Un’intervista con Alan Moore.

Di seguito un estratto da una lunga ed interessante intervista al bardo di Northampton, in cui si parla del suo prossimo romanzo, di magia, del tempo e della storicità dell’opera d’arte. Una sintesi del mondo di Alan Moore.  L’intervista è stata condotta da D M Mitchell per la sua rivista Paraphilia Magazine. La traduzione è apparsa sul blog del buon smoky man.  – T.T.

Pensare a delle domande appropriate da porre ad Alan Moore può essere una faccenda da far tremare i polsi. Chi lo conosce, o quanto meno ha familiarità con i suoi  lavori, sa che Alan è in grado e disponibile a trattare di qualsiasi argomento. E spesso riesce a farlo con straordinaria intelligenza e senza alcuna auto-celebrazione, aspetti davvero rari (stante la mia esperienza) in uno scrittore. La sua mente possiede sia un’incredibile acume sia una capacità sconcertante nel memorizzare e assimilare informazioni.

Di persona ho sempre trovato che fosse oltremodo generoso. D’altra parte, le persone che hanno sconsideratamente fatto conoscenza con il suo lato sbagliato sanno troppo bene quanto possa essere fiero e inflessibile quando è arrabbiato. Quello che non viene solitamente percepito è che Alan ha anche un lato vulnerabile e fallibile che, allo stesso tempo, colpisce e sorprende in una persona che ha pianificato la struttura di opere monumentali come Watchmen e From Hell.

L’ “umano” Alan Moore è l’Alan Moore che ha dimenticato l’unica stesura (del fumetto perduto)Yuggoth Cultures sul sedile posteriore di un taxi; la stessa persona che ha anche smarrito il mio numero perché l’aveva scritto sul muro accanto al telefono e poi ci ha passato sopra una mano di vernice e che, una volta, mi ha lasciato dormire nel suo letto (perché lui stava dalla sua fidanzata Melinda!) dopo una serata alcolica a Northampton. La sera stessa ho anche vomitato copiosamente nel bagno di Alan, un evento che ho pensato di trasformare in uno slogan per una serie di T-shirt, ma non sono mai riuscito a trovare le parole giuste. Comunque… Posso personalmente testimoniare che non solo Alan Moore è umano, ma è anche un fottuto bravo ragazzo!

Alan Moore è un paradosso poiché è una persona saldamente ancorata al “carnale” e al “terrestre” (anche nei suoi scritti di carattere magico e Cabalistico) e, al contempo, sempre in contrasto con il piano fisico; o per lo meno, con quella parte di esso che vorrebbe la creatività asservita al commercio. Forse è semplicemente troppo “grande” per vivere in un solo mondo?

Continua sul blog di smoky!!!

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