Robert Crumb messo a nudo, l’intervista Parte 9

di Gary Groth
traduzione di Graziano Pedrocchi

Parti: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

Crumb a New York nel 1968

Crumb a New York nel 1968

VAGABONDARE

RC La sola cosa buona che la fama mi ha permesso è stato rendere le belle donne più accessibili per la prima volta nella mia vita.

GG Immagino che queste nuove opportunità ti abbiano portato dei vantaggi.

RC Oh, si. Puoi starne certo. Erano tutte là, quelle boriose ex cheerleader, a mia disposizione. Era la prima volta. Indimenticabile. La fama ha veramente un effetto ipnotico sulle donne. Non posso credere a quante cagate son riuscito a fare diventando famoso. Una volta mi stavo ingroppando una bellissima ragazza e c’era anche un mio amico. Non mi aveva mai visto fare sesso prima. Era lì a bocca aperta e a un certo punto disse, “Se tu non fossi stato famoso, non saresti mai riuscito a farlo. Lei ti avrebbe mandato al diavolo.” E io dissi “Non lo so!” (Ride)

GG Quando dici che la stavi ingroppando, intendi che la stavi montando da dietro?

RC Si, me lo lasciò fare. Pensava che io fossi carino, sai. Ma già il fatto che fossi famoso mi legittimava. Se non lo fossi stato: “Cosa fai, pervertito!”

GG Cos’è che ti rendeva queste donne accessibili?

RC Se le volevi, loro erano lì.

GG Erano loro a bussare alla tua porta?

RC No. Intanto, nessuno voleva mettersi nei casini con la mia prima moglie. Non venivano a casa mia. Ho viaggiato molto. (Risata) Ho toccato ogni punto della mappa a quel tempo, nel 1969 e ‘70. Ero dovunque. Non riesco a farti una cronologia mentale precisa su ciò che ho fatto in quel periodo, dove andavo, cosa facevo. In tutta quella follia posso solo dirti che qualche volta riuscivo anche a lavorare.

GG Erano viaggi di piacere?

RC Giri in giro. Autostop. Scarrozzate in macchina con gli amici. In uno di questi viaggi ho preso un treno merci per Chicago. Ero mezzo morto quando arrivai. Non l’ho più fatto.

GG Su un treno merci? Racconta meglio.

RC In quei tubi giganti che servono per fare le condutture dell’acqua. I tubi culvert: vengono trasportati con i vagoni piatti. (Risata)

GG Gesù. E ci hai dormito dentro?

RC Si, tre giorni. E ne avevo già abbastanza di quelle corse dopo solo due. Ero su quel carro merci con i pantaloni abbassati e con il coso che prendeva aria.

GG Cosa hai mangiato?

RC Poco e niente. La cosa peggiore fu la mancanza di acqua. A un certo punto il treno entrò in una città del Wyoming, credo. Ero con un tizio che avevo incontrato e che viveva, come andava di moda ai tempi, “on the road”, Jack Kerouac e tutto il resto. Il treno entrò in questa cittadina e noi dicemmo: “Va bene, scendiamo qui o moriremo.” Andammo in città coi nostri pochi soldi, mangiammo e bevemmo qualcosa, andammo un po’ in giro. Tentammo di tornare verso casa in autostop, ma non trovammo un cazzo di nessuno che ci raccogliesse. Arrivammo in un posto dove c’erano altri tre tizi che per otto ore avevano tentato di trovare un passaggio, e dicemmo loro: “Ritorniamo alla ferrovia.” I tubi culvert erano ancora lì ad aspettarci. Ci risalimmo.

GG Ormai era casa tua, quella.

RC Hai ragione. Alla fine siamo riusciti a farci arrestare a North Platte, in Nebraska.

GG Per aver viaggiato sul treno merci?

RC Già. Un agente di polizia ferroviaria ci portò dentro. Si sedette e ci rimproverò mentre si puliva le scarpe. Mise i suoi rozzi scarponi sul tavolo. Ci fece una ramanzina dicendoci che in America no si può viaggiare gratis. E’ un paese libero, certo, ma bisogna pagare. Uno degli altri che era con me disse, “Ehi amico,” e lo sbirro rispose, “Non chiamarmi ‘amico’!”

GG E poi come avete fatto a tornare a Chicago da North Platte?

RC Il tipo ci ficcò in prigione e disse, “Fatevi mandare dei soldi con un vaglia. L’unico modo che avete per levarvi dalle scatole è trovare dei soldi per pagarvi il biglietto del treno.” E lo facemmo. Tornammo a Chicago su un treno passeggeri. Il personale del treno fu molto d’aiuto. Un paio di volte ha fatto in modo che non ci uccidessero.

GG Sono stati gentili.

RC Già. Ci dissero “Quando cambiano le carrozze, le mettono su quel binario per disaccoppiarle e se ci rimanete sopra, l’impatto potrebbe uccidervi, spaccandovi il cranio.” “Grazie per avercelo detto. Lo apprezziamo molto.”

GG Se in quel periodo stavate bene, perché non siete andati a Chicago in aereo, invece di saltare in un tubo culvert?

RC In effetti io non stavo poi un granché bene a quell’epoca. Ero famoso, ma non facevo molti soldi.

GG Neanche con tutti quegli squali che ti giravano intorno?

RC Non andavo proprio matto per gli squali.

GG A un certo punto mi pare che Michelle Urry ti offrì 500 dollari a pagina per una striscia su Playboy.

RC Si, intorno al ‘71 o ‘72, al culmine dell’era dei fumetti underground. Ho avuto il grandissimo piacere di dire a Michelle che poteva ficcarsi la sua offerta tu-sai-dove. E anche a quel Hefner. Era davvero incazzata. Sai cosa mi ha detto? “Fai l’arrogante adesso che hai successo, ma un giorno verrai qui strisciando, implorandoci di farti lavorare nella nostra rivista. Ti aspetto. Quel giorno arriverà, e tu verrai a chiederci l’elemosina”. (Risata) Per favore, Playboy, ho bisogno di te! Ti prego, dammi un lavoro! Non farmi tornare all’American Greetings! Michelle, te lo chiedo in ginocchio! Le dissi “Foooottiti!” (Risata) Fu uno dei piaceri migliori della mia vita. Anche se avevo bisogno di soldi, provai soddisfazione a risponderle in quel modo. A quei tempi ogni fumettista sognava di lavorare al fottuto Playboy. Dopo il New Yorker era il posto di lavoro in cui si veniva pagati di più.

GG Perché tu non volevi lavorarci?

RC Avevo visto quello che era successo a Kurtzman.

GG Beh, non sei ancora tornato strisciando.

RC Non lavorerò mai per Playboy.

GG Mi pare che recentemente abbiano pubblicato qualcosa di tuo, nel loro speciale “Sex in the Comics”.

RC Quei LURIDI schifosi…

GG Cambiamo argomento: la rivista Oui ti offrì una settimana in Giamaica per lavorare con loro?

RC E questa, dove l’hai sentita? Gesù, questo è spionaggio.

GG Ricerca, Robert, si dice ricerca.

RC Quella cosa che di solito non mi piace.

GG Quindi non hai accettato quell’offerta?

RC No. In seguito mi mandarono alcune foto di una gigantesca amazzone nera con cui avrei potuto sollazzarmi se fossi andato là. (Risata)

GG A quel punto, come hai potuto rifiutarti? (Altra risata) Avresti potuto cavalcarla per un miglio.

RC Aveva un culo gigantesco.

GG Un culo Crumbiano.

RC Sul serio. E avrebbe potuto essere tutto mio, nel vero senso della parola.

GG E allora perché non hai accettato? Per gli stessi motivi che ti fecero rifiutare quelli di Playboy?

RC No. Parte del problema era che loro volevano fare fumetti che avrei dovuto sceneggiare io. Ma non mi sentivo abbastanza forte da mantenerne il controllo. Ci sarebbe stato il mio nome, ma il rischio era di fare cose stupide e malfatte. Anche nei fumetti che avevo fatto e che poi finirono su Oui un paio di anni dopo, il fotografo era un maestro nel manipolare quelle donne, quindi in pratica divenne un suo lavoro. Fu lui a condurre il gioco. All’improvviso ero lì seduto a chiedermi “Beh, che facciamo ora, signore?”

GG Non ho mai visto quel fumetto. Sei sicuro di averlo scritto?

RC SI, l’ho scritto. Ne ho scritta la maggior parte. Non so… era un po’ stupido. Non riesco a lavorare bene se in un progetto è coinvolta molta gente. Anche i fumetti su Weirdo molte volte non rispecchiavano esattamente quello che avevo in testa. E’ molto difficoltoso far fare qualcosa alla gente. Devi diventare prepotente per portare avanti le tue idee. Ho deciso che sarebbe stato meglio se avessi fatto il mio lavoro da solo.

GG Sei anche andato a un party alla Playboy Mansion.

RC Già, ci andai con Jay Lynch e Skip Williamson. Kurtzman era molto nervoso.

Robert Crumb con Jane e Jay Lynch nel loro appartamento di Chicago nel settembre del 1968

Robert Crumb con Jane e Jay Lynch nel loro appartamento di Chicago nel settembre del 1968

GG Pensava che tu potessi comportarti male?

RC Già, perché noi tre eravamo insolenti, impertinenti. Kurtzman stava sudando freddo, convinto che prima o poi noi avremmo fatto incazzare Mr. Hefner. Continuava a guardare Hef per essere sicuro che tutto fosse ok. Era patetico. In seguito fu mortificato nel sapere che invece ci eravamo comportati da bravi bambini.

GG Cosa avevate fatto?

RC Niente di male. Ci godevamo il posto e tutto il resto.

GG Con le conigliette avete parlato di argomenti ideologici?

RC Certo! Fu prima che come-si-chiama, Gloria Steinem, si spogliasse e noi chiedemmo alle conigliette come si sentissero a indossare quel ridicolo costume. Una di loro rispose “Per 400 pezzi a settimana si può sopportare.” Erano ragazze che lavoravano, spesso con delle brutte storie alle spalle. Ma non ho mai visto nessuno impegnato in orge edonistiche mentre ero lì. Per come la vedevo io, sembrava un bridge party ad Ames, Iowa, tranne per il fatto che le ragazze indossavano costumi sexy. Immagino che se Hefner avesse deciso di iniziare un’orgia, tutti ne avrebbero preso parte; ma siccome aveva deciso che nessuno avrebbe dovuto fare nulla, nessuno ha fatto nulla. Funzionava così.

GG Era solo un’illusione di sessualità?

RC Non lo so. Immagino che a volte le cose potessero anche progredire: se tu fossi stato nelle sue grazie, avrebbe potuto mandare una delle sue ragazze in camera tua o cose simili. (Risata) Non lo so. Kurtzman disse che, durante il suo soggiorno alla Mansion, quando scendeva per colazione la prima cosa che Hefner gli chiedeva era: “Ne hai provata una, stanotte?” Non so come funzionava. Con tutte quelle donne in giro immagino che fosse sottinteso il fatto che si potesse andare da una di loro, fare due convenevoli e portarsela a letto. Non so.

GG Tu non sei mai rimasto a dormire?

RC No.

GG Poco tempo dopo portasti Harvey a una comune, come ricerca per una strip di Annie Fanny?

RC Fu lui a portarci me. Aveva saputo di questa comune da un certo Jules Siegel.

GG Com’è andata?

RC Beh, lui era in uno stato di vero shock culturale. A me è parso solo un altro gruppo di hippie a briglie sciolte. Ero stato in un sacco di posti come quello. Non c’era molta coesione, c’era molta follia, la tipica pazzia. Kurtzman pensava che fosse un posto allucinante. Non riusciva a sopportarlo.

GG Quanto allucinante era in realtà?

RC Non moltissimo, (Ride) Era folle, ma io avevo già vissuto in quella follia per due o tre anni in precedenza. Non era più pazzo della zona in cui stavo a Potter Valley, ma Kurtzman in pratica non è mai riuscito a staccarsi dalla sua appartenenza alla classe media.

GG Qualche volta hai trovato che questo fosse un ostacolo per la vostra amicizia?

RC Mmmm, forse ogni tanto. Più una barriera fisica che altro, perché lui abitava quasi in centro e io no. Il luogo dei nostri incontri normalmente era casa sua. Raramente è venuto lui da me. Una volta uscito lui dagli slum, non ne ha più voluto sapere niente.

Parti: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

mrnatural5

Annunci

6 risposte a “Robert Crumb messo a nudo, l’intervista Parte 9

  1. Pingback: Robert Crumb messo a nudo, l’intervista Parte 10 | Conversazioni sul Fumetto

  2. Pingback: Robert Crumb messo a nudo, l’intervista Parte 11 | Conversazioni sul Fumetto

  3. Pingback: Robert Crumb messo a nudo, l’intervista Parte 12 | Conversazioni sul Fumetto

  4. Pingback: Robert Crumb messo a nudo, l’intervista Parte 13 | Conversazioni sul Fumetto

  5. Pingback: Robert Crumb messo a nudo, l’intervista Parte 14 | Conversazioni sul Fumetto

  6. Pingback: Robert Crumb messo a nudo, l’intervista parte 1 | Conversazioni sul Fumetto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...