Speciale 50 anni di Spider-Man – Peter Parker e Zia May nello Spider-Man di Steve Ditko

di Berry Pearl
traduzione di Tonio Troiani

Il nostro speciale per i 50 anni di Spider-Man (QUA tutti i post) continua con questo articolo di Berry Pearl tratto da Comic-Book Collectors Club, dove si cerca di capire zia May e l’uso che ne voleva fare il suo creatore.

Zia May, come la maggior parte delle creazioni di Ditko, non ha storia; nasce nel 1962. (Lee e Ditko usarono una “zia May” e uno “zio Ben” in un fumetto – Goodbye to Lind Brown – apparso su Strange Tales #97)

Non sappiamo nulla di Zio Ben, quanti anni avesse e cosa facesse nella vita. (Tuttavia, c’è una certa somiglianza con il famoso postino dei Fantastici Quattro). Sappiamo solo che ha guadagnato abbastanza per affittare, non acquistare, una casa a Forest Hills e mantenere la moglie e il nipote. Non sappiamo nulla dei genitori di Peter. Il cognome di Peter è Parker e questo significa che lui e May non sono consanguinei, lui è il nipote di Ben. Zia May è insolitamente anziana in relazione a suo nipote, sembrando più simile ad una nonna, o ad una prozia, piuttosto che ad una madre o ad una zia. Forse è per questo che Lee e Ditko hanno scelto una zia, volevano che fosse più anziana, non quindi una donna tra i quaranta e i cinquanta. Tuttavia sembrava adatta al ruolo di nonna. Lee e Ditko non hanno mai spiegato niente di tutto ciò. Né abbiamo mai visto la scena in cui May scopre la morte di Ben. [In realtà a pagina due di “Amazing Spider-Man #1” c’è un flashback che ci mostra questa scena NDT] 

Due generazioni separano Peter e May, forse in maniera tale da aumentare – sin quanto fosse possibile – la distanza tra loro. Desiderava che Peter avesse fiducia in lei, nonostante l’incapacità a relazionarsi a lui in una maniera moderna. May non aveva un cognome da nubile, così la sua appartenenza etnica era universale, non legandosi così a nessun gruppo, e non si accennò mai alla loro religione.

Zia May fornì coerenza alla vita di Peter e alla narrazione di Ditko. Appare nella prima pagina della sua prima storia di Spider-man e nell’ultima tavola del suo ultimo racconto, il numero 38. Nessun altro personaggio secondario è stato là tutto quel tempo, sebbene J.J.J. ci sia andato molto vicino.

Zia May ha ricoperto diversi ruoli nella saga di Peter Parker pensata da Ditko:

  1. Zia May poneva Peter in un mondo reale. Se lo inseriamo nel contesto del fumetto dei primi anni Sessanta, alcuni adolescenti non avevano avuto nulla di simile a dei veri genitori. Robin e Speedy vivevano non come bambini adottati, ma sotto la tutela di avventurieri che rischiavano le giovani vite dei loro protetti incoraggiandoli ad uscire e combattere pericolosi criminali. I membri della Legione dei Super Eroi non hanno genitori. Il giovane Clark Kent vive con i suoi genitori adottivi. May, tuttavia, è iperprotettiva, un vero genitore. Per noi lettori, con lei, è stato molto più semplice metterci nei panni di Peter. A differenza dei Kent, May non conosce l’identità segreta di suo nipote. 
  2. Ha un ricordo costante delle conseguenze dovute alle azioni di Peter. C’era una continuità narrativa molto blanda negli altri fumetti, specialmente nel mondo della DC. I genitori di Clark Kent non sembravano soffrire per più di una storia, e spesso anche gli eventi più importanti venivano dimenticati, oppure ignorati, nel numero successivo. Stan Lee e Steve Ditko hanno introdotto nel fumetto qualcosa che non si era mai visto: la continuità narrativa. Di numero in numero, caratterizzazioni e intrecci venivano continuati. Vivendo in un mondo realistico, Zia May era sempre là, spesso malata, debole e depressa. (E forse, ignorante. Avrebbe potuto far uso dell’assicurazione sanitaria per gli anziani). Quando la serie Dark Knight per Batman e Smalville per Superman fecero un reboot, Bruce Wayne e Clark Kent, seguendo l’esempio di Spider-man, si sentirono in colpa per la morte dei loro genitori.
  3. Dramma: Gli eroi della DC sono spesso invulnerabili, non rischiano nulla correndo in un edificio in fiamme. I super-eroi della Marvel sono vulnerabili, possiedono debolezze umane. Con queste debolezze corrono rischi, con i rischi fanno scelte e con le scelte sorge il dramma. Peter spesso deve scegliere se proteggere Zia May o fermare il suo antagonista di turno. La sensazione è che siano passati diversi mesi tra Amazing Fantasy #15 e The Amazing Spider-man #1. May Parker è al verde e deve vendere i suoi gioielli per pagare l’affitto. Nuovamente, vediamo Peter assumersi le proprie responsabilità, e questo lo spinge a cercarsi un lavoro, prima con i Fantastici Quattro e poi, ironicamente, con  J.Jonah Jameson. Zia May è il collante che ha portato Peter a questa alquanto insostenibile situazione, e ciò nonostante, così  ironica e interessante. Aveva bisogno di soldi, e scattare foto a se stesso non lo aiutava ora che era così impegnato.
  4. Inoltre, era un ottimo intermezzo comico, più preoccupata di non perdersi The Beverly Hillbilies che dai criminali che scorazzavano per le strade. Nei primi numeri, May, nel ruolo di una zia apprensiva aggiunge una buona dose di umorismo al fumetto. Quando Peter vuole andare in Florida per la prima apparizione di Lizard, lei si rifiuta. Quando Peter le dice che andrà con J.J.J., ne parla come un “uomo simpatico” e acconsente. Ma non leggendo i quotidiani, non ha mai notato che il nome di Peter è in calce alla foto che ritraggono criminali. Oh bé,  non ha mai avuto un grande intuito, dopotutto ha un debole per Dr.Octopus. (Mentre Zia May è solo affascinata dal Dr.Octopus nel primo Annual, altri, in un decennio, mostreranno in realtà il loro primo appuntamento. Per quanto riguarda il motivo per cui ruppero, May disse, “Aveva tutte quelle mani!!!” D’altronde, è meglio non parlare di come il personaggio è stato alterato dopo l’abbandono di Ditko. Divenne un’altra Zia May: addirittura avremmo potuto pensare che fosse uno Skrull.)

Furono comunque apportate alcune modifiche: nel numero 9 May, che si è sempre presa cura di Peter, finisce in ospedale, con un’inversione dei loro ruoli. Il figlio diventa adesso il genitore. Con la morte di Ben, terrorizzata all’idea di rimanere sola, afferra la mano di Peter e dice, “Non mi lascerai mai sola, tesoro”. In seguito, Betty le fa visita in ospedale, ricevendo una segno di approvazione. La sua malattia dura sino al numero successivo: a quel tempo una rarità. Di nuovo, Peter deve fare una scelta importante, May ha bisogno di una trasfusione, e il suo sangue sebbene sia del tipo giusto, è, beh, diverso…A causa dell’insistenze dei  suoi amici, fa l’unica scelta possibile. (Come se l’ospedale non avesse altro sangue.).

Parker è regolarmente intimidito dai suoi compagni di scuola, con conseguenze notevoli, ma mai dai suoi nemici. Però Spider-Man, che non teme l’Uomo Sabbia o Goblin, smette di combattere perché ha paura di quello che possa succedere se non dovesse chiamare Zia May e dirle che farà tardi! Lui è tutto ciò che le è rimasto. Apparentemente, non ha altri famigliari.

Zia May però, e Peter lo sa, in tutto il ciclo curato da Ditko percepisce la sua depressione, la sua solitudine e la sua tristezza. Spera che lui le si confidi. È non solo l’identità segreta che li tiene distanti; è anche la loro differenza d’età. Naturalmente, essere iper-protettiva e critica nei confronti di Spider-Man è allo stesso tempo ironico e buffo.

Benché ci siano stati episodi importanti, come la sua malattia nel numero 9, sino al numero 17 Zia May è stata spesso un intermezzo comico, come quando tentò di far mettere insieme Peter e Mary Jane. (Chi avrebbe potuto immaginarlo che avesse ragione). Ben presto le cose cambiarono. Spider-man fugge da un combattimento contro Goblin ed è al suo fianco quando rientra in ospedale. Capisce che la responsabilità che nutre per la sua famiglia, per sua zia, è molto più importante di quella per la gente. È lacerato dal dolore e dal senso di colpa al pensiero di dover abbandonare la sua carriera di super-eroe. È Zia May e la sua forza interiore che lo incoraggiano.

May Parker ha interpretato diversi ruoli, atipici per un personaggio secondario di un fumetto. D’altronde, le persone che conosciamo nella vita reale non sono forse divertenti o drammatiche? E non recitano forse diversi ruoli? Questo è ciò che permette a Zia May di sembrare reale. La sua rappresentazione a tutto tondo aiuta a concentrarsi sul personaggio principale, facendo avanzare la trama, e, a modo suo, è stata spesso quello che ha spinto Peter a fare ciò che è giusto, anche a proprie spese.

Queste storie eccezionali sarebbero state meno speciali senza la sua presenza. Sono riconoscente a Lee e Kirby per non averne fatto un “Alfred”, lo spiritoso anziano stratega che ha permesso la battaglia al crimine di Bruce Wayne dopo averne scoperta l’identità segreta.

Nick Caputo ha scritto che Spider-man, sollevando un enorme macchinario, si fosse infine liberato del peso del passato che gravava sulle sue spalle (QUI):

L’analogia di Ditko è chiara: Peter Parker è infine in grado di sollevare il “peso” della colpa che l’aveva ossessionato sin dall’omicidio di suo Zio. L’adolescente ha compiuto il ciclo completo, da una confusa giovinezza ad una responsabilità adulta, espiando gli errori del passato.

(Ho spesso pensato, dato che Ditko si identificava con i suoi personaggi, che quando decise di lasciare, quello fosse il sollevamento del peso della Marvel dalle sue spalle)

Se l’interpretazione di Nick è corretta, allora anche la storia di Zia May doveva essere conclusa.

Ed è così. L’ultimo arco narrativo dedicato a Zia May (i restanti 5 numeri curati da Ditko) inizia con il numero 30, quando scopriamo che la sopraccitata trasfusione fatta da Peter la sta uccidendo. Anche in questo caso, lei si ricorda delle azioni di Peter. Quest’ultimo aveva acconsentito alla trasfusione perché i suoi amici Flash e Liz gli facevano pressione, nonostante fosse a conoscenza che ci sarebbero state delle conseguenze inseguito. Ora, per salvare sua zia, Parker usa tutta la sua forza, intelligenza e perseveranza per ottenere il farmaco che può curarla. Intrappolato sotto una massa di acciaio, lotta e non riesce a liberarsi, finché non viene incoraggiato dai ricordi della forza interiore di Zia May in una della più potenti scene mai disegnate, in una delle più importanti storie mai prodotte. Stan Lee ha ricordato:

 […] Una delle mie storie preferite di tutti i tempi, che fu illustrata da Steve Ditko era quella intitolata “Il capitolo finale”. Spider-man, si trovava intrappolato in un tunnel sotto qualcosa di enorme, un enorme pezzo di ferro che lo bloccava…Non avrei mai creduto che Steve fosse in grado di disegnarlo così superbamente. Invece lo fece in due scene, due tavole come nessun artista sarebbe stato in grado di fare, Steve lo allungò per un alcune pagine dove continui a guardare Spider-man che si sforza e prova a sollevare quell’imponente oggetto di ferro ma non ce la fa e non si arrende e, tavola dopo tavola, pagina dopo pagina, prova a liberarsi e infine, ce la fa e quando lo fa, dopo che i lettori hanno visto tutte quelle altre vignette e pagine, è stato così eccitante, persino per me che sono lo scrittore della storia. Quando lo vidi urlai per la gioia. Steve fece un ottimo lavoro.

Nel numero 34, Peter le fa visita in ospedale, dove lei dice di sentirsi “come nuova” e una May Parker sorridente, in realtà, non ha più lo stesso ascendente che aveva prima. È buffo, Ditko sapeva che avrebbe lasciato, e sulla sua ultima tavola di Spider-man, il commiato di Ditko, tra tutte le cose, sceglie un’esuberante Zia che cerca di rendere la vita di Peter migliore presentandogli Mary Jane. Ma nel mondo di Ditko, il viaggio di May, e il suo, finiscono nello stesso identico istante.

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7 risposte a “Speciale 50 anni di Spider-Man – Peter Parker e Zia May nello Spider-Man di Steve Ditko

  1. Mi sfugge perchè Lee si vanti di “Il capitolo finale” quando Ditko risultava dai credits lo scrittore/disegnatore e Lee solo il dialoghista.

  2. Dai credist, per l’appunto risulta, che il plot è opera di Ditko, che già da un qualche numero curava in prima persona, mentre i dialoghi erano opera di Lee. Tuttavia, molto probabilmente Lee aveva contribuito anche solo in minima parte al plot…Comunque, la citazione è una risposta privata di Lee a Pearl e credo che senza ledere la paternità dell’opera il senso fosse che pur essendo a conoscenza dell’andamento della trama, lo sviluppo “drammatico” che riuscì a dargli Steve era talmente entusiasmante da stupire anche lui che era lo scrittore della serie…Poi, Lee è ormai un vecchio bacucco…:P

  3. Lee è un gran furbone, che recita da anni la parte del “bacucco”. Non gradì affatto il riconoscimento nei credits dato a Ditko, tanto da interrompere ogni comunicazione con lui. Dopo l’uscita di quell’intervista, Ditko scrisse alla rivista negando ogni contributo da parte di Lee a quel soggetto visto che i due appunto non comunicavano.

  4. L’intervista a cui fai riferimento è quella apparsa in The Comics! #7 (vol.12) e che Nick Caputo cita nell’articolo sulle “sequenza del sollevamento” che abbiamo tradotto e che trovi nello speciale…Per il resto, dovremmo attenerci al fatto che quello che dice Ditko è la verità su come andarono i fatti…Non che io sia un sostenitore di Lee: lo considero un vecchio volpone…

  5. Dovremmo attenerci non solo a quello che dice Ditko … ma anche ai credits. Comunque grazie per aver tradotto questo bel articolo/analisi e saluti.

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  7. Pingback: Speciale 50 anni di Spider-Man – La conclusione | Conversazioni sul Fumetto

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