Hell Yeah di Joe Keatinge e Andre Szymanowicz

Un altro articolo di Evil Monkey, che torna sulla nostre pagine per parlarci di una promettente serie Image. -AQ

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Lo sapevo che si sarebbe arrivati a questo. Dopo anni di meta-approfondimenti sulle ere passate del fumetto americano, dopo le mille sfaccettature del presunto realismo di calzamaglie e mantelli, dopo i semidei di Ellis e il Gesù rosso azzurro di Morrison. Era ora che si arrivasse al capo estremo di questo lunghissima lama di rasoio che divide pensate geniali da cazzate immani. E se fino a ora ci siamo sforzati di vedere in queste infinite variazioni (anche speculari) un peso specifico importante e mai trascurabile, dovevamo immaginare che, prima o poi, sarebbe arrivato qualcuno più interessato al lato della medaglia fino a ora in ombra. Quello del vuoto pneumatico.

Prima che lo facciate notare: evitiamo di tirare in ballo il monumento Erik Larsen. Dopotutto lui lo continua a fare da circa 20 anni, in un percorso ormai slegato dal resto dell’industria e totalmente autoriale (si può fare fumetto d’autore parlando di un drago alieno che risolve tutto a pugni? Sì. Fortissimamente sì).
Chiarito questo sappiate che Hell Yeah – e il titolo già dice un sacco di cose – è un prodotto studiato a tavolino per essere il più fico possibile. Semplicemente. E non parlo di “fico-alla-Picture-Box” o fico alla “ci sono arrivato prima di te”. Diciamo che vuole arrivare, lasciando il posto di co-pilota al lettore smaliziato, al suo obbiettivo nella maniera più fragorosa ed esplicita possibile. Cosa fare, allora, se non prendere il fumetto super-eroistico anni 90, rivestirlo di patina tardo adolescenziale e reinterpretarlo con la mentalità proto-indie tanto in voga oggi nel mainstream?

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Ricetta semplicissima, risultato garantito. Prendo i paradigmi del fumetto cool per eccellenza (così dicevano le vendite) e le reinterpreto secondo l’estetica moderna.
Abbiamo un ventenne che non sa che farsene dei suoi superpoteri (Major Bummer?), ultraviolenza, gente che spunta da portali aperti nel nulla, costumi improbabili, nomi ancora più improbabili, splashpage gratuite, pose fiche, un Tirannosauro, nuovi personaggi gettati nella sceneggiatura a ritmo continuo, una rock band femminile, complicatissime trame prive di spessore e poco altro.

Leggi come: un numero a caso di qualsiasi fumetto della prima ondata Image.
A rendere il tutto più moderno abbiamo una spolverata di love story giovanilistica (molto Scott Pilgrim), qualche battuta brillante (e ce ne sono alcune mooolto 90’s) e il tratto incerto di Andre Szymanowicz (già all’opera su Elephantmen) a intarsiare il tutto. Perfetto interprete della nuova scuola sospesa tra il dinamismo da fumetto popolare e le tavole tremolanti delle autoproduzioni. Peccato che il tutto spesso risulti tanto aderente al suo obbiettivo da risultare troppo piatto. Perfino per chi si era avvicinato alla sua lettura alla ricerca proprio di questo stile ignorantemente pop, ben diverso da certe raffinatissime architetture di significati viste negli scorsi anni (di cui l’opera di Mike Allred è stata magnifica avanguardia). Plauso a Joe Keatinge per aver portato a compimento la sua visione, certo, ma ora bisogna vedere se noi – i lettori – siamo pronti a una sferzata simile verso il 2d.

Ci sarebbe poi da riflettere sul fatto che ora cominciano a essere diverse le testate della new wave Image improntate sul concetto di pura evasione. Senza un minimo di quello spessore che ha reso irrinunciabili tutti i suoi campioni di vendite degli ultimi anni. Potrebbe essere un segnale preoccupante o l’affermazione di una nuova poetica improntata all’impatto a tutti i costi. Vedremo nei prossimi mesi come si evolveranno le cose.

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4 risposte a “Hell Yeah di Joe Keatinge e Andre Szymanowicz

  1. Bel pezzo. Condivido quanto detto sul Dragon di Larsen. Mi sembra che la tendenza descritta sia stata anticipata da cose come Street Angel e Middleman ( ambedue tradotte anche da noi ).

  2. Io credo che lo proverò dando fiducia all’Image e ai suoi bassi prezzi per i tp. 😛
    Invece, rimanendo sempre in ambito Image, credo ci sia un’altra serie che andrebbe visionata: Peter Panzerfaust. Ho letto su blog americani che è molto bella ma che l’uscire nello stesso periodo di opere come Saga, Manhattan Projects e tanto altro non sta giovando alle sue vendite.

  3. Esatto Crepascolo, che non si tratti di una novità assoluta è palese però qui siamo a un livello di sfacciataggine totalmente nuovo.

    @MMS: mi tocca mettere in lista anche questo PP. La Image starà anche rallentando il passo, ma è comunque dura stargli dietro. Peccato che le vendite siano comunque bassissime (titoloni a parte).

  4. Pingback: Today’s Links from CsF blog

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