Robert Crumb messo a nudo, l’intervista Parte 14

di Gary Groth
traduzione di Graziano Pedrocchi

Parti: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14

l

LA CULTURA SECONDO CRUMB

RC Allora dimmi Gary, cosa pensi di quel disco di Charlie Patton? Ti è arrivato?

GG Mi ha un po’ disorientato.

RC Immagino che tu non abbia sentito nulla di simile finora…

GG Beh no. Forse servirebbe un po’ di allenamento prima…

RC Si, può apparire un po’ strano. Musica di un’epoca diversa e di una cultura diversa. (Accentuando lo slang) Queste, amico mio, sono le radici del rock and roll.

GG Per cui non vado particolarmente pazzo.

RC Nemmeno io vado particolarmente pazzo per il rock and roll moderno. (Ancora in slang) Spazzatura. Ecco cos’è.

GG Ti interessa la scena punk o-

RC (Enfaticamente disgustato) NO! No, il movimento punk mi incuriosiva quando si espanse alla fine degli anni ‘70. Ho provato di capirne il significato.

GG E cosa hai trovato?

RC C’era qualcosa che ritenevo interessante, ma… Non lo so. Ho un amico che è un vero fan del punk rock. Dennis Worden. Dal 1981 circa mi ha mandato parecchi nastri di complessi punk fra quelli che lui considera più interessanti, insoliti, strani. C’era parecchia roba interessante, ma non mi ha coinvolto granché. A me piace la musica vecchia, tipo il Rockabilly degli anni ‘50.

GG Tu tendi a vedere il mondo popolato di personaggi grotteschi. Come mai?

RC Non lo so. Perché? E’ tutto carino, secondo te? Pensi che io veda il mondo grottesco? (Ride) Cosa significa grottesco?

GG Tendi a vedere le cose come se fossero corrose o appassite o contorte. Anche te stesso, per esempio.

RC Non è molto difficile capire perché. (Risata)

GG Accentui gli elementi più anonimi.

RC Ammettiamolo. Robert Redford non credo lo farebbe.

GG Garantito. Ma ci sta anche che un fumettista accentui certe caratteristiche per rendere i suoi personaggi più ridicoli o grotteschi.

RC Penso che sia già stato detto in precedenza che tutta l’arte che comprende i fumetti e il fare qualcosa di umoristico, implichi una certa tendenza all’esagerazione e al grottesco. Guarda tutta la produzione antica, tipo Gilray. Hai avuto modo di darci un occhio?

GG Uh-huh.

RC Hogarth e tutti i fumettisti del XVIII secolo avevano sicuramente quella tendenza. Ma anche i loro predecessori, ad esempio chi realizzava stampe popolari nel 1500 e 1600: stessa cosa, c’è il sensazionale e c’è il grottesco. Sembra sia davvero questa la tendenza nel campo dei fumetti, non ti pare?

GG Non so, direi che nei tuoi in parte c’è.

RC Oddio. (Risata) Io dico invece che ai fumetti moderni è successo l’esatto opposto e questo mi irrita mortalmente: una tendenza al romanticismo e all’idealizzazione della figura umana. Deriva dal Rinascimento italiano. E’ tutta colpa degli Italiani. (Risata) Michelangelo, Raffaello, e tutte le loro figure romantiche. Non ho mai amato nessuno di loro. Fra la roba vecchia apprezzo i pittori tedeschi e fiamminghi, Hyeronimus Bosch e Brueghel, questo genere di autori.

GG Perché non ti piace il Romanticismo?

RC Non mi attira proprio per niente. (Risata)

GG Solo questo? (Risata)

RC Non so esattamente quali siano i motivi. Tutto quanto riporta a Superman, a tutti i supereroi e alle strip di avventure cosiddette “serie”, che però io definirei come “lettura di evasione”. Si cerca di evadere dalla realtà della condizione umana, sia in positivo che in negativo. Ma non c’è il cuore. Brueghel era uno che aveva sentimenti veri verso il popolo; persone reali, non la realizzazione del desiderio di come avrebbero dovuto essere. Questo desiderio è stato soppiantato dalla gente reale e dagli eventi reali, comprese le angosce e le sofferenze della vita. Voglio dire, la gente dice che Brueghel è grottesco, ma se si osserva bene, è dannatamente realistico. Leggevo un libro su di lui pochi giorni fa e mi sono segnato una citazione che ho pensato si attagliasse molto bene anche ad altri artisti, forse anche a me. Ve la riporto: “Sebbene Brueghel fosse famoso già ai suoi tempi, le citazioni arcaiche della sua arte figurativa e il suo rifiuto di adottare lo stile figurativo che andava per la maggiore fra gli artisti rinascimentali italiani, ebbero, negli ambienti sofisticati, conseguenze negative sulla sua reputazione, sia quando era in vita che dopo la sua morte. La sua arte non si conformava alle regole stilistiche del tempo, con il risultato che la sua carriera non stimolò mai l’ancora primitivo senso storico dei primi critici d’arte.” Un’altra frase inizia così: “Il brutale pessimismo della visione di Brueghel…” eccetera eccetera.

GG Senti un’affinità, pare.

RC Si, ma (nei suoi dipinti) non è raffigurata molta più brutalità di quella che lui vedeva in prima persona. Hai avuto occasione di esaminare i suoi quadri?

GG Si, conosco bene le sue opere.

RC Contadini che danzano e ragazzi che suonano zampogne. Secondo me è una fotografia di quel tempo. Di più: lui ha catturato la vita di quel periodo esattamente com’era. Riesce a riportarti a quel periodo e a fartelo comprendere meglio di qualunque altra opera, di qualunque altro scritto. Brutale e pessimista. Beh, non so, io avrei detto realista. Tutto qui. Non credo che la mia arte sia grottesca per il solo gusto di esserlo, come faceva (S.Clay) Wilson, o anche qualche artista fantasy. La realtà è cruda, se ti costringi a guardare la gente, la gente vera e le cose che fa, e davvero osservi le persone per come sono. Le persone non sono molto belle idealisticamente. (Ride)

GG Non riesci a vedere nessuna qualità nell’idealizzazione? Come hai detto poco fa, comprende anche il Rinascimento italiano.

RC A me non dice niente. Michelangelo non mi dice niente. Nulla. Tutta quell’elegante muscolatura non mi dice niente. (Ride) Invece Brueghel mi colpisce intimamente e personalmente. Mi ricordo la prima volta che ho letto Mad: fu una rivelazione perché rappresentava il mondo esattamente come lo stavo vivendo io. Era una visione stravagante e ironica, un’esatta raffigurazione del mondo reale, compresi lo squallore e il sudiciume. Il mondo reale non è certo pulito, né lucido, né perfetto. Non dimenticherò mai la prima volta che vidi la copertina di Humbug n. 2. Era una rappresentazione cruda e fedele di un oggetto di uso comune come un radiatore, con quelle mutande appese sopra ad asciugare e una figura in secondo piano, in un’altra stanza, coi piedi in una bacinella d’acqua. Un sacco di dettagli, proprio come nei quadri di Brueghel e Bosch. Era il mio mondo, il mio tempo, e il posto in cui vivevo… Sono stato colpito come da un fulmine.

GG Non apprezzi nemmeno i lavori di fantasia?

RC Non mi interessano e basta. Quando la fantasia agisce in modo elaborato e intelligente magari mi intriga, ma quasi sempre la trovo insulsa e mi annoia. Il novantanove percento di tutta la fantascienza mi annoia, la considero una stupidaggine.

GG C’è stato un tempo in cui leggevi fantascienza…

RC No.

GG …o hai provato a farlo?

RC Provarci si, certo, perché molta gente che stimavo lavorava in quell’ambiente e mi diceva dai, dacci un occhio. Ho-hum. A stento sopportavo quei libri.

GG Non eri proprio innamorato di Frazetta, pare.

RC Oh, ho ammirato molto la sua tecnica. L’ho studiata, più o meno.

GG La sua tecnica pittorica?

RC Si, e anche i suoi disegni. Un paio di volte ho anche copiato i suoi disegni, e mentre li copiavo ho capito quanto fossero privi di intelligenza. Lui ha molto stile ed è anche bravo, ma non c’è molto pensiero, dietro i suoi disegni. Sono davvero insulsi. Lui è senz’altro il migliore artista di quella scuola.

GG Pensi che la gente debba evadere?

RC Mi sa che già lo fa.

GG Ma tu no.

RC Guarda dove abito. Un posticino dolce e adorabile, fuori in campagna. Sono un evaso. (Ride) Non vorrei vivere da nessun’altra parte nel mondo. E’ doloroso, alienante, confuso, spaventoso, là fuori.

GG Nel mondo dei centri commerciali.

RC Già. Il mondo reale. E’ un posto ambiguo e spaventoso.

GG Quindi, quello che hai fatto è stato creare una sorta di paradiso personale ed esprimere nei tuoi lavori gli aspetti meno piacevoli della vita.

RC Non sempre sono i meno piacevoli. Questa (la copertina di Weirdo n. 14) non è particolarmente sgradevole. Non penso, almeno. Semmai un po’ assurda. Qualche volta mi capita di rimuginare sugli aspetti negativi dell’esistenza. Ma non voglio essere considerato un artista che pensa sempre in negativo.

GG Però hai già questa reputazione. Che probabilmente ha accresciuto la tua popolarità (Scherzosamente).

RC Talvolta i miei disegni diventano un po’ irritanti. Ho appena finito un’invettiva contro il rock and roll moderno e la musica popolare su Weirdo: è un pezzo in cui esprimo un odio viscerale per Bruce Springsteen. Credo che solo questo abbia fatto allontanare almeno la metà dei miei devoti lettori. Credo che un sacco dei miei fan siano anche fan di Springsteen, pensano che sia grande.

GG Cos’è che non ti piace di Springsteen, o di quello che rappresenta?

RC E’ viscido, supponente e innaturale, anche quando cerca di dire qualcosa di profondo. Non lo so. La musica ha equilibri diversi rispetto all’arte visiva. E’ molto più sensibile alla supponenza e all’innaturalità. E credo sia perché la musica è un’esperienza più immediata.

GG Anche più immediata della televisione, che è visuale?

RC (Pausa) Forse no. La televisione va dritta al cervello.

GG O no. Beh, hanno fatto un bel matrimonio con MTV. Cosa ne pensi?

RC Non ne vedo molta, di quella roba. Alcune cose che ho visto mi sono piaciute. Poche erano dei veri capolavori. Credo che sulla musica si possa dire questo: anche la persona più comune e ordinaria può essere capace di fare grande musica, ma deve essere parte di una cultura autoctona. Se hai perso i legami con qualunque cultura indigena, è molto difficile fare musica buona, io credo. Quindi diventa costruita, industrializzata, massificata e tutto il resto. Se vai nei luoghi in cui la cultura indigena è ancora fortemente radicata –in Messico, ad esempio, puoi sentire piccoli gruppi formati da contadini che fanno musica assolutamente bellissima, che ti smuove nel profondo. E’ musica semplice, ma ci mettono dentro tutta la loro anima, in modo naturale e senza arroganza, senza alcuna aspirazione a scalare le classifiche. Non gliene frega niente dell’influenza creata col merchandising, di organizzare tournée, niente del genere. La musica è la prima cosa a mettersi in moto quando una cultura svanisce. (Sogghigna in modo autodenigratorio) Hanno tolto la musica alla gente per poi rivender loro la versione falsa di essa.

GG C’è qualche tipo di arte in America che tu consideri…

RC Viva e vegeta?

GG …che ancora mantenga le sue qualità autoctone?

RC Non lo so. L’intera cultura è diventata troppo “massmedizzata”. E’ tutta elettronica, non c’è rimasto granché di naturale, la gente non produce più la propria cultura, la propria musica o le proprie arti e mestieri. Una mia vecchia fiamma andò in Romania circa dieci anni fa, mi pare. In qualche modo si ritrovò sulle alte montagne, lontano dalle grandi città, e dalla lunga mano del governo. Diceva che lassù era incredibile, si viveva come nel XIX secolo. Ogni casa aveva il suo tetto scolpito a mano, la recinzione, le decorazioni tutto intorno, realizzate dalla gente che ci abitava. La gente abitava nelle case costruite da loro stessi. Tutto quell’artigianato, i ricami, i bellissimi vestiti, le coperte fatte a mano e tramandate di generazione in generazione. Cose fatte dalla gente, fiera di averle realizzate. Erano contenti così e non volevano assolutamente cambiare. Ma queste piccole cose sarebbero state portate loro via. Il governo avrebbe rimpiazzato le travi scolpite nel legno con pali metallici e cose di questo genere. E’ questo il modo per rovinare un processo virtuoso. Facevano la loro musica. Lei mi disse di aver visto questo ragazzo 15enne che suonava il violino mentre la sua fidanzata cantava, ed era bellissimo. Erano semplici ragazzi del villaggio, che avevano imparato la musica dalle generazioni precedenti. La loro naturalezza era quasi totalmente intatta. Avevano un piccolo allevamento di cavalli e mucche, e quasi tutto era scevro da tecnologie. E la gente era felice. Non erano particolarmente acculturati, ma nemmeno piegati dal lavoro. Facevano un sacco di feste. Si viveva di poco, la vita era semplice, ma ricca e interessante, e la gente era soddisfatta. Non davano per niente fastidio al regime. Il comunismo aveva eliminato la classe dei proprietari terrieri, quindi il popolo non doveva più pagare loro tasse pesanti. Dovevano però continuare a sfamare gli abitanti delle città fornendo parte dei loro raccolti.

GG Di che Paese stai parlando?

RC Romania.

GG Stai raccontando una vicenda recente?

RC Dieci anni fa. La mia ex fidanzata era in strada e una carovana di zingari procedeva con carrozze trainate da cavalli, dipinte con colori brillanti, e i musicisti che camminavano vicino a questi carri suonando violini e cornamuse.

GG Se è vero che la cultura americana è diventata troppo tecnocratica, perché la gente che ne è stata colpita riesce lo stesso a esprimersi?

RC Perché è stata loro tolta la voce. La persona media ti dirà, “Non so cantare, non ne sono capace”. Se non riescono a fare quello che fa Bruce Springsteen, pensano di non essere capaci di fare nulla. L’industrializzazione li ha intimiditi a tal punto che non riescono ad esprimersi e vivono in un perpetuo stato di distrazione, alimentata dall’industria del divertimento. Tutto ciò ha una origine di tipo commerciale, costruita al solo scopo di rendere ricche le persone che ne fanno parte.

GG Ma anche quando Bruce Springsteen esprime se stesso in modo genuino non ti piace?

RC No. Uh-uh. Troppo industrializzato, troppo viscido, troppo costruito. Non c’è la semplice voce schietta della persona comune, che è il solo tipo di musica che mi emoziona profondamente. Nella musica veramente spontanea, nei luoghi dove ancora ne esiste una, puoi sentire che la voce è potente e non impacciata e la gente non è ancora del tutto demoralizzata. Un’altra caratteristica delle persone cresciute nelle moderne zone suburbane è che non sanno che esiste qualcosa di meglio. Crescono credendo che il divertimento inizi quando si schiaccia un bottone o si gira una manopola. Non sono capaci di concepire di poter ricavare soddisfazione dall’imparare a fare da soli quelle cose. E quand’anche le cominciassero a fare, se un ragazzo volesse fare musica, penserebbe soltanto “Voglio fare un disco per andare anch’io in classifica, voglio essere anch’io una grande rockstar.” Non pensano “Voglio fare della bella musica”, o “Voglio suonare questa musica.” E’ tutto un “Voglio essere una star, voglio essere un rock-and-roll man molto figo.” (Sogghigna)

GG Questi due obiettivi si escludono l’un l’altro?

RC Si, credo di si. Uno ambisce solo alla fama, ai soldi, al potere. Non viene spontaneo imparare musica perché è un’estensione del tuo patrimonio culturale. All’inizio forse gli uomini riuscivano a pensarla in questo modo semplicemente per intrattenere gli amici, i parenti, il villaggio… Impari la musica, la musica emoziona, esprimi la tua personalità in quel modo senza ulteriori pensieri.

GG Cosa intendi quando dici “All’inizio”? Quando pensi che sia cominciato il declino?

RC E’ successo in epoche diverse e in zone diverse. Ci sono zone del mondo in cui ancora oggi la gente è genuina, e quando le scopri è meraviglioso. In uno sperduto bar del Messico, Arreola’s Café, i braccianti si incontrano portando le loro chitarre e le fisarmoniche, e si mettono a cantare. Grande. E’ la loro voce, la voce di un popolo. Niente a che fare con ciò che succede nei mass media. E’ stupefacente che queste cose esistano tuttora in California. Mi ricordo che ho parlato di questo con la padrona del ristorante. Le ho detto quanto mi piacesse la musica Norteño che suonavano i braccianti lì nel suo locale e lei mi rispose, “A me non piace. Preferisco la musica mariachi,” che è una musica tipica messicana, orgogliosa e arrogante. Secondo loro questa musica ha sfumature classiche, nel senso di “aver classe”. La musica Norteño, invece, è solo la musica dei contadini. (Ride) Chi guarda al futuro deve rimuovere questo atteggiamento, perché ricorda loro quando erano arretrati. E’ successo anche per la musica country americana. La gente se l’è messa talmente alle spalle che adesso quasi non esiste più. Sopravvive ancora da qualche parte. Qua e là saltano fuori dei revival, ogni tanto.

GG Però sai, i fumetti sono ancora un tipo di arte essenziale. Gli autori ancora li scrivono e li disegnano. Non sono ancora stati vittimizzati dalla tecnologia. Uno scrittore ancora scrive e un artista ancora si china sul tecnigrafo a disegnare. [Ho detto questo senza pensar alle spaventose implicazioni di Shatter*]

RC Beh, come dicevo, credo che la musica sia più sensibile a questi cambiamenti. E’ la prima cosa che è cambiata con l’entrata dei mass media. Arriva alla gran parte delle persone in modo immediato, mentre il disegnare materiali grafici richiede sempre un livello di competenza tecnica che va oltre la capacità media del contadino, perché servono i materiali e tutte le cose giuste per realizzarli. Per fare musica serve poco. Devi solo tirar fuori uno strumento in qualche modo. Queste cose, nelle comunità contadine, si sono tramandate senza l’aiuto di fattori esterni, cornamuse, violini, corni rudimentali. I fumetti implicano il processo di stampa. E’ una forma d’arte figlia della tecnologia, quindi deve risiedere in città: l’artista deve risiedere a New York o in un’altra città per stare dietro a tutto il processo. E’ una cosa realmente diversa. Alcune forme artistiche possono essere molto impacciate, ma se ti ci impegni, possono diventare grandi.

GG Pensi che una cultura come la nostra, che è diventata così tanto industrializzata e massificata e così via sia ancora capace di creare forme artistiche durevoli?

RC Certo, lo penso. Non è colpa della tecnologia, sono le persone che devono inventarsi cose nuove. Guarda il cinema. Sono state fatte molte grandi cose.

GG Ma anche i film sono realizzati da grandi professionisti e tecnici che di certo non hanno un background proletario.

RC Si, hai ragione. Bisogna avere un alto livello di competenza tecnica per utilizzare bene tutti quei materiali e fare le cose nel modo giusto. E’ molto diverso dalla musica. Anche la musica professionale può essere grande, certo. Basta che non sia brutta, falsa o artificiale. Quel disco che ti ho fatto sentire prima è degli anni 20; era un gruppo di grandi artisti. Credo che quella musica sia grande. Adesso è diventato un business completamente saturo di motivazioni dettate dal denaro. Non mi sembra di vedere molto cuore nella musica di questi tempi.

GG Sembra di capire che non sei un fan di Madonna.

RC (Ride) Non la caccerei dal mio letto, ma la sua musica in effetti non mi dice molto.

crumb

I FUMETTI SECONDO CRUMB

GG Stai seguendo la questione della censura nei fumetti?

RC Oh, dici quella faccenda di apporre o meno ai fumetti un’etichetta che li classifichi in una specifica categoria? Diciamo di si. Ci sono i pro e i contro. Per un po’ ho pensato anche che fosse una buona idea. Credevo che potesse aiutare grossisti e dettaglianti a decidere di mettere i fumetti con il bollino “per adulti” in zone specifiche del negozio, per essere riconosciuti e individuati più facilmente. Per loro sarebbe anche stata una tutela maggiore. Ma poi un mio amico del nordest che lavora per la DC disse che secondo lui era una pessima idea perché parecchi commercianti non avrebbero mai più voluto nemmeno sfiorare i fumetti considerati “per adulti”. Riconoscendoli dall’etichetta li avrebbero rispediti al mittente e questo avrebbe danneggiato seriamente il mercato dei fumetti per adulti. Non lo so.

GG Beh, avrai saputo che recentemente un negozio è stato bruciato …

RC Si, in Illinois.

GG Sembra che la colpa in parte sia di Weirdo.

RC Già, Weirdo insieme a Omaha The Cat Dancer e altri fumetti simili. Sono sicuro che quando avvengono cose come questa, poi si ripercuotano su tutto il mercato dei fumetti e tutti si spaventano. Si perde la voglia di continuare ad occuparsi dei fumetti per adulti. Forse bisognerebbe trovare il modo di cambiare il tipo di negozio in cui venderli o tentare altre modalità di vendita: i normali negozi di fumetti evidentemente non sono più il miglior posto per vendere fumetti per adulti. Non so quale possa essere il miglior modo di procedere –forse ordinarli per posta, o qualcosa di simile. Mi piacerebbe continuare a realizzare fumetti per il resto della vita, ma non so se ne sarò capace. Gli sbocchi si stanno sempre più restringendo. Non so. A volte spero che succeda una grande svolta improvvisa, che qualcuno se ne accorga, che questa cosa fallisca miseramente e noi tutti si possa fare un sacco di soldi disegnando fumetti pazzeschi.

GG Beh, Maus ha sicuramente dato una svolta.

RC Si, beh, con l’edizione economica… Pekar non è mai riuscito a cavar fuori nulla dai suoi comics finché la Doubleday non pubblicò quel libro. Nessuno gli prestava attenzione, prima. Forse qualcuno. Ma chi non ha mai visto nulla di suo, compra l’edizione economica. Non sarebbero mai andati in un negozio di fumetti, e se avessero visto esposto American Splendor non l’avrebbero mai acquistato. Ma prenderebbero molto sul serio quel libro, se lo trovassero da Walden o in negozi simili. A me non piace quel tipo di “format” per i fumetti, e non mi piace neanche il pensiero di fare qualcosa appositamente per quel tipo di format. Io prediligo i piccoli albi da 36 pagine. Amo quel formato. Mi piacerebbe fare solo quelli finché ne sarò capace.

GG Beh, puoi pensare che quel libro sia una sorta di “somma” di tre o quattro di quei tuoi albi da 36 pagine.

RC Yaach! Non dirlo neanche.

GG E’ troppo per te, eh?

RC Troppo. Non ci pensare nemmeno. L’albo da 36 pagine è un progetto piccolo –non come impegno, qualcosa che puoi riuscire a finire nell’arco di pochi mesi. Ed ecco qua, stampato, questo piccolo oggetto carino. Sono davvero innamorato degli albi da 36 pagine.

GG Beh, i capitoli di Maus originariamente erano di circa 24 pagine ciascuno, se non sbaglio.

RC Giusto. Non so, io dopo dieci pagine sarei contento se avessi già finito il lavoro. Come quella storia tratta da Krafft-Ebing** (da Weirdo n.3). Mi sono davvero divertito e l’ho trovata interessante, ma dalla decima pagina sarei stato felice di avere già terminato il lavoro. Quando un impegno di quel genere ti coinvolge così profondamente, quando lo finisci è un sollievo. Non sono sicuro di saper disegnare una storia di 100 pagine per cui dovrei impegnarmi per molto tempo.

GG Pensavo a qualcosa tipo “allungare la tua arte”. Una sfida.

RC Una storia così lunga? No. Mi piace variare gli argomenti. Non voglio trattare un solo argomento per così tanto tempo. Devo poter uscire da un tema e cercare una nuova idea.

GG Cosa intendevi dire con la tua storia I Once Led The Life of a Millionaire, in cui Snoid, per puro capriccio, fa in modo che la sua cameriera di colore gli diventi ostile?

RC Cosa intendevo? (Ride) Cosa intendevo dire? Cosa intendi dire, chiedendomi cosa intendevo dire?

GG Beh, prima l’hai resa estremista, poi l’hai di nuovo ridotta alla sottomissione, hai messo in mezzo il gruppo eversivo e l’hai di nuovo fatta diventare estremista e alla fine hai messo Mr. Snoid in cima al suo palazzo che bruciava, facendogli dire che sarebbe morto per il materialismo.

RC Mr. Snoid, l’ultimo dei reazionari. (Ride) Quando le fiamme arrivarono a lambirgli i fianchi, ha dovuto arrendersi. Tutto gli si rivoltava contro, quindi si è arreso, ha chiesto scusa e ha provato a cominciare a comportarsi bene. (Risata) Gli hanno messo il cappello da somaro e lo hanno portato in giro per le strade.

GG E’ così che finiva?

RC Certo. Ha dovuto farlo, non aveva scelta. Non ha avuto abbastanza palle per portare a termine la sua bravata e morire davvero tra le fiamme.

GG Per principio.

RC Non ha difeso fino alla fine le sue convinzioni: è tornato sui suoi passi decidendo di vivere. Non erano per nulla principi  comunque. Solo parole. Snoid è un tipo corrotto. (Ride) E’ il mio personaggio preferito. Non ha assolutamente nessuna qualità che lo riscatti.

GG Non è la stessa critica che hai fatto a Cerebus?

RC Non è quello che ho detto, Gary. Te lo dico meglio: non solo Snoid non ha nessuna qualità che lo riscatti. E’ che non ha nessuna qualità. Non c’è altro da dire sui personaggi. Sono deboli. Lo stesso Cerebus è un personaggio complesso, ma è… non so come definirlo esattamente… si merita le coccole come un arrogante.

GG Saresti sorpreso se ti dicessi che Cerebus è considerato uno dei fumetti più politicamente e socialmente acuti oggi pubblicati?

RC Certo, lo so. Tutti amano anche Bloom Country. Che ti posso dire? Non so perché alla gente piaccia quella roba. Fa tutto parte delle preferenze personali, su quello che ci si abitua a vedere nella vita, cosa si conosce delle cose. Forse è solo ciò che di più interessante sono riusciti a scovare, o ciò che riescono ad accettare maggiormente.

GG Una cosa che ha sorpreso me invece, è che negli anni ‘60 tu eri completamente indifferente all’influenza dei fumetti della Marvel.

RC Perché ti sorprende?

GG Considerando la tua passione per i fumetti e l’impatto che ebbe la Marvel negli anni ‘60, pensavo che li apprezzassi anche tu.

RC Ho provato a dar loro un’occhiata, ma quando ero piccolo i supereroi non mi interessavano. Non mi hanno mai interessato, a dire il vero. Preferivo leggere fumetti criminali o dell’orrore, ma mai i fumetti di supereroi.

GG Cosa pensavi della Marvel a quel tempo?

RC Li ignoravo. Per me era spazzatura, merce deteriorata. Non mi piaceva niente di quel genere. All’epoca non c’era assolutamente nessun fumetto americano che mi interessasse. C’era anche qualcosa di buono, tipo qualcosa di Jules Feiffer, ma non nel mercato dei comic books.

GG Ti sconcerta sapere che esista qualcuno capace di produrre due storie di fumetti al mese?

RC Ossignore! Quello che sconcerta è che quel qualcuno sia capace di continuare a farlo svuotandosi in quel modo. Come si può tenere lo stesso livello qualitativo durante tutta la storia? Io non ci riuscirei. Intendo anche fisicamente. Mi verrebbe il maldipancia. Ma posso capire chi si inventa e fa propria una tecnica rilassata per fare disegni piacevoli, pronti, fatti a tutta velocità.

GG Come definiresti un professionista che lavora per tirare a campare?

RC Qualcuno che non riesce a concentrarsi per lungo tempo su quello che sta facendo, e per questo lo fa meccanicamente. Ho lavorato anch’io così. Devi fare in modo di levarti il lavoro dalle scatole il prima possibile. Quindi trovi il metodo più semplice di procedere e in qualche modo finisci la storia. La soluzione migliore è inventarsi uno stile rilassato o una tecnica che fa sembrare tutto a posto senza eccessivo sforzo. Non possiamo biasimare chi disegna così: chi fa fumetti mettendoci il giusto tempo, non fa molti soldi.

GG Stai parlando con cognizione di causa.

RC Oh, ma certo. Il fatto di impiegare del tempo in più per fare una cosa raramente paga. Gli autori delle locandine più pagate o delle illustrazioni per Playboy possono permettersi di impiegare del tempo in più. Io invece accetto anche di essere pagato meno, ma voglio fare a modo mio. Preferisco fare questa scelta.

GG Mah, sai, probabilmente il 90% di chi disegna comic books fa quello che vuole.

RC Novanta percento? La pensi così? Credi davvero che facciano quello che vogliono?

GG Si.

RC E sono felici?

GG Molto contenti, si.

RC Ommioddio, che mondo! (incredulo) E tu ci credi veramente?

GG Certo.

RC Deprimente. Siamo al grottesco. (Risata) Questi tizi sono contenti di imitare la spazzatura della Marvel. Per certi versi io sono all’esatto opposto di tutti gli autori che fanno fumetti di fantasia. Io ho il mio piccolo personale mondo rarefatto che mi sono costruito, da cui ho rimosso tutta quell’orribile merda ispirata dai centri commerciali e da McDonald’s. Mi affascinano le vicende del mondo reale e mi piace riprodurle nei miei lavori. Se qualcuno vive nella merda ed è ormai rassegnato, dovrebbe poterne fuggire col suo lavoro, il lavoro stesso dovrebbe essere di per sé una fuga. Non vedi mai un’auto o un telefono in Elfquest o in Cerebus. O spazzatura in strada. Non c’è niente del mondo reale. In quei fumetti non vedi mai goffa gente di periferia con indumenti di poliestere di taglia sbagliata stretti intorno alla loro pancia grassa. Sono tutti fisicamente tonici, anche “i cattivi”. Non sono grotteschi come ti aspetteresti.

GG Come fai a essere sicuro di non esserti isolato troppo dal mondo reale tanto da avere una percezione distorta della realtà?

RC Non ne sono sicuro. E non credo nemmeno di percepire la realtà com’è. Ma ho coltivato il desiderio di osservarla. Ancora ce l’ho. Penso che sia una cosa giusta da fare: osservare la realtà e vederla per quella che è, talvolta portandola nei miei lavori, perché tutti gli artisti che io ammiro l’hanno fatto, da Brueghel e continuando un bel po’ oltre fino a Will Elder.

GG Ti senti sotto pressione a causa del fatto che le tue opinioni e i tuo punti di vista non sono molto condivisi?

RC Beh, io vivo nella mia piccola atmosfera rarefatta, quindi questa cosa mi tocca solo superficialmente. In effetti, quando vado alla Dallas Comicon, mi sento assediato. Questo perché io non concepisco certe cose. Non vado alle convention dei fumettisti perché per me è parecchio fastidioso vedere tutta quella gente avvolta in vestiti stupidi. (Risata) Io vado per la mia strada.

GG Quali fumetti o fumettisti ti senti di consigliare?

RC Non so. Non molti. (Risata) Sul serio, non lo so. Non posso dire alla gente cosa leggere e cosa no.

GG Ma io volevo solo sapere le tue preferenze.

RC Mi piace Weirdo. Leggete Weirdo. (Ride)

GG RAW?

RC Si, RAW va bene, per quanto non ne vada pazzo. Mi sembra che abbia un po’ troppe pretese artistiche.

GG Maus ti piace?

RC Si, è molto interessante, come fumetto. Credo che faccia del suo meglio per adattare i temi che tratta alla forma del comic book. Mi ricorda molto il fumetto giapponese Gen of Hiroshima, molto simile a Maus per quanto riguarda la strana dicotomia che c’è tra ciò che succede e come viene rappresentato. I disegni sono in uno stile quasi spensierato; inoltre l’argomento è molto cupo e greve, la tristezza è assoluta. E’ solo la verità di un avvenimento terribile che è successo, la verità che deve essere raccontata. E’ quando i fumetti vengono utilizzati in questo modo che si vede tutta la loro potenza. Gen è la cosa che mi ha dato più informazioni su quel periodo storico, un resoconto personale a fumetti che si percepisce in modo davvero forte. Mi ha fatto comprendere quegli avvenimenti nel modo più deciso di cui io abbia mai avuto esperienza. E lo stesso ha fatto Maus. E’ interessante anche perché non si vedono molti fumetti che trattano questi temi, benché io pensi che ci sia un gran potenziale per parlare di argomenti forti attraverso i fumetti. Harvey Pekar è un altro che mi piace. Amo molto il suo lavoro. Riesce a fare grandi cose con il mezzo “comic book”. Tutta la sua opera sarà ricordata per lungo tempo e se ne parlerà parecchio anche dopo che la robaccia Marvel sarà ridotta a un cumulo di spazzatura polverosa. A nessuno interesserà più di quella roba. Diventerà esattamente come le dime novel del 1890. Nessuno le legge più, nessuno presta loro la benché minima attenzione. Sono diventate chiacchiere sterili, lavori mediocri. Sonetti improvvisati dell’aristocrazia del XVIII secolo. Mi sembra abbastanza lampante.

GG Sei stato lapidario, secondo me.

RC Lo penso anch’io. Puoi anche dire “L’ultima parola di R. Crumb.” Uno dei miei fumetti preferiti che ho visto recentemente è Heartbreak Soup di Gilbert Hernandez. Lo disegna ancora?

GG Si, praticamente su ogni numero di Love & Rockets.

RC Ho pensato che fossero fumetti ricchi. Mi piacciono quasi più di quelli di Jaime.

GG Cos’è che non ti piace nei fumetti di Jaime?

RC Sono troppo leziosi e non hanno molto a che vedere con la realtà. Quelli di Gilbert invece vi si rifanno parecchio. Puoi imparare molto da quei fumetti. Sono anche divertenti. Mi piacciono i disegni, le storie sono ironiche… insomma, c’è dentro tutto.

GG Hai sempre una predisposizione per i dettagli scabrosi.

RC E’ la realtà ad esserlo.

GG Ma la realtà ha i suoi alti e bassi.

RC Hai ragione, è così, ma…

GG Ma tu sembri negare una cosa in favore di un’altra.

RC Se un artista lavora solo per mostrare un prodotto carino e affascinante, per me diventa subito vacuo. La reputo una menzogna, la menzogna di aver omesso parte della verità. E quando ometti troppa realtà, rischi di dire una menzogna.

GG Ma omettendo invece i momenti felici o piacevoli o carini, non credi che la verità sia rappresentata in modo distorto?

RC Momenti piacevoli. Mi chiedo quando è stata l’ultima volta che ne hai avuto uno. Ma dai…. (Sophie, la figlia piccola di Crumb, entra nello studio) Ecco, questo si che è un momento carino.

GG Qui ti volevo! Hai dimostrato ciò che intendevo.

RC Hai ragione, Gary. Sono d’accordo.

GG Stavi passando dei momenti piacevoli anche un’ora fa circa, mentre giocavi con tua figlia. Nei tuoi fumetti non se ne vedono molte, di queste scene.

RC Dici?
GG Raramente (Risata)

RC Evidentemente non sono ancora pronto a mostrare i miei momenti carini. E’ difficile per me. (Ride) Penso sempre che per qualche ragione questo non mi dia soddisfazione. Non sono per nulla capace di fissare i momenti carini. (Risata)

GG Stavo solo cercando di difendere il lavoro di Jaime per riequilibrare un po’ la tua seriosità con certi momenti frivoli. Il suo lavoro è una rappresentazione veritiera di questi due aspetti, che nella vita coesistono.

RC Mi ricordo la prima volta in cui ho letto Love & Rockets. Ho letto la prima storia e ho capito subito che non mi ci sarei appassionato. Perciò ho accantonato il libro per un paio di mesi. Poi, siccome lo vedevo sempre in giro per casa, l’ho ripreso in mano, l’ho sfogliato e mi sono soffermato su “Hartbreak Soup”. Ho fatto così: (prende una rivista, la alza verso il viso, poi la spinge via come un elastico) BOING! Questo si che sembra qualcosa di reale. E’ reale. L’altra roba non mi aveva preso a quel modo, non aveva la stessa sostanza, la stessa corrispondenza col reale. Sono sempre eccitato e felice quando trovo qualcosa di veramente vicino alla realtà. E non ci crederai mai, il suo lavoro è molto meno popolare di quello del suo fratello minore. (Risata) Il ragazzo, Jaime, sa veramente come si disegna una bella ragazza. Tutte le donne di Gilbert hanno quella strana combinazione di caratteristiche, molto umana, che le rende in qualche modo imperfette. Non disegna mai donne perfette: gli riconosco questo merito. Lui sa, e ha il coraggio di ammettere, che ogni donna ha qualche difetto. (Ride) E se ce n’è una che non ne ha, diventa non-interessante. Nei disegni di Gilbert c’è cuore, c’è solidarietà, c’è un’umanità che ti prende. Il resto sono solo fantasie che riguardano una vita abbagliante, in cui ogni istante è parte di un pacchetto che contiene avventura, sesso, suspense, eccitazione. Il ragazzo ha una formula di successo. Non può perdere.

GG Sai, negli ultimi tempi ho capito che molti dei migliori fumetti attualmente in circolazione sono di natura biografica o autobiografica, tipo quelli di Pekar, di Spiegelman, perfino quelli di Jack Jackson sono storicamente biografici. I fratelli Hernandez sono un’eccezione perché il loro è un lavoro di fantasia.

RC Il più autentico e autobiografico lavoro di Gilbert è quello che amo di più. Mi piacerebbe che riuscisse a tornare all’epoca dei fatti e li rappresentasse nei suoi fumetti.

GG Preferiresti che riuscisse a far questo piuttosto che leggere i suoi fumetti di adesso?

RC Si.

GG Come mai?

RC Penso che possa dimenticarsi di quegli eventi man mano che il tempo passa. Beh, è anche vero che mi sono perso i due ultimi numeri. Avevo letto su The Comics Journal che era tornato su quegli argomenti, anche meglio che nei primi episodi. Nei primi dieci numeri circa di Love & Rockets ha parlato di fatti realmente accaduti. Io penso che si sia stufato e per un po’ ne abbia parlato in modo più frivolo. Mi piacerebbe vederlo inserito nella realtà che conosce e osservarlo mentre la rappresenta.

GG Dici che ti piacerebbe vederlo rappresentare qualcosa di autobiografico?

RC Certo. Sarebbe grande. Davvero vorrei vederglielo fare. Secondo me è il più eloquente esempio di autore che racconta come si cresceva in quella cultura. Non ho mai visto nulla di simile in nessun fumetto –immagino che in letteratura sia stato fatto- ma nei fumetti non c’è mai stato nessun autore appartenente alla cultura Messicana o Latina che abbia toccato questi argomenti.

GG Ma secondo me questo è meno autobiografico rispetto a qualcosa che esca dalla sua immaginazione.

RC Certo, posso essere d’accordo. Ma anche così, si riesce a capire molto più di quella cultura rispetto a qualunque altra cosa letta a proposito. Ci sono fumetti demenziali che arrivano dal Messico che tentano di rappresentare quella cultura, ma in modo inconsapevole. Quei fumetti e tutto l’ambiente delle soap opera rivelano molto di quella cultura, ma senza saperlo. Sono davvero primitivi.

GG L’argomento al quale volevo portarti è: secondo te qual è il motivo per cui attualmente i migliori fumetti sono di natura biografica o autobiografica, in opposizione a quelli prettamente di fantasia?

RC In parte è dovuto al punto in cui è l’America oggi, e con essa la cultura. Tutto è diventato confuso e folle a tal punto che, se vuoi dire qualcosa di onesto, puoi farlo solo raccontando le esperienze che hai vissuto davvero, anche se molte di queste riguardano la confusione e l’alienazione in cui versa l’America ai giorni nostri. Crescere nell’America postbellica: un’esperienza demenziale.

GG Ma questo non vale per la narrativa.

RC Ah no?

GG No. Voglio dire, la migliore narrativa non è autobiografica, di solito.

RC Charles Bukowski è uno dei miei scrittori preferiti, al momento. Lo definirei abbastanza autobiografico.

GG Davvero?

RC Si. Quasi completamente autobiografico. Alcuni dei suoi migliori lavori sono le lettere che ha scritto alla gente. E’ realmente disinvolto, mentre parla della sua vita. E’ così grande, così ricco. Da quando faccio parte anch’io del moderno fenomeno americano, sono più attratto dagli scritti autobiografici, dai diari, anche degli scrittori passati, piuttosto che dai romanzi o dalla narrativa. Secondo me in questi ultimi ci sono molte più stronzate.

GG Pensi che abbia senso affermare che un lavoro autobiografico tenda a limitare l’uso dell’immaginazione?

RC Si, che ha senso. Potrebbe perfino riuscire a renderti incapace di realizzare ogni tipo di fiction. Appena dopo aver finito un pezzo autobiografico è quasi impossibile schiacciare l’interruttore che ti fa diventare uno scrittore di romanzi di fantasia. I lavori di Aline sono totalmente autobiografici. Non riesce a inventare né delle storie, né dei personaggi. Credo che non ne sia assolutamente capace. Ma quello che riesce a fare è un dono. Dire la verità sulle esperienze che ti sono capitate e farlo bene e in modo divertente è un vero dono. Mi attrae particolarmente quel modo in cui si autobiasima, trasformando anche se stessa in un personaggio. Trovo invece irritante chi fa lavori autobiografici rappresentando se stesso in modo eroico. Un sacco di fumettisti l’hanno fatto, di mostrarsi davvero fighi. Ritengo tutto questo mortalmente noioso.

GG Per esempio chi?

RC Will Eisner. Sharon Rudahl. Trina (Robbins). Molto spesso la gente fa credere di essere l’innocente personaggio di Candido. Io stesso sono colpevole di questo. E l’ho trovato davvero irritante.

GG L’hai trovato irritante perché tu non pensi che sia la verità.

RC Si, è come se volessi mettere da parte te stesso. Tutti sono pazzi, tutto ciò che ti circonda è follia, solo tu sei figo. Qualcosa del genere. Non sei onesto con te stesso. Quando incontri qualcuno che si è comportato in questo modo, ti sembra che sia un po’ stupidotto. Sembra che loro stessi non riescano a fare i conti con ciò che hanno fatto. Un sacco di artisti e comici di religione ebraica hanno un’autoironia propria della loro cultura, che li porta a prendersi gioco di se stessi. E’ una caratteristica innata. Per i Cristiani, i Cattolici e i WASP è innato il contrario: per loro è difficile essere autoironici. Per me è stato un esercizio –tipo yoga- beccarmi quella roba Ebrea. Visto che ai Cristiani fin dalla nascita viene insegnato ad ambire ad essere perfetti, è difficilissimo per loro ammettere –soprattutto pubblicamente- di non esserlo. C’è una sorta di rigidità nella gente cattolica o WASP, che gli Ebrei non hanno. Gli Ebrei riescono a irritare i ”goyim” ridicolizzando questa loro rigidità. Quando curavo Weirdo, i materiali che prediligevo –a prescindere dalla loro crudezza o non-professionalità- erano quelli da dove usciva una verità anche subconscia. Era materiale molto raro da trovare. E normalmente non ha nulla a che fare con le abilità professionali dell’autore. Alcuni di questi erano molto qualificati ed esperti, altri per niente. E’ solo una peculiarità che alcune persone hanno.

GG Quindi l’unico criterio che usavi per selezionare i materiali di Weirdo era quello di favorire i prodotti del subconscio? Non ne usavi altri?

RC Il mio unico scopo era rendere Weirdo piacevole da leggere. Vedevo materiali davvero demenziali, ma diavolo se erano accattivanti. Ma si sarebbero sgretolati negli anni, sarebbero diventati incoerenti, e questo è seccante. E’ sempre stato raro trovare materiali coerenti nel tempo. Molti mi chiedevano, “Come hai potuto pubblicare la roba di Eleanor Norflus? Come hai potuto pubblicare questo, come hai potuto pubblicare quello?” Pubblicavo la roba che mi piaceva. In effetti è difficile vedere della coerenza nei materiali che utilizzavo: sono tutti diversissimi, a volte in modo sconvolgente. E’ l’unico modo in cui posso spiegare la mia linea editoriale. Credo che molto dipendesse dalla sola mia opinione personale. Ma sai, purtroppo non c’è un gran mercato per fumetti di questo genere. (Risata)

GG Non c’è un gran mercato dove far dilagare il tuo subconscio?

RC No, è troppo minaccioso verso la società, anche se solo attraverso segni sulla carta. E’ troppo inquietante.

GG Cos’è che ti piace del lavoro di E. C. Segar?

RC All’epoca i cartoonist uscivano dai guai. Si evince dal loro lavoro, non riuscivano a staccarsene. Era parte del loro mondo. Segar non ha mai concepito di rappresentare qualcosa che non appartenesse al suo mondo. I fumetti che disegnava avevano come protagonisti le persone che poi avrebbero letto i suoi fumetti. C’è una sorta di qualità, benché trasandata, in questo: guardando quei fumetti puoi sentire il profumo del pane raffermo e del cavolo bollito. E’ roba pesante. Inoltre trovo brutto che non abbiano pensato a mantenere questa qualità nel film che ne è stato tratto. E’ una vera vergogna. Un totale abominio contro Popeye. Non è bello. Gli attori invece erano tra i migliori: l’attrice che impersonava Olive Oyl non era male. E Robin Williams è stato molto bravo.

GG Perché credi che sia difficile per te forgiare un’identità individuale come artista? Il 95 per cento degli artisti in attività possono essere accomunati a un mix di artisti diversi.

RC Certo, perché l’imitazione o la somiglianza è un atteggiamento che non fai coscientemente. Non puoi dire, “Ora vado, mi siedo e mi forgio un’identità, perbacco!” (Ride) Credo che questa sia una cosa che non si riesce a controllare. Molte persone interessanti che conosco sono pazze. C’è qualcosa in loro che semplicemente non riescono a codificare con gli schemi cosiddetti normali. Spesso non è piacevole trovarseli in giro. Gente come Harvey Pekar o Bruce Duncan sono talmente incazzati che difficilmente si riesce a sopportarli per lungo tempo.

GG Includi anche te stesso in questa categoria?

RC Non lo so. Credo di non poter essere molto obiettivo su me stesso. Non credo di essere pazzo come loro. Io ho cercato di far funzionare la mia famiglia, loro no. Devo per forza essere un pelo più stabile.

GG Ma in un certo senso un artista deve essere in grado di trovare il modo giusto di esprimersi liberamente, e tramite questo fare anche autocritica.

RC Si, sono d’accordo.

GG Se un artista non riesce ad essere autocritico, è perso.

RC Si, là fuori c’è una continuità culturale in movimento perpetuo e molti artisti cercano sempre di emulare quella che a loro piace di più, mentre ogni tanto potrebbero provare ad essere originali e innovativi. Quello che tu ammiri ha sempre a che fare con i valori in cui hai creduto o che hai abbandonato durante la tua crescita, sono parte di quel passaggio critico. Quindi, se hai ammirato Frank Frazetta, finirai col diventare…

GG Un pessimo artista?

RC O forse anche un buon artista-emulo-di-Frank-Frazetta. Quando disegno, ho sempre in mente le cose che mi piacciono e cerco di emulare le stesse qualità nel mio lavoro. Quando tratteggio, penso sempre a Thomas Nast. Come diavolo avrebbe reso, lui, un effetto 3D con le palle? Penso un sacco a Brueghel, e anche a Will Elder.

GG Allora pensi che tali pregiudizi si assimilino in giovane età?

RC O preferenze, o in quale altro modo tu voglia chiamarle, tutto ciò che ti conquistava quando eri giovane e che ancora hai dentro. Una cosa che non riesco a fare è dire a me stesso, “Devo disegnare questo fumetto nello stile di R. Crumb.” Non sono per niente capace di lavorare in quel modo.

r crumb

CRUMB SECONDO CRUMB

GG Sei mai stato all’università?

RC Università? Ma va. Mai frequentata.

GG Esclusiva istruzione personale?

RC Direi più idiota sapiente. A volte penso che mi piacerebbe essere andato a scuola da giovane. C’è un sacco di roba che sto imparando ancora adesso, mentre avrei potuto farlo da piccolo. Il guaio è che quando sei giovane, molto spesso non riesci a valutare le informazioni che ti arrivano e per questo le ignori. Le cose accadono proprio sotto il tuo naso e non ne approfitti. Quindi non so se sarei andato all’università se ne avessi avuta l’occasione. Ricordo che Jaime Hernandez mi raccontò di quel ragazzo che mostrò loro (ai fratelli Hernandez) tutto quanto su come si disegna, insegnandoglielo magistralmente. L’hanno imparato bene: hanno l’abilità necessaria e sono capaci di utilizzarla. Mi meraviglio di quanta padronanza della tecnica ci sia nei loro lavori. E peraltro sembra che a loro venga facile, appunto perché l’hanno imparata da piccoli. Non devono combattere oggi per averla. Io ogni volta mi costringo a tenere correttamente la mano. Dove cavolo sta l’articolazione di questo maledetto dito? Lo sai tu? Ogni volta che disegno una fottuta mano, per farla come si deve devo guardare la mia.

GG Ancora combatti con questo genere di problemi?

RC Oh si. Si vede anche nei miei disegni. Soprattutto quando cerco di disegnare in modo realistico, si nota una certa goffaggine. La storia su “Patton” (Zap n. 10) ne è un esempio lampante. In sostanza tutti i miei primi lavori erano solo figure a forma di pneumatico di bicicletta. O salsicce, se preferisci.

GG Ma anche i disegni che hai fatto a 18, 19 anni erano straordinariamente acuti.

RC Si, ma in modo divertente, eccentrico. Non erano certo disegni tecnicamente ineccepibili. Erano eccentrici, strani. Andavano bene, OK, ma quello era il mio limite. Se avessi voluto fare fumetti sulla gente vera, la storia sarebbe stata ben diversa. Ho cercato di migliorare questo aspetto solo negli ultimi due anni.

GG Come hai imparato a disegnare? Hai studiato sui libri?

RC Un po’. Non è granché utile, studiare disegno sui libri. Per disegnare dal vivo devi forzare la tua mano a imparare a farlo. Vedi, a scuola la disciplina e la preparazione sono già tutte lì, devi avvantaggiarti di questo. Se non sei stato a scuola, devi acquisire da solo sia la disciplina che la preparazione. Parecchio più difficile. A scuola ci vai ogni giorno, e lì c’è sempre qualcuno che supervisiona e vede quello che fai. Va bene quando sei giovane, se sai apprezzarlo. A molta gente non va giù. Conosco dozzine di persone che hanno frequentato la scuola d’arte e non hanno imparato per un cazzo a disegnare solo perché non apprezzavano le regole della scuola.

GG Anche oggi pensi di non avere una buona tecnica di disegno?

RC Non l’ho mai avuta. Non sono mai stato un disegnatore. Quello che ha deciso per me è che i miei occhi erano incasinati e per questo ho dovuto capire la prospettiva quando ero molto piccolo. Quando avevo cinque anni riuscivo a disegnare un transatlantico che si avvicinava e poi si allontanava diventando sempre più piccolo. La gente diceva, “Diamine, guarda che disegni fa, il ragazzino. Che prospettiva. Veramente bravo.”

GG Ufficialmente quindi non hai mai imparato la tecnica prospettica dei tre o quattro punti?

RC Non ho mai studiato alcuna teoria prospettica. Ancora adesso infatti mi causa dei guai. Spesso la disegno sbagliata. Prendo in mano il lavoro e dico, “Oh mio dio, la prospettiva è completamente toppata.” Butto via tutto e ricomincio daccapo, o cambio radicalmente alcune cose. Nell’estate del 1964, come molti giovani artisti, per un certo periodo ho disegnato ritratti sulla passeggiata in riva al mare costruita con assi di legno. C’era, fra gi altri, un ragazzo portoricano, anche lui faceva ritratti, chiedendo $2,50 per un profilo, $5 per un ritratto frontale. Aveva circa vent’anni, come me, ma riusciva a rendere le somiglianze quasi perfette. Non solo: disegnava la gente talmente bene che tutti sembravano belli, eleganti, simpatici. Erano tutti dannatamente soddisfatti dei suoi ritratti. Ero meravigliato. Mi sedevo a guadarlo chiedendomi cosa vedessero i suoi fottuti bulbi oculari. Era così rilassato, era impressionante. “Come ci riesci?”. Non parlava nemmeno inglese. Aveva solo quel dannato talento.

GG Ma c’è una certa sterilità in quell’impeccabile rilasatezza.

RC Certo. Però mi sarebbe piaciuto sapere come ci riusciva. Credo sia bello esser capaci di fare una cosa quando vuoi farla.

GG Gil Kane una volta mi ha detto che tu eri uno dei disegnatori più naturali e dotati che abbia mai lavorato nel mondo dei fumetti. E’ davvero impressionato dai tuoi lavori.

RC Davvero? Dev’essere cieco. Dice cose senza senso. Buon disegnatore ‘sto cazzo. E’ l’ultima delle mie capacità. Magari posso essere un cartoonist divertente e piacevole, ma di sicuro zero tecnica. Nei miei disegni c’è ogni tipo di goffa grossolanità, specie in quelli del periodo in cui facevo largo uso di stupefacenti. Se anche avessi imparato uno straccio di tecnica, ormai è letteralmente andato in fumo. (Risata) Durante gli anni ‘70 ho potuto osservare la progressiva diminuzione delle mie abilità dovuta all’abuso di droghe, fino al punto in cui tutto raggiunge un livello di semplicità primitivo, iconografico. Subito dopo aver smesso con la droga ho cominciato a risalire di livello perché di nuovo mi interessava raggiungere una certa padronanza nel disegno.

GG Ti dai delle regole quando ti metti a disegnare?

RC Oh si. Mi esercito un sacco. Faccio schizzi, di tanto in tanto. Li faccio quasi automaticamente. Smetto e riparto a seconda delle emozioni. Ho sempre voluto riflettere alcuni aspetti stilistici della cultura che mi affascinava più che imparare a disegnare, specialmente quando prendevo l’LSD. Mi affascinavano alcuni stili dei cartoni animati.

GG Hai detto che la tecnica di disegno è l’ultima delle tue abilità. In cosa pensi di essere bravo?

RC Forse nel fare fumetti di critica satirica, in un certo senso. E forse nel saper raccontare storie. Penso che a un certo punto io sia diventato un buon inchiostratore. Credo di avere uno stile di chiaroscuro abbastanza piacevole. (Risata) Sono orgoglioso della mia capacità di disegnare chiaroscuri come quelli di Thomas Nast che riproducono una bella profondità e dimensione. A un certo punto le capacità che hai diventano miracolose perfino per te. Ti vien da dire, “Dio, posso davvero farlo,” e sembra davvero impressionante. Ci hai lavorato talmente a lungo che è davvero soddisfacente riuscire a farlo, e anche bene. Adesso sai che puoi sederti e farlo. Certo, magari a volte devi faticare un po’, ma con la consapevolezza che finirai quello che ti sei messo in testa di fare. E questo è parecchio soddisfacente.

GG Da dove arriva la tua abilità nella narrazione, invece?

RC Quando ero piccolo ho fatto un mucchio di storie per i comic book. Mio fratello tra l’altro era molto più bravo di me. Era capace di tirar fuori storie davvero divertenti. Gli veniva davvero semplice. Mi era difficile stargli dietro. In realtà, da ragazzino, io ero più interessato al disegno in sè. Mentre a lui fondamentalmente piaceva raccontare storie con personaggi divertenti. Non gli interessava il disegno. Ma a furia di leggere e realizzare tutti quei fumetti, capisci, a un certo punto cominciai a pensare di mettermici sul serio. Mi allenavo, cercando di capire come la gente dialogava e agiva. C’è voluto del tempo prima di sentirmi pronto a pubblicare qualcosa di mio. Anche alcuni dei miei primi fumetti di Fritz non avrebbero dovuto essere pubblicati. Erano solo esercizi. Non avevano un aspetto professionale, per gli standard del tempo. Le cornici non erano precise, il lettering era buttato giù in fretta. Ho pensato, “Beh, fra poco, quando anch’io avrò qualcosa da pubblicare, dovrò farlo in modo più professionale.” Tutto avrebbe dovuto essere più rigoroso, il lettering più conciso… ma tutte queste regole furono gettate alle ortiche con l’avvento dei fumetti underground.

GG Mi ha sconcertato una tua dichiarazione che ho letto qualche tempo fa. Dicevi: “La domanda che devi farti davvero è: quanto dannato sudore sei pronto a versare per far bene questo disegno? Hai voglia di sudare sopra il tavolo da disegno? Son capaci tutti di inventare storie, sai.” Ora, questo non solo sembra essere lontano dal vero, ma di certo è lontano dalla tua posizione filosofica come artista.***

RC Ho detto questo? (Ride)

GG Proprio così.

RC (Ride) Hai ragione, è proprio una cazzata. In giro non vedo assolutamente idee. Non vedo nemmeno molto sudore sui tavoli da disegno. Per fare prodotti artistici interessanti bisogna metterci molta energia mentale. Vero è che un sacco di gente ci investe della fatica perché magari alcuni hanno idee interessanti ma non la pazienza di rappresentarle a fumetti. Disegnare buoni fumetti è davvero un gran lavoro, sul serio. Non basta ideare personaggi interessanti, bisogna anche pensare a una trama, a un intreccio, che tutto funzioni. Dopodiché, si devono organizzare le tavole, fare i balloon, il lettering, sviluppare una particolare abilità per disegnare lo stesso personaggio più e più volte, e nello stesso tempo rendere il tutto piacevole da leggere e con un senso logico. Non è facile. Non tutti ci riescono.

GG Qual è la parte del processo che porta via più tempo?

RC L’inchiostrazione. Porta via un sacco di tempo, ma è un lavoro gradevole.

GG Gradevole nel senso di rilassante?

RC Si, soprattutto quando si tratta di lavori come questo (la copertina di Weirdo n. 4), dove tutto è curato da me, dove esprimo le mie idee. Effettivamente, amo tutti gli aspetti del mio lavoro. E’ una vera soddisfazione.

GG Quanto tempo ci vuole per inventare una storia rispetto al disegnarla sul foglio?

RC Non molto. Sono fortunato. Sono una delle poche persone al mondo che ha un lavoro che lo soddisfa appieno. Avere una tale soddisfazione personale dal proprio lavoro è una vera fortuna.

GG Nelle tue strip ad argomento politico tendi a non formulare risposte, ma piuttosto a porre questioni. Così facendo, implicitamente ammetti di non avere risposte a tali domande.

RC Immagino che detta così sia un po’ sconfortante. Si, non mi sento a mio agio a fare vere e proprie prediche in ambito politico sulle soluzioni ai problemi e a come dovrebbero andare le cose. Ero così quando lavoravo per Winds Of Change.

GG Le strisce di Mode O’Day sembrano quasi una parodia sugli yuppie e sulle persone che vorrebbero appartenere alla classe medio alta.

RC E’ un po’ vago. Si, non è chiarissimo il bersaglio delle critiche, perché non mi conosco molto bene. Sono reazioni istintive, di pancia. Un artista ha detto “Non posso essere ritenuto responsabile per i prodotti che arrivano dal mio subconscio.” E’ più o meno come mi sento io: finché sono consapevole di ciò che mi succede a livello inconscio, non credo di dovermi fermare, o provare a percorrere la strada del “politically correct”. Una parte della mia mente non pensa che certe cose siano corrette, pensa solo che le cose siano fottute.

GG Intendi la parte cosciente della tua mente?

RC Qualunque cosa sia. E’ come una nonnina seduta in disparte che ti dice sempre qual è “la cosa giusta” da fare. Nel mondo dell’arte non funziona altrettanto bene. E’ la piccola, prudente parte di te che vuole fare sempre quello che è giusto.

GG Ritieni che sia impossibile per un artista esprimere sinceramente il proprio subconscio quando non ne ha il piano controllo?

RC No, è possibilissimo controllare il subconscio. Spesso una persona non capisce nemmeno quanto si stia contenendo mentre si comporta in modo trendy, o in modo che lui considera trendy. Raramente si trova qualcuno che lascia libero il subconscio, perché la gente ne ha paura. Potrebbe non essere la cosa più chic da dire. Quello che succede nel loro subconscio è quantomeno strano e alieno a loro stessi.

GG Ma secondo te non dovrebbe essere comunque rivelato, in qualche modo?

RC Certo. E’ sempre svelato, ma spesso lo è in modo involontario. Anche leggendo i fumetti della Marvel scopri rivelazioni collettive, represse, subconscie. Non dichiarazioni personali, ma collettive. Nella cultura popolare le varie forme d’arte possono dirti cosa succede davvero sotto la superficie. Puoi farlo anche con quei fumetti di merda della Marvel, ma gli stessi artisti non se ne rendono conto. Non lasciano uscire il loro subconscio, è solo un girarci intorno. Fondamentalmente è una pazzia collettiva. E’ ciò che rende la classe media così affascinante da studiare. Puoi vedere la pazzia collettiva.

GG La cultura popolare porta questa pazzia collettiva alla superficie?

RC No, è il comportamento collettivo che è demenziale. E’ già in superficie. Dovresti starne lontano per capire quanto è demenziale. Se lo analizzi dopo anni, riesci a capire quanto un comportamento fosse folle, ai tempi. E’ più difficile riconoscerlo nel presente. Ma a dire la verità, sono rari gli artisti capaci di permettere al loro subconscio di avere un qualche tipo di ruolo.

GG Questo è interessante, perché ho sempre pensato che i tuoi lavori non fossero mediati.

RC Alcuni più di altri. Dipende da come mi sento. A volte vengo stimolato da eventi improvvisi. Circostanze esterne.

GG Il permettere al subconscio di uscire non è l’unico modo che hanno gli artisti di dire la verità, sei d’accordo?

RC Si, sono d’accordo, perché il tuo subconscio non riconosce mai la verità. Conosce soltanto l’istinto o le idee. Cos’è la verità? E’ una sorta di rivelazione, non un fatto concreto tipo uno più uno uguale due. Quella non è verità, è aritmetica. Se guardi un’opera artistica e ti si accende una scintilla, quella è una rivelazione. Non puoi dire, ”Ecco quello di cui si parla, ecco la verità”. Forse non si riesce nemmeno a definire. E’ una sensazione che si prova.

GG Secondo te esistono artisti veri che meticolosamente, intellettualmente, si esercitano in quello che fanno?

RC Certo, e talvolta ne esce anche la verità. Se la persona ha il desiderio sincero di raccontare la verità, spesso avanza a fatica in mezzo a tutte quelle stronzate intellettuali. Se quel desiderio è presente, a volte funziona e a volte no. E’ complicato. A volte una persona deve essere folle per riuscire a raccontare la verità. La mente è davvero un gran bel casino.

GG Stai dicendo che riesci consciamente a esprimere il tuo subconscio. Non è una contraddizione in termini?

RC E’ complicato. Ti sei messo in una bella merda complicata, adesso. Devi credere in te stesso. Siamo nel campo della fiducia. Talvolta gli artisti rischiano di diventare arroganti perché hanno talmente fiducia in se stessi da farla uscire. Serve una sorta di arroganza egotistica per fare questo. Puoi davvero perderti se non credi abbastanza in te stesso. Non si incontrano di frequente persone così. Io ci combatto ogni volta; è parte della tensione di tutto il processo. Questa tensione, insieme al progredire è parte del motivo per cui le persone si identificano con essa e per cui è attraente, perché tutti noi ci sforziamo di sapere chi siamo e di capire cosa realmente succede. Chi riesce a esprimere articolatamente tutto questo in un’opera d’arte è molto d’aiuto, perché chi fruisce di quest’opera, sia essa musicale, artistica o letteraria, ne viene arricchito e ne è felice. “Non si vive di solo pane.”

GG A parte la mancanza di talento, cosa pensi degli artisti che non riescono a scavare nel proprio subconscio, o che non si preoccupano di tralasciare certi aspetti della verità?

RC Di solito lo fanno perché vogliono fortissimamente compiacere il gruppo. Per dar loro ciò che vogliono o ciò che credono essi vogliano. Lo fanno per denaro o per ottenere approvazione. Puoi avere le più oneste ideologie politiche e voler aiutare l’umanità, ma resti in mezzo al nulla se tieni sepolto il tuo subconscio per avere l’approvazione del gruppo. Di solito comunque, le ragioni sono più personali. Questo atteggiamento serve per far “progredire” se stessi in qualche modo. Alcuni riescono a compiacere il gruppo, sono maledettamente piacevoli e diventano grandi esperti nel loro lavoro, e fondamentalmente non si parla di nulla che sia vicino al reale, ma vende, funziona. Finalizza il desiderio di ognuno di appartenenza a un gruppo. Crea un sogno di favola su come dovrebbe essere il mondo ideale.

GG Suppongo che il desiderio di appartenere a un gruppo sia un impulso inconscio che magari uno non sa di avere e che può essere impossibile da superare.

RC Naturalmente. Non pensano di agire a quel modo per appartenere al gruppo, pensano solo che sia figo, che sia la cosa giusta. Anche qui ci sono pro e contro. Molti artisti di quel genere hanno elementi di verità nel loro lavoro. Non è tutto bianco o tutto nero.

GG Ti senti in dovere di fare…

RC No. (Risata) Non mi sento in dovere di fare niente. Immagino di non voler essere troppo nero o deprimente nei miei fumetti. Sai, alcuni artisti si compiacciono di essere tetri, tipo S. Clay Wilson. Lui ha una visione talmente cupa della vita che vomita fuori tutti i più orribili incubi. Spero di non fremere mai di rabbia tanto da mettermi a fare fumetti del genere. Non riesco a definire cosa io stia facendo in realtà, non mi conosco bene. Combatto con questa cosa ogni volta che mi siedo qui (indica il tavolo da disegno) e mi chiedo cosa sto facendo, cosa significa questo? Non lo so nemmeno io. A volte credo di capire il significato dell’opera dopo averla guardata e mi dico: oh certo, ora so cosa significa. Di solito si tratta di qualcosa di strano nel mio subconscio. E questa, per me, è la cosa più interessante per cui lottare: tirar fuori qualcosa di cui nemmeno tu stesso conosci il significato. E’ complicato essere un avtista. (Risata)

GG Credi che questo conflitto fra pragmatismo e…

RC Essere un artista…

GG …essere un artista stia diventando più intenso?

RC Diventa più intenso man mano che diventi vecchio, già.

GG Intendi che diventa più intenso mentre invecchi o che è più intenso a quell’età?

RC Non lo so. Non conosco bene come stavano le cose in passato, quindi non ti so dire. Voglio dire, puoi anche idealizzare gli artisti del passato, ma anche loro avevano i loro problemi. Molti di loro sono morti giovani o sono stati rovinati dalle circostanze o diventarono matti.

GG Tendo a pensare che la pressione commerciale oggi sia maggiore che in ogni tempo perché ogni cosa viene trattata alla stregua di prodotto. Da vendere e comprare.

RC Si, ma anche i tempi del mecenatismo non erano proprio tutti rose e fiori. Ho letto l’autobiografia di Benvenuto Cellini, lo scultore del Rinascimento. Non ci si può credere. Duchi, vescovi e cardinali, papi –quelli erano delle canaglie, nel vero senso della parola. Cellini poteva lavorare per loro mesi e mesi alla più bella statua di marmo con la promessa che sarebbe stato pagato con migliaia di ducati, mentre invece riusciva a malapena a coprire le spese. E’ anche successo che i suoi “mecenati” lo abbiano fatto arrestare con un pretesto e fatto incarcerare, solo per non doverlo pagare. Sono arrivati a screditare la sua reputazione a tal punto da costringerlo a lasciare la città-stato e a ricominciare daccapo altrove. Cellini ha passato in questo modo la sua intera vita. Questo per dire che è sempre stato difficile essere un artista. E’ difficile uscirne vivi. Maledetto fottuto pianeta. (Ride) Ma no, su, la vita è bella. Cerchiamo di essere positivi. (Ride) Una delle ragioni principali per cui continuo a vivere è pensare di non avere ancora realizzato la mia opera migliore. Ho paura e penso di stare correndo fuori tempo. Ho ancora un po’ di roba da fare. Non posso lasciare le cose così, il lavoro non è ancora abbastanza buono. Ci sto arrivando. E’ questa la mia “eredità”?

GG Ieri hai detto una cosa che mi è parsa davvero interessante. Stavo leggendo un vecchio fumetto di Fritz The Cat e stavo notando quanto fosse diverso il tuo approccio al disegno, alla scansione di pagina e all’uso dei neri, e tu mi hai risposto che l’esperienza che hai acquisito nel disegno non è ancora matura…

RC Non del tutto. Un po’ si. Certo, qualcosa si è perso. Guadagni in esperienza, ma ti dimentichi qualcosa durante il viaggio: l’acquisizione di nuove conoscenze non è una linea retta. Si può pensare che lo sia, ma non è una regola fissa. Talvolta fantastico sulle cose che ho fatto da giovane: adesso non saprei nemmeno da che parte cominciarle. Ma adesso faccio cose che all’epoca non mi passavano neanche per l’anticamera del cervello. In certe cose ero davvero brillante, da giovane. Avevo una perspicacia che adesso non ho più. La mente ha il suo picco di lucidità a 25 anni.

GG Davvero?

RC Così dicono. Sei molto perspicace ma di contro, a quell’età, non raggiungi picchi elevati di, lasciami dire, conoscenza o saggezza. Hai invece il picco della capacità di recepire le cose e della velocità con cui riesci a farlo. Con l’età questo si affievolisce.

GG Perspicacia in che senso? Che tipo di perspicacia vedi nei tuoi primi lavori che adesso non ritrovi?

RC Difficile da definire con precisione. Alcuni aspetti tecnici. Dopo aver iniziato ad assumere tutte quelle droghe alla fine dei ‘60, ho perso molte delle capacità tecniche che avevo accumulato. Quando ero alle prese con un approccio ai fumetti religiosamente visionario, che avevo dopo aver assunto LSD, semplicemente dimenticavo di concentrarmi sulla tecnica. Ero fisicamente incapace di concentrarmi sulla tecnica di disegno. Quello faceva parte del “modo lineare” che era stato perso.

GG E stai ancora tentando di recuperarlo?

RC Beh, da quando ho smesso con gli stupefacenti ho recuperato, ma in un certo senso sono anche andato oltre le abilità tecniche che avevo da giovane. Ma a 19, 21, 23 o 25 anni avevo una intensità di concentrazione che ora non ho più. Non so se questo è un risultato dovuto al danneggiamento del cervello causato dalle droghe o solo dall’età, ma di certo devo sforzarmi molto di più per ottenere un livello di concentrazione come quello che avevo da giovane.

GG Di quale aspetto particolare del tuo lavoro stai parlando?

RC Di tutto. Il completo, totale epicentro di qualunque cosa, lo facevo senza alcuna distrazione. Intero, chiaro, senza interferenze. Nessuna paralisi mentale. Buona parte era grazie al fatto di non avere responsabilità alcuna. Assolutamente niente da pensare se non ai miei 19 anni. Eventualmente alle ragazze. (Ride) L’unica distrazione. Adesso ne ho 43 e la vita è più complicata. Deve voler dire qualcosa. C’è anche un motivo fisico. Penso davvero che mentre invecchi perdi un po’ di intensità mentale, anche se hai accumulato della saggezza, che compensa quella perdita. Ti da un vantaggio che non hai quando sei giovane. Credo di essere così anch’io.

GG E’ interessante che tu ti descriva in questo modo, perché a me sembra invece che i tuoi primi lavori fossero molto più spontanei. Adesso sembra pianificato molto più attentamente.

RC Ah, certamente. La spontaneità arriva da quella pura, incontaminata energia della giovinezza. A 20 anni puoi uscire e correre a rotta di collo per un chilometro senza problemi. Quando ne hai 40 devi programmare seriamente una corsa come quella, sapere precisamente quello che stai per fare. E’ esattamente la stessa cosa. Essere capaci di avere la concentrazione che ti serve per fare le stesse cose più attentamente.

GG Sei sempre preoccupato di essere ripetitivo?

RC Si che ne sono preoccupato. Ho quelle due o tre ossessioni alle quali sembro sempre ritornare. Quella di essere attratto dalle donne col culo grande, ad esempio. Non riesco a sfuggire da queste ossessioni.

GG Certo, certo. Mi stavo giusto chiedendo quanto a fondo saresti capace di scavare nei tuoi problemi con le donne.

RC Indefinitamente. Potrebbe durare per sempre. (Ride) La prima volta che l’ho fatto (“My Trouble With Women”, Zap n. 11), appena finito il lavoro ho realizzato di avere grattato a malapena la superficie. Quando invece ho finito la seconda puntata (Hup n. 1), ho capito che stavo iniziando a farci i conti. E c’è una cosa alla quale più ci penso e più ne sono convinto: non arriverò mai alla puntata n. 25. (Ride)

GG Pensi che scandagliando le tue nevrosi potresti diventare autoindulgente?

RC Oh si, sono certo che potrei. Gli infiniti lamenti e piagnistei su come sono stato perseguitato e miserabile quando avevo 20 anni. Ma non lo so…

GG Sei anche ritornato a Mr. Natural.

RC (Ride) Sono sorpreso che non l’abbiano accolto come pensavo che avrebbero dovuto accoglierlo. Le persone a cui piace quel fumetto, di solito le rispetto meno di quelle che amano “Trouble With Women”.

GG Penso che le strisce odierne di Mr. Natural siano molto più autocoscienti delle prime.

RC Hmmm. Mi solleticava l’idea di riprenderlo, ma quando mi ci sono messo ho avuto problemi per ambientarlo nel periodo alla fine degli anni ‘80.

GG Beh, penso che fosse evidente. Era palese che stessi tentando di renderlo un personaggio contemporaneo.

RC Come Dagoberto. Mi chiedo cosa facesse Dagoberto negli anni ‘80, per amor di Dio.

GG Yeah.

RC Non so, ho un’altra idea per una striscia di Mr. Natural, una continuazione di Devil Girl. Ma non ne sono sicuro.

GG Stai cercando deliberatamente di cercare di essere un artista?

RC No, non deliberatamente. Non penso che si possa pianificare. Davvero. Credo anche che per me sia meglio non farlo. Non ho una formula per tirar fuori delle idee. Arrivano loro quando vogliono e in modi diversi, lo sai. Anche dalle biografie di figure le cui vite per me sono davvero avvincenti per qualche ragione, ad esempio quella di Jelly Roll Morton o Boswell. Nella mia stessa autobiografia sembro essere sempre più profondo. Man mano che diventi vecchio trovi la tua giovinezza sempre più affascinante. Vedi la tua vita con un po’ più di distacco. Sono davvero sorpreso del fatto che ancora mi piaccia disegnare. Mi sento molto fortunato. Non so chi devo ringraziare per questo. Quanti a 43 anni possono dire di amare ancora il loro lavoro? Mi piace buttar giù schizzi sui miei album come quando avevo 19 anni.

GG Ti senti costretto a disegnare?

RC Si. Se passa qualche giorno senza che io lo faccia, mi deprimo. La vita diventa del tutto insignificante. Sono legato a doppio filo al disegno. Se non disegno, mi sento una nullità. Mi piace anche suonare, ma sento che non è la stessa cosa. E’ più una distrazione. L’arte è la mia vita, Gary, che ci posso fare? (Risata)

GG Sei un artista.

RC Uno dei benefici che mi dava l’LSD era quello di separare un pochino il mio ego dai miei disegni e questo permetteva al flusso dell’ispirazione di invadermi. Quando uno ha un ego parecchio invadente, è sempre preoccupato per quello che fa, si irrigidisce, perde molto di spontaneità. Quando prendevo tutti quegli acidi il mio lavoro diventava spontaneo di brutto. Avevo passato gli anni precedenti a combattere con quella rigidezza, ora avevo la capacità di essere spontaneo. L’acido mi separava dal mio ego e quindi mi liberavo, diventavo disinvolto, sentendomi come mai mi sono sentito, anche negli anni successivi. Quando persi le mie illusioni verso le droghe e smisi di assumerne, ho pensato che non avrei più avuto fonti di ispirazione. Ma quando diventi vecchio, la tua stessa crescita diventa la tua ispirazione.

GG La sola esperienza di vita?

RC Certo. L’accumulo delle tue visioni sulla vita. E’ così ricca e interessante da sola che non hai più bisogno di nessun’altra ispirazione.

GG C’è un senso nei tuoi lavori autobiografici in cui cerchi di risolvere qualcosa, di mettere ordine nella tua vita?

RC Oh, certamente. E’ una terapia, chetticredi! Tutto diventa sensato. Prova e capirai.

GG Ma davvero tutto questo funziona o fa solo nascere altre domande?

RC Beh, tutto ciò che funziona fa nascere altre domande, che però diventano più interessanti e più precise. Non c’è fine alle domande. E’ come togliere degli strati. Man mano la cosa si fa più interessante. Come ho detto, il grosso problema con cui devo lottare in questo periodo è prepararmi all’azione per riuscire a lavorare e a concentrarmi su quello che sto facendo. Diventa sempre più avvincente e interessante man mano che invecchio. Esprimere la mia vita nel mio lavoro diventa un’emozione talmente autosufficiente, interessante e completa che vorrei investirci tre quarti della mia vita, se mi verrà consentito.

crumb women

*Shatter è un fumetto digitale creato da Peter B. Gillis e Mike Saenz, edito da First Comics. Il primo numero è del 1985. Sono storie di fantascienza sullo stile di Blade Runner, in un’ambientazione immaginaria in cui le condizioni di vita sono estreme, difficoltose e derivano da privazioni, oppressione o terrore. E’ stato il primo fumetto commerciale realizzato interamente al computer, in controtendenza rispetto al metodo tradizionale di fare comics: inizialmente veniva disegnato con il mouse su un computer Apple di prima generazione; i disegni venivano poi passati a una stampante a matrice di punti, sempre Apple. Queste stampe venivano fotografate allo stesso modo degli originali disegnati a mano e venivano create le separazioni cromatiche nel modo tradizionale. In pratica era il processo inverso che si usava tradizionalmente: si disegna in bianco e nero, si scansisce e si applicano i colori con la computergrafica.

**Richard von Krafft-Ebing (Mannheim, 14 agosto 1840 – Graz, 22 dicembre 1902) è stato uno psichiatra e neurologo tedesco naturalizzato austriaco.

Deve la sua fama all’essere autore della Psychopathia sexualis (prima edizione in tedesco: 1886), il primo tentativo di studio sistematico, quasi “enciclopedico” dei comportamenti sessuali devianti. L’opera ebbe un vasto successo di pubblico, nonostante i passi giudicati “scabrosi” fossero tradotti in latino; nella versione rivista da Moll fu ristampata ininterrottamente fino alla fine del XX secolo.

Su Weirdo n. 3 Crumb disegna la storia di 10 pagine Psychopathia Sexualis

***Da un’intervista condotta da Keith Green nel 1974. Ecco il testo: “[…] Quite the contrary, my dear fellow. The Mr. Natural story was quite easy to do. It just required drawing Mr Natural over and over again, sitting in the desert in the same position. What it really gets down to, though, is how much god-damned sweat are you willing to put into a drawing? Do you feel like sweating over the drawing board? Anybody can think up ideas, you know? […]”

Advertisements

Una risposta a “Robert Crumb messo a nudo, l’intervista Parte 14

  1. This is the right webpage for anyone who wishes to understand
    this topic. You realize a whole lot its almost tough to argue with
    you (not that I really will need to…HaHa). You definitely put a fresh spin on a subject that’s been written about for ages. Great stuff, just great!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...