Speciale 50 anni di Spider-Man – Tom DeFalco e Ron Frenz parlano delle origini del costume nero

traduzione di Manuela Capelli

Il nostro speciale sul Ragno (QUA tutti i post) continua con questa intervista, tratta da Back Issue #12 dell’ottobre 2005, a Tom DeFalco e Ron Frenz sull’origine del costume nero. -AQ

DAN JOHNSON: Ho sempre pensato che il nuovo costume volesse dare il via a un nuovo capitolo di Spider-Man, e che la Marvel lo avesse designato a un nuovo team creativo.

TOM DeFALCO: È questo il grande segreto che la maggior parte delle persone non conosce. L’idea di cambiare il costume di Spider-Man arrivò da un soggetto non richiesto. Non ricordo il nome della persona che se ne uscì con la proposta, ma qualcuno inviò una storia a Jim Shooter [allora caporedattore] in cui Spider-Man aveva un nuovo costume. Il nuovo costume era nero, di modo che lo potesse nascondere nella notte. Shooter comprò la storia dall’autore e venne da me perché ero l’editor di Spider-Man. Shooter mi disse che gli piaceva l’idea di un nuovo costume, ma la storia in sé non funzionava. Visto che l’avevamo già pagata, era mio compito lavorarci con l’autore per farla diventare una vera storia. Lavorai con quel ragazzo per mesi, cercando di aiutarlo a scrivere una vera storia. Molti autori esordienti credono che sia necessaria una grande idea per raccontare una storia. Una buona idea ti porta a mala pena a raggiungere la prima pagina. Per scrivere una storia hai bisogno di centinaia di idee e se non te ne rendi conto allora non dovresti scrivere.

Ho cercato di lavorare con questo scrittore per portarlo a scrivere quella che sarebbe essenzialmente stata una storia lunga un numero. Nel corso della storia, Spider-Man avrebbe cambiato costume, scorazzato per un po’ nei suoi nuovi panni, e alla fine sarebbe tornato nel suo costume originale. Dopo mesi di lavoro con l’autore, ho capito che, semplicemente, non sarebbe successo. Mesi dopo, la Marvel entrò in affari con Mattel, che ottenne le licenze dei personaggi Marvel per una linea di giocattoli. Kenner aveva la licenza dei personaggi DC, ed era andata piuttosto bene, così la Mattel venne dalla Marvel per fare la stessa cosa con i nostri personaggi. Ci venne in mente di mettere insieme tutti i personaggi per un enorme crossover. Shooter disse, “Ricordi quella storia che abbiamo comprato in cui Spider-Man ha un nuovo costume? Utilizziamo quel concept e diamo a Spider-Man un nuovo costume nel crossover.” Penso che inizialmente scelse Mike Zeck per disegnare il nuovo costume. Poi, Rick Leonardi e probabilmente alcuni altri ragazzi subentrarono nel design.

RON FRENZ: Avevo appena fatto Amazing Spider-Man #251 ed era stato molto divertente, al che mi mandarono il soggetto del #252 insieme ad alcuni Xerox di un paio di sketch: erano gli sketch del disegno di Mike Zeck per il costume nero. Pensai, stupidamente, che fosse un nuovo criminale! Quando lessi la storia, divenne ovvio che Spider-Man avesse un nuovo costume, ma prima di leggere il soggetto, chiamai qualcuno in Marvel e dissi, “Il soggetto è arrivato sano e salvo e questo nuovo criminale sembra fantastico!” La persona in Marvel disse, “Quale nuovo criminale? Quello è il nuovo costume di Spider-Man!” E io continuai: “Mi stai prendendo in giro! Ho aspettato tutta la vita, da quando avevo otto anni, per disegnare Spider-Man, e ora ha un nuovo costume!?” Che io sappia, Shooter prese Mike Zeck per questo. Quando Leonardi fece il #253 e il #254, giocò con i disegni e aggiunse delle giunture extra nelle gambe del ragno per farle sembrare più naturali. Prima di allora, sembravano strisce da corsa che uscivano dal corpo del ragno. Tutti guardano i cambiamenti del costume di Spider-Man attraverso le lenti di quello che è successo da allora, e pensano si trattasse di una specie di cinica manovra di vendita. Questo era “prima” di tutto. Era una di quelle situazioni del tipo “potremmo essere linciati” o “la cosa può non decollare del tutto”.

DeFALCO: Per quanto riguarda Secret Wars, a proposito del nostro reparto vendite, stavamo essenzialmente facendo un giocattolo da vendere con il libro. Questo è tutto. Marvel non si aspettava che andasse bene. Non solo, ma la voce che Spider-Man avesse un nuovo costume trapelò. Quando prendi un freelance, tutti sanno tutto!

FRENZ: Hey!

DeFALCO: Hey, sono un freelance anch’io, cosa vuoi che ti dica? Quando venne fuori la voce del nuovo costume di Spider-Man, iniziammo a ricevere tonnellate di lettere minatorie. Così Jim Shooter venne da me e disse, “Il costume è comparso nel #252. Disfatene nel #253.”

FRENZ: Già, tutto cambiava giorno per giorno via via che si avevano notizie da fuori.

DeFALCO: Così Shooter mi disse di liberarmene nel numero successivo. Andai nel suo ufficio, e mi ricordo di aver discusso con lui. Mi ero molto appassionato al fatto che non potessimo liberarci del costume così velocemente. Spider-Man aveva ricevuto il suo nuovo costume in Secret Wars, per cui avremmo dovuto liberarcene prima di vederglielo effettivamente prendere.

FRENZ: È giusto. Il costume nero non fu introdotto che a metà di Secret Wars, nel numero #8. Se ricordi, Spider-Man sparì nel numero #251, poi tornò nel #252 con il suo nuovo costume. Secret Wars doveva durare un anno per mostrare in che modo aveva avuto il nuovo costume. Dovevamo tenerlo in circolazione così a lungo per suscitare la curiosità della gente, o avremmo reso un cattivo servizio a Secret Wars.

DeFALCO: Quando impostammo la nostra storyline iniziale, decidemmo che Spider-Man avrebbe perso il costume nero un mese dopo averlo preso in Secret Wars perché tutti lo odiavano. Nessuno voleva il costume nero. Non mi ricordo quando esattamente, ma suggerii anche che il costume fosse una creatura aliena.

FRENZ: Nell’ultima intervista stampata che ho visto di Shooter, lui rinnegava quasi tutto, come se fosse lontano dal sapere chi l’aveva fatto o come fosse successo. Mi ricordo che ho pensato, “Ma che—!? Lui stava scrivendo Secret Wars, e ne era il caporedattore, non posso credere che sia successo qualcosa senza il suo consenso.”

DeFALCO: Shooter non era al corrente che il costume fosse un simbionte. Non gli interessava particolarmente. Nel suo soggetto, Spider-Man riceve semplicemente il suo nuovo costume da una macchina.

FRENZ: Per cui era davvero più lontano da quello che succedeva giorno per giorno nei fumetti di Spider-Man così come dal costume nero.

DeFALCO: Per allora, Shooter era contento di quello che stavamo facendo. Aveva visto il primo paio di numeri e si era reso conto che si trattava di un libro di cui non avrebbe dovuto preoccuparsi.

FRENZ: Ma anche così, il costume nero fu una cosa passeggera. Nessuno lo trattava come uno di quegli eventi che cambiano la vita. Io non pensavo, “Wow! Sono su Spider-Man per qualcosa di importantissimo!” Penso che nessuno lo facesse.

FRENZ: Recentemente, in un’intervista, John Romita, jr., Dio lo ami, ricorda di aver lasciato Spider-Man proprio all’epoca del costume nero e che per lui quella fu un’opportunità mancata, ma all’epoca non era considerata un’opportunità! Nessuno pensava che questa idea sarebbe diventata altro che un enorme disastro. I fan la odiavano, e noi ci stavamo scusando ancor prima di averla realizzata. Io non ne ero contento, e altri creativi non volevano averci a che fare del tutto perché lo immaginavano come qualcosa di aleatorio.

DeFALCO: io e Ron fummo accusati di distruggere Spider-Man prima ancora che uscisse il primo numero.

JOHNSON: Cosa successe quando i fumetti uscirono effettivamente?

DeFALCO: Quando i libri si stavano avvicinando all’uscita, venimmo improvvisamente allertati sul fatto che a causa di tutta quella pubblicità, poiché tutti lo odiavano, poiché era un disastro completo, le vendite erano salite alle stelle. Le vendite di Secret Wars erano andate vicino al milione, il che, a quei tempi, era qualcosa di mai sentito prima.
Le vendite di Spider-man erano talmente salite alle stelle, che a un certo punto fummo chiamati in ufficio perché il personale delle vendite guardando il venduto disse, “Questi fumetti non venderanno mai cosi tanto. Taglieranno le fumetterie fuori dal business, e dobbiamo fare qualcosa per sostenerli.” Marvel scelse me e Elliot Brown, che aveva scritto e disegnato uno dei manuali di Marvel Universe—quello su hardware and weapons—per andare a fare un giro dei negozi di fumetti della California e aiutarli a vendere i volumi. Il #252 di Amazing Spider-Man arrivò di mercoledì, noi arrivammo in California di giovedì. Quando il venerdì ci presentammo nei negozi per le firme, i fumetti erano già sold out. Eravamo andati apposta e non avevamo niente da firmare.

FRENZ: Giorni dopo l’uscita del #252, feci una presentazione in Canada. Sia che la gente sapesse che sarebbe andata bene, male o in modo indifferente, avevo programmato qualche incontro in giro in quel periodo, e il #252 stava vendendo con un utile ridicolo.
La gente lo vendeva a $50.00. Io ero a questa presentazione canadese, che era relativamente piccola, e il Fire Marshall (pubblico ufficiale che investiga sulle cause degli incendi e fa osservare le leggi sulla prevenzione, ndr) la fece chiudere perché c’erano troppe persone. Era come Soylent Green. Era ridicolo. Io ero fidanzato con una bellissima ragazza ai quei tempi. Era una piccola testa calda e divenne la mia guardia del corpo. Avevo questa piccolo biondina che teneva a distanza la gente per portarmi a pranzo. La folla spingeva il tavolo sempre più indietro, perché era smisurata e non aveva nessuna direzione, per cui il tavolo cominciò migrare verso di me. Era come al tempo dei Beatles, e nessuno se lo aspettava.

DeFALCO: Ron ci ha quasi fatti linciare alla convention.

FRENZ: Che storia è questa? È successo così tanto tempo fa—

DeFALCO: Nella fretta pazzesca, la Marvel vendette ogni copia su cui potesse mettere le mani. Io e Ron non ricevemmo nessuna copia gratuita. Eravamo a una convention a Chicago, e stavamo parlando con un commerciante che ci aveva portato alcune copie del #252 da firmare. Ron accennò al fatto che non aveva neanche una, e penso che concordasti di firmarle se te ne avesse data una.

FRENZ: Già.

DeFALCO: Così Ron ebbe una copia, e poi corremmo a far parte di una giuria. Quando arrivammo, ci scusammo per il ritardo. Ron salutò la folla, poi prese il suo fumetto, lo arrotolò e lo infilò nella tasca posteriore. Un fan saltò su e disse, “Cos’è quel fumetto che hai appena massacrato!?!” Ron lo tirò fuori dalla tasca, mostrò al pubblico il suo Amazing Spider-Man #252. Poi lo ri-arrotolò e li ripose in tasca, al che un gruppo di persone saltò su e iniziò a gridare e lamentarsi. Non avevamo idea di che diamine stessero parlando.

FRENZ: In mia difesa, ho delle cartellette con fumetti imbustati. Ma in generale, i fumetti sono divertimento usa e getta e dovrebbero essere più come un amato orsacchiotto che qualcosa da sigillare ermeticamente, secondo me.

DeFALCO: Credo che i fumetti abbiano due valori. Se leggi un fumetto e questo tocca qualche punto della tua anima, non ha prezzo. Se non ti trasmette niente, non vale niente—non mi interessa cosa dice il listino prezzi. Tornando al costume nero, inizialmente tutti lo odiavano. Lo sappiamo perché scrivevano delle lettere. Avevamo già una storyline che prevedeva che ce ne liberassimo in otto numeri. Il piano è pronto e sta procedendo. Stiamo andando a manetta quando improvvisamente Shooter irrompe e mi dice, “Aspetta un attimo! Non possiamo sbarazzarci del costume nero! Lo amano tutti!”

FRENZ: Il costume nero è stato in circolo per otto numeri prima che facessimo la grande copertina: “È tornato l’originale!”. Fu poco prima che la Gatta Nera desse a Spider-Man il suo nuovo costume nero.

JOHNSON: Hai davvero aiutato a definire il personaggio di Mary Jane. Il fatto che conoscesse il segreto di Peter, che lui è Spider-Man, e non lo rivelasse per anni le diede un nuovo spessore.

FRENZ: Quello e pensarla in modo che fosse ammirabile pur agendo in modo incostante ed egoista come nel passato. Quella era la vera sfida. Partimmo dall’assunto che Mary Jane fosse qualcuno che vuoi che ti piaccia perché Pete è innamorato di lei. Con tutti i comportamenti che avevamo visto, dovevamo spiegare il suo carattere. Tutti hanno una storia. Tutti hanno un motivo per fare quello che fanno. È giusto, anche nella vita reale, mettersi nei panni degli altri. Uno dei primi complimenti che ho ricevuto fu da parte di Louise Jones [editor]. Avevo già fatto Ka-zar e Star Wars per lei prima di lasciarle per lavorare con Tom su Spider-Man. Eravamo di nuovo insieme a una convention e lei commentò che io e Tom avevamo creato una Mary Jane che le piaceva davvero. Prima di allora Louise vedeva Mary Jane come una specie di ragazza-bambola gonfiabile. Ne fui molto lusingato.

DeFALCO: Il segreto è che io e Ron amavamo davvero i personaggi. Stavamo cercando solo di condividere questo amore con i nostri lettori. A me e Ron capitava anche di amare le donne. Ci piacevano come amiche, e avevamo entrambi vissuto l’esperienza di incontrare una donna magnifica, ma senza personalità, da cui non ne sei attratto. Per essere attratto da qualcuna, Peter Parker ha bisogno molto di più che la bellezza. Dovevamo scavare per scoprire cosa fosse quel di più.

FRENZ: Fu Roger Stern a buttar lì la linea zia May/Peter/Mary Jane: “Avete così tanto in comune. Avete entrambi perso così tanto.” Ce lo disse come un regalo da esplorare. Non so se molto altro era mai stato detto su di lei prima di allora. Oltretutto, entrare nella testa di Pete, e conoscere Pete, è un po’ una rovina per gli altri scrittori, se non stanno davvero scrivendo dello stesso ragazzo.

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3 risposte a “Speciale 50 anni di Spider-Man – Tom DeFalco e Ron Frenz parlano delle origini del costume nero

  1. Nel 1982 Roger Stern scrisse per The Amazing Spider Man uno dei più belli archi narrativi che io abbia mai letto. E’ molto corto (inizia nel numero 226 e finisce in quello dopo), ma ogni singola vignetta é un puro capolavoro.
    L’ Uomo Ragno e la Gatta Nera erano i personaggi principali di quella storia.
    In quel periodo Spidey aveva cominciato a diventare sempre più simile a Batman: la serie passò da un’ ambientazione diurna ad una notturna, Peter cominciò a collaborare con una versione femminile del Commissario Gordon (Jean de Wolff), e soprattutto sviluppò delle abilità da detective che non aveva mai avuto fino ad allora. La sua relazione con la Gatta Nera era una parte di questo progetto: Felicia é la Catwoman della Marvel, quindi la relazione tra lei e Peter rimandava deliberatamente a quella tra Batman e Selina Kyle.
    Questo magico periodo finì con la morte di Jean de Wolff. Lei é uno dei personaggi del mondo di Spider Man che avrebbe dovuto essere impiegata molto di più e molto meglio, insieme ad Eddie Brock, Cletus Kasady, Betty Brant e così via.

  2. Pingback: Speciale 50 anni di Spider-Man – La conclusione | Conversazioni sul Fumetto

  3. Molto interessante questa intervista!
    Pensavo che i fumetti negli states vendessero di più! Insomma sono milioni e milioni!
    Ma quindi il costume simile a quello che dona il simbionte è opera della Gatta nera? Ah, però!
    Mi piacerebbe prendermi l’ arco narrativo di Spidey con il simbionte comunque.

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