Robert Crumb messo a nudo, l’intervista Parte 7

di Gary Groth
traduzione di Graziano Pedrocchi

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CRUMB SE NE VA

GG Dove sei stato dopo aver lasciato New York?

RC Sono tornato a Cleveland. Avevo smesso con New York. Era troppo veloce per i miei gusti. Decisi che era meglio tornare all’American Greetings perché il lavoro da fare era certamente più semplice. Anche se di livello molto più basso. Dopo un anno già ne avevo abbastanza. Tutto questo succedeva dopo che iniziai con l’LSD. Tutto cominciò a sembrare una grande finzione, tutto, l’intera fottuta civiltà improvvisamente era crollata davanti ai miei occhi come un castello di carte.

GG Come mai hai cominciato con l’LSD in quel periodo? (dopo il ritorno dall’Europa)

RC Nessuno all’American Greetings ne sapeva ancora qualcosa, io invece conoscevo quei tipi alla moda che ciondolavano intorno alla zona universitaria di Cleveland e che cominciarono a prenderla. A quell’epoca stava prendendo lentamente piede ed era ancora legale, perché te la prescrivevano gli psichiatri. Anche alla mia prima moglie l’aveva prescritta lo psichiatra. Quindi la gente ne parlava, e anche Timothy Leary. Era quasi il passo successivo alla marijuana, che in effetti avevo preso a fumare più o meno in quel periodo. Dicevano che l’LSD ti dava delle visioni e potevi riuscire a comprendere il profondo, cosmico significato della vita. Beh, suonava bene. Non avevo idea che potesse essere un’esperienza così potente come invece fu. Mi ha preso violentemente a calci nel culo. Mi ci sono voluti poi dieci anni per staccarmene. Dieci anni! Ma che dico? Ne son passati venti da quando la prendevo.

GG Quali erano gli effetti?

RC L’esperienza in sé non si riesce a descrivere, di sicuro posso dirti che dopo non ti senti più parte della realtà comunemente accettata. Ti senti come un alieno, utilizzi un linguaggio antico per comunicare con gli altri, vedi le cose come se provenissi da qualche altra parte. Andare al lavoro dopo una notte di LSD era come tornare da Marte sulla Terra. Era difficile. La gente mi guardava e mi chiedeva “Crumb, che ti succede? Cosa c’è che non va? Che problema c’è?” Io rispondevo “Niente. Oh, niente.” “Sembri strano. Che ti è successo?” Così la vita e la società normali diventarono strane: andare a lavorare, avere a che fare con cose che la gente prendeva seriamente mentre a te ovviamente sembravano un mucchio di stupidi giochi senza alcun significato.

GG Questa sensazione “distorta” della realtà ha danneggiato il tuo lavoro nel mondo reale?

RC In qualche modo l’ha reso più facile, perché non lo prendevo troppo sul serio. Ma naturalmente stavo aspettando il momento giusto. Una volta, nel gennaio 1967… dopo il lavoro ero solito andare in questo bar. Una sera c’era una coppia di amici miei che stavano andando a San Francisco, abbiamo cominciato a parlarne e senza nemmeno pensarci andai con loro. (Pausa. Espressione di sbigottita incredulità sulla faccia di Groth). Non sono tornato a casa. Ho mollato mia moglie, il mio lavoro, non ho detto nulla a nessuno.

GG L’hai fatto e basta?

RC Yeah.

GG Avevi dei soldi in tasca?

RC Si, credo sette dollari.

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Copertina per San Francisco Comic Book #3 (1970)

GG Beh… Cosa ti ha spinto ad agire in quel modo? Insoddisfazione a casa, l’LSD…?

RC Un po’ tutte queste cose. Ma avevo anche sentito che a San Francisco stavano accadendo cose interessanti. Appena un mese prima, qualcuno aveva portato da San Francisco dei poster psichedelici. Nel momento stesso in cui li vidi, fui sicuro che anche là c’erano artisti che prendevano l’LSD e che l’esperienza lisergica poteva trasformare la loro arte. Questo non stava succedendo di sicuro a Cleveland, anche se c’era qualche spirito affine a me, là fuori.

GG Come è arrivata questa notizia alle orecchie di tua moglie?

RC L’ho chiamata io tre settimane dopo e le dissi dov’ero. Lei mi mandò affanculo e in seguito mi raggiunse.

GG Quanto è durata?

RC Abbiamo vissuto insieme ancora parecchi anni, abbiamo avuto un bambino e tutto il resto. Gesù, che sbaglio! Ma a San Francisco non fui più in grado di fare cartoline. Continuavano a inviarmene da fare, ma non riuscivo più. Mi mandavano i soggetti per posta, io li leggevo e mi veniva il mal di stomaco. Non riuscivo più a farmi andare bene la realtà delle cose. Quando ero a New York stavano nascendo le riviste underground e alcune hanno pubblicato i miei disegni, ma questi erano stati presi dai tavoli di una coffee house perché io ce li avevo lasciati. Li ho visti pubblicati la settimana dopo. A San Francisco sono andato dai ragazzi che disegnavano quei manifesti psichedelici per i locali da ballo e mi dissero che non cercavano altri artisti. E’ stata l’unica cosa che ho provato a fare a San Francisco per cercare di lavorare come artista. Ho incontrato qua e là delle persone che volevano dei disegni. Mi ricordo un paio di lavori che ho fatto: un quadro esterno a smalto con scritte psichedeliche. Uno per un guru, un altro per un negozio di antichità e un altro paio. L’ho fatto per pochi dollari. E’ tutto.

GG E vivevi in un buco su Mission Street con tre dollari al giorno?

RC Mia moglie aveva un lavoro, lavorava in una casa per ragazze madri. Vivemmo così per qualche tempo, poi rimase incinta e per parecchi anni tirammo avanti grazie all’assistenza sociale. Io disegnavo ancora, ma non pensavo di guadagnarmi da vivere o di fare carriera con quel tipo di lavoro. L’LSD mi sconvolgeva a tal punto che non pensavo più alla carriera, né a tutte le cose pratiche. Andavo in giro come in un sogno. Anche tutti gli altri lo facevano, quindi sembrava okay. (Risata) Non potevi chiedere a nessuno come si guadagnava da vivere, come faceva a sopravvivere, come tirava su qualche soldo. Ti avrebbero guardato e poi avrebbero risposto “Stai dicendo che pensi ancora a queste cose? Rilassati!” Un tizio mi disse “La sopravvivenza è trascendentale” “Oh, okay” (Risata) Il governo caccia dei soldi per questo. Un sacco di gente vive dell’assistenza governativa, qualcuno vende droga, altri prendono soldi dai genitori… Le cose andavano avanti. Gli affitti erano bassissimi. All’epoca costava davvero poco vivere in quella città. Avevo un appartamento con due camere che mi costava 70 dollari al mese. Era carino. Si viveva bene. Non riuscivo a credere che vivere in quella città fosse un gioco da ragazzi, dopo aver vissuto a Cleveland, New York, Chicago e altri posti simili. Era carino e tutto era fresco. Non c’era tutta quella putrefazione urbana.

GG Era il ‘67 o il ‘68, giusto?

RC Si, in quegli anni. Stavo ancora disegnando e inchiostrando gli album. Le cose stavano ancora girando. Non potevo fermarle. Non sapevo cosa fare di tutto ciò.

GG Come facevi a permetterti l’LSD?

RC Non l’ho mai acquistata. Era in giro. Ce n’era talmente tanta che la gente la regalava. Non l’ho mai comprata, non ho mai speso un soldo per nessuna droga. Nemmeno per uno stupido spinello, niente.

GG Mi sembra di ricordare che tu hai dichiarato di aver fatto alcuni dei tuoi lavori migliori sotto LSD.

RC Mai sotto LSD. Non sono mai riuscito a lavorare mentre ero sotto effetto dell’LSD.

GG Ah, allora appena dopo gli effetti.

RC A partire dagli ultimi ’60 tutto era ispirato dall’LSD. Le visioni e gli atteggiamenti che mi arrivavano dalla droga hanno certamente alterato i miei lavori in modo rilevante.

GG Consideri l’LSD una sostanza che disinibisce?

RC Non avrei usato quel termine. (Risata) Altera talmente tanto la tua realtà e le tue percezioni, che tutto quello che prima aveva un significato, ora non ne ha più. Tutto quello a cui credevi diventa assurdo, il tuo senso dell’assurdo si espande fino a toccare tutti gli aspetti della realtà che ritenevi avessero senso o importanza; così diventava più facile per me divertirmi per qualunque cosa, fino a prendere in giro me stesso come artista o fumettista. Tutto diventa molto più semplice.

GG Hai raccontato una storia come se avessi avuto un brutto trip…

RC Uno, o due, o tre, o quattro…

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GG No, intendevo quando raccontasti che “qualcuno ti aveva detto di stare attento a una particolare droga, ma tu l’hai presa ugualmente” e descrivesti te stesso “come immerso in una ‘strana nebbia elettrica’ da cui facevi fatica ad uscire”.

RC Ah si, avevo preso quella droga a New York (nel 1965), poi andai a Chicago ad abitare dal mio amico Marty Pahls. Era il periodo in cui ho creato tutti quei personaggi che dominavano i miei fumetti: Mr Natural, Shuman The Human, The Snoids, Flakey Foont… Vedevo gli Snoids dappertutto, era veramente una situazione sovrannaturale. In un certo senso ero in uno stato di grazia. Incapace di parlare. Dovunque io fossi, sull’autobus o semplicemente seduto in giro, la mia mente entrava in questo stato incontrollabile. Vedevo ragazze che ballavano, figure umane elettroniche, senza che riuscissi ad averne il benché minimo controllo. Era una specie di delirio visionario, e mi sembrava quasi bello. Mi ricordo che quando finì, ho pensato “Okay, eccomi qua. Sono di nuovo sulla Terra. Molto male.”

GG Quanto è durato il delirio?

RC Un paio di mesi. Entravo e uscivo da quello stato. Ero completamente fuso. Ero incapace di fare qualunque cosa. Riuscivo a disegnare, ma difficilmente parlavo con la gente, tralasciando il fatto che non riuscivo a mantenere un lavoro a lungo, o altro.

GG Quindi mi stai dicendo che non saresti riuscito a creare i tuoi capolavori senza l’aiuto della droga?

RC Sarebbero stati certamente diversi senza. Non ho dubbi. Assumendola, mi succedeva qualcosa. Guardando i miei album di schizzi posso dirti con esattezza quando cominciò il periodo in cui ero in quello stato di torpore e la mia arte di colpo subì un cambiamento nell’arco di un paio di mesi. Non ti so dire se sarebbe successo lo stesso anche senza droga. Ero libero da ogni interferenza che arrivava dalla parte razionale del mio cervello. I lobi frontali erano completamente sfuocati. (Risata) E’ come quando la tua tv capta delle interferenze e tutto all’improvviso diventa sfuocato, e questo è accaduto alla parte cosciente della mia mente. Sfuocata. Se anche solo provavo a pensare in modo razionale o a mettere a fuoco un pensiero, tutto ciò che ottenevo erano contorni indistinti. E se lasciavo continuare questa cosa, tutte quelle immagini cominciavano a danzare.

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GG Trovi inquietante il fatto che ti serviva l’LSD per entrare in quel particolare stato creativo?

RC No, assolutamente. Ne sono contento.

GG Sei contento del fatto che non avresti avuto quelle facoltà creative se non con la droga?

RC Ne avrei avute eccome, solo sarebbero state diverse. Fin da piccolo ero convinto che avrei fatto questo lavoro, solo che sarebbe stato diverso senza LSD. Forse più serio. Non sarei mai entrato, forse, nella mia fase dei fumetti ridicoli, quando cioè disegnavo cartoon che richiamavano lo stile degli anni di Popeye/Basil Wolverton/Snuffy Smith. Lo facevo per gioco. Ma un certo tipo di assurdità nel modo di vedere le cose era comunque ormai profondamente radicata nella coscienza americana e quando ero in quello stato mentale la sentivo anch’io. Tutte le mie immagini danzanti facevano parte di quello stile di fumetti grottesco e buffo con le scarpe grosse e tutto il resto.

GG Trovo interessante il fatto che, malgrado tu fossi in quello stato mentale, riuscivi a essere fisicamente e psichicamente estroso.

RC Ma ho perso un sacco di qualità tecniche. Un sacco di abilità naufragarono.

GG Si nota questo nei tuoi lavori di allora?

RC Si nota molto, si. Nel ‘64 dovevo fare dei complicati disegni dal vivo di vari tipi di costruzioni. Mi ricordo un molo di Atlantic City, con le travi e tutto il resto al posto giusto, disegnato direttamente a penna, di getto, senza pensarci troppo. Sono rimasto di stucco quando ho rivisto recentemente quei disegni e mi sono reso conto che per anni avevo perso quello stile perché ero rintronato. La qualità del disegno si abbassa e diventa molto semplice, quando sei in quello stato.

GG Dici semplice per dire rudimentale?

RC Rudimentale si, e le immagini erano iconiche, sullo stile dei progetti e dei disegni tecnici. Ecco, la qualità si abbassa a questo livello di semplicità. E’ l’unico modo in cui riesco a spiegarlo. L’aspetto tecnico perse la sua importanza. Tutto quanto diventò più scanzonato, e ciò mi andava benissimo, visto che prima tendevo a prendermi molto sul serio. (Ride) Adesso invece, ogni tanto ho problemi: se un artista si prende troppo sul serio, questo si ripercuote negativamente sul suo lavoro. Avevo perso tutto questo, all’epoca.

GG Cosa fai adesso quando ti accorgi di prenderti troppo sul serio?

RC Cerco di evitarlo. Adesso l’LSD non funzionerebbe. Ha finito il suo tempo. E’ stato un regalo.

GG Quali credi che possano essere le conseguenze adesso, se cominciassi a prendere il tuo lavoro troppo sul serio?

RC Beh, le ho già sperimentate. E’ pesante. Il tuo autocompiacimento pesa talmente che ti schiaccia. Roba brutta. Si perde un certo… Come posso spiegarlo? Non lo so.

GG Suppongo che tu usi la tua autoironia per evitare di cedere a quella pesantezza.

RC Si, questo è un modo, dici bene. Quando prendevo l’LSD lo facevo per combattere il mio perenne tentativo di essere sempre il più figo possibile e di voler percepire le immagini il più nitidamente possibile. Avevo questa esigenza. E con l’LSD capii che essere fighi non aveva alcuna importanza. Lascia perdere, se credi abbastanza profondamente in te stesso, non hai bisogno di essere figo. Se ti fidi del tuo istinto e se non è stato in qualche modo indebolito, allora è tutto a posto. Prima o poi le cose si sistemeranno. Non sei tenuto a spiegarla in modo lineare, ignora quella vocina a mitraglietta che prova a farti combattere con ciò che il tuo istinto sta cercando di dirti. In questo discorso c’entrano molto la paura, il senso di colpa, la pressione sociale e tutto quello che occupa la parte cosciente della tua mente.

GG Stai dicendo che non hai bisogno di analizzare la percezione?

RC Per me, è meglio se qualche volta non lo faccio. Fondamentalmente ciò che esce dal mio subconscio è qualcosa di stupido. Esci! Esci, stupida cosa! (Risata). Se non ci pensi troppo, esce meglio. Magari è un atteggiamento più da animali che da uomini, ma c’è della forza in questa cosa, anche se stupida. (Ride). C’è sempre la battaglia tra il ragazzo figo e quello scemo, dentro di te.

GG Questo vale solo fino a quando il tuo istinto è degno di fiducia.

RC Io penso che lo sia.

GG Pensi che sia possibile ottenere percezioni diverse anche senza utilizzare l’LSD?

RC Oh, certo. In mille modi.

GG Ma tu avevi bisogno dell’LSD.

RC Non so se ne avessi bisogno. La prendevo. E una volta che cominci, non torni più indietro. Non puoi fare Ctrl-Z. E’ come quando una pianta è stata sradicata, non si può più… il programma standard della realtà non ti va quasi più a genio. Sebbene più tardi siano successi dei fatti confusi. Le mie ultime assunzioni di LSD non furono più la stessa cosa. Aveva finito di funzionare. Era diventato qualcos’altro. Come credo succeda anche con ogni altra droga, all’inizio trovi tutte le qualità rivelatorie, ma dopo un po’ che la prendi non funziona più alla stessa maniera. Ho cominciato da giovanissimo, dunque non ero ancora abbastanza sgamato per sapere esattamente quello che succedeva quando la prendevo. Era magica e mi ha fatto capire un sacco di cose, ma col tempo divenne difficoltoso ordinarle e classificarle. Allora ho smesso di prendere droghe e sono tornato al mio vecchio atteggiamento serio verso la realtà: non volevo prenderla troppo sul serio per non rimanerne invischiato, e cercavo di ironizzare anche su me stesso. E benché sia passato attraverso l’esperienza dell’LSD, ancora mi trovo a dover fare i conti con questi atteggiamenti. So che la mia mente è costantemente alterata. Non sarò mai la persona che avrei potuto essere qualora non avessi mai assunto droghe.

GG Hmmm.

RC Tu ne hai provata qualcuna?

GG No.
RC Non ti scomodare (Risata).

GG Dio solo sa in cosa mi sarei potuto trasformare.

RC Abbiamo bisogno di te così come sei, Gary. Quindi, non prendere l’LSD.

GG Ma in effetti è vero che da quando hai cominciato a prenderla ha cambiato le tue percezioni. Non è stata un’alterazione momentanea.

RC Per certi versi, fu temporanea. Fino a un certo punto, non completamente. Lo stato in cui ero nel 1967 e 1968 non poteva durare. Non si può vivere sempre in uno stato di grazia visionario come quello. E’ stato un regalo… ma non puoi passare tutta la vita su un ottovolante.

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