Robert Crumb messo a nudo, l’intervista Parte 2

di Gary Groth
traduzione di Graziano Pedrocchi

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I PRIMI ANNI

GG A 12 anni hai traslocato a Milford, Delaware: deve essere stato un vero paradiso. Dove hai vissuto, dopo?

RC Abbiamo girato un bel po’. Mia madre riuscì a far ritirare mio padre dal corpo dei Marine nel ‘56. Lei aveva ‘sta fissa di ritornare a vivere nella città in cui era nata. Era proprio fissata su quanto per lei sarebbe stato bello tornare là. Ricordo il giorno in cui entrammo in città. Era bellissimo. Anche io ero elettrizzato dal vivere lì. Ma poco a poco diventò evidente che quello era un posto abitato da gente di basso ceto e integralisti. Il classico paese in cui non vieni accettato se non sei del posto. Un muro difficile da abbattere. Cominciai a odiare quella città. Ma pur odiandola, apprezzavo comunque la bellezza di una vera, piccola antica cittadina nel tipico paesaggio del Sud: molto verde, boschi tutto intorno, fiumi e laghi. Cominciai ad andare in giro per conto mio, a sedermi sulla riva del lago, a sentirmi infelice.

GG A quale punto della tua vita hai realizzato di essere in conflitto coi valori dei tuoi genitori e della comunità?

RC Intorno ai 14, 15 anni, giù di lì. Non mi ci è voluto molto per costruirmi un ego di superiorità per giustificare la mia alienazione dal mondo. Erano una massa di stupidi, tutti. Ovviamente, ero tropo intelligente per loro.

GG Te la cavavi bene a scuola?

RC Naa. Non mi interessava nulla della scuola. A parte che era una di quelle di infima categoria, dove nessuno dei maestri era competente. Inoltre, non succedeva nulla. Studiavo quello che mi interessava, completamente in autonomia da qualunque cosa riguardasse la scuola. In pratica mi acculturavo alla mia maniera.

GG Quindi come sei arrivato ad avere questo senso di superiorità?

RC Un meccanismo di difesa a buon mercato. L’alternativa era sentirsi orribilmente inferiore. Le ragazze non mi si filavano per niente. Non avrei potuto farcela in nessuno degli scenari tipici dei teenager. Ho dovuto razionalizzare questa cosa pensando di essere troppo intelligente per quelle povere sceme.

GG Hai detto ”Venivo respinto dai miei coetanei”, e poi ti sei riferito a una insanabile paura di non essere accettato, di non essere adeguato, di venire respinto. “Ero un disadattato”. Era un bagaglio che derivava dalla tua vita in famiglia, o qualcosa di slegato da essa?

RC Giusto un fagottino (Risata). Alla fine degli anni 50, quando l’ideale di vita era il tipo figo che abbandonava la scuola, io ero invece quello con la camicia abbottonata fino al collo che si portava tutta la roba di scuola in cartella. Ero il ragazzino idiota a cui, fra l’altro, mancavano due denti davanti. Qualcuno mi aveva picchiato la faccia con una pietra quando avevo 12 anni. Ho fatto tutti gli anni del liceo andandomene in giro senza i due incisivi. Quando finalmente me ne andai da casa e trovai un lavoro decente, i ragazzi qualche volta mi dicevano “Sai Crumb, dovresti fare qualcosa per quei due denti mancanti. Sarebbe parecchio d’aiuto per la tua immagine, sai?” Quindi, appena riuscii a mettere insieme il denaro necessario, andai dal dentista e mi feci sistemare i denti. Non avrei potuto continuare così. Credo di non avere mai imparato ad agire nel modo giusto grazie al fatto che i miei genitori erano folli ed eccentrici e quindi non mi potevano aiutare. Loro stessi non erano capaci di fare la cosa giusta. Ma adesso sono quasi contento di non averlo fatto. Ho sviluppato da solo la mia individualità. Mi considero fortunato per non essere stato invischiato in tutta quella roba. Molte persone che conosco, che si sono rivelate interessanti, credo siano passate attraverso momenti di dolorosa esclusione, soprattutto per quanto riguarda i normali riti della pubertà. In America, se non ti ci adegui, sei considerato totalmente “fuori”. E se invece ti ci adegui e hai abbastanza intelligenza, con gli anni ti troverai a combattere con tutto quel fottuto sistema di valori e a cercare di levartelo di dosso. Mio fratello maggiore Charles e io diventammo davvero molto uniti, da adolescenti. Lui aveva una percezione acutissima e una posizione critica nei confronti della società in generale. Quindi, stando con lui, non ho mai avuto l’occasione di pensare “Gee, vorrei essere accettato. Questo qui è così figo, quello là è così pulito”. Ha sempre cercato di non farmi invischiare in questa melma, dicendomi come tutto quanto fosse schifoso e fottutamente compromesso, il che essenzialmente era vero.

GG Quanto è più vecchio di te tuo fratello?

RC Due anni. L’ho visto attraversare l’intero processo: prima ha provato ad essere figo per venire accettato, poi mandare tutto affanculo. Da parte mia ho evitato accuratamente tutto questo, non ci ho nemmeno provato. Ho capito subito che non c’era speranza. Ho passato un sacco di tempo a disegnare, proprio nel periodo cruciale in cui si sviluppano le tue abilità. Puoi veramente far parte di qualcosa se hai la fortuna di farlo in circostanze favorevoli. Ho cominciato a disegnare seriamente quando avevo circa 16 anni. Intendo davvero seriamente. Passavo tutto il mio tempo libero cercando di imparare a disegnare bene e a sviluppare tutti gli aspetti del mestiere. Non c’era nient’altro da fare. In pratica, per me non c’erano alternative.

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GG Potrei assumere che la tua precoce, intuitiva avversione e condanna della società ha influenzato quelle che poi sono diventate le tue convinzioni politiche da adulto?

RC Naturalmente. Fui immediatamente attratto da tutte le ideologie politiche degli oppressi, tipo il comunismo, roba così, e i beatnik. I beatnik mi piacevano davvero. A 17 anni ho letto Jack Kerouac, “Gesù, questi ragazzi fanno davvero la bella vita!”. Sono usciti dal merdoso guscio e si divertono alla grande! Ho incontrato questo tipo, Marty Pahls, che all’epoca era pesantemente convinto dall’ideologia comunista. Andava alla Kent State University. Lì tutto era veramente difficile. Mi ha indottrinato su tutto quanto quando avevo 15, 16 anni. Ero giovane e quindi ho preso subito a cuore questa ideologia, ma non l’ho portata avanti a lungo. Ci siamo scritti per parecchi anni e adesso posso dire che ha superato il periodo della Kent State e dell’educazione politica che ho ricevuto da lui.

GG Riesci a definire più precisamente contro cosa ti ribellavi politicamente a quell’età?

RC Quando al liceo vieni sempre attaccato, e magari hai un po’ di intelligenza, sviluppi un certo modo di pensare alle cose, ti poni delle domande. Facilmente si arriva a capire che tutto quanto in un certo senso è fottuto, che c’è qualcosa che non va con tutta l’immagine da Ozzie Nelson che ci si aspetta tu segua, in pratica tutto il sistema di valori della classe media.

GG Spieghi meglio il concetto “sistema di valori della classe media”?

RC Ha molto a che fare con materialismo e decisionismo. Il liceo dove andavo io era frequentato anche da figli di contadini e altri ragazzi poveri. I ragazzi della classe media li consideravano sporchi e per questo li trattavano con molto disprezzo. Anche se sei ragazzino capisci subito che questo è sbagliato. Venivi considerato solo quando avevi la macchina fighetta, i vestiti fighetti e ogni altra cosa fintamente di moda che avevano imparato a indossare. Se vieni da fuori e hai un minimo di percezione, puoi vedere il quadro in tutta la sua interezza. Inoltre, la rabbia e il dolore per essere “uno di fuori”, ti fanno diventare un osservatore critico della realtà. Questa cosa ti allontana dagli altri. Tu pensi di essere figo. Io pensavo di essere figo e non riuscivo a capire perché avrei dovuto essere respinto.

GG Hai detto che tu e i tuoi fratelli riuscivate a trovare una via di fuga dalla scuola e dalla follia familiare leggendo e disegnando fumetti. Fu un’ancora di salvezza per te?

RC Oh, si. Durante gli ultimi quattro anni del liceo ero diventato completamente ossessionato da Mad, specialmente i lavori di Kurtzman. Da ragazzini facevamo fumetti pseudo-divertenti che avevano come protagonisti gli animali. Abbiamo fatto centinaia e centinaia di animali facili da disegnare che erano tutti imitazioni di Andy Panda, Mickey Mouse eccetera. Quando ero piccolo non amavo molto disegnare fumetti. Fu mio fratello a farmelo piacere (Ride). Il mio personaggio si chiamava Brombo the Panda, che ho disegnato per sette-otto anni. Lo facevo solo perché quell’orsetto era facile da disegnare. Potevo disegnare una storia di Brombo the Panda in due giorni (Ride). Di solito le storie erano lunghe circa 12 pagine.

GG E da chi ti facevi ispirare per realizzare quelle storie? Forse Barks? Qualcun altro?

RC Quando avevamo meno di dieci anni eravamo molto discriminatori. Leggevamo tutti quei buffi fumetti della Dell Comics con gli animali, ma soprattutto ci piacevano i New Funnies, quella roba della Disney tipo Little Lulu e Mighty Mouse. Mio fratello andava matto per Mighty Mouse. Ma Barks era sicuramente il miglior disegnatore degli animali della Dell.

GG Eri già conscio di questo a quell’epoca?

RC Certo, anche se non sapevo ancora il suo nome. Sicuramente era una spanna sopra tutti gli altri narratori. I suoi fumetti e anche Little Lulu di John Stanley erano i due migliori fumetti per ragazzi e ancora adesso mi piace un sacco leggerli. Ho una vasta collezione di fumetti di Little Lulu e spesso mi piace tirarne fuori qualche numero e rileggermelo. Sono grandi. Grandi storie.
Mi ricordo che quando avevo circa cinque anni ero attratto sessualmente da Bugs Bunny. Irresistibilmente. Non so perché. Ma è vero. Mi ricordo che tagliavo Bugs Bunny dalle copertine dei fumetti Looney Tunes e lo portavo in giro con me. Ero affascinato da Bugs.

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GG L’inizio della tua aberrazione sessuale.

RC Prima mi stavi dicendo di esserti bruciato la mano col ferro da stiro. Questo mi fa ricordare che il Bugs Bunny che avevo ritagliato a un certo punto divenne tutto raggrinzito e io chiesi a mia madre di stirarmelo. Me lo stirò col ferro.

GG Era davvero attrazione sessuale?

RC Mi eccitava da pazzi, Bugs Bunny.

GG Gente, qui si rasenta la patologia.

RC Mi ricordo di aver letto qualcosa, più in là negli anni, scritto da qualche sapientone sulla rivista Mad Peck, che diceva “Siete sessualmente eccitati dagli animali carini e simpatici?”. Ho pensato che forse era un’esperienza comune fra i bambini piccoli.

GG Un presagio di ciò che sarebbe avvenuto. Quando hai cominciato ad avere impulsi sessuali verso altri personaggi o verso altre persone?

RC All’improvviso, quando avevo circa 12 anni. Hai mai visto la serie televisiva di Sheena la Regina della Giungla? L’attrice che la impersonava era quella gran bella donna di Irish McCalla. Cambiò tutto per me. Basta Bugs Bunny. Non vedevo l’ora di andare a letto la sera per sognarmi Sheena tutta la notte.

GG Com’erano i rapporti con e ragazze durante i tuoi anni del liceo?

RC Praticamente zero. Niente. Beh, a dire il vero in terza media facevo spesso piedino a Jeanette Bates, la ragazza che stava dietro di me al corso di Storia Americana. Ma fu tutto. Oltre quello, nient’altro.

GG Fino a?

RC Finché non sono andato ad abitare a Cleveland e cominciai a frequentare le ragazze beatnik che riuscivano ad apprezzare anche uno sgorbio come me.

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GG E’ stata l’epoca in cui hai incontrato colei che diventerà la tua prima moglie?

RC Già, era più o meno quel periodo. Mio padre diceva sempre che avrei sposato la prima donna che sarebbe passata per la strada.

GG Quando ti piacevano Kurtzman e Mad, ti ispiravano anche altri fumetti della EC o magari i fumetti di guerra di Kurtzman?

RC Non molto.

GG Quindi più che altro Mad.

RC Si, più che altro Mad, ma più tardi ci fu anche Humbug and Trump. Stava succedendo qualcosa in quei fumetti che, secondo me, dicevano tutto sul modo di vivere americano di quel periodo. Se li leggo ora, mi vengono in mente gli stessi pensieri. Tutto qui. Era un gran periodo per ogni tipo di commedia e di satira.

GG Quali altre forme di commedia e satira ti piacevano?

RC I dischi di Stan Freberg. Non hai mai sentito una delle sue satire sul rock and roll, tipo “The Great Pretender”? Esilaranti! Lui odiava il rock’n’roll. Anche certa roba in tele mi piaceva: Ernie Kovacs e Phil Silvers. Mi ricordo ancora quando ho visto la copertina del n. 2 di Humbug nelle edicole del centro. Un’esperienza quasi mistica per me, ancora considero quel momento uno dei più belli della mia vita. Ho visto quella copertina e ho pensato: “Che diavolo è questo!?” Non aveva niente a che fare con quello che stava succedendo. All’improvviso era arrivata questa cosa, assolutamente diversa da tutte le altre stronzate. Diceva tutto. Ho comprato subito la rivista e ne sono stato risucchiato immediatamente..

GG Da allora hai mai più visto niente che ti abbia dato le stesse sensazioni?

RC Forse qualcosa nella mia mente, ma credo che questo genere di cose accada solo una volta alla maggior parte delle persone. E’ come la prima volta che scopi. Qualcuno mi ha detto di aver provato la stessa cosa nel vedere i primi fumetti di Zap. Capita una volta sola nella vita di provare sensazioni che ti spaccano dentro e subito ti rendi conto che mai ti è successo niente del genere e mai ti succederà più. Anche se ricordo vagamente di aver passato un momento simile da bambino, ma ero troppo piccolo per capire bene. E’ stato quando ho visto la copertina del n. 11 di Mad, impaginata in modo da imitare la rivista Life, con un disegno di Basil Wolverton. Avevo 11 anni e quando la vidi in edicola mi paralizzai. Ero maledettamente confuso. Era incredibile. Avevo di fronte una pesante presa per i fondelli del più venerato magazine che ogni famiglia aveva in casa. In quel quadrato rosso c’era la scritta “Mad” e poi c’era quel laido, grottesco cartoon che non faceva nemmeno finta di nascondersi o di rendersi minimamente rispettabile o gentile. Era pura e semplice sovversione di tutto ciò a cui noi davamo un valore nella società di quel periodo.

GG Pensi che quel tipo di umorismo sarebbe inefficace oggi, visto che ormai è diventato la regola?

RC Adesso è diverso. Noi siamo passati attraverso le peggiori sconcezze. Le cose non saranno mai più le stesse di allora.

GG Le istituzioni sociali di adesso sono quasi impossibili da sbeffeggiare.

RC Non tanto questo, ma il fatto che il modo di relazionarsi è diverso. Ovviamente, con le mie copertine di Weirdo sto cercando pateticamente di catturare di nuovo le sensazioni che ho provato di fronte a quei numeri di Mad e Humbug.

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GG Quindi mi dicevi che quelle due copertine hanno catturato la tua mentalità sovversiva quando avevi 11 anni?

RC Certo, ma solo in modo molto vago. Ero troppo giovane per occuparmi di quelle cose. Mi ricordo che da piccolo quando guardavo Mad ero insieme affascinato e quasi disgustato da quei disegni che potrei definire lascivi. Mi davano la sensazione che puzzassero, come se dentro le pagine ci fossero capelli e sudore, eccchhh. Non riuscivo a tenerlo in mano. Mia madre non avrebbe mai tollerato nessun fumetto della EC in casa nostra. Dovevamo andare giù al negozio e leggerli lì, finché il garzone non se ne fosse accorto e ci cacciasse a calci nel sedere dicendo “Andiamo andiamo, ora basta. Se non comprate nulla, fuori dai piedi.”

GG Tua madre pensava che avessero una certa influenza sovversiva?

RC Sporchi. C’erano le ragazze sexy e questo significava che erano riviste sporche. Mio fratello tentò di portare a casa un paio di fumetti horror della EC e l’unica cosa che fece nostra madre fu stracciarli e buttarli in pattumiera. E’ interessante, ora che ci penso. Mi accorgo ora che quello fu probabilmente il momento della mia vita in cui mi accorsi per la prima volta di essere un esiliato. Non lo avevo mai capito prima. Avevo 14 anni quando ebbi la consapevolezza di essere un disadattato, e questa cosa iniziò proprio quando cominciai a guardare a Mad e a fumetti di quel tipo come dei prodotti culturali di mio interesse.

GG Pensi che Mad ti attraesse in quanto culturalmente sovversivo?ù

RC Non so. Era culturalmente sovversivo a prescindere, per quei tempi. Non ne sono sicuro. Non me ne rendevo forse ancora conto. Ne ero affascinato e basta.

GG Forse ne eri attratto inconsciamente?

RC Credo che sia stato perché mi liberava dal desiderio di venire accettato socialmente. Non era un bisogno. Mi liberava solo perché smisi di pensarci. Smisi di provare ad essere socialmente accettabile. Smisi di provare a vivere secondo le forme culturali e sociali seguite dalla massa, smisi di apprezzare o biasimare ciò che era stato stabilito da altri. Cominciai a seguire le mie opinioni. Benché doloroso, l’essere emarginato fu un processo liberatorio.

GG Anche Foo! venne in parte ispirato da Kurtzman e Mad, non è vero?

RC Oh si. Foo! era una totale imitazione di Mad. Fu il mio primo fumetto stampato, la primissima volta che ho provato la magia della carta stampata.

GG Era un fumetto che avevate messo in piedi tu e tuo fratello quando eravate al liceo.

RC Yeah.

GG Andavate letteralmente porta a porta per provare a venderlo alla gente dicendo loro che era un progetto scolastico e questi, o vi sbattevano la porta in faccia o, senza prendere la rivista, vi davano i soldi solo per levarvisi dalle scatole.

RC Corretto. Costava poco, solo 10 centesimi. All’inizio abbiamo provato a venderlo a scuola, ma ci consideravano dei pervertiti allucinati e per questo le persone lo prendevano, lo guardavano e poi o ce lo restituivano o se lo portavano via senza darci i soldi. Più spesso nessuno voleva avere a che fare con noi e con la rivista. Rimanemmo molto delusi. Ma ci dicemmo “Dobbiamo vendere questa rivista con ogni mezzo.” Andammo in quelle enormi zone residenziali dove c’era anche una base dell’Aeronautica e provammo di nuovo col porta-a-porta. Trovammo gente che non era interessata alla rivista, benché avessimo detto loro che il denaro sarebbe stato devoluto alla scuola. Lo guardavano –senza sapere cosa fosse, la nostra imitazione di Mad- e restavano basiti. Io dicevo “L’abbiamo disegnato noi”, e loro rispondevano “Oh bene, e cos’è?” e io “Un giornalino di fumetti” “Di cosa parla?” Cosa potevo rispondere? Allora chiedevano “Siete sicuri che i soldi vadano alla scuola? Ne siete davvero sicuri? Chi è il vostro insegnante? Come si chiama?” Io davo tutte queste informazioni e mi sentivo rispondere “No, non mi interessa”. Stava cominciando a diventare un lavoro un po’ troppo impegnativo. Potevi fare un dollaro in due ore. (Risata).

GG Quella fu la tua prima esperienza di vendita con l’inganno?

RC Fu la mia prima esperienza nel business dei fumetti. Molto scoraggiante. Mi venne voglia di smettere coi comics da quanto ero giù di morale. Avevo perso completamente ogni illusione di diventare un artista nel campo dei fumetti. A quel punto in effetti miravo più a diventare un artista commerciale, ma per qualche oscura ragione continuavo a disegnar fumetti. Non so perché, o cosa sperassi di guadagnarci. Solo, ci ero talmente dentro che non riuscivo a farne a meno.

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Le prime storie dei fratelli Crumb

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