Infinito: Ascesa e Declino di un Fenomeno della Rete

1971-Odino&Infinito-JBuscemaIntroduzione
Non ricordo nemmeno quanto tempo sia passato esattamente, ma sono quasi cinque anni che si è consumata una delle storie più bizzarre di internet, almeno per quanto riguarda il giro degli appassionati di fumetti in Italia. Le date non sono terribilmente importanti, in questo caso, ma è nel 2008, infatti, che si sono perse le tracce di un misterioso – ma nemmeno tanto, come vedremo poi – personaggio che aveva imperversato sulla rete. Un incursore che si era fatto conoscere dalla stragrande maggioranza dei frequentatori di blog, siti e forum fumettistici più conosciuti in Italia: Infinito. Un nome, una garanzia. È vero che la memoria di internet è breve, ma all’epoca Infy (come fu soprannominato ben presto in tono di scherno) riusciva a tenere incollati gli internauti alle loro poltrone e monitor, in attesa della prossima, clamorosa e delirante mossa contro uno dei suoi prevedibili (troppo prevedibili, come disveleremo nel seguito) bersagli. Ne parliamo a distanza di cinque anni dalla definitiva (?) sparizione, ragionando su un fenomeno che non esiste più, per riflettere sulla genesi di un mostro.

Le Origini Segrete di Infinito
Ma chi era Infinito? In teoria, Infinito era un sedicente aspirante sceneggiatore che asseriva di essere in grado di portare una ventata di novità in un mondo di fumettisti, a sua detta, parrucconi e asserviti al sistema. Infinito proclamava di voler far crollare un sistema marcio e mafioso, in cui non esisteva la meritocrazia. Tutto sommato, niente di così traumatico.[1] La realtà, come vedremo, era un bel po’ più complessa, e nel corso di un paio di anni, diede vita a colpi di scena e psicodrammi degni di un pessimo [2] prodotto di intrattenimento. E invece era vita reale.
Sulla vera natura di Infinito e sulle sue motivazioni reali torneremo dopo. Prima urge un riassunto.
Le origini segrete di Infinito vanno ricercate nel notissimo forum di ComicUs, uno dei più conosciuti d’Italia, su cui si svolsero le prime schermaglie con gli utenti del forum, in particolare alcuni semi-professionisti e professionisti che, dall’inizio, sembravano il suo bersaglio prediletto.[3]
Poi Infinito si spostò praticamente in pianta stabile su Dalla Parte di Asso Merrill, il blog di Roberto Recchioni, per altro forse il più influente della blogosfera fumettistica nostrana. E non si perse alcuna occasione per “trollare”, come si dice nel gergo dei giovani alla moda che usano internet. Solo successivamente, Infinito aprì uno spazio personale, oltreinfinito.blogspot.com, da cui iniziò delle vere e proprie campagne di terrorismo mediatico, quasi sempre contro la persona di Roberto Recchioni, che veniva preso di mira come esponente di un non meglio precisato sistema, anche se gli attacchi divennero sempre più di natura personale. Fra il proprio defunto blog e le visite via via più frequenti al blog di Asso, Infy riuscì a provocare quasi sempre una reazione in Recchioni, e ciò non fece altro che innalzarne, in maniera parassitaria, il profilo pubblico.

Creare il personaggio
Alla fine, si potrebbe anche arguire che Infinito non sia altro che una creatura di Recchioni.[4] Infatti, Rrobe ne sancì definitivamente la “legittimità” in un post a lui dedicato, linkandone pure il blog, quando all’epoca era sentire comune che dietro a Infinito ci fosse semplicemente una personalità vagamente disturbata di nome Marco Levi, un associato di una casa editrice minore che oggi risulta defunta (non era per niente così, ma ci torniamo).[5]
Ora, se a posteriori è facile capire quali errori Recchioni possa aver fatto nel dare corda al sedicente Infinito, va detto che oggi sarebbe ingeneroso processare lo sceneggiatore di Asso. Credo che vada riconosciuta l’oggettiva difficoltà di restare calmi di fronte a un vero e proprio bombardamento, protratto nei mesi, fatto di stalking (Infinito postò in modo alquanto morboso foto scattate in maniera ravvicinata di persone e posti vicini a Recchioni), offese personali, avances sessuali alla fidanzata dell’epoca, momenti psicotici e piacevolezze di questo genere.
E infatti, se si trattasse di giudicare (o, come sto forse facendo io, straparlare) su una situazione che riguardava Recchioni e la sua autoproclamata nemesi, il discorso sarebbe finito qui: con l’assoluzione – o quantomeno con le attenuanti – per Rrobe (se mai questo fosse un processo e a me toccasse assolvere qualcuno, ovviamente).
Il problema è che questo è solo l’inizio, e che la strana pantomima che vi descriverò nel proseguo esula dalla vita di Recchioni e delle sue reazioni a un attacco del genere.
Allo spettacolo, di debordiana memoria, si aggiunse l’appalesarsi di tutto un codazzo di spettatori partecipi, che abbandonò sin dall’inizio la neutralità e, con passione più o meno divertita, iniziò a dare contro alle farneticazioni di Infinito. A posteriori, fecero solo il suo gioco.
Infatti, l’esibizione di una personalità disturbata era parte di un elaborato – e disturbante, questo sì – piano di viral marketing che per un paio di anni buoni si resse su un assunto semplice ma apparentemente infallibile: se la spari grossa, il “basta che se ne parli” è un risultato automatico.
In questo, la strategia, rozza ma non meno efficace, fu quella di ergersi a vera e propria nemesi di Recchioni. Sembra una banalità, ma il piano di coinvolgere gli spettatori fu eseguito magistralmente: forse perché gli spettatori sono boccaloni per definizione? Chissà.
Il personaggio era stato creato. E quale fu la conseguenza? Per mesi e mesi, fu tutto un fiorire di post incrociati sui blog dei commentatori, più o meno distratti, di Dalla Parte di Asso. Le sparate di Infy lo avevamo chiaramente reso antipatico a chi parteggiava per Recchioni.  Era impossibile che potesse essere diversamente: l’approccio del “nuovo che avanza” era incredibilmente sopra le righe e farneticante, e non lasciava impassibili. Alcuni lo prendevano in giro, altri chiamavano in causa il “dissing” (facendo azzardati paragoni con una delle attività più classiche dell’hip hop, la rissa verbale su disco), molti lo trasformavano in meme, mutuandone la parlata. Qualcuno ricorderà certamente quanto fosse incondizionato l’uso di “parrucconi” e “scudieri”, a quel tempo. Tutto concorreva a dare importanza e legittimità a chi non la meritava, essendosela conquistata semplicemente a suon di offese e vittimismi, senza una goccia di sudore e con una buona dose di “creep factor” da stalker. La cosa paradossale è che si era creato un meccanismo per cui tutti i protagonisti di questa storia, incluso probabilmente lo stesso Recchioni, in maniera inconsapevole, cercavano il contraddittorio con Infy, per quanto sopra le righe e folle fosse. Anche qui, non sarebbe certo la fine del mondo. Azioni stolte e poco meditate, ma nulla per cui colpevolizzare troppo chi si è prestato al gioco, anche troppo scoperto.[6]

Il Piano Si Complica
Ma ora andiamo alla parte decisamente strabiliante della storia: a un certo punto, a furia di spingere, Infinito godette di talmente tanta popolarità da beneficiare di un contatto privilegiato con alcuni dei più stimati professionisti del mondo del fumetto. In seguito alla “rivalità” con Recchioni, e le varie tenzoni cui periodicamente Infy lo sfidava, Infinito ebbe la possibilità di confrontarsi a livello personale con stimatissimi sceneggiatori e con responsabili di case editrici di un certo livello. Per capirci, parliamo di quelle che all’epoca erano due delle più conosciute case editrici di fumetti a 96 pagine in formato cosiddetto “bonelliano”. Arrivò a parlare per telefono con alcuni e fece leggere le proprie sceneggiature ad altri, ma soprattutto era riuscito a creare i presupposti di una possibile valutazione dei propri progetti. Sì, avete capito bene: tutto sulla scorta semplicemente di minacce (anche di violenza fisica, come spesso accadde sul forum di ComicUs e sul blog di Asso Merrill), strepiti, vittimismi, sparate, account falsi, il suo trademark, e nient’altro.[7] Eppure, questa rozza e fin troppo dichiarata strategia aveva sortito l’effetto di attirare sul suo blog professionisti che dovrebbero avere di meglio da fare che commentare i suoi post. E ancor di più, dovrebbero avere cose più urgenti da fare che rispondere – anche con lettere aperte – a un farneticante Mark Chapman all’amatriciana, o, colmo dei colmi, confrontarsi da pari con entità del genere, per telefono o altro mezzo.
Pensate che cosa sarebbe potuto succedere se Infinito fosse stato una persona reale, magari con un minimo di capacità come sceneggiatore, e non un personaggio costruito a tavolino, come l’evidenza ha dimostrato.

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Conclusione
Durante il corso delle azioni “virali” di Infinito, la sua condotta spavalda e spericolata lo portò a commettere importanti errori che fecero venire fuori particolari fondamentali che, in qualche maniera, lo smascherarono. Infy aveva creato una serie di falsi account che seminavano zizzania nelle sezioni commenti dei forum che impestava, ma dimenticava spesso di cambiare fra uno e l’altro, con il risultato di mostrare l’inganno e le relazioni sui vari fake. Paradossalmente, bastò qualche ricerca su internet: tutti lo possono fare, se hanno la pazienza, e qualcuno lo fece, tirando le fila, finalmente. Alcune scriteriate azioni dal punto di vista personale (appuntamenti galanti a base di balle – che ti ritornano sempre! – e spericolate visite sotto mentite spoglie a fiere fumettistiche in cui erano presenti i suoi nemici) hanno fatto il resto.
Non è importante, ai fini di questo articolo, fare luce su chi sia Infinito, ma le schiaccianti prove ci fanno capire che sia un “condividuo”[8] manovrato da più persone (almeno due in maniera principale, ma probabilmente di più). Due soci in affari da tempo, e con esperienze pregresse nel mondo del fumetto.[9]
A quel che risulta, quindi, la creazione di Infinito non è stata uno scherzo, qualunque ne fosse il motivo, o una crociata sentita contro le storture del mondo del fumetto da parte di uno o più fan/wannabe esasperati (e un po’ ossessionati). Si è trattato invece, semplicemente, di un tentativo di fare market virale per una fantomatica casa editrice che, di volta in volta, si ricicla in maniera continua, trovando spesso qualche pollo che ci casca.[10]
Illuminante, in questo senso, l’apparizione subitanea, il primo Aprile 2008, del blog ilveroinfinito.blogspot.com/, a metà fra il pesce d’Aprile e le scuse di un fan con una doppia personalità, che iniziò a pubblicare post di un Infy insolitamente remissivo e pieno di scuse verso i suoi bersagli tradizionali. In realtà, probabilmente, non si tratta che dell’ultimo, patetico tentativo di confondere le acque per salvare i nomi coinvolti (e ormai scoperti), in una sorta di “retcon” della figura di Infinito, che si autorappresenta come mitomane autore di uno scherzo che ha passato il segno.
In tutto ciò, non si possono ignorare i conti “personali”: c’era sempre un pregresso fra i suoi nemici e le persone dietro il nome fittizio, e motivazioni precise dietro le esternazioni. Né si può liquidare facilmente l’improbabilità delle situazioni presentate dal blog del “vero” Infy. Ma tant’è. Infinito è ormai disinnescato. In troppi sanno chi c’è dietro.
Ciò non toglie che i danni fatti da Infy prescindano da quelli, pur notevoli, provocati alla persona della propria nemesi Recchioni. Non è certamente bello vivere sotto assedio da parte di uno che ti posta le foto di casa: non a caso ho evocato prima lo spettro di Chapman.[11]
Il vero motivo, e l’unico valido, per cui bisognerebbe ricordarsi di Infinito è quello di aver mostrato veramente che il Re è nudo. Di fronte alle improponibili mosse di un mitomane (perché questa era l’idea che dava), di fronte a vaghi attacchi al mondo del fumetto, a un fantomatico sistema mafioso che blocca i meritevoli, di fronte a fiumi di fiele scritti in un italiano a voler essere buoni improbabile e traballante, la reazione quale è stata? Dare credibilità, offrire  sostegno (in buona fede, ma tant’è), aprire canali di comunicazione privilegiati. Lascio ai lettori il giudizio su questi incresciosi fatti.[12]
Un’ultima considerazione: di fronte a un post di Asso in cui Recchioni, con acume mai dimostrato da altri durante la saga di Infy, si rendeva conto che, al di là di ogni gratificazione dell’ego che uno stalker potesse provocargli, forse il gioco si era spinto troppo avanti, ricordo una catena di commenti in cui i tanti, che avevano contribuito a dare visibilità a Infinito, invece di fare mea culpa, si produssero in risposte fra l’aggressivo-passivo, lo psicodramma e il vittimismo puro. Anche qui, a chi legge le considerazioni finali.

Vale la pena pensare alle conseguenze delle azioni che la presenza sulla rete di Infy provocò. Non abbiamo certamente bisogno di un altro Infinito, ma nemmeno di tutta la pochezza dimostrata da ampie parti del sistema fumetto in quei frangenti.

Note
[1] Chi segue le sorti dell’italico mondo del fumetto, in particolare il giro di siti di informazione/critica, blog personali e Facebook, sa che molti professionisti (tutti?), una volta o l’altra, hanno chiamato in causa il fantomatico spettro della meritocrazia calpestata. Non è il punto dell’articolo, e non sarà quindi argomento dello scritto.
[2] Pessimo per le dinamiche trite, lo svolgimento squallido e la conclusione scontata della vicenda. A livello di avvenimenti, invece, il caso Infinito movimentò la rete come mai prima, almeno in Italia.
[3] Questo pezzo non ha pretese di esaustività giornalistica, né di colpevolizzare persone in particolare, quindi, laddove evitabile, terremo fuori i riferimenti ai nomi, in quanto non pertinenti. Per ovvi motivi, è impossibile tenere fuori il nome di Roberto Recchioni, che ovviamente non è oggetto di alcun processo, in questa sede.
[4] A riprova che non si tratta solo di una frase ellittica e/o una boutade, all’inizio, ma non solo, molti lettori del blog di Recchioni suggerirono scherzosamente che Infinito non poteva che essere una burla dello stesso Rrobe.
[5] Questa è la parte spionistica.
[6] Semmai, invece, stima per quelli (e ce ne sono) che scelsero come unica risposta agli attacchi  un assordante silenzio che, immancabilmente (anche se pochi se ne accorsero) disinnescava Infinito.
[7] Per capirci, un intervento tipico di Infinito (preso verbatim dal commento a un post) era del tono: “Stai sbagliando tutto. Io faccio la voce grossa perche’ e’ l’unico modo per poter uscire fuori dal mucchio e far capire a certi autori bolliti che e’ tempo che si facciano da parte dato che ci sono forze fresche pronte a offrire, qualita’, impegno, passione e dinamicita’ qualita’ che non hanno i parrucconi del fumetto.
E’ un mio diritto pretendere di lavorare e non esiste che mi faccia le fiere del fumetto per essere deriso dai parrucconi…

Se uno ha le capacita’ puo’ saltare benissimo la gavetta non tutti siamo uguali, io penso di poter saltare i dieci anni di gavetta che ha fatto recchioni. I parrucconi pero’ non te lo permetto perche’ sono attaccati alla poltrona…”.
[8] Siamo lontani dalle provocazioni di Luther Blissett, per sgombrare il campo da qualunque fraintendimento.
[9] Per alcuni (sibillini) chiarimenti sulla questione, si rimanda a questa chiosa di Recchioni nel 2011: http://prontoallaresa.blogspot.it/2011/02/e-io-rido.html
[10] E qualche pollo che ci casca si trova sempre, chiaramente.
[11] Cosa fatta per altro anche sul blog del “vero” Infinito.
[12] Alla faccia di chi, sul proprio sito (in maniera eccessivamente stizzita), scrive cose come: “[…] stronzi di questo tipo vivono e prosperano solo nella Rete. Nel mondo reale non hanno consistenza. Sono ectoplasmi. Se non avessero una connessione internet scomparirebbero, e nemmeno li sentireste fare puff. Sarebbero il proverbiale albero che cade nella foresta.

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11 risposte a “Infinito: Ascesa e Declino di un Fenomeno della Rete

  1. “Ma tant’è. Infinito è ormai disinnescato. In troppi sanno chi c’è dietro.”

    Io no… posso comprare una vocale? 🙂

  2. nemmeno io ho capito chi sono…
    Forse Dovrei Approfondire???

  3. non credo che il signore della nota 12 pensasse a Infinito.

  4. Off Topic : ringrazio senza nessuna ironia Coversazioni sul Fumetto perchè ho appena realizzato che Onslaught è una rilettura della saga di Infinito di Thor .
    Buone Feste

  5. geeeeesh… che storia, ogni giorno se ne impara una nuova.

  6. @albert, no non è chi pensi tu, devi guardare ad una leggenda che ha 7 età…

  7. Marco Pellitteri

    State parlando di una cosa che avrà interessato sì e no una cinquantina di persone. Sostanzialmente una bega di condominio. L’insieme di persone che leggono costantemente le discussioni polemiche in quella manciata di mini-siti è veramente poco numeroso. E anche assai ininfluente rispetto al mercato del fumetto. La dimostrazione è che moltissima gente che lavora e produce nel mondo del fumetto non ne sapeva niente. E ha continuato a vivere, produrre fumetti e scopare come se nulla fosse.

  8. Absolutely agree.. e non mi pare poi che i sordidi individui abbiano ottenuto nulla.

  9. Alessandro Bottero

    come mai si ritira fuori questo argomento a cinque anni di distanza dai fetti? la cosa non mi pare casuale.

  10. Ma quale marketing virale… Era un pó di trolling vecchia maniera a cui contravvenendo alla prima regola di ogni forum (don’t feed the troll) si é dato molto spazio. Senz’altro la questione delle foto evidenzia qualche elemento di sadismo. Cmq é una polemica tra persone che potrebbero.tranquillamente telefonarsi e non scrivere post o riaccendere vecchi flame.

  11. Bisogna sempre tenere i riflettori accesi.. il viale del tramonto è sempre dietro l’angolo 😀

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