Robert Crumb messo a nudo, l’intervista parte 6

di Gary Groth
traduzione di Graziano Pedrocchi

Parti: 1 2 3 4 5 6 7

Hugh Hefner secondo Crumb

Hugh Hefner secondo Crumb

KURTZMAN E PLAYBOY

GG Visto che ti eri trasferito a New York per Warren, non si è sentito in dovere di trovarti un lavoro da qualche parte?

RC Warren? Non ho mai parlato con lui, né l’ho mai visto.

GG Ma non era l’editore?

RC Kurtzman. Faceva tutto Kurtzman. Lui mi ha offerto il lavoro, lui si sentiva responsabile per me. Per un po’ fu convinto che io potessi lavorare agli sfondi di Little Annie Fanny, quindi ho fatto pratica lavorando come uno schiavo per quasi una settimana cercando di imitare quelle bellissime sfumature ad acquerello –ecco com’erano fatte, ad acquerello!- Non li avevo mai usati prima e a un certo punto ho pensato di essere bravino. Kurtzman guardò uno dei miei sfondi e disse “No, continua a fare il tuo lavoro. Sarà sicuramente meglio per te, piuttosto che fare malvolentieri questo.” Aveva ragione. Mi fu veramente molto d’aiuto. Mi ha dato un sacco di buoni consigli. Mi ha sempre indirizzato sulla strada giusta. Probabilmente è stato l’unico buon maestro che ho incontrato in tutta la vita. L’unico. La sola persona da cui ho imparato qualcosa di utile.

GG Cosa ti ha insegnato quando hai lavorato con lui?

RC Innanzitutto molte cose sulle tecniche e sull’utilizzo del colore, e poi un sacco di dritte sul business dell’arte pubblicitaria, come funziona, come presentarsi e come evitare le trappole. Senza contare i consigli sulla vita in generale. Comprendeva il fatto che io fossi giovane, idealista, sprovveduto e un po’ folle. Questo non gli dava fastidio, anzi riusciva a farmi capire se una cosa portava a un vicolo cieco o se stavo per sbattere la testa contro un muro… cose così. Che Dio lo protegga.

GG Siete quindi diventati amici?

RC Non come con Will Elder. Ma si, abbiamo passato un sacco di tempo insieme. Ho mangiato a casa sua un sacco di volte; stavamo seduti senza far nulla e a conversare del più e del meno.

Paul Mavrides, Spain Rodriguez, R. Crumb e S. Clay Wilson

Paul Mavrides, Spain Rodriguez, R. Crumb e S. Clay Wilson

GG Ci sono altri cartoonist che rispetti allo stesso modo in cui rispetti Harvey?

RC Ho molto rispetto per Spain (Rodriguez). Ho imparato un sacco anche da lui. E’ un paio d’anni più vecchio di me, ma davvero mi ha insegnato molto. Stimo molto anche un sacco di miei pari. Justin Green, Kim Deitch, (S. Clay) Wilson, anche.

GG Anche.

RC Si, anche quel pazzo di Wilson, che si ubriaca ogni notte fino all’incoerenza. Peter Bagge. Lo rispetto.

GG Qualcuno della generazione precedente? Quella di Harvey.

RC Non mi viene in mente nessuno così su due piedi. Anche perché non ne ho incontrati molti.

GG Puoi descrivere che tipo di persona è Harvey?

RC E’ un grande. Un ragazzo meraviglioso. No, non te lo so descrivere. La sola critica che forse posso fargli è che lui era molto impressionato da quell’ambiente privilegiato. Gli piacevano le riviste grandi, con cui si divertiva molto; i grossi assegni; guidava macchine alla moda. Lui è del Bronx ed è cresciuto prevalentemente negli slum. I suoi erano i tipici ebrei comunisti vecchio stampo. Da bambino lo mandarono in un campeggio estivo comunista. E lui ha sempre rifiutato tutto questo. Ecco perché alla fine è approdato a Playboy. Era affascinato da Hugh Hefner e tutto quell’ambiente. Per lui la Playboy Mansion era il massimo dell’eccitazione e il massimo livello del successo, con tutte quelle belle ragazze che giravano con costumi e vestiti sexy, la piscina, tutto quanto (Risata). Non so, era affascinato da tutta quella roba.

GG La cosa ti disturbava?

RC No, non mi ha mai dato fastidio. Non mi aspettavo che lui fosse perfetto. Forse ho un atteggiamento critico nei confronti di questa sua cosa. Mi divertivo a prenderlo in giro. C’era una brillante redattrice di fumetti, Michelle Urry, che lavorava a Playboy. L’hai mai incontrata?

GG No.

RC Negli anni ‘60 lei era la classica tipa aggressiva. Kurtzman mi aveva mandato da lei dicendomi di farle vedere il mio album dei disegni, quello che hai visto anche tu, della Big Arcade. Lei mi aprì la porta con addosso un negligé in stile Playboy che non copriva praticamente nulla, con i capezzoli turgidi e tutto quanto: proprio una ragazza Playboy. Non so se pensasse di piegarmi al suo volere o che. Ma Dio santo, era una vedova nera! Mi faceva veramente paura! Kurtzman e tutti gli altri, tipo Arnold Roth e Jack Davis, erano sempre con un palmo di lingua fuori quando c’era lei. Erano i suoi cagnolini, correvano ai suoi richiami. Davvero patetici. Non mi sarei avvicinato a lei nemmeno con un bastone di 3 metri. Finimmo a litigare sull’argomento LSD. La assumevo, in quel periodo. Credevo fosse una panacea e dissi alla Urry che secondo me poteva alleviare i problemi psicologici di molte persone. Lei disse “No!” Mi disse che anche lei era stata sotto LSD molto tempo prima e non aveva risolto nulla: secondo lei questa era la prova che l’LSD non aiutasse la psiche della gente. Litigammo pesantemente, e alla fine lei disse “Guarda, se vuoi lavorare a Playboy faresti bene a non discutere con me in questo modo. Non va per niente bene, se vuoi lavorare qui”  Fu molto fredda nel dirmi questo, tipo pfftt, mettilo là sul tavolo. Ho pensato whew!, fratello, fammi uscire di qui!

GG Quali erano le sue competenze, per essere redattrice di fumetti a Playboy?

RC Mi hai beccato. Non lo so.

GG Magari le hai notate quella sera?

RC (Ride) Bel paio di tette. Questo lo posso dire.

GG E’ ancora redattrice di fumetti?

RC Yeah.

GG Mi domando se accolga ancora gli aspiranti cartoonist vestita solo di un negligé trasparente.

RC Non lo so… Sono passati 20 anni…

GG Hai detto che Harvey ti ha portato a incontrare Hugh Hefner (nel 1971)?

RC Si, alla villa di Chicago.

GG Puoi dirmi com’è stato?

RC Fu parecchio divertente (Ride). In tutta la mia vita non sono mai stato in un ambiente così noioso e teso come la Playboy Mansion. Gesù. Kurtzman invece era letteralmente abbagliato da tutto ciò che ci circondava, le ragazze, le celebrità, i divertimenti. Per me è stato… non ti so dire… non divertente.

GG Come mai eri lì?

RC Non lo so, a dire il vero.

GG Stavi cercando lavoro?

RC Beh, Kurtzman credeva che se io avessi incontrato Hefner, magari avremmo potuto parlare di una mia collaborazione con Playboy, ma non sono mai arrivato a quel punto. Hefner era troppo impegnato col suo backgammon o qualcosa di simile.

GG Non hai mai visto Hefner?

RC Si, l’ho visto e gli sono anche stato presentato. Ci siamo dati la mano. Ha tirato fuori la pipa di bocca quel tanto che gli è servito per dire due o tre amenità e tutto finì lì.

GG (Sarcasticamente) Hai avuto l’impressione di essere al cospetto di un grande?

RC Ero al cospetto di un fenomeno americano, questo è sicuro. Sulla grandezza di questo fenomeno, non ti so dire.

GG Incuteva timore?

RC Quando ero con Kurtzman avevo l’impressione di essere al cospetto di un grande. Ma fu triste vedere colui che consideravo un grand’uomo essere impressionato da quell’imbroglione di Hugh Hefner. Un imbroglione americano di grande successo. A Kurtzman piacevano le cose su cui era stampata la parola SUCCESSO.

kurtzman e una pagina del suo Little Annie Fanny per Playboy

kurtzman e una pagina del suo Little Annie Fanny per Playboy

GG Tu e Harvey avete parlato di questo, qualche volta?

RC Non in profondità, in effetti. Lo prendevo in giro per questi motivi. Lui era della generazione della II Guerra Mondiale. E’ cresciuto nel Bronx. E’ stato un ragazzo di strada. Una volta stavamo parlando di volo e io dissi che odiavo gli aeroplani. Lui disse che amava volare, amava gli aeroporti perché c’è sempre eccitazione, gente che va in luoghi diversi, dove accadono le cose. C’è successo nell’aria, o almeno così dicevano negli anni ‘60. Posso dirti che a New York gli piaceva fare parte dell’ambiente privilegiato in cui circolavano i gran soldi. Gli piaceva. E Playboy, che stava vivendo l’età dell’oro, andava a gonfie vele.

GG Quando l’ho intervistato, Harvey ha difeso i valori culturali di Playboy.

RC Oh si.

GG E mi è parsa un po’ un’anomalia, visto il suo punto di vista generale.

RC E’ buffo, perché se si ubriacasse, uscirebbe e ammetterebbe cosa diavolo ha dovuto passare con Hef per il suo fumetto. Non solo Kurtzman dovette chiudere il proprio magazine, ma anche sopportare Hefner, che correggeva personalmente con la matita blu ogni cosa che passava dalle sue mani. Gli schizzi tornavano indietro con un pezzo di carta da ricalco sopra (con voce stridula) “Cambia questo dettaglio, fai spuntare di più le tette, non mi piace questa tavola.” Lo stesso Hefner era un cartoonist frustrato e quindi interferiva: Kurtzman piangeva lacrime di rabbia, a vedere quella roba. Ma difenderà sempre Hefner come un gran genio dell’editoria. Anche perché ha tirato Harvey fuori dai guai. Kurtzman era parecchio in difficoltà quando Help! andò giù. Poi, con Humbug, finì sul lastrico. Hefner lo risollevò e cominciò a pagarlo bene. C’erano artisti come Arnold Roth e gli altri ragazzi che erano eccitatissimi per essere stati coinvolti nell’ambiente di Playboy. Era quello che faceva per loro. Tipo “wow!”, hai presente no?

GG Voleva dire soldi e status.

RC Si, e poi ragazze, lusso, ogni cosa. Pensavano di avercela fatta. Negli anni ‘60 era chiaro che, per i ragazzi della generazione II Guerra Mondiale, Playboy rappresentava il vero, prosperoso edonismo americano.

GG Un edonista? (sorpreso)

RC Già, proprio così.

GG E nascondeva le sue tendenze edoniste?

RC Era il classico edonista del dopoguerra. E l’ambiente di Playboy era tipo: okay ragazzi, abbiamo vinto la guerra, adesso questo è il nostro mondo, viviamocelo. Levatevi di dosso tutte le ipocrisie se siete ragazzi furbi, intelligenti e liberali. Lui si prendeva gioco dei valori rigidi che avevano gli stupidi come mio padre, gente che credeva ancora a quelle stronzate ipocrite. I ragazzi come Kurtzman, i ragazzi intelligenti di quella generazione, si liberarono di tutta quella fuffa e decisero di vivere alla grande. Non c’è motivo per cui non dovresti godere coscientemente di una ragazza al tuo fianco, la macchina alla moda e tutto il resto, non preoccuparti di nulla e non sentirti colpevole per questo.

GG Come fai a conciliare questo pensiero con la mordace satira di Mad? Sembra contraddittorio.

RC No, non lo è. Mad prendeva in giro l’ipocrisia. Lui l’ha sempre attaccata. Ne vedeva anche un po’ in Playboy, ma io penso che lui vedesse Hefner come un valoroso soldato nella battaglia contro tutto quel genere di cose. Playboy è di base un sex magazine per l’uomo intelligente.

GG Un’altra contraddizione in termini.

RC Già, giusto. Donne nude aerografate e tutto quanto.

GG Quando intervistammo Harvey, toccammo anche questo argomento e lui espresse il suo disappunto per i fumetti di guerra lontani dal reale che furono pubblicati proprio mentre lui stava disegnando i suoi fumetti di guerra alla EC. E in effetti devo dire che Playboy era parecchio lontano dal reale.

RC Beh, quei ragazzi non vedevano il materialismo come concetto artificiale. Lo concepivano solo come il godere i frutti del loro lavoro. Non c’era ipocrisia in questo. Era il modo in cui vedevano le cose. Io penso che anche in questo c’è una certa falsa idea. Non è una vera coscienza radicale, ma Mad, insieme a quello che Harvey fece negli anni ‘50, fu davvero radicale per quell’epoca. Un sacco di quei ragazzi, tipo Stan Freberg, invecchiando diventarono molto conservatori. La loro critica proveniva da una certa follia e non analizzavano i fatti prima di criticarli, ne ridevano e basta. Questa irriverente presa per il naso dell’ipocrisia dei vecchi valori americani “tutti d’un pezzo” tentava di nascondere le brutte cose scopandole sotto il tappeto. Kurtzman e quei ragazzi volevano spaccare tutto, e questa era una risposta sana. Ma io penso che fossero troppo imbevuti di materialismo. Fui sorpreso quando mi disse che lui non aveva particolari tendenze di sinistra. Pensava che tutta l’ideologia di sinistra fosse davvero stupida. Lui è cresciuto circondato da una ideologia comunista di basso livello con la quale veniva investito in ogni momento: gli slogan, i campeggi estivi sulla East Coast riservati ai ragazzi Ebrei di sinistra, a cui erano soliti mandarlo. Riesco a capire che crescendo lui abbia voluto scrollarsi di dosso tutta quell’ideologia. I suoi genitori erano comunisti e lui li criticava palesemente, benché fossero degli idealisti sinceri.

GG Non sapevo che Harvey avesse idee conservatrici.

RC Lui dice di essere liberale. “Sono un tipico liberale”, mi disse una volta.

GG E probabilmente considera te un pazzo radicale.

RC Oh si. Io ero ridicolmente radicale.

GG Più radicale di adesso?

RC Si, al limite dell’assurdo. E Kurtzman mi ha aiutato anche a superare questa fase e a capire quanto fossi sciocco. Una volta disse, “Mi par di capire che a te piacerebbe non vedere alcun tipo di polizia nel mondo e che ciascuno potesse fare ciò che ha voglia”. Subito risposi di si. (Ride). Ma ci pensai un po’ su e poco dopo, “Hmmm, beh, si, forse è un po’ ridicolo.” Io rispettavo la sua intelligenza. Nonostante tutti i suoi atteggiamenti borghesi, era ed è una persona intelligentissima e molto perspicace.

Will Elder, Harvey Kurtzman, una coniglietta di Playboy e Jack Davis

Will Elder, Harvey Kurtzman, una coniglietta di Playboy e Jack Davis

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