo per spiegare che in realtà dice tutt’altro, invita piuttosto a parlare dei fatti della vita e tralasciare quelli spirituali, ma è forse è l’esempio più chiaro di quello che ci piace fare: accedere all’internet e in maniera disinvolta tirarne fuori il senso della vita da qualcosa scritto da un personaggio X qualsiasi.

Questa sensazione di mal’essere verso aforismi e affini mi è risalita questa mattina, quando non riuscendo a prendere sonno mi sono dedicato alla lettura dei segreti di Quai D’Orsay di cui Andrea Queirolo ha già tessuto le lodi qualche tempo fa su queste pagine spiegando perché dovreste averlo nella vostra libreria ( e se non vi basta c’è anche un’intervista a Blain)

Blain & Lanzac (gli autori) ci fanno seguire la vita lavorativa del ghost writer del ministro degli Esteri francese de Vorms, capo criptico, incontentabile ma dotato di un forte carisma il quale è proprio afflitto della malattia poc’anzi illustrata.
Ci basta arrivare a pagina 4 per vedere il ministro che poi sapremo di destra prendere il libro rosso di Mao e trarne fuori una bella frase “Pochi uomini molto determinati possono cambiare il corso della storia”. Da lì, così come la vita del nasuto protagonista affonda nel vortice della politica, veniamo completamente immersi in citazioni di Eraclito che oltre ad accompagnare i capitoli del racconto, vengo estrapolate, osannate e dotate di poteri taumaturgici, capaci di risollevare qualsiasi testo.

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Ecco perché ho adorato il momento in cui de Vorms prende in mano i “Frammenti” del greco pensatore e esclamando “È tutto qui dentro” obbliga il suo ghost writer a estrapolarne qualcosa che possa entrare in un discorso tecnico su acque territoriali e la pesca delle acciughe. Si susseguono due facciate di citazioni eraclitee declinate all’acciuga discretamente spassose che si concludono con l’intervento del ministro armato di evidenziatore.

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Chiaramente questo è un articolo inutile, del fumetto ve ne hanno già parlato, ascoltare la lagna di un signore anziano che si lamenta di come i giovani non abbiano cultura e non si facciano scrupoli a mettersi in bocca le parole di chiunque è un discorso noiosissimo, pensate se poi questi vuole parlarvi di come il metodo scientifico abbia spinto l’uomo a sezionare le cose in pezzettini talmente piccoli da perdere completamente il senso della totalità. Ah no quello è “il mistero di Dio” di Morrison.

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