Luther, una proposta di Riforma del Fumetto – 1. Ortodossia

Oggi presentiamo la prima parte di un lungo e interessante articolo di Eugenio Marica (QUA il suo blog) che ragiona sul fumetto in rete e le sue possibilità. -AQ

mumble mumble

Fumetto 2.0, Neo-Fumetto, Fumetto (davvero) Digitale… Il momento di crisi attuale diventa un momento di ristrutturazione, e anche il fumetto intensifica i suoi ragionamenti sul passaggio inevitabile al web.

Non che le cose si stiano muovendo solo ora. Già dal 2000 il solito Scott McCloud si era messo in evidenza fra coloro stavano iniziando una riflessione: l’autore aveva sottolineato alcuni punti circa la trasformazione del fumetto col suo libro Reinventing Comicssul suo sito.

E’ però un dato di fatto che la diffusione del web e soprattutto l’avvento dei tablet ha portato negli ultimi anni a una accelerazione del processo.

Oddio. In realtà, per ora ciò che sembra aumentata davvero è la produzione “digitale”, mentre la riflessione non è ancora sistematica… e quindi non abbiamo risultati sistematizzati. Anche perché il fumetto sul web spesso non è diverso dal Fumetto 1.0, il tradizionale fumetto su carta o materiali equivalenti.

Infatti la produzione (e quindi il mercato) prevalente sembra essere, per il momento, orientato sul PDF o sulle sue evoluzioni\supporti similari.

Un esempio recente ci è gentilmente offerto QUI dall’Esercito USA.

La ragione sembra abbastanza chiara: il fumetto “Formato PDF” non implica sostanzialmente innovazioni rispetto al fumetto tradizionale. Invece che stampare su carta, si “stampa” su video, ma quasi nulla cambia nel linguaggio, nulla cambia nel processo produttivo. L’ultimo “balzo in avanti” sembra esser stato fatto anni fa con tavolette grafiche e colorazione digitale, che nulla cambiavano nel linguaggio ma solo nella resa: il passaggio al supporto video non sembra ancora accompagnato da ulteriori evoluzioni del medium.

Più che un balzo si è trattato di un saltino, direi.

Infatti il mercato prevalente sembra essere, per il momento, quello del PDF (o delle sue evoluzioni o dei suoi similari). La ragione sembra abbastanza chiara: il fumetto “Formato PDF” non implica sostanzialmente innovazioni rispetto al fumetto tradizionale. Invece che stampare su carta, si “stampa” su video, ma quasi nulla cambia. Pochi rischi, possibilità di vendere lo stesso prodotto nei canali tradizionali, ahimè, nessuno necessità di mettersi in gioco e reinventare le regole del gioco stesso.

Come mai questa (sostanziale) immobilità?

A mio giudizio (contestabile come ogni altro giudizio) il “Formato PDF” presenta per gli autori\editori pochi rischi, poiché non modifica un protocollo di lavoro già strutturato e chiaro negli anni.
Inoltre garantisce la possibilità di vendere lo stesso prodotto nei canali tradizionali. E, ahimè, non implica nessuna necessità di mettersi in gioco e reinventare le regole del gioco stesso*.

Non che manchino sperimentazioni, tutt’altro: sono stati fatti esperimenti sulla realtà aumentata (La douce di F. Schuiten o Wondla Vision) e su innovazioni 3D (vedi questo), solo per fare alcuni esempi.

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Ma proprio questi tentativi fanno sorgere alcune domande relative all’essenza del fumetto prima che al futuro del fumetto.
E le risposte a queste domande portano a considerazioni sulle quali, credo, sia opportuno riflettere per fare il suddetto “balzo in avanti”.

Poniamoci almeno una domanda, la prima che dovrebbe venire in mente, la più spontanea, anche se poi nella realtà spesso non viene posta. La più banale, verrebbe da dire, ricordando come tutte le domande banali, alla fine, riguardino temi fondamentali.

Questi esperimenti sul web, sono vero fumetto?

Domanda oziosa, si dirà, ma non così irrilevante. Se analizziamo l’esperimento di Schuiten notiamo che i giornalisti hanno subito intitolato “Il primo fumetto in realtà aumentata”. Bene: l’opera di Schuiten NON è un fumetto. E’ un’opera in realtà aumentata, con la tecnica usata in illustrazioni come queste.

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Ma dato che ci sono immagini disegnate, viene “giornalisticamente” (leggi: “superficialmente”) definita fumetto.

E questo?

Si tratta di una scena 3D in cui si può, tutto sommato, navigare. Ma è fumetto?

Non è il caso di riaprire la polemica sul fatto che la definizione “tecnica” di fumetto non sia la identica al “sentire comune” su cosa sia il fumetto, un “sentire” che arriva a includere nel fumetto le vignette satiriche o le illustrazioni e non solo. Né è il caso di ricordare l’imprecisione dilagante sui termini, per cui ogni fumetto satirico come quello di Zerocalcare (o addirittura ogni fotoromanzo satirico come l’immagine sottostante, presa da qui – testo in sardo cagliaritano, ma quel che conta è la composizione) sul web è definito “striscia”, benché si tratti tecnicamente di vignette o di tavole.

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Il vero problema è che questa imprecisione condiziona alcune strade che potrebbero essere (o sono) percorse sulla via del Fumetto 2.0.

Animazioni, semi-animazioni, realtà aumentata, 3D interattivo, suoni…Tutto questo può essere inserito nel fumetto? A mio parere sì e no.

Sì, se vogliamo fare qualcosa che parta dal fumetto, ma che arrivi a un qualcos’altro che non è fumetto.

No, se vogliamo fare ancora qualcosa che, pur modificato dall’utilizzo di un supporto diverso dalla carta (o equivalenti), resti ancora un fumetto.

Mi spiego meglio.

Al fumetto, a mio parere, sta un po’ larga la definizione di “arte sequenziale”, definita da Will Eisner e accettata, seppur con riserve, da McCloud.

eisner arte sequenziale

Sta larga in entrambe le sue parti, quella relativa all’“arte” (siamo in una società industriale, e anche il fumetto in alcune sue manifestazioni vi è perfettamente inserito, con produzioni che adattano la logica tayloriana della catena di montaggio) e quella della sequenzialità, che non è una esclusiva del medium\codice\linguaggio del fumetto (e qui sono io volutamente generico su questi termini tecnici, che in senso stretto non sono assolutamente equivalenti).

C’è però una differenza: se il fumetto può non essere arte, deve essere però sequenziale. Ciò esclude dalla definizione vignette singole e illustrazioni, se queste non diano per scontate almeno un’ulteriore vignetta\illustrazione (che può essere a livello zero, cioè assente).

Bisogna quindi capire meglio in cosa la sequenza che è propria del fumetto sia diversa dalla sequenza, ad esempio, di queste parole che formano un articolo.

E’ chiaro a tutti che il fumetto vive di due anime. Illustrazione + Parole. Banale.

Immagini che possono essere a livello zero (presupposte ma assenti = vignette completamente bianche o completamente nere) e parole che possono essere a livello zero (presupposte ma assenti = vignette mute).

Vignetta nera

Ma comunque il patto tra autore e lettore è che queste assenze debbano essere intese come “elemento a livello zero” temporaneo, e non definitivo**.

C’è però da specificare che indicare il fumetto semplicemente come “immagini e parole” non basta. Anche i video (tutti i tipi di video con sonoro, e perfino i film muti con cartelli) sono fatti di immagini e parole.
Aggiungiamo allora che le immagini devono essere statiche e non (potenzialmente) riproducenti il movimento: possono solo eventualmente suggerirlo con elementi propri del linguaggio del fumetto (linee cinetiche, la stessa closure).

Dando questa restrizione, escludiamo molti video, ma anche i semi-animati (come QUESTO)

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che, a parte la tecnologia migliore, linguisticamente non sono così diversi dai vecchi cartoni di Hulk della Marvel.

Insomma: alla domanda se un testo che preveda la possibilità di fare o simulare movimenti di macchina da presa sia fumetto, secondo me, guardando a ciò che classicamente è il fumetto, occorre rispondere no.

Dobbiamo quindi fare un’aggiunta ulteriore: il fumetto ha immagini statiche, nel quale non è possibile modificare il punto di vista dell’immagine, sia da parte di una macchina da presa (zoom, spostamenti laterali all’interno dell’immagine stessa, come nel semianimato di Hulk) sia da parte del lettore (attraverso le possibilità offerte dal supporto come abbiamo già visto QUI).

E le parole devono essere scritte. Fisse come le immagini.

Ciò esclude una “lettura ad alta voce” o l’inserimento di rumori non scritti sulla tavola da parte dell’emittente (chi realizza nella realtà il fumetto).

Concludendo: ci piaccia o non ci piaccia, a mio parere se vogliamo fare fumetto anche sul web, dobbiamo tenere conto di ciò che si è costruito sulla carta o supporto equivalente (muri, carta vetrata, acetati, PDF etc.).

Ma visto che non sono un purista così integralista (scusate la cacofonia), credo sia giusto sperimentare altre possibilità (animazioni, uso di suoni, modifiche del punto di vista), fermo restando che debba esserci la consapevolezza che, in questo modo, non si sta più facendo fumetto, ma altro.

In realtà quanto detto sopra è solo il presupposto di un altro elemento sottinteso del fumetto, così come è sottinteso in ogni linguaggio verbale scritto: il primo livello del ritmo di fruizione. Parafrasando in termini più semplici: il ritmo di lettura, per capirci, anche se i termini non sono completamente equivalenti.

breccia

La vera differenza tra il fumetto e l’animazione è che le regole di lettura sono diverse tra i due linguaggi.

Attenzione: non sto parlando della comprensione completa del messaggio, che dipende dalla cultura di ciascuno e dall’esperienza maturata da ciascuno nel leggere fumetti. Questa potremmo definirla una comprensione di secondo livello.

No, intendo un livello più basso, che differenzia il fumetto da un libro fatto di sole parole scritte, e che potremmo spiegare così: il lettore di fumetti può mettere inizialmente l’occhio dove vuole nella tavola\vignetta, e andare avanti (o indietro) nella lettura come e quando vuole lui***.

Ennesima banalità, ma di grande importanza: se vale quanto detto sopra, le slideshow temporizzate di PDF ed equivalenti non sono fumetto. Hanno immagini fisse, in cui non è possibile modificare il punto di vista, hanno scritte fisse. Ma il ritmo di lettura\fruizione è determinato dall’autore, non dal lettore.

Si potrebbe obiettare che il lettore ha sempre, in effetti, una possibilità di intervento: può fermare la slideshow, e scegliere di navigare spostandosi avanti e indietro o a salti.

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Ciò, però, non è diverso dal tasto “pausa” nei videoregistratori (e discendenti tecnologici): posso fermare un film e rivedere la scena, dai DVD in poi posso navigare nei menù, etc.

Ma questa è una forzatura del codice iniziale. Il film è fatto per essere visto in sequenza, secondo tempi e ritmi stabiliti dagli autori, non decisi dallo spettatore\fruitore. Idem lo slideshow.

Il fumetto ragiona in senso completamente opposto. La sequenza è ovviamente data anche in questo caso, ma quello che l’autore\gli autori non possono fare è decidere quanto tempo impiegherà il lettore a passare alla vignetta successiva.

Di nuovo attenzione: non stiamo parlando di “mettere in pausa” per necessità\volontà di interrompere la lettura, o di praticità nella lettura delle parole. E’ la velocità di fruizione della singola vignetta che conta. Io leggo prima i dialoghi poi guardo le immagini; la maggior parte dei lettori di fumetto (credo) faccia l’opposto.

Nel cinema, nell’animazione, nelle slideshow, è il regista\autore a decidere per il lettore.

Nel fumetto il lettore si può ovviamente condizionare, ma non determinare.

Tutto questo discorso dove ci porta?

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Ci porta a Luther, fumetto di Mark Waid destinato specificamente al web.

Questa storia, costruita sfruttando alcune possibilità date dal digitale, conserva però le caratteristiche specifiche del fumetto classico.

Luther non segue il metodo del PDF di una tavola (pur essendo, nella sua essenza, tale), ma è un interessante esperimento di ciò che, a mio giudizio, potrebbe essere il vero Fumetto 2.0

Lo vedremo nel dettaglio.

VAI ALLA SECONDA PARTE.

Luther1

*E il mercato\la critica si basa ancora su questa impostazione.

Basta guardare i recenti Premi Eisner del 2012 (QUI): il premio Best Digital Comic è andato a Battlepug di Mike Norton, che è fondamentalmente un PDF in formato adatto alla lettura su schermo, senza particolari innovazioni rispetto al fumetto su carta… tant’è che è possibile acquistare dal sito il volume cartaceo!

Battlepug

**in realtà il fumetto muto è identificabile\identificato con un fumetto sui generis; al contrario, la presenza di parole scritte isolate in uno spazio bianco (o nero) viene più facilmente ricondotto a un esempio di scrittura tout court, eventualmente nella forma dei carmina picta (vedi QUI e QUI). Da ciò nasce l’interessante questione se le due anime (illustrazione + parole) abbiano un peso equivalente, che non è possibile approfondire in questa sede.

Si può però già azzardare una prima conclusione: nella percezione comune, perché esista un fumetto devono esserci immagini.

*** qualcuno potrebbe obiettare che posso “saltare righe\pagine” anche in un volume solo di parole, ma questo significa inficiare la possibilità di una comunicazione completa e secondo le intenzioni dell’autore. Insomma: in un testo fatto solo di parole, l’ordine previsto è sinistra-destra alto-basso in sequenza (per lo meno nelle scritture latine ed occidentali), senza poter avere una “prima impressione” che stravolga quest’ordine.

Il fumetto, pur avendo un senso di lettura tradizionale (sinistra-destra e alto-basso in occidente) non impedisce che la prima cosa percepita dall’occhio del lettore sia diversa da quella percepita da un lettore diverso, senza che per questo la comprensione completa, condotta secondo le intenzioni dell’autore venga meno. In pratica, due lettori con le stesse capacità e possibilità di fruire di una vignetta o di una tavola possono comportarsi, nel primo approccio alla tavola o alla vignetta, in modo diverso: come ribadirò poco sotto, c’è chi legge vignetta per vignetta, chi dà prima lo sguardo alla tavola; in una vignetta c’è chi legge prima l’immagine, e chi legge prima il testo, salvo poi in entrambi i casi ricombinare le due parti.

Da qui l’interessante deduzione che tra fumetto e fotoromanzo non ci sia differenza, se non nel livello di iconicità e nel mezzo di realizzazione delle immagini. E che, ovviamente (ma non per i giornalisti, spesso), il disegno animato non è un fumetto, poiché la sequenza della combinazione testo\immagini (e ritmo di fruizione) a parità di capacità del fruitore è uguale per tutti.

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6 risposte a “Luther, una proposta di Riforma del Fumetto – 1. Ortodossia

  1. OOOOPS! scusate! per un errore nell’articolo non c’è il link a “Intanto in viale Trento”. Rimedio qui e chiedo scusa a Banana (sic!) l’autore
    https://www.facebook.com/intantoinvialetrento?ref=ts&fref=ts

  2. Marcello "lellomenestrello" Ruggiu

    dopo ore e ore di conversazioni a riguardo…chiamatemi nostalgico ma non voglio webcomics…non è lo stesso così come fa la differenza da cd a itunes per me… 😉 bellissimo articolo comunque e ti lascia ovviamente dei dubbi di fondo…da che punto in poi non si tratta più di fumetto?esiste un “miglioramento” senza snaturare il tutto?

  3. link inserito! colpa dell’editor! 😉

  4. Pingback: Luther, una proposta di Riforma del Fumetto – 2. Eresia | Conversazioni sul Fumetto

  5. Ci sarebbe da ridire che l’ARTE, non solo la moderna ma anche quella (ritenuta pura) dei tempi antichi, è spesso andata braccetto con i precetti dell’industria e con metodi di creazione squisitamente Taylorianiani, inserendosi pienamente nelle logiche di mercato e adattando ad esso persino i suoi concetti più intimi e sacri. Nonostante questo, era ed è considerata proprio ARTE. Ci piaccia o meno.

  6. Concordo e disaccordo (neologismo?) 🙂
    Concordo nel senso che quanto dice lo Sleepy Hollowiano è vero: spesso è andata così.
    Disaccordo nel senso che “spesso” (come si dice sopra) non vuol dire “sempre”. Se però voglio dare una definizione (e questo articolo era un tentativo di definizione), questa deve riguardare se non la totalità, almeno la schiacciante maggioranza dei casi.
    Rimandando a una definizione banalmente wikipediana, (qui http://it.wikipedia.org/wiki/Arte), l’arte non rientra in senso stretto nello scopo primario di una attività industriale, cioè vendere un prodotto. Si può vendere l’arte, si può fare arte anche per venderla, ma qualcosa è arte se è fatta solo per la vendita?
    La domanda è ovviamente retorica e banale. I due campi, come è stato detto nel commento, si intersecano spesso. Ma, a mio giudizio, nessuno, se non nel senso delle corporazioni medievali, parla di Arte del realizzare tappi del serbatoio di un’auto (scusate, sono note autobiografiche che spuntano fuori…), anche se, ovviamente, si può fare Arte anche con quello. Così come alcuni fumetti mainstream non hanno scopo diverso dalla vendita. L’emozione data è un optional, altrimenti è Arte anche un’inquadratura di Beautiful in cui Ridge piange…

    Ps. scusa per il ritardo della risposta! Ah, le feste… 🙂

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