Robert Crumb messo a nudo, l’intervista Parte 5

di Gary Groth
traduzione di Graziano Pedrocchi

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Illustrazione per un reportage su Harlem, da Help! #22 del 1964

Illustrazione per un reportage su Harlem, da Help! #22 del 1964

NEW YORK

GG Quando sei tornato da Copenhagen hai vissuto di nuovo a Cleveland, poi sei andato a New York a lavorare per Harvey Kurtzman a Help!

RC Prima ho lavorato ancora un mese per l’azienda di cartoline d’auguri. L’estate precedente, tornato dall’Europa, avevo passato un mese a New York a lavorare per Terry Gilliam come assistente redattore alla rivista Help! Gli correvo dietro e lo aiutavo a sistemare piccoli dettagli e poche faccende di produzione. Ho fatto quel pezzo su Harlem, dopo che Terry e io ci eravamo stati. A quel tempo avevo una piccola rubrica in uno dei fumetti che pubblicavano. Quindi quando tornai dall’Europa contattai Kurtzman e lui mi disse “Si, Terry Gilliam se n’è andato e quindi ho bisogno di un assistente,” e mi chiese se fossi interessato a quel posto. Saltavo di gioia. Quell’uomo era il mio fottuto eroe! Era la mia chance. Andai a New York con mia moglie, prendemmo armi e bagagli e trovammo un appartamento. Il giorno dopo, lunedì  mi presentai al lavoro. Non scherzo: sono entrato nella redazione di Help!. Kurtzman era in piedi contro un muro, disperato, mentre stavano letteralmente portando via i mobili! (Risata). I raccoglitori, le scrivanie, gli armadi…

GG Il tuo primo giorno di lavoro…

RC Chiesi “Che succede?”, Kurtzman rispose: “Warren ha deciso di chiudere il giornale. Non guadagna abbastanza. Scusami, sto davvero male.” Si sentiva in colpa per il mio trasloco a New York e per questo mi promise che avrebbe cercato di trovarmi un lavoro. Ho passato un anno lavorando come uno schiavo per quella gente. Mi stavo guadagnando da vivere. Gesù, mi sono fatto davvero un culo così.

GG Che tipo di lavori commerciali hai fatto a New York?

RC Ogni tipo di lavoro. A volte anche ricerche di microfilm per gli articoli. Quando portavo il blocco degli schizzi alla redazione di Mad, mi dicevano “Carino, ma adesso non cerchiamo altri artisti”.

GG Chi ha rifiutato i tuoi disegni? Al Feldstein?

RC Jerry DeFuccio. Ma non li ha rifiutati. Solo diceva “Si, è roba bella, hai talento, ma non abbiamo bisogno di altri artisti adesso”.

GG Hai provato da qualche altra parte? Cracked? Sick?

Alcune illustrazioni per le gomme da masticare Topps

Alcune illustrazioni per le gomme da masticare Topps

RC Ho fatto qualcosa per una rivista chiamata Yell. (Risata). E’ durata tre numeri. Ho provato un po’ tutti gli aspetti dell’arte commerciale. Woody Gelman mi riempiva di roba da fare, cataloghi di vendita, opuscoli promozionali per le gomme da masticare Topps. Era troppo pesante per me. Non potevo gestire tutto quanto. C’erano ragazzi che lo sapevano fare bene, preparati per andare a spremere gli art director e ottenere il lavoro per cui erano profumatamente pagati. Questo mi ricorda di quando ero piccolo e provavo a vendere giornali a Camp Pendleton. C’erano sempre dei ragazzini che venivano scarrozzati in un cassone di camion e scaricati con un grosso fascio di giornali vicino alla base aerea. Alcuni di loro erano davvero dei piccoli imbroglioni intraprendenti. Vendevano tutti i loro giornali e alzavano un sacco di grana, mentre io me ne stavo lì col mio fascio cercando di capire cosa avrei dovuto fare per venderli. Non ero molto bravo con gli imbrogli. Non avevo molte risorse.

GG In che modo l’arte commerciale era diversa rispetto all’azienda delle cartoline augurali di Cleveland?

RC All’azienda delle cartoline lavoravo dalle nove alle cinque. Vai al lavoro, timbri il cartellino, torni a casa con l’autobus, ed è finito. Se sei in grado di sopportare tutto questo, allora avrai il tuo salario, la malattia pagata e tutto il resto. Ma a New York io ero un freelance e quando sei freelance devi sgomitare per avere lavori come quello, dove ti sfruttano alla morte e non riesci mai a capire quanto ti pagheranno, restano sempre sul vago, mentre il lavoro lo vogliono per domani, poi esigono delle modifiche… oh, è stato orribile. Orribile.

Illustrazione per cartolina di compleanno (fronte)

Illustrazione per cartolina di compleanno (fronte)

Illustrazione per cartolina di compleanno (retro)

Illustrazione per cartolina di compleanno (retro)

GG Se le cose fossero andate meglio a New York, se avessi avuto dei lavori più facili…

RC Non penso che avrei resistito comunque. Non mi piaceva per niente la commercial art. E’ pesante. Si pretende molto da te. Inoltre c’erano in giro un sacco di giovani creativi che facevano lo stesso lavoro mio, ma lo facevano meglio. Parecchi erano davvero bravi, artisti brillanti, con tutte le basi tecniche. Io non ero così preparato. Non sapevo nulla se non fare le separazioni di quadricromia su acetato. Non sapevo usare i colori, non ero bravissimo col lettering, non ero capace di mettere in piedi qualcosa di uniforme e ordinato. Non avevo studiato molto, ero impreparato. Alla gente piaceva il mio talento, ma si aspettava che io dessi ai miei lavori una finitura professionale che ancora adesso non sono capace di ottenere. Per questi motivi non ho resistito a lungo.

GG La mia domanda era: se ti avessero rifilato abbastanza lavori, magari saresti stato felice di fare le pubblicità dei reggiseni o qualunque altra cosa ti avessero chiesto di fare.

RC Uh-uh. Non riuscivo a sopportarlo. La paga era pessima e volevano il lavoro per il giorno dopo. Sempre. Quattordici ore al giorno solo per spremere tutta la merda da quei ragazzi. In quegli anni dovevi lavorare come un cane per farcela come artista commerciale, a meno che non ti fossi già fatto un nome. Allora potevi lavorare come uno schiavo, ma per prenderti la tua piccola casetta a Long Island.

GG Credevo che i pubblicitari prendessero una barca di soldi, a New York.

RC Forse oggi. Di sicuro all’epoca no, malgrado tu avessi un nome e un’ottima reputazione. Era dura. Ho lavorato con Jack Davis su alcuni storyboard. Lui aveva una casa grande a Scarsdale, doveva mantenerla. Al piano di sopra aveva tre stanze adibite a studio e tutto il giorno correva da una all’altra lavorando a progetti diversi. Correva e lavorava freneticamente. Era questa la vita di un artista famoso? Ma neanche per idea! E Kurtzman! Ho lavorato un sacco per lui. E lui sudava sopra Little Annie Fanny.

GG Quando dici che Davis era frenetico, credi che lo facesse per guadagnare di più?

RC Già, solo per fare soldi. E non riusciva a smettere. Il suo tenore di vita era bello alto e bello fighetto.

GG Cosa hai fatto per lui?

RC Storyboard per spot commerciali.

GG Di cosa ti occupavi esattamente?

RC Non ricordo… Immagino che lui facesse la traccia dei disegni e io li riempissi. C’erano centinaia di disegni a matita che dovevano essere ripassati a china. Tipo animazioni.

GG Hai avuto modo di conoscere Davis anche fuori dal lavoro?

RC Non benissimo, no. Lavorava tutto il tempo. Non socializzava. Lavorava. (Ride). Anche tutti gli altri erano così. Non erano certo dei festaioli. Se ne stavano a lavorare nei loro minuscoli studi-attico. Tipo quello che faccio io oggi.

GG Immagino che sia inevitabile.

RC Beh, ti pagano, hai la tua casa, la tua famiglia. Ma non diventi ricco se fai solo l’artista commerciale. Se ti fai il culo, prendi i tuoi soldi.

GG Fu una rivelazione per te vedere gli artisti che ammiravi trasformati in macchine?

RC In effetti si. Anche a me è successo qualcosa di simile sia all’azienda delle cartoline che a New York, con tutta quella roba che dovevo smaltire, ma avevo comunque la vaga idea che uno potesse fare l’artista commerciale, o comunque guadagnarsi da vivere come artista senza essere troppo materialista. New York mi ha insegnato dove può portarti la carriera di artista commerciale: in una grande casa a Scarsdale con tre stanze in cui tu corri come un pazzo a disegnare storyboard per gli spot promozionali.

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Avenue D, New York, 1966

Avenue D, New York, 1966

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