Una lettera a Jamie Delano dal 2020

2020 Visions, copertina di Davide De Cubellis

Caro Jamie,

sono casi della vita. Hai scritto fumetti per un ventennio buono. Fai parte di quella manciata di sceneggiatori inglesi che hanno rivoluzionato il fumetto americano. Hai avuto l’onere direttamente da Alan Moore di scrivere le prime storie di John Constantine. Hai gettato i semi dell’ascesa della Vertigo. Hai lavorato alacremente su alcuni personaggi principali di casa DC. Sei stato riconosciuto come uno dei massimi scrittori di fumetto viventi e hai lavorato con i migliori disegnatori sulla piazza. Ma ad oggi son dieci anni che non scrivi più regolarmente per il mercato dei giornalini. Ci regali qualche comparsata, hai fatto tanto che il tuo lavoro si è perso nel tempo, e nella mente di chi ti dovrebbe pubblicare occupi uno spazio troppo piccolo e recondito. Oggi, che gli editori sono troppo occupati a stampare cose senza senso, nessuno di loro si impegna per dare alla luce uno dei tuoi lavori più interessanti. Ed è un problema. Lo è perché stiamo parlando di un progetto datato 1997, edito dalla Vertigo, un’imprint popolarissimo negli anni novanta, ma la tua storia, all’estero, fu snobbata già allora e fino ad oggi sembrava difficile che qualcuno la potesse pubblicare.

Sai Jamie, non voglio tediarti parlandoti di una situazione che sicuramente non ti tocca, ma qua da noi è un vero casino. La situazione editoriale intendo – che quella generale è ancora peggio, con questi terremoti e queste epidemie impreviste. Non si capisce più nulla. Viene stampato di tutto e niente. Editori che affiancano scartoffie accanto a casi eclatanti e ristampe ritrite. Nessuna linea editoriale precisa, solo il continuo ammucchiarsi di carta su carta. Alle volte, quando penso al mercato del fumetto italiano, mi sembra di guardare una puntata di Sepolti in casa.

Per questo, quando il nostro caro amico smoky mi ha comunicato che il tuo 2020 Visions sarebbe stato pubblicato in Italia, mi sono sentito contento e allo stesso tempo stranito. Mi sono detto: finalmente! e poi mi sono chiesto: come mai solo ora?

E ho compreso, solo quando ho saputo che lo pubblicherà un nuovo editore indipendente, in tiratura limitata, che forse ancora non ci siamo, che nessuno ancora ha capito. Almeno tre editori interessati al marchio, dal ’97 a oggi, potevano pubblicarlo – tutti potevano farlo, dato che i diritti sono i tuoi e chiunque poteva chiederteli.
Non voglio credere che ti abbiano dimenticato e non credo neanche che non abbiano reputato buona la storia, in tal caso non devono proprio averla letta.

La cosa importante, a distanza di tanti anni, è che finalmente riuscirò a leggerlo.

Purtroppo oggi, in Italia, nel 2020, la situazione è un po’ complicata. Tu lo sai meglio di me. Ho appena scambiato una pillola per questo foglio di carta su cui sto scrivendo. E pensare che nel ’97 la carta era ancora a buon mercato, ma in 15 anni si fa presto a sprecarla. Sprecarla poi, non si sa come, visto che oramai non legge più nessuno.

Detto questo, caro Jamie, ti saluto e mi congedo.

Ci vediamo a Lucca tra qualche giorno, buone visioni, sperando in tempi migliori.

Andrea.

p.s. Ho avuto modo di leggere la tua intervista sui blog di smoky e di solinas, come al solito, le tue parole sono sempre molto interessanti.

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