Luther, una proposta di Riforma del Fumetto – 2. Eresia

Nella prima parte di questa analisi (QUI), ho proposto di limitare la definizione di fumetto a quel linguaggio che rispetta questi parametri:

  • combina parole scritte e immagini in sequenza;
  • il punto di vista delle immagini è fisso, ed è scelto dagli autori;
  • in esso il movimento sia solo suggerito da “artifici” grafici (ad esempio, ma non esclusivamente, le linee cinetiche o frammenti di oggetti lanciati “sospesi in aria”) o dalla successione delle immagini;
  • per fruirne, il ritmo di lettura delle singole parti sia determinato dal lettore, mentre l’autore può solo suggerire questo ritmo.

Ho poi cercato di mostrare come, partendo da questo presupposto, da un lato i fumetti “Formato PDF” non presentino variazioni di linguaggio rispetto al fumetto cartaceo (tranne le slideshow, che a rigore non sono più fumetto); come, dall’altro, esperimenti basati su semianimazioni, realtà aumentata e 3D siano talmente radicali nella loro variazione di codice da non poter più essere classificati come fumetti “veri e propri” sulla base dei parametri dati sopra.

luther titolo2

Oggi analizzeremo Luther di Mark Waid e Jeremy Rock , datato come copyright 2005 e 2011.

A mio giudizio, è un esempio di come si possano rispettare quasi integralmente le regole del codice fumetto, facendo al contempo qualcosa che va al di là del fumetto cartaceo tradizionale.
Anzi: la riproduzione di Luther su cartaceo farebbe perdere la completezza di quanto proposto sul web (problema che il classico fumetto “Formato PDF” non presenta).

Non so se Waid e Rock si siano ispirati ad altri autori o fumetti sul web, ma per gli scopi di questo articolo ciò non importa.

Non sto cercando di individuare una “primogenitura” o una “pietra miliare” del processo di mutazione del fumetto: il mio scopo è solo mostrare come si possano fare delle innovazioni perfettamente integrate col supporto che si usa per la fruizione (lo schermo di un computer), aggiungendo modalità di fruizione che su supporto cartaceo sarebbero meno efficaci (ma non impossibili).

Ovvero facendo sì che si possa leggere un fumetto “diverso” ma pur sempre un fumetto.

E ora basta con le premesse (excusatio non petita…).

Scaricatelo e tornate qui.

La trama di questo fumetto è sostanzialmente ininfluente ai fini della nostra analisi: basti dire che racconta un paio di “giornate lavorative” di Luther, membro di una squadra di “spazzini” impegnati ad eliminare i resti di un’apocalisse Zombi.

spalare zombi

Gli autori hanno impostato tavole e vignette in modo che si possano leggere in sequenza attraverso il click del mouse (o ai tasti equivalenti); ovviamente ci si può muovere nelle tavole con le scrollbar o usare gli ingrandimenti previsti dal programma di lettura, benché la risoluzione e il formato delle tavole permettano una lettura quanto più possibile simile a quella su supporto cartaceo.

E fin qui nulla di più di quello che si fa con un fumetto in “Formato PDF” tradizionale letto sul web.

Ma va segnalata una cosa: non è prevista (o, per lo meno: io non l’ho trovata) l’opzione dello slideshow. Le immagini vanno avanti in sequenza secondo il ritmo voluto dal lettore, non dagli autori.*

Insomma: Luther rientra pienamente nel codice del linguaggio fumetto tradizionale cartaceo, tant’è che dopo averlo scaricato QUI potete scegliere di non leggerlo a video, ma di leggere le tavole\vignette stampate in sequenza.

E perdereste gran parte dell’efficacia della storia.

scarica luther

Waid e Rock, infatti, hanno impostato tavole e vignette in modo che con il click (o equivalente)

a) appaia una nuova tavola o vignetta;

b) appaiano nuovi elementi nella tavola o vignetta.

Vorrei evidenziare come, in entrambi i casi, si tratti di operazioni naturali per una lettura sul cartaceo.

Per il caso a), invece di usare il click, si spostano gli occhi (o si gira la pagina).

Per il caso b), equivale in parte alla scelta del lettore di privilegiare per il primo approccio un elemento della vignetta (o della tavola) rispetto a un altro.

Ovviamente se il tipo a) è (quasi) perfettamente identico alla lettura su carta, il tipo b) propone una “imposizione” degli autori sui lettori: la scelta, ad esempio, di vedere l’immagine prima del testo non viene fatta in autonomia dal lettore, ma viene “obbligata” dagli autori.

Ma, ribadisco, ritengo che un fumetto veramente digitale non possa essere esattamente identico a un cartaceo: per questo scopo esiste il fumetto “formato PDF”!

Waid e Rock, tuttavia, anche col tipo b) rispettano le regole base del codice-fumetto tradizionale, e questo ci basti: le immagini sono in sequenza, il punto di vista dell’immagine è fisso (quello stabilito dagli autori), il ritmo di lettura è dato dal lettore (con la sua lettura e con il click), il movimento è suggerito esclusivamente da frammenti “sospesi in aria” a seguito di movimenti suggeriti dalla vignetta e dalle closure. E non c’è audio.

Vediamo di analizzare le innovazioni di linguaggio rese possibili dal fumetto digitale.

Dopo una breve considerazione, trascurerò le soluzioni del tipo a): non aggiungono nulla a quanto visto su carta.

Semmai tolgono: per esigenze di narrazione, si ha una perdita della percezione immediata dell’interezza della tavola. Ovvero: anche le vignette che finiranno per comporre una singola tavola possono apparire una dopo l’altra, ma la percezione della tavola intera c’è spesso solo dopo che si sono lette una per una le vignette che compongono la tavola stessa.

Il cartaceo, al contrario, permette fin dal primo sguardo una panoramica della costruzione dell’intera tavola e poi una lettura vignetta per vignetta.

Ovviamente la soluzione di Luther è vantaggiosa per tavole con variazioni “a sorpresa” della storia, mentre perderebbero efficacia nel caso di scene spettacolari. Ma Luther presenta più variazioni “a sorpresa” che scene spettacolari: quindi direi che la scelta degli autori è azzeccata e coerente col tipo di storia narrata.

Le proposte del tipo b) sono più articolate, e di conseguenza il discorso va ampliato.

Waid e Rock propongono le seguenti azioni (sotto-tipi):**

  1. tavola frazionata in vignette che appaiono successivamente (es: click 5 e 6; click 10 e 11); la visione complessiva della tavola avviene solo dopo che tutte le vignette che la compongono sono apparse;

click 5 e 6

  1. le didascalie appaiono cliccando su una tavola inizialmente muta (es: click 7 e 8 o click 26 e 27);
  2. i dialoghi appaiono in una vignetta che presenta inizialmente solo immagini e didascalia (es: click 14 e 15);
  3. varie azioni si combinano nei click 17, 18 e 19: abbiamo un tipo 1 (tavola frazionata con vignette che appaiono successivamente) ma quando appare la tavola completa abbiamo una leggera (ma fondamentale a livello narrativo) modifica di una vignetta;
  4. varie azioni si combinano in click 23, 24 e 25: sempre il tipo 1, ma nella terza vignetta (click 24) appare prima il testo del dialogo e poi (click 25, che completa la tavola e permette di leggerla nella sua interezza) l’immagine della vignetta stessa.

Sembra scontato che un autore esperto come Waid abbia fatto le sue scelte di transizione tra i vari sotto-tipi con una logica che appare chiara a una lettura attenta del fumetto.

Il sotto-tipo 1 risponde alla logica di costruzione di una scena di tensione che culmina in una “svolta a sorpresa”.

appare DIDA

I sotto-tipi 2, 3 e 5 mettono invece in evidenza, ritardandoli ovvero separandoli dagli altri, i tre elementi della vignetta tradizionale, cioè la didascalia (sotto-tipo 2), il dialogo (sotto-tipo 3) e l’immagine (sotto-tipo 5).

In realtà si potrebbe anche fare un discorso opposto: proprio far apparire prima uno o due degli elementi sopra indicati (e ritardare gli altri due o il terzo) li enfatizza.

La percezione di questa enfasi è ovviamente soggettiva di ciascun lettore, ma ciò non toglie che Waid e Rock hanno ragionato sulla variazione consapevole di quella possibilità di fruizione olistica (con una percezione immediata della sua interezza) della tavola o della vignetta che è il presupposto del cartaceo.

Il tipo 4 è più complesso, e non a caso viene utilizzato per la scena cruciale della storia: la minima variazione della vignetta si può ritrovare anche nel fumetto cartaceo, e dà la sensazione di un “ralenti” che aumenta la percezione drammatica della scena stessa.

In questo caso l’uso del click, con il dosaggio del mostrato, acuisce questo effetto di tensione e di sorpresa, più di quanto possa fare il fumetto cartaceo che implica, come detto sopra, la possibilità di una fruizione olistica.

luther sorpresa

Ora: si potrebbe dire che tutto quanto visto in questi sotto-tipi si può ottenere nel fumetto realizzato su carta.

Ciò è corretto: ma il prezzo è la duplicazione delle vignette.

Se avete la curiosità, leggete Luther senza l’impostazione di lettura panoramica su video, semplicemente scorrendo le tavole su un’unica (assai lunga in verticale) schermata grazie ai cursori. L’effetto è decisamente straniante.

E le cose non migliorerebbero se passaste alla stampa (una pagina per ogni click): avremmo tavole largamente incomplete e insieme vignette che si ripetono più volte costringendoci a “rileggerle”. Non per la difficoltà di fruirle singolarmente, ma perché “girando pagina” manca il confronto diretto con la tavola precedente.

E questo ci riporta all’esempio presentato nel sotto-tipo 4: per avere la stessa sorpresa e non avere il “disturbo” della possibilità di fruizione olistica, dovremmo fare di ciascun click una nuova pagina. Manterremmo forse l’effetto sorpresa, ma perderemmo l’accostamento che rende l’effetto ralenti sulla carta.

Insomma: come per ogni codice, non si può avere tutto. O si ha la sorpresa o si ha la percezione olistica.

E, ovviamente, questo potrebbe mettere dubbi sul fatto che Luther sia un “vero fumetto”.

Ripeto: i codici sono in parte diversi, perché il supporto è diverso. Fermi restando quelli che secondo me sono i parametri imprescindibili del fumetto sopra elencati, Waid e Rock sfruttano al meglio le diverse opportunità date da un supporto diverso.

In particolare ciò che nel fumetto cartaceo può essere estremamente noioso e controproducente (la ripetizione delle stesse vignette se non siano funzionali a un fine espressivo), qui viene usato per compensare ciò che altrimenti sarebbe una mancanza, cioè quella della tavola di più vignette vista nella sua interezza.

spalare zombi2

Ricapitolando: gli autori hanno fatto una scelta di coerenza rispetto al fumetto tradizionale. Hanno deciso di andare oltre il “formato PDF” (singole tavole su schermo), e insieme di rifiutare la logica della splash-page (ogni vignetta\click = una tavola).

Le tavole “finali”, cioè dopo che sono apparsi tutti gli elementi, sono perfettamente fruibili nella versione cartacea (tranne una, per cui vedi oltre), ma nello stesso tempo, le fasi intermedie di lettura delle vignette e delle closure tra vignette sono gestite in un modo nuovo, diverso da quello del fumetto cartaceo.

Nel confronto tra Luther e il supporto cartaceo\”formato PDF”, se proprio dovessi sottolineare la differenza di codice più evidente e, forse, più “disturbante”, direi che è proprio quella della mancanza della percezione olistica della tavola: in fondo il disegnatore del fumetto tradizionale ragiona sì per singole vignette, ma inserite in una tavola. Per i grandi disegnatori l’ordine di lettura è importante, ma anche la percezione olistica della tavola non viene mai sottovalutata.

Va evidenziata anche una “violazione del codice” di base del fumetto, forse sfuggita agli autori, o forse coscientemente sacrificata al fine espressivo e drammatico più alto.

Dobbiamo andare proprio alla scena clou, ai click 17, 18 e 19. Alla fine compongono una tavola che potremmo definire a 6 vignette: in una griglia bonelliana, immaginiamo i moduli 1 e 2 nel primo registro in alto, 3 e 4 nel secondo, 5 e 6 nel terzo.

Il click 17 presenta solo la vignetta di spalla a sinistra (i moduli 1, 3 e 5): insomma, occupa una colonna dall’alto in basso.

Il click 18 ci presenta quanto visto nel click 17 più una vignetta in posizione 6 (cioè in basso a sinistra; il resto della colonna di sinistra è vuota); nella vignetta 6 c’è uno zombi con gli occhi chiusi.

Al click 18, la tavola appare in tutti i suoi elementi: tutto ciò che c’era nel click 17 e la “scoperta” che la vignetta in posizione 6 apparsa nel click precedente è in realtà parte di una vignetta più grande (diciamo in posizione 4 e 6); lo zombi visto nel click 18 qui ha gli occhi aperti. La posizione 2 rimane vuota.

luther sorpresa

Ora: la “violazione del codice” non è tanto la presenza della modifica degli occhi dello zombi, perché, come detto, è una tecnica che si usa anche nel cartaceo per ottenere l’effetto ralenti***.

Il vero problema è che il nostro senso di lettura, come detto, è sinistra-destra + alto-basso. Qui il lettore, nel passaggio tra il click 18 e quello 19, è costretto a leggere le vignette in posizione 6 e “4” in ordine inverso (basso-alto)… e contemporaneamente la parte in basso della vignetta a destra (quella in posizione 6) che cambia rispetto alla schermata precedente!

Un’acrobazia ottica non impossibile da decifrare, ma decisamente inusuale. Una costruzione dei passaggi di lettura che stravolge la percezione della tavola completa, tradizionalmente identica a sé stessa nella sua visione per intero e nella sua visione per parti.

Ma questa obiezione, pur fondata, mi pare minima.

Concludendo, Luther forse non è il fumetto che cambierà per sempre la percezione del fumetto e permetterà il passaggio al “Fumetto 2.0”, né esaurisce tutte le possibilità che il digitale permette pur nel rispetto del codice “tradizionale” del fumetto. ****

Ma si tratta di una proposta coerente, intelligente, rispettosa del fumetto old-style, senza desiderio di fare “altro dal fumetto” con immagini disegnate e parole.

Che il futuro sia su questa strada, e non piuttosto su quella della morte del fumetto tradizionale e la nascita di un nuovo linguaggio, credo che lo scopriremo molto presto.

Catenina

*se pure fosse prevista l’opzione slideshow, Luther è perfettamente fruibile secondo la modalità che sto descrivendo. Anzi: a mio giudizio questa è l’opzione ottimale.

** farò riferimento al PDF scaricato all’indirizzo indicato, indicando la posizione dell’elemento analizzato col numero di click (= pagine PDF) necessario per raggiungerlo. Ovviamente le pagine stampate su cartaceo finale dovrebbero essere in linea teorica in numero minore, perché ad esempio i click 5 e 6 alla fine comporrebbero su carta una sola tavola, e così i click 7 e 8.

*** benché normalmente nel cartaceo si ripeta la singola vignetta che si modifica, e non anche le altre vignette precedenti della tavola che rimangono uguali e da considerare “ferme nel tempo”.

**** penso ad esempio alla distruzione dell’uniformità di formato delle tavole, sulla scia delle copertine multiple di X-men 1 di Jim Lee o le tavole doppie apribili ad esempio del Ronin di Frank Miller: le scrollbar permettono facilmente questa opzione.

O all’ipertestualità. O all’inserzione di altre tavole intermedie. O…

Annunci

Una risposta a “Luther, una proposta di Riforma del Fumetto – 2. Eresia

  1. Pingback: Luther, una proposta di Riforma del Fumetto – 1. Ortodossia | Conversazioni sul Fumetto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...