Speciale 50 anni di Spider-Man – Punti di vista

di Eugenio Marica

Per il nostro speciale sul ragno ecco un articolo di Eugenio Marica, un nostro nuovo esperto collaboratore (qua il suo blog interessantissimo), sulla storia Punti di Vista scritta da Peter David. -AQ

Quale è la mia storia di Spidey preferita?

Devo dire la verità: non sono mai stato un grande Spidey-fan. Impegnato in letture Bonelliane, mi sono perso tutta l’era-Corno, nella quale, per motivi anagrafici, potevo rientrare sul finale.

Quando nel 1988 ho “scoperto” la versione Star, la mia folgorazione avvenne per gli X-men. Una tavola mal colorata di “Wolverine: solo!” (The uncanny X-men #133, L’Uomo Ragno Star Comics #14, giugno 1988) mi prese, nel bel mezzo di quel prologo della Saga di Fenice che era lo scontro con il Club Infernale… e la X-fever non mi lasciò per anni.

Quasi non mi accorsi che nello stesso albo italiano c’era un annual di Spidey (Amazing Spider Man Annual #15), scritto da Dennis O’Neil e disegnato da quel Frank Miller (chine di Janson), che avrei adorato nel primo Dark Knight Returns, in Sin City, 300… ma non in Daredevil (se non in “Born Again”, quando era disegnato da Mazzucchelli).

Insomma. Detto che acquistai quasi tutta la collezione Star per gli X-men e che proseguii l’acquisto di Spidey per gli X-men, tutta quella faccenda di Hobgoblin, di MJ, della Gatta Nera e di Cloack&Dagger non mi dicevano nulla. E quando ci fu la testata autonoma degli X-men, il diabolico Lupoi riuscì a farmi acquistare ancora Spidey grazie a Classic X-men.

Ero un pollo vittima del marketing.

Però qualche storia, alla fine, mi ha preso. E spesso l’ho trovata nella serie del nostro Arrampicamuritessiragnatele più sfigata dell’epoca: Web of Spider-man.

Che già fu annunciata da Lupoi (ehi, quello che ce la doveva vendere al meglio!) come una serie sfigata. Serie in cui i primi numeri presentavano delle abominevoli copie dell’Avvoltoio, i Vulturiani (no, non quelli di Twilight, ma forse il nome porta sfortuna alla qualità delle storie). In cui quasi metà dei numeri iniziali venivano saltati in quanto fill-in.

Che mi costringe oggi ad iniziare i periodi con i pronomi relativi, onta alla lingua italiana.

Serie che appariva ben dimenticabile, insomma.

Peter David

E invece no. Ecco apparire alla tastiera (della macchina da scrivere o forse già del PC) Peter David, uno dei grandissimi del fumetto seriale USA degli eighties. Uno che prendeva serie sfigate (Hulk soprattutto) e le trasformava. Uno che, assieme a Claremont, credeva di poter cambiare il sistema dall’interno, dando un taglio adulto alle storie di gente che andava in giro in calzamaglia o in pantaloni viola elasticizzati.

Non ci sono riusciti, i due, e non accadde per colpa loro o perché non avevano fatto grandi cose. Ma questa è un’altra storia.

Insomma. Mentre leggo le prime storie di Claremont durante i miei rituali pellegrinaggi alle edicole (non bazzicavo ancora le fumetterie) mi capita in mano il numero 63 (30 dicembre 1990) dell’Uomo Ragno Star.

“Punti di vista” dice il titolo. Spidey in costume nero (beh, insomma: blu scuro) che sta per mollare un sinistro alla faccia di JJJ(ameson). Sullo sfondo la prima pagina del Daily Bugle.

Leggo pigramente la seconda parte di “Fratello mio, nemico mio!” degli X-men, in cui i cari mutanti distruggono un aeroporto. Poi leggo con più attenzione e tenerezza la storiellina inedita su Colosso, eroe un attimo prima perché salva la fanciulla in pericolo, mostro l’attimo dopo perché è un mutante (Classic X-men #5).

Da onnivoro leggo anche la prima storia dell’albo: dei teppisti bruciano l’appartamento di Peter Parker, lui viene osannato da JJJ, editore del Daily Bugle, perché da uomo ha affrontato i detti teppisti mentre l’Uomo Ragno non va bene perché è un vigilante, poi spunta fuori un killer e meno male che tutto finisce bene.

Questa fu la mia percezione di una storiellina banale che, riletta oggi, così banale non era. Perché Peter David stava lanciando la storia successiva. Web of Spider-man #13, la mia storia preferita dell’Aracnide.

Fin da quando l’avevo letta la prima volta. Una folgorazione solo di poco inferiore a quella per Wolverine.

La storia in sé è semplice. Spidey svolazza, un uomo viene investito da un camion nonostante il suo intervento. Anzi. Per qualcuno l’uomo viene investito proprio per l’intervento dell’Arrampicamuri.

JJJ ci marcia sopra, Spidey è esasperato, alla fine quasi vengono alle mani. Si scopre la verità e Spidey viene riabilitato.

La storia (David ai testi, Harris alle matite, soprattutto colui-che-avrei-adorato-Kyle Baker alle chine) alla fine è tutta qua. Niente cazzotti (quasi), niente supernemici con complotti per avvelenare New York a mezzo stampa.

Ma quello che conta è l’abilità di David di raccontarla, le riflessioni che provoca.

Si parte con le didascalie che riproducono il pezzo di giornale. Un articolo che vorrebbe essere obiettivo, che cita testimoni e usa formule dubitative. Ma in realtà fa passare chiara un’idea: l’Uomo Ragno è pericoloso, può attaccare un passante e portarlo in ospedale. Come ha attaccato un passante, a quanto fa capire il giornale, e “se lo dice il Bugle deve essere vero”, pensano i suoi lettori.

JJJ si lancia sulla notizia, sceglie le foto più incriminanti e non quelle in cui Spidey forse cerca di salvare il poveraccio (JJJ dice: “… non le useremo. Non confonderemo i nostri lettori”). Poi fa un’intervista in cui la presunta vittima viene manipolata dalla vecchia volpe del giornalismo (JJJ: “Lei deve essere Buddy Cobett! La vittima della minaccia mascherata!” Buddy “Senta, lui non mi ha attaccato. E’ solo che l’ho visto e ho avuto paura. E’ una tale minaccia!” JJJ “Oh, via! Non sarà che l’Uomo Ragno si è infuriato vedendola scappare e ha cercato di farle del male?” […] Buddy: “Beh, credo che… sì, è possibile… Forse è andata così.”).

Poi interviene la tv che registra due persone: una barbona, che dà la versione pro-Spidey, e un manager, decisamente anti-Spidey. Ma il tempo del servizio è limitato, si può mettere solo una registrazione. E la scelta è facile: “L’uomo d’affari, allora. Nessuno crederebbe a una vagabonda. E gli spettatori preferiscono vedere un uomo d’affari in tv”.

Il meccanismo è perverso. Scelte in un certo senso legittime, minime, diventano una valanga inarrestabile. Il Quarto e il Quinto Potere dei film in poche pagine (e tra l’altro, proprio quest’ultimo viene citato). La stampa, ancora negli anni ’80 considerata custode della verità, si prepara ad arrivare al livello superficiale e scandalistico dei giorni d’oggi. E l’Uomo Ragno rischia di essere linciato da una folla dopo che ha sventato una rapina.

Spidey scatta e fa l’unica cosa che un supereroe sa fare: identifica il bersaglio grosso e prova ad abbatterlo con la forza. Questo è il limite degli eroi, sembrava dirci David in questo ciclo di albi che MMLupoi definì (a mio parere impropriamente) “noir”.

Pochi supercriminali, molti criminali. L’Uomo Ragno di quartiere di ronda, più che l’eroe contro il pericolo cosmico o almeno nazionale o almeno cittadino.

Ma il potere del Ragno non è uno strumento adeguato alla comprensione della realtà complessa che ci circonda, è solo uno strumento fisico. L’Aracnide è un supereroe, nato per affrontare supercriminali, un individualista contro altri individualisti in un gioco senza fine. Un supereroe può affrontare un elefante a mani nude, ma cosa fa se è attaccato da milioni di zanzare?

Quali sono i più grandi nemici dell’Uomo Ragno? Il Goblin? Octopus? Lizard? Venom?

Certo che no. Il vero nemico n°1 dell’Uomo Ragno è Peter Parker, a causa del suo senso di colpa. “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.

Ma al secondo posto c’è l’altra grande intuizione di Lee e Ditko: la percezione che il resto del mondo ha dell’Uomo Ragno.

JJJ lo ritiene una minaccia. Zia May ne ha paura. Gwen Stacy lo odia. Flash lo adora. Goblin ne è ossessionato…

Ecco, in questa breve storia l’Uomo Ragno deve affrontare entrambi i suoi maggiori nemici. Ma li affronta come affronterebbe gli psicotici in calzamaglia.

Così Spidey va da JJJ. Lo vuole picchiare, anche se così non cambierà niente. Vuole solo sfogarsi, usare la sua superiorità fisica per una vendetta.

Irrompe nell’ufficio dell’editore del Bugle, gira intorno a lui come farebbe con Elektro. Poi lo afferra.

Primi piani, spesso stretti. La tensione è alle stelle.

JJJ si difende come può, con le armi del giornalista: le parole. “Non puoi dare tutta la colpa a me! Non ho inventato niente! Un giornalista interpreta i fatti! Il mio giornale non fa che riflettere come il pubblico ti percepisce!”.

Il giornale come specchio della società. Così come il supereroe. Due aspetti che credono di agire sulla base del “consenso del popolo”, ma con la presunzione di esserne la guida.

“Non la bevo! – dice Spidey – Sei tu che gli hai fatto credere che sono una minaccia!” e JJJ: “Davvero, Uomo Ragno? Guarda quanto sei presuntuoso… o sei sempre stato la minaccia che io dico… o sono riuscito a convincerti che lo sei, perché ti stai comportando come tale! E francamente, Uomo Mascherato, non credo di essere un così bravo scrittore”.

Vignetta muta.

Poi JJJ stringe gli occhi, aspettando il pugno. Spidey dice: “Sei marcio, Jonah, davvero”. E dobbiamo girare la pagina.

Grande sequenza.

Perché nella pagina successiva, Spidey non c’è più, e non ha sferrato quel pugno. Peter Parker è un bravo ragazzo, in fondo.

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, abbiamo detto. Peter cerca di gestire questo potere come può, con i suoi limiti, con la sue cadute e con la sua capacità di rendersi conto dei suoi errori, e rimediare: e questo lo rende un eroe.

Poi c’è un dialogo tra JJJ e Robbie Robertson, l’aspetto più onesto del giornalismo. Robbie rivela come Urich, il giornalista sul campo che fa il giornalista, che si informa e verifica fonti e notizie prima di sbilanciarsi, ha scoperto che Spidey era innocente: la presunta vittima era un poco di buono che aveva fatto tutto da solo. L’Uomo Ragno, alla fine, lo aveva salvato.

La storia non la conosce nessuno. JJJ potrebbe ancora salvare la faccia insabbiandola.

Ma “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Cinque milioni di lettori del Bugle sono un grande potere. E una grande responsabilità.

JJJ farà pubblicare la smentita.

L’ultima vignetta è un lungo monologo di JJJ. Sei balloon, più o meno 50 parole intorno a un uomo solo, appoggiato a una finestra rotta che dà sull’esterno. Nessun finale cliffhanger. Una rarità per quei tempi, per quel personaggio, per quel pubblico, che chissà quanto aveva voglia di leggersi 50 parole alla fine di una storia senza troppi pugni.

JJJ torna umano (altra rarità per quei tempi, in cui spesso si preferiva il JJJ macchietta) e si confessa con uno Spidey assente. Ritratterà, come tante volte ha fatto. Ma non con la coda tra le gambe, bensì a testa alta: perché, nella sua umana devozione al giornalismo, JJJ può sbagliare, può trovare “più facile pensare a te [Spidey, ndr] come a un mostro senz’anima”, esattamente come per Spider-man è più facile pensare a JJJ come a “un giornalista senza cuore”.

Ma può anche rendersi conto dei propri errori e rimediare.

Perché la visione che lui e Spider-man hanno dell’altro forse è sbagliata.

“Forse tutto dipende… dai nostri punti di vista” .

Chapeau.

Come parlare della superficialità delle valutazioni, della facilità della condanna mediatica, della percezione degli altri, dell’assurdità dell’approccio supereroistico ai problemi della vita, del potere e riuscire a dare nel contempo una lezione di come si fa il giornalismo e un quadro umanissimo di Peter, di JJJ, e dell’integerrimo Robbie.

E quindi complimenti a Peter David, davvero. Una storia che nulla ha da invidiare alla prosa e alla capacità di approfondimento del barbuto di Nothampton. In una serie sfigata, di un personaggio che su altre pagine lo stesso mese pareva “condannato a morire per mano di Hobgoblin!” (Amazing Spider-man #275, tavola 1. Con finale cliffhanger in cui Hobgoblin sta per uccidere l’Aracnide svenuto… come da convenzioni del fumetto seriale).

Uno stesso eroe. Diversi scrittori, diversi punti di vista.

Notula finale…

Sapete? Solo ora che scrivo questo articolo realizzo che la copertina di quell’albo che mi cambiò la vita fumettistica rivelandomi Wolverine, era simile a quella della mia storia di Spidey preferita. E che le tematiche alla fine erano le stesse, anche se nell’annual di O’Neil e Miller c’era Doc Ock che voleva avvelenare una metà New York a mezzo stampa, mentre il Punitore sparava all’altra metà.

A volte ci stupiamo delle coincidenze. A volte dovremmo capire che le coincidenze non esistono: sono solo la nostra percezione del mondo.

Repetita iuvant: il nostro punto di vista.

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5 risposte a “Speciale 50 anni di Spider-Man – Punti di vista

  1. Gran bel pezzo, scritto con verve, sagacia, intelligenza e passione. Questi sono i lettori del’Uomo Ragno! E non solo di UR… complimenti

  2. Da buon lettore dell’Uomo Ragno Star Comics che fui questo pezzo è riuscito a commuovermi…. maledetti!

  3. Graz graz!
    E grazie anche ad Andrea che mi ha dato l’opportunità ricordarmi (e ricordarvi) quelle storie
    Eug aka l’autore 🙂

  4. Concordo su tutto. Questo pezzo non fa che sottolineare l’amarezza per l’incapacità dei dirigenti Marvel di affidare con maggiore frequenza le storie dell’Uomo Ragno ad autori in grado di evidenziarne gli aspetti più maturi, tra cui, appunto, l’impossibilità di risolvere ogni situazione a suon di cazzotti.

  5. Pingback: Speciale 50 anni di Spider-Man – La conclusione | Conversazioni sul Fumetto

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