Il fumetto in edicola come Sampras al suo ultimo Wimbledon

Sampras bacia il trofeo di Wimbledon 2000

In questo mese sono andato spesso in edicola e il che, di questi tempi, è abbastanza significativo. Ci vado raramente perché i quotidiani, se li leggo, li leggo al bar e di riviste non ne compro dal 2000, anche se non sono del tutto sincero perché di quell’anno ho un solo ricordo abbastanza nitido, quello della vittoria di Sampras contro Rafter a Wimbledon.


Un po’ di quella partita

A quell’epoca – che ormai siamo in un’altra era – Sampras se la passava più o meno come il fumetto in edicola oggi: di merda. Stanco, dolorante, con la schiena a pezzi, zoppicando tra un servizio e l’altro, Sampras si riscopriva e, dopo aver perso il primo set al tie-break e aver vinto il secondo sempre ai punti, dominava quel Rafter che, nella sua breve carriera, avrebbe meritato molto di più. Rammento Sampras piangere, saltellando su delle gambe che lo reggevano per miracolo, stretto fra l’abbraccio dei genitori. Il nove luglio del 2000 un uomo è entrato nella leggenda e questo me lo ricordo benissimo.*

Sono andato in edicola dicevo e l’impressione che mi ha fatto il fumetto li dentro è stata come quella di Sampras al suo ultimo Wimbledon da vincitore. Stanco e dolorante il fumetto per-tutte-le-tasche (che se uso “popolare” partono gli attuali cori da rilancio del portiere avversario sotto la curva sud dello Juventus Stadium) ha ritrovato il suo furore agonistico e questo perché era più di un decennio che non spendevo 56 euro in edicola.


Ohhhhhhhh merda!!!!

La mia compera è stata la seguente:

  • Dracula di Bram Topker, 7,90
  • Tesori Disney 15 – Il teatro Alambrah, 12,50
  • Historica 1, 12,90
  • Mastercomix 7 – Savarese vol. 1, 6,90
  • Gil Saint Andrè 1‎, 2,90
  • Le storie 2 – La redenzione del Samurai, 3,50
  • Romanzi a fumetti Bonelli 8 – Sul pianeta perduto, 9,50

Ho speso relativamente tanto per essere andato in edicola, ma è anche vero che con 56 euro non compri 7 albi in fumetteria. Se sei fortunato te ne porti a casa 2. Quindi, se è ovvio che i prezzi sono aumentati, quello che sorprende è quanto siano cambiate le pubblicazioni da edicola (e quanto probabilmente funzionino). Tutti gli albi che ho acquistato contengono storie autoconclusive, con l’eccezione di Gil Saint Andrè e Savarese che sono comunque due serie a numero chiuso (leggi anche miniserie). Ne deduco che in edicola il trend del fumetto seriale è agli sgoccioli e che c’è stato un massiccio inserimento di storie autoconclusive in piena linea con la moda del graphic novel. Sostanzialmente è un po’ come il passaggio dalle racchette di legno a quelle in grafite. Il vecchio per il nuovo, ma il gioco è sempre quello.

Mentre nel tabellone del Grande Slam dell’editoria a fumetti la Bonelli mantiene la testa di serie numero uno, capendo finalmente i cambiamenti in corso tutt’attorno a lei proprio come un tennista che domina psicologicamente la partita, l’inserimento del fumetto francese (BD per gli stoici che si affannano a spiegarne le differenze al lettore medio) mascherato da bonellide (termine retrò ma in voga come gli anni ’80) è sintomo di due cose ben distinte e non del tutto complementari: un mercato in affanno che cerca di ampliare i suoi orizzonti con vecchi metodi e lettori che apprezzano e richiedono cose nuove pur non riuscendo a distaccarsi da quelle vecchie (le uscite che attualmente stanziano nelle edicole nostrane non sono altro che la controparte bonelliana del fumetto d’oltralpe). Nel mezzo, la sconclusionata proposta del fumetto argentino (“historieta” per chi ama il tocco esotico) da parte dell’Aurea è simile a quando nel tennis si finisce a colpire la palla coi piedi piantati nel mezzo del campo, propio all’estremo dell’area del servizio, dove non puoi utilizzare una volèe o tirare un dritto perché sei nella terra di nessuno e ti ritrovi, nella migliore delle ipotesi, la palla al corpo.

Intendiamoci, la pubblicazione dell’Aurea è notevole. Savarese è un classico del fumetto argentino e merita una riproposizione adeguata e cronologica. Tuttavia sono alquanto dubbioso di questa edizione e della sua gestazione come lo sono (e a ragione – vedasi la gestione precedente in toto dell’Eura) di tutto il catalogo argentino che negli anni è stato editato, senza continuità di sorta, in Italia.


Sampras fa ace, ma il bello è Schwarzenegger

L’ace, invece, sembra tirato dall’affolamento degli allegati ai periodici, un colpo apparentemente vincente** che oramai miete successi (come quello di Sampras, detto fra l’altro Pistol Pete per il suo servizio preciso ed esplosivo capace di superare i 200 km orari). La nuova proposta della Mondadori, questa collana Historica, che presenterà storie francofone sconosciute al grade pubblico senza un preciso filo conduttore (se non un tema storico che suona più come un pretesto per poter pubblicare qualcosa di diverso in edicola) in un formato abbastanza fedele a quello originale per dimensioni e a un prezzo contenuto per gli standard italiani, mi suona come quell’azzardo che nel tennis viene chiamato chip and charge***.

Tutto sommato, sulla lunga durata di un mese editoriale, il quadro che ne emerge è largamente positivo. Il fumetto in edicola sta portando anche qualità, proprio in un momento che vale come un break-point decisivo, quando la sostanza, da sola, non basta più. Il fumetto, almeno questo mese, ha vinto ed è corso ad abbracciare i suoi parenti (le edicole), zoppicando e in lacrime, proprio come Sampras a Wimbledon 12 anni fa.

Sampras abbraccia il padre dopo la vittoria a Wimbledon nel 2000

*Con la vittoria a Wimbledon nel 2000 Pete Sampras metteva in bacheca il settimo trofeo conquistato sull’erba londinese. E’ stato il primo tennista dell’era Open [1] a farlo, eguagliando il record di William Renshaw che però risaliva alla fine dell’ottocento, quando il tennis non era come lo conosciamo noi oggi. Poi venne Roger Federer e il duo diventò un terzetto, ma questa è un’altra storia.

**Apparentemente, perché nel tennis, nonostante l’ace risolva molti problemi al giocatore, è del tutto superfluo ai fini della vittoria. Ho visto atleti dalla battuta velocissima servire cinquanta ace a partita per poi perdere contro altri che ne realizzavano solo una decina nei momenti giusti. Fondamentalmente è questo che distingue i grandi campioni dai giocatori normali. Un ace sullo 0-0 del secondo game del primo set non vale nulla paragonato a un ace sulla palla-break dell’avversario sul 4-5 del quinto set. Il tennis, disciplina regina e universale, è, similmente all’editoria, gioco di scelte e calcoli, di attitudine e timing, di bravura e destrezza, di concentrazione e consapevolezza dei propri mezzi.

***Il chip and charge è, nel tennis, quell’espressione con cui si indica una giocata che prevede l’esecuzione di un tiro in avanzamento con rotazione dall’alto verso il basso per permettere la discesa a rete con lo scopo di chiudere il punto. Una soluzione oramai desueta, affossata dalla predominanza del gioco moderno da fondo campo che, a memoria, era usato con maestria proprio da Pete Sampras e Pat Rafter, il primo, massimo esponente di quel gioco veloce, potente e geniale da talento puro, il secondo, ultimo esponente di quel gioco australiano vecchio stile tutto serve and volley. Ho sempre considerato il chip and charge come un azzardo. Questo perché è una soluzione davvero difficile da portare a termine, che richiede tempo e metodo di esecuzione molto veloci. Efficace se spiazza l’avversario e vittoriosa se si è in possesso di una volèe più che buona, il chip and charge diventa presto un’ arma a doppio taglio che espone a passanti micidiali e a sfiancanti corse avanti e indietro lungo il campo per recuperare lob (pallonetti) difensivi.


Sampras fa chip and charge

[1]L’era Open parte dal 1968, periodo in cui giocava gente come Rod Laver, quindi come a dire un miliardo di anni fa,  e decretava che i professionisti potevano partecipare ai tornei del Grande Slam prima riservati ai soli amatori. La storia del tennis è assai complessa e affascinante come quella del fumetto.

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7 risposte a “Il fumetto in edicola come Sampras al suo ultimo Wimbledon

  1. Marco Pellitteri

    Spero di essere il primo a lasciare un commento su questo tuo splendido articolo sul tennis. Del fumetto non me ne frega un fico secco. Ma scopro che sei un appassionato di tennis, anzi spero tu sia anche un giocatore, mi piacerebbe tanto fare due scambi con te! Ci sono altri tennisti nel mondo del fumetto? Io gioco da quando avevo nove anni e mi vanto di aver usato le mie capacità tennistiche anche per farr un pochino di soldi come istruttore, da giovane, per pagarmi l’università.

  2. Marco Pellitteri

    * (capacità tennistiche, le mie, invero assai limitate dal punto di vista agonistico, ma tecnicamente ineccepibili, diciamo le cose giuste nel bene e nel male!).

  3. Ciao Marco, son contento che ti sia piaciuto l’articolo!
    Ho giocato a tennis per più di dieci anni, dai 7/8 ai 19, poi ho smesso per vari motivi, anche fisici, quindi è da un bel po’ che non prendo in mano una racchetta.
    Non son mai stato un gran atleta, ma avevo un certo stile, giocavo il rovescio a una mano (tagliato mi usciva un colpo niente male) e amavo fare serve and volley.
    Comunque la passione mi è rimasta e lo seguo abbastanza assiduamente.
    Chissa se riprenderò mai in mano una racchetta? La voglia c’è…quindi non si sa mai!

  4. Renato Pallavicini

    Caro Marco, ma come «del fumetto non me ne frega un fico secco»? Mi crolla un mito. Insomma, a me, me ne frega ancora un bel po’. In compenso non ho mai giocato a tennis e sono sempre stato una schiappa in tutti gli sport. Comunque l’occasione di questo post e dei suoi commenti mi viene bene per fare i complimenti a «Conversazioni sul fumetto» che seguo costantemente con attenzione e interesse.

  5. Grazie Renato, per me (e per noi) è un vero piacere sapere che ci segui!

  6. Marco Pellitteri

    Caro Renato, è che i fumetti mi annoiano sempre più e sempre più spesso. Non riesco più a leggerli con soddisfazione, tranne che in rari casi. Sto sviluppando una sorta di iconoclastia che prima o poi proverò a raccontare in uno scritto un po’ più articolato di queste tre righe. Quest’estate per esempio al posto della pila di fumetti comprati negli anni e ancora non letti ho preferito leggere i racconti di Svevo e i Canti di Leopardi. Una reazione estrema, che però mi ha dato soddisfazione. L’ultimo buon fumetto visto/letto ultimamente, fra quelli italiani almeno, è un fumetto di Luigi Ricca edito dalla Tunué, che ho letto per caso nella casa che la Tunué affitta durante la fiera di Lucca Comics. Sto leggendo vari albi mensili italiani e li trovo tutti poco fumettistici, molto noiosi e ripetitivi… tempo sprecato. Semplicemente, a livello mio personale sto cambiando menù culturale. Trovo che difendere il fumetto in quanto forma in sé sia sbagliato. Solo le opere belle devono spuntarla… A presto!

  7. “Trovo che difendere il fumetto in quanto forma in sé sia sbagliato. Solo le opere belle devono spuntarla… A presto!”
    completamente d’accordo.
    e ah, “tennista” della domenica anche io! un mancino che ha imparato guardando mcenroe e connors…
    ciao!

    g.

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